{"id":40982,"date":"2026-05-04T19:48:01","date_gmt":"2026-05-04T19:48:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=40982"},"modified":"2026-05-04T19:48:59","modified_gmt":"2026-05-04T19:48:59","slug":"luigi-bonazza-tra-secessione-e-deco-il-mart-di-rovereto-presenta-unampia-retrospettiva-sullartista-trentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/04\/luigi-bonazza-tra-secessione-e-deco-il-mart-di-rovereto-presenta-unampia-retrospettiva-sullartista-trentino\/","title":{"rendered":"Luigi Bonazza tra Secessione e D\u00e8co. Il Mart di Rovereto presenta un&#8217;ampia retrospettiva sull&#8217;artista trentino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929-.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40983\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929-.jpg\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"530\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929-.jpg 1154w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929--223x300.jpg 223w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929--762x1024.jpg 762w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929--768x1032.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/16-Luigi-Bonaza-Notte-d-estate-1929--1144x1536.jpg 1144w\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/a>A quarant&#8217;anni dall&#8217;ultima grande mostra a lui dedicata,\u00a0<strong>il Mart presenta un&#8217;ampia retrospettiva sull&#8217;artista trentino <\/strong><strong>Luigi Bonazza<\/strong>. Formatosi nel clima della Secessione viennese, Bonazza fu uno dei protagonisti del fermento culturale di inizio<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/ok-la-nascita-del-giorno-1925-1930.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40984\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/ok-la-nascita-del-giorno-1925-1930.jpg\" alt=\"\" width=\"324\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/ok-la-nascita-del-giorno-1925-1930.jpg 385w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/ok-la-nascita-del-giorno-1925-1930-172x300.jpg 172w\" sizes=\"(max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/><\/a><\/p>\n<p>secolo, in quel Trentino che fu cerniera tra mondi culturali diversi ma profondamente legati tra loro. A cura di Alessandra Tiddia, in un allestimento disegnato da Ruffo Wolf, la retrospettiva\u00a0<em>Luigi Bonazza. Tra Secessione e D\u00e9co<\/em>\u00a0presenta al pubblico\u00a0<strong>300 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, oggetti e documenti d&#8217;archivio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dieci sezioni tematiche<\/strong> illustrano il percorso artistico e umano di Bonazza valorizzando al contempo uno dei pi\u00f9 preziosi patrimoni trentini, in parte conservato dalla Provincia di Trento, tramite il Mart e la Soprintendenza per i beni culturali, e in parte diffuso tra edifici pubblici, privati, chiese e collezioni. Ruotando attorno alla figura centrale di Bonazza, il progetto approfondisce un&#8217;intera epoca, gli stili e le personalit\u00e0 che l&#8217;hanno definita.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>infatuazione per l&#8217;arte di Klimt<\/strong>\u00a0e del maestro von Matsch, i\u00a0<strong>modelli secessionisti<\/strong>\u00a0appresi a Vienna, non abbandonarono mai lo stile di Bonazza.<br \/>\nPer questo in mostra l&#8217;incontro con il protagonista \u00e8 anticipato da una &#8220;<strong>galleria viennese<\/strong>&#8220;, nella quale il clima culturale \u00e8 tratteggiato dalle opere di alcuni maestri della Secessione, tra i quali<strong>\u00a0Gustav e Georg Klimt, Franz von Matsch, Ludwig Heinrich Jungnickel, Ferdinand Hodler, Franz Jaschke, Rudolf Junk<\/strong>.<\/p>\n<p>In questa sezione spicca la puntuale selezione di\u00a0<strong>riproduzioni di Gustav Klimt<\/strong>\u00a0raccolta subito dopo la morte dell&#8217;artista nell&#8217;Album Heller (Das Werk von Gustav Klimt, Wien-Leipzig 1917-1918). Provenienti dalla Klimt-Foundation appartengono a questo ciclo, fra le altre,\u00a0<em>Danae<\/em>,\u00a0<em>Pallade Atena<\/em>,\u00a0<em>Bisce d&#8217;acqua II<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Nuda Veritas<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/IMG1202512091236302681-e1777923265821.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40985\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/IMG1202512091236302681-e1777923265821.jpeg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"750\" \/><\/a>Nella stessa sala, in trasferta da una prestigiosa collezione privata viennese, sono presenti anche opere di\u00a0<strong>Franz von Matsch<\/strong>\u00a0come\u00a0<em>Ritratto di Franz Matsch<\/em>, figlio dell&#8217;artista,\u00a0<em>Testa di sole<\/em>\u00a0e il bozzetto per la\u00a0<em>Giurisprudenza<\/em>, che in mostra dialoga straordinariamente con i pannelli della\u00a0<em>Leggenda di Orfeo<\/em>\u00a0di Bonazza e con le due riproduzioni d&#8217;epoca della\u00a0<em>Medicina<\/em>\u00a0e della\u00a0<em>Filosofia<\/em>\u00a0di Gustav Klimt, confermando la stretta relazione stilistica e tematica fra Bonazza e i protagonisti della Secessione viennese. Ulteriore esempio di questi riferimenti sono le placchette in rame di Georg Klimt, fratello di Gustav, che vengono riprese da Bonazza nei dettagli della complessa cornice del trittico dell&#8217;Orfeo.<\/p>\n<p>Quest&#8217;<strong>attenzione al decorativo<\/strong>, che affonda le radici nelle esperienze europee e austriache sviluppatesi tra la fine del XIX secolo e l&#8217;inizio del XX secolo, caratterizz\u00f2 lo stile di Bonazza lungo tutta la sua carriera, sia nella fase viennese sia nella fase trentina. Come suggerisce il titolo della mostra, in\u00a0<strong><em>Bonazza il D\u00e9co<\/em><\/strong>\u00a0\u2212 che contrassegn\u00f2 gli anni Venti, Trenta e Quaranta del Novecento \u2212 prende a prestito alcune delle forme<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/IMG20251209122943548-e1777923291322.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40986 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/IMG20251209122943548-e1777923291322.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"373\" \/><\/a> secessioniste, le cristallizza e le trasforma.\u00a0<strong>Secessione e D\u00e9co finiscono per mescolarsi<\/strong>\u00a0dando vita a forme originali e a un linguaggio personale e unico.<br \/>\nL&#8217;enfasi decorativa di Bonazza \u00e8 ravvisabile tanto nei primi lavori, quanto nelle ultime opere e pu\u00f2 essere riassunta visivamente nel ciclo decorativo di Villa Bonazza, residenza trentina progettata dall&#8217;artista stesso che ne cur\u00f2 dettagli architettonici e stilistici.<\/p>\n<p>Nella sua ricerca, Bonazza\u00a0<strong>rimase inoltre sempre fedele al concetto unitario di arte<\/strong>, molto caro a secessionisti e avanguardisti dei primi anni del Secolo. Essere artisti significava abbattere le gerarchie, non fossilizzarsi sulle vecchie distinzioni fra arti maggiori e minori, sperimentare tecniche e codici.<\/p>\n<p>Attraversata la prima sala dedicata alla Secessione, il pubblico si trova al cospetto del\u00a0<strong>masterpiece di Bonazza<\/strong>: quell&#8217;<strong>Orfeo<\/strong>\u00a0che normalmente \u00e8 valorizzato nel percorso permanente del Mart. Realizzato nel 1905 fu\u00a0<strong>presentato a Milano in occasione dell&#8217;Esposizione internazionale nel 1906<\/strong>, alla Secessione di Vienna l&#8217;anno successivo e in seguito a Berlino e a Monaco. Una volta a Trento, il trittico divenne il &#8220;pezzo forte&#8221; di Villa Bonazza.<br \/>\nCon lascito testamentario l&#8217;artista decret\u00f2 che, alla sua morte, l&#8217;Orfeo venisse donato alla SOSAT; disponeva di una sala sufficientemente grande per ospitarlo e renderlo fruibile a quante pi\u00f9 persone possibile (Via Malpaga 17). \u00c8 proprio grazie alla Sezione Operaia della Societ\u00e0 Alpinistica Tridentina che l&#8217;opera giunger\u00e0 al Mart, tramite un deposito del 1985, anno della grande mostra su Bonazza negli spazi del r<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/06-franz-von-matsch-testa-nel-sole-1898-1900-e1777923376409.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40989\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/06-franz-von-matsch-testa-nel-sole-1898-1900-e1777923376409.jpg\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"606\" \/><\/a>inascimentale Palazzo delle Albere.<br \/>\nQuarant&#8217;anni dopo a Rovereto l&#8217;Orfeo rappresenta idealmente l&#8217;inizio e la fine di un percorso circolare che attraversa la vita del suo autore, prima a Vienna (1897-1911) e poi a Trento (dal 1912-1965).<\/p>\n<p>Oltre alla\u00a0<em>Leggenda di Orfeo<\/em>, la mostra raccoglie\u00a0<strong>206 opere di Bonazza<\/strong>\u00a0contribuendo non solo alla promozione presso il grande pubblico di uno dei pi\u00f9 talentuosi artisti trentini, ma anche alle ricerche di studiosi, appassionati e conoscitori del suo lavoro.<br \/>\nL&#8217;intera opera di Bonazza, cos\u00ec come quelli dei suoi maestri, dei suoi coevi e dei suoi eredi, dialoga con il<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/bonazza-960x923-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40990 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/bonazza-960x923-1.jpg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/bonazza-960x923-1.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/bonazza-960x923-1-300x288.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/bonazza-960x923-1-768x738.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/a> patrimonio del Mart di Rovereto\u00a0valorizzandolo e approfondendolo.<br \/>\nSi comincia con le opere giovanili realizzate da Bonazza a Vienna, si procede, tra tecniche e formati diversi, tra riferimenti all&#8217;epica e alle saghe degli eroi, fino al rapporto con\u00a0Gabriele d&#8217;Annunzio, ai ritratti di\u00a0Cesare Battisti\u00a0e degli altri irredentisti, ai paesaggi dipinti in tarda et\u00e0, tra le montagne e i laghi del suo Trentino.<\/p>\n<p>In particolare, il\u00a0<strong>rapporto tra Bonazza e D&#8217;Annunzio<\/strong>\u00a0rappresenta uno dei principali contributi apportati dalla mostra alla ricerca sull&#8217;artista, come approfondito in una delle sezioni espositive e in uno dei testi in catalogo della curatrice Alessandra Tiddia. Presso gli eredi di Bonazza \u00e8 stata recentemente rinvenuta Asceta del Carnaro, una fotografia con dedica del Vate a Bonazza, del 1918, che conferma la stretta relazione tra i due, anticipandone di fatto l&#8217;inizio. Questa fertile amicizia e la visita al Vittoriale degli Italiani, nel 1925, influenzeranno tutta l&#8217;opera di Bonazza che sempre richiamer\u00e0<br \/>\ntemi e figure dell&#8217;epica dannunziana.<\/p>\n<p>Insieme ai gi\u00e0 noti dipinti di Bonazza, come per esempio\u00a0<em>Vienna di notte<\/em>,\u00a0<em>Notte d&#8217;estate<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Ritratto di Italia Bertotti<\/em>, vengono esposti disegni e studi; esempi di decorazione sacra, come la Pala realizzata per la Chiesa del Sacro Cuore di Ges\u00f9 dei padri Dehoniani; testimonianze di prestigiosi incarichi pubblici, come i\u00a0<strong>cartoni preparatori per l&#8217;affresco del Palazzo delle Poste di Trento<\/strong>; il pregiato ciclo di incisioni\u00a0<em>Jovis amores<\/em>\u00a0di cui vengono esposte, oltre alle stampe, anche le matrici originali; il ritratto dedicato al &#8220;martire&#8221; Cesare Battisti del 1916 che fu riprodotto in numerosissimi esemplari; la produzione pubblicitaria; i lavori realizzati per le Officine Caproni di Milano dove Bonazza lavora durante la Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/05-luigi-bonazza-vienna-di-notte-1905-e1777923581828.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-40994 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/05-luigi-bonazza-vienna-di-notte-1905-e1777923581828.jpg\" alt=\"\" width=\"583\" height=\"319\" \/><\/a>Da Villa Bonazza<\/strong>, mantenuta intatta da chi vi abit\u00f2 dopo l&#8217;artista,\u00a0<strong>provengono dodici opere<\/strong>: i dipinti\u00a0<em>Notturno<\/em>,<em>\u00a0La nascita del giorno<\/em>,\u00a0<em>Acqua zampillante<\/em>,\u00a0<em>Sirene<\/em>,\u00a0<em>Deposizione<\/em>,\u00a0<em>Aurora<\/em>, alcuni studi, qualche paesaggio, le acqueforti che raffigurano Dante Alighieri e Gabriele D&#8217;Annunzio. In occasione della mostra e grazie alla disponibilit\u00e0 dei proprietari, la Fondazione Bruno Kessler e il Mart hanno realizzato uno street view in 3D per permettere a visitatori e visitatrici di esplorare virtualmente la Villa, tramite uno schermo touch screen.<\/p>\n<p>Tra i\u00a0<strong>ritratti realizzati da Bonazza in Trentino<\/strong>, spiccano quello dedicato ad\u00a0<strong>Alcide De Gasperi<\/strong>, i membri della famiglia Cavagna, suoi mecenati a Vienna, il ritratto di Italia Bertotti e i due Fratelli in giardino, mai esposti prima, oltre a un suggestivo Autoritratto del 1905.<\/p>\n<p>La visita si conclude tra le opere di quegli artisti trentini che, come Bonazza, scelsero un linguaggio che coniugava contenuti italici a uno stile di ascendenza nordica:\u00a0<strong>Giorgio Wenter Martini,\u00a0Luigi Ratini,\u00a0Francesco Trentini,\u00a0Dario Wolf\u00a0e\u00a0Stefano Zuech<\/strong>.<br \/>\nIn questa ultima sezione sono eccezionalmente esposte opere provenienti da collezioni private di Luigi Ratini, come il Perseo, e di Dario Wolf, come Elevazione e Il musico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/02-luigi-bonazza-la-leggenda-di-orfeo-1905-e1777923625228.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-40995\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/02-luigi-bonazza-la-leggenda-di-orfeo-1905-e1777923625228.jpg\" alt=\"\" width=\"562\" height=\"265\" \/><\/a>Hanno contribuito alla mostra, attraverso generosi prestiti, importanti istituzioni del territorio: il MITAG Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, il MAG Museo Alto Garda, il Castello del Buonconsiglio, il Museo Diocesano Tridentino, la Fondazione Museo storico del Trentino e la Biblioteca comunale di Trento.<br \/>\nNumerose le opere provenienti da Vienna, in particolare dal Belvedere, dalla Klimt-Foundation e dal MAK \u2013 Museum f\u00fcr angewandte Kunst (Museo di arte applicata).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luigi Bonazza<\/strong> nasce ad Arco di Trento il 1\u00b0 febbraio 1877, frequenta la Scuola Reale Superiore Elisabettina a Rovereto, ottenuto il diploma si trasferisce a Vienna dove si iscrive alla Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate) diplomandosi con ottimi voti. Nel 1903 ottiene le prime commissioni e collabora con riviste trentine inviando disegni e illustrazioni, espone poi una veduta della piazza di Santo Stefano a Vienna con favore della critica. Nel 1904 realizza i primi bozzetti per La Leggenda di Orfeo, vince il concorso della Societ\u00e0 degli Alpinisti Trentini per il manifesto &#8220;Italiani visitate il Trentino!&#8221; e l&#8217;ingegnere trentino Attilio Cavagna lo introduce nell&#8217;ambiente viennese.Partecipa con La leggenda di Orfeo all&#8217;Esposizione Internazionale di Milano ottenendo consenso e inizia a occuparsi dell&#8217;incisione su acciaio, eseguendo le sei tavole Jovis Amores. Nel 1907 La leggenda d&#8217;Orfeo \u00e8 esposta alla XXIX mostra della Secessione e Jovis Amores alla Secessione di Vienna e Monaco, alla Biennale di Venezia e a Berlino. Nel 1909 avvia gli studi per le Allegorie del giorno che completer\u00e0 nel 1920, anno dell&#8217;esposizione alla XII Biennale di Venezia. Nel 1912 si stabilisce a Trento e acquista un terreno per costruire, su suo progetto, Casa Bonazza. Nel 1915, temendo l&#8217;arruolamento, si rifugia a Milano. Durante gli anni del conflitto lavora come disegnatore nelle officine fondate dal pioniere dell&#8217;aeronautica Gianni Caproni a Vizzola Ticino. Nel 1918 rientra a Trento, partecipa a numerose esposizioni e ottiene importanti commissioni. Nel 1921 fonda il Circolo Artistico Tridentino. Nel 1931 vince il concorso per la decorazione del palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni, con Il Ricevimento di tre Cardinali nel Palazzo a Prato a Trento nel tempo del Concilio. Il lavoro lo impegna per due anni. Nel 1943 a causa dei bombardamenti lascia Trento per Bosentino, una frazione del comune dell&#8217;Altopiano della Vigolana. Rientra dopo la guerra e riprende la decorazione di Casa Bonazza. Continua a dipingere negli anni Cinquanta e Sessanta fino alla morte, avvenuta il 4 novembre 1965.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A quarant&#8217;anni dall&#8217;ultima grande mostra a lui dedicata,\u00a0il Mart presenta un&#8217;ampia retrospettiva sull&#8217;artista trentino Luigi Bonazza. Formatosi nel clima della Secessione viennese, Bonazza fu uno dei protagonisti del fermento culturale di inizio secolo, in quel Trentino che fu cerniera tra mondi culturali diversi ma profondamente legati tra loro. A cura di Alessandra Tiddia, in un allestimento disegnato da Ruffo Wolf, la retrospettiva\u00a0Luigi Bonazza. Tra Secessione e D\u00e9co\u00a0presenta al pubblico\u00a0300 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, oggetti e documenti d&#8217;archivio. 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