{"id":40546,"date":"2026-03-23T20:53:19","date_gmt":"2026-03-23T20:53:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=40546"},"modified":"2026-03-23T20:53:19","modified_gmt":"2026-03-23T20:53:19","slug":"il-pittore-americano-grigory-gluckmann-tra-luce-e-grazia-tra-modernismo-francese-ed-eredita-rinascimentale-italiana-mostra-al-museo-archeologico-di-aosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/03\/23\/il-pittore-americano-grigory-gluckmann-tra-luce-e-grazia-tra-modernismo-francese-ed-eredita-rinascimentale-italiana-mostra-al-museo-archeologico-di-aosta\/","title":{"rendered":"Il pittore americano Grigory Gluckmann tra luce e grazia, tra modernismo francese ed eredit\u00e0 rinascimentale italiana. Mostra al Museo Archeologico di Aosta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/3-Daydreams-Anni-50-60.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40547\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/3-Daydreams-Anni-50-60.jpg\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/3-Daydreams-Anni-50-60.jpg 886w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/3-Daydreams-Anni-50-60-300x240.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/3-Daydreams-Anni-50-60-768x615.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/a>Presso le sale espositive del <strong>Museo Archeologico Regionale di Aosta,<\/strong> aperta al pubblico fino al 2 giugno 2026 la mostra <strong><em>Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia<\/em><\/strong><em>. <\/em>L\u2019esposizione, in linea con gli approfondimenti sull\u2019arte moderna tra Otto e Novecento presentati nel corso degli anni nella sede<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40548 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca.jpg\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca.jpg 886w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca-233x300.jpg 233w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca-794x1024.jpg 794w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/6-Girl-with-a-pink-dress-and-a-nude-1930-ca-768x991.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 415px) 100vw, 415px\" \/><\/a> espositiva regionale, \u00e8 curata da <strong>Valeria Gorbova<\/strong> e <strong>Daria Jorioz<\/strong> e propone per la prima volta in Italia una mostra antologica sul pittore americano, di origine bielorussa, attraverso una selezione di 35 dipinti, documentando la raffinatezza di un autore apprezzato in Europa e negli Stati Uniti, che ha interpretato in maniera personale il modernismo francese e l\u2019eredit\u00e0 rinascimentale italiana. \u00a0La mostra sar\u00e0 aperta al pubblico fino a 2 giugno 2026.<\/p>\n<p>Grigory Gluckmann (1898-1973) nacque a Polotsk, allora parte dell\u2019Impero Russo. Nel 1917 entr\u00f2 alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca, ma nel 1920, nel pieno degli sconvolgimenti rivoluzionari, abbandon\u00f2 gli studi ed emigr\u00f2 a Berlino.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1924 Gluckmann lasci\u00f2 Berlino e si rec\u00f2 in Italia. Trascorse circa nove mesi a Firenze, dove lavor\u00f2 sistematicamente nei musei e, per la prima volta, in uno studio tutto suo. Questo periodo si rivel\u00f2 decisivo nella sua biografia<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/1-Composition-anni-50-70.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40549\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/1-Composition-anni-50-70.jpg\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/1-Composition-anni-50-70.jpg 886w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/1-Composition-anni-50-70-300x236.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/1-Composition-anni-50-70-768x605.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/a><\/p>\n<p>artistica. Immerso nello studio della pittura rinascimentale, adott\u00f2 la tecnica della pittura su tavola lignea, un metodo raramente utilizzato dagli artisti del Novecento e che avrebbe continuato a impiegare per tutta la sua carriera. Durante il soggiorno italiano partecip\u00f2 anche alla Biennale di Venezia, entrando cos\u00ec nel circuito espositivo internazionale.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, sempre nel 1924, Gluckmann si stabil\u00ec a Parigi, allora epicentro del mondo artistico internazionale. Il suo debutto parigino ebbe luogo alla <em>Galerie Druet<\/em>, dove la sua prima mostra personale attir\u00f2 l\u2019attenzione dei principali critici. Nel corso degli anni Venti e Trenta espose regolarmente nei maggiori saloni parigini, tra cui il <em>Salon des Tuileries<\/em> e il <em>Salon d\u2019Automne<\/em>. Entr\u00f2 a far parte del milieu artistico cosmopolita noto come \u00c9cole de Paris, una<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/4-Cocktail-time-Anni-40.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40550 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/4-Cocktail-time-Anni-40.jpg\" alt=\"\" width=\"586\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/4-Cocktail-time-Anni-40.jpg 886w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/4-Cocktail-time-Anni-40-300x219.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/03\/4-Cocktail-time-Anni-40-768x560.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 586px) 100vw, 586px\" \/><\/a> comunit\u00e0 composta in gran parte da artisti stranieri per i quali Parigi rappresentava sia libert\u00e0 artistica sia scambio culturale.<\/p>\n<p>Durante gli anni Trenta la posizione professionale di Gluckmann continu\u00f2 a rafforzarsi e nel 1937 gli fu conferita la Medaglia d\u2019Oro al Salon di Parigi, uno dei riconoscimenti pi\u00f9 significativi della sua carriera europea. Questi anni furono caratterizzati da un\u2019intensa attivit\u00e0 espositiva e da una crescente visibilit\u00e0 sulla scena artistica parigina: in quel periodo dipinse strade e caff\u00e8 parigini, folle di abitanti della citt\u00e0 e scene di vita urbana. In alcune composizioni raffigur\u00f2 nudi femminili sensuali ed episodi della Parigi notturna. Due opere di questo ciclo, <em>R\u00eaverie (Due donne al caff\u00e8) <\/em>e <em>Un angolo di Parigi<\/em> sono esposte in mostra.<\/p>\n<p>Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costrinse nuovamente all\u2019esilio. Dopo un periodo nel sud della Francia, <strong>nel 1941 emigr\u00f2 negli Stati Uniti con l\u2019aiuto del violinista Jascha Heifetz, che sarebbe diventato uno dei suoi pi\u00f9 importanti collezionisti. Si stabil\u00ec tra New York e Los Angeles, dividendo il suo tempo tra le due citt\u00e0. Nel 1945 ricevette il <em>Watson F. Blair Prize<\/em> dall\u2019Art Institute of Chicago, nel 1948 fu nominato\u00a0<em>Respected Fellow<\/em>\u00a0della Royal Society of Art di Londra e nel 1968 divenne membro della <em>Benjamin Franklin Society of Art<\/em>. Dagli anni Quaranta fino ai primi anni Settanta rimase impegnato nell\u2019attivit\u00e0 espositiva e nella produzione artistica negli Stati Uniti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Grigory Gluckmann mor\u00ec nel 1973. La sua carriera, che si estese tra Russia, Germania, Italia, Francia e Stati Uniti, riflette la storia pi\u00f9 ampia dell\u2019esilio artistico e della migrazione culturale del Novecento. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti, e la sua eredit\u00e0 continua a essere oggetto di rilettura nel contesto della pittura figurativa moderna e della storia dell\u2019arte dell\u2019emigrazione.<\/strong><\/p>\n<p>Scrive la curatrice <strong>Daria Jorioz<\/strong> in catalogo: \u201c<em>Di Gluckmann mi affascinano la qualit\u00e0 pittorica, la lucentezza delle superfici, la raffinata originalit\u00e0 dei cromatismi, l\u2019indubbia padronanza delle tecniche antiche, la maestria e la compostezza della composizione, ma, soprattutto, il sottile velo di malinconia e tristezza che ne ammanta i dipinti. <\/em><\/p>\n<p><em>Le donne che abitano le sue tavole sono al contempo eteree creature del passato e figure contemporanee di raffinata complessit\u00e0 psicologica, per un verso archetipi di un tempo sospeso ma anche persone che percepiamo come reali, inserite in interni riconoscibili per quanto solo suggeriti.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Tra i soggetti prediletti da Gluckmann vi sono le <strong>scene di balletto<\/strong> che rinviano a un primo sguardo a Edgar Degas e rivelano la sua attenzione per momenti di attesa dietro le quinte, dove le figure sono raffigurate con le loro fragilit\u00e0 interiori come in <em>Grandi aspettative<\/em>, <em>Sogni di domani<\/em> e <em>Prima apparizione<\/em>, opere presentate in mostra.<\/p>\n<p>Nel trattamento del <strong>nudo femminile<\/strong>, Gluckmann si rifaceva alle tecniche degli antichi maestri. La materia preziosa e smaltata delle tavole dipinte rinvia alla tecnica ad olio su supporto ligneo dei maestri antichi, fatta di sovrapposizioni di sottilissimi impasti: una scelta che raggiunge esiti altissimi in un\u2019opera della maturit\u00e0 assegnabile al periodo americano, dal titolo <em>Composition<\/em>, presente in mostra.<\/p>\n<p>\u201c<em>Grigory Gluckmann<\/em> &#8211; scrive in catalogo la curatrice <strong>Valeria Gorbova<\/strong> &#8211; <em>occupa un posto unico nell\u2019arte del Novecento. La sua vita si svolse attraverso i paesaggi culturali dell\u2019Impero Russo, della Mosca rivoluzionaria, della Berlino di Weimar, di Firenze, di Parigi e degli Stati Uniti. Ciascuno di questi contesti contribu\u00ec a plasmare il suo linguaggio artistico, nel quale profondit\u00e0 psicologica e tecniche degli antichi maestri confluiscono in una sintesi distintiva. Questa mostra offre la prima occasione in Europa per riconsiderare la portata e il significato della sua eredit\u00e0 artistica\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Presso le sale espositive del Museo Archeologico Regionale di Aosta, aperta al pubblico fino al 2 giugno 2026 la mostra Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia. 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