{"id":40892,"date":"2026-04-26T20:02:56","date_gmt":"2026-04-26T20:02:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=40892"},"modified":"2026-04-26T20:02:56","modified_gmt":"2026-04-26T20:02:56","slug":"max-peiffer-watenphul-pittore-del-bauhaus-alla-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/04\/26\/max-peiffer-watenphul-pittore-del-bauhaus-alla-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea-di-roma\/","title":{"rendered":"Max Peiffer Watenphul pittore del Bauhaus alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40893\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-1.jpg\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-1.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" \/><\/a>La Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea presenta fino<\/strong> <strong>al 23 agosto 2026<\/strong> la mostra <strong><em>Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus<\/em><\/strong> a cura di <strong>Gregor H. Lersch<\/strong>, Direttore del Museo Casa di Goethe, promossa e organizzata dalla <strong>Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS<\/strong>,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40894 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-2.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-2.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-2-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/a> fondata nel 2025 allo scopo di promuove la tutela, lo studio e la diffusione dell\u2019opera di Max Peiffer Watenphul e contribuire alla valorizzazione del suo patrimonio culturale.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il gentile sostegno del Bauhaus-Archiv \/ Museum f\u00fcr Gestaltung di Berlino e il patrocinio dell\u2019Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.<\/p>\n<p>La direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini cos\u00ec descrive la mostra: \u201cLa mostra\u00a0offre la preziosa occasione\u00a0di riscoprire le opere\u00a0di\u00a0Watenphul, insieme con\u00a0i\u00a0capolavori di alcuni dei suoi maestri, tra cui quelli di Kandinsky, Klee, Albers e Itten, esposti nella Sala Mond<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-40896 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-3.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-3.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-3-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/a>rian e appartenenti alle collezioni della Gnamc.\u00a0Sottolinea quindi anche\u00a0la rilevanza storica della leggendaria Scuola del Bauhaus, che dal 1919 innesc\u00f2 un irreversibile processo di rinnovamento della creativit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Enrico Pasqualucci Sammartini<\/strong>, Presidente della Fondazione dedicata all\u2019artista, sottolinea: \u00abQuesta mostra rappresenta il primo passo pubblico della Fondazione. Ringrazio la Direttrice Renata Cristina Mazzantini per aver accolto con convinzione questo progetto, offrendo all\u2019opera di Max Peiffer Watenphul una sede istituzionale di cos\u00ec alto profilo. Per me, come pronipote dell\u2019artista, questo momento ha anche un significato personale: un impegno a trasmettere alle generazioni future lo spirito, le opere e le lettere dello zio Max, trasformando una<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/18_MAXPEIFFERWATENPHUL.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40897\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/18_MAXPEIFFERWATENPHUL.jpg\" alt=\"\" width=\"584\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/18_MAXPEIFFERWATENPHUL.jpg 662w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/18_MAXPEIFFERWATENPHUL-300x194.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/a> memoria familiare in un patrimonio culturale condiviso\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo il successo della retrospettiva dedicata all\u2019artista nel 2023 al Museo Casa di Goethe, <strong>questa mostra approfondisce in modo pi\u00f9 ampio e dettagliato l\u2019originale e indipendente figura dell\u2019artista tedesco Max Peiffer Watenphul<\/strong> (Weferlingen, 1896 \u2013 Roma, 1976) che si muove nei circoli d\u2019avanguardia degli anni Venti del Novecento, dipingendo citt\u00e0 e paesaggi, fotografando soggetti con identit\u00e0 queer e viaggiando incessantemente (soprattutto dopo che uno dei suoi quadri fu esposto alla mostra \u201cArte Degenerata\u201d nel 1937). Pur avendo sperimentato diversi media \u2013 dall\u2019arazzo alla fotografia \u2013 <strong>Max Peiffer Watenphul rimase sempre, innanzitutto, un pittore. <\/strong><\/p>\n<p><strong>La pittura costituisce il nucleo costante della sua ricerca artistica<\/strong> e il punto di riferimento a partire dal quale si comprendono anche le opere tessili e fotografiche, espressione<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-16.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40902\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-16.jpg\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-16.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-16-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" \/><\/a>\u00a0dell\u2019approccio interdisciplinare appreso durante il biennio formativo presso il <strong>Bauhaus <\/strong>di Weimar (1919-1922), periodo determinante che plasm\u00f2 il suo linguaggio visivo e la sua fitta rete di relazioni con i grandi maestri della modernit\u00e0, tra cui Paul Klee, dal quale fu fortemente influenzato e con cui instaur\u00f2 uno stretto legame affettivo e professionale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-19.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-40901 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-19.jpg\" alt=\"\" width=\"466\" height=\"620\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-19.jpg 568w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-19-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 466px) 100vw, 466px\" \/><\/a>L\u2019esposizione,<strong> con 80 opere in mostra<\/strong>, ricostruisce l\u2019intero percorso dell\u2019artista: dalle prime opere giovanili agli anni della formazione al Bauhaus di Weimar, dai paesaggi e dalle nature morte italiani fino al periodo veneziano del secondo dopoguerra, in cui matura un linguaggio pittorico autonomo e tra i pi\u00f9 intensi della sua produzione.<\/p>\n<p><strong>Fulcro centrale della mostra \u00e8 mettere in luce il suo essere un pittore del Bauhaus<\/strong> la cui opera, radicata nell\u2019esperienza interdisciplinare della scuola, si sviluppa in una direzione autonoma e profondamente originale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-40905\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-10.jpg\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"756\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-10.jpg 568w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-10-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 568px) 100vw, 568px\" \/><\/a>Come sottolinea il curatore <strong>Gregor H. Lersch<\/strong>: \u201cAl Bauhaus, in un\u2019epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo. La sua opera dimostra quanto la pittura fosse parte integrante della ricerca artistica della scuola e riflette un principio fondamentale formulato dal fondatore Walter Gropius: non la creazione di uno stile unitario, ma lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernit\u00e0 visiva\u201d.<\/p>\n<p>In mostra vengono presentate <strong>per la prima volta<\/strong> numerose opere. Di particolare rilievo il primo olio noto di Peiffer Watenphul, del 1917, \u201cGrace con gatto\u201d, che ritrae la sorella dell\u2019artista A questo si affiancano acquerelli realizzati prima e durante il periodo del Bauhaus, tra cui \u201cNatura morta con limoni\u201d del 1921, in cui uno spremilimoni \u00e8 raffigurato come oggetto di design e d\u2019uso quotidiano attraverso un linguaggio pittorico volutamente sobrio. Di particolare interesse \u00e8 anche \u201cVista su Il Pero\u201d (1970): un paesaggio toscano del periodo tardo dell\u2019artista, in cui la topografia e la cromia sono rese in forma fortemente ridotta. La mostra \u00e8 inoltre arricchita da lettere e documenti provenienti dal lascito dell\u2019artista, anch\u2019essi finora <strong>inediti<\/strong><\/p>\n<p><strong>Max Peiffer Watenphul<\/strong> nasce il 1\u00b0 settembre 1896 a Weferlingen e cresce tra Germania e Ruhr,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-7.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40909 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-7.jpg\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-7.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-7-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" \/><\/a> mostrando presto interesse per il disegno. Dopo studi in Medicina e poi in Giurisprudenza, si laurea nel 1918 a W\u00fcrzburg, ma decide di abbandonare la carriera legale per dedicarsi alla pittura. Nel 1919 entra al Bauhaus di Weimar, dove studia con Johannes Itten e conosce maestri come Lyonel Feininger, Vasilij Kandinskij e Paul Klee. Firma un contratto con il mercante Alfred Flechtheim ed espone con il gruppo Das Junge Rheinland, ottenendo presto riconoscimenti. Negli anni Venti viaggia molto tra Italia, Francia e Messico, esperienze che influenzano profondamente la sua arte. Insegna alla Folkwangschule di Essen e riceve importanti premi, tra cui il Premio Villa Massimo nel 1931. Con l\u2019ascesa del nazismo viene perseguitato: le sue opere sono confiscate ed esposte come \u201carte degenerata\u201d. Si rifugia in Italia, soprattutto a Ischia e Venezia, dove realizza i celebri \u201cquadri veneziani\u201d e partecipa alle Biennali del 1948 e 1950. Nel dopoguerra alterna soggiorni tra Germania, Austria e Italia, ottenendo nuove mostre, retrospettive e incarichi accademici. Muore il 13 luglio 1976 a Roma ed \u00e8 sepolto al Cimitero Acattolico.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-40911\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-11.jpg\" alt=\"\" width=\"402\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-11.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/GNAMC_Mostra_MaxPeifferWatenphul_foto-Daniele-Molajoli-11-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 402px) 100vw, 402px\" \/><\/a>La mostra si articola in cinque sale<\/strong>. Il percorso inizia con <strong><em>Introduzione e biografia<\/em><\/strong>, dove sono esposte le prime opere di Max Peiffer Watenphul: studi, autoritratti e prime sperimentazioni realizzate gi\u00e0 prima del periodo di studio al Bauhaus. Sono presenti dipinti che raffigurano luoghi significativi della sua biografia e della sua attivit\u00e0 artistica, tra cui Weimar come sede del Bauhaus, la regione industriale della Ruhr, il Messico negli anni Venti e, ripetutamente, l\u2019Italia. Gi\u00e0 in questa sala si coglie lo sviluppo dell\u2019opera di un pittore figurativo moderno. Particolarmente significativi sono inoltre i ritratti di famiglia dell\u2019artista, tra cui l\u2019autoritratto e i ritratti della madre e della sorella.<\/p>\n<p>La seconda sala, <strong><em>Bauhaus e avanguardia tedesca degli anni Venti<\/em><\/strong>, \u00e8 dedicata al periodo trascorso da<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/RitrattoPeifferWatenphul_5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40912 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/RitrattoPeifferWatenphul_5.jpg\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/RitrattoPeifferWatenphul_5.jpg 945w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/RitrattoPeifferWatenphul_5-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/04\/RitrattoPeifferWatenphul_5-768x513.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" \/><\/a> Peiffer Watenphul al Bauhaus di Weimar (1919\u20131922) e all\u2019influenza di Paul Klee e di altri maestri della scuola come scuola di arte di riforma, dove anche la pittura aveva un ruolo importante.<\/p>\n<p>Tra i pezzi di rilievo spicca un arazzo del 1921, esempio significativo di come le teorie del colore e della forma insegnate da Johannes Itten siano state tradotte in una composizione tessile astratta e ritmica. Il tappeto progettato e realizzato da Peiffer Watenphul \u00e8 considerato una delle opere centrali della tessitura del primo Bauhaus e testimonia il carattere interdisciplinare dell\u2019insegnamento. <strong>In mostra \u00e8 presentata una copia dell\u2019arazzo, realizzata appositamente a mano per l\u2019esposizione.<\/strong><\/p>\n<p>La sezione comprende inoltre opere provenienti dalla collezione privata dell\u2019artista realizzate da <strong>Otto Dix, Alexej von Jawlensky, Paul Klee e Oskar Schlemmer<\/strong>, con i quali Peiffer Watenphul intratteneva rapporti di amicizia e di stima reciproca. Una ricca corrispondenza proveniente dal lascito dell\u2019artista documenta il suo legame con i protagonisti delle avanguardie artistiche tedesche degli anni Venti.<\/p>\n<p>La terza sala, <strong><em>Fotografia<\/em><\/strong>, presenta vedute architettoniche di Roma e ritratti realizzati all\u2019inizio degli anni Trenta, che testimoniano come l\u2019esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la ricerca fotografica di Peiffer Watenphul. In queste immagini l\u2019artista sperimenta composizioni rigorose e sviluppa quelle che egli stesso defin\u00ec \u201cdipinti fotografici\u201d.<\/p>\n<p>La quarta sala, <strong><em>Paesaggi e nature morte \u2013 La pittura di Max Peiffer Watenphul nel dopoguerra, tra un realismo espressivo e una pittura lirica<\/em><\/strong>, riunisce paesaggi e nature morte appartenenti a diverse fasi della sua produzione, con particolare attenzione ai paesaggi italiani.<\/p>\n<p>Il percorso si conclude con la quinta sala, dedicata a <strong><em>Venezia<\/em><\/strong>. Nella citt\u00e0 lagunare l\u2019artista sviluppa, dalla fine degli anni Quaranta, un linguaggio pittorico autonomo per rappresentare la citt\u00e0. Qui intreccia rapporti sezione \u00e8 dedicata anche alla tecnica pittorica dell\u2019artista e mostra come egli utilizzasse cartoline come modelli di lavoro. In queste pratiche emergono ancora riferimenti ai metodi artistici appresi durante il periodo di studio al Bauhaus.<strong> La partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 e del 1950<\/strong> \u00e8 documentata attraverso diversi materiali d\u2019archivio, tra cui <strong>lettere di Giorgio de Chirico e Jean Cocteau<\/strong>.<\/p>\n<p>La visita \u00e8 arricchita, nella prima, seconda e ultima sala, da <strong>alcune postazioni multimediali<\/strong> che permettono di approfondire alcuni temi dell\u2019esposizione, tra cui il Bauhaus come scuola d\u2019arte interdisciplinare e la vita privata dell\u2019artista documentata attraverso fotografie. La mostra \u00e8 accompagnata da <strong>un catalogo bilingue (italiano e inglese) edito da Electa<\/strong> con il saggio del curatore Gregor H. Lersch, e i testi di Riccardo Salvatori e Michael Semff.<\/p>\n<p><strong>Le foto sono di foto Daniele Molajoli\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea presenta fino al 23 agosto 2026 la mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus a cura di Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe, promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, fondata nel 2025 allo scopo di promuove la tutela, lo studio e la diffusione dell\u2019opera di Max Peiffer Watenphul e contribuire alla valorizzazione del suo patrimonio culturale. La mostra \u00e8 realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il gentile sostegno del Bauhaus-Archiv \/ Museum f\u00fcr Gestaltung di Berlino e il patrocinio dell\u2019Ambasciata della Repubblica [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/04\/26\/max-peiffer-watenphul-pittore-del-bauhaus-alla-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea-di-roma\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[74779,66803,66558,9894,231285,10357,180472,44441,87,35351,35224,28340,26,17505,35188,34308,28369,51665,4625,409394],"tags":[416231,601266,51711,601268,601264,263568,44595,336576,601267,601263,601265,531760,581,28320,355195,418676],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40892"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40892"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40892\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40916,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40892\/revisions\/40916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}