{"id":41016,"date":"2026-05-07T12:09:23","date_gmt":"2026-05-07T12:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41016"},"modified":"2026-05-07T12:32:49","modified_gmt":"2026-05-07T12:32:49","slug":"alberto-giacometti-al-met-di-new-york-lo-scultore-che-ha-restituito-la-condizione-esistenziale-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/07\/alberto-giacometti-al-met-di-new-york-lo-scultore-che-ha-restituito-la-condizione-esistenziale-delluomo\/","title":{"rendered":"Alberto Giacometti al Met di New York. Lo scultore che ha restituito la condizione esistenziale dell\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/28met-e1778155633205.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-41017\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/28met-e1778155633205.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"266\" \/><\/a>Il\u00a0Metropolitan Museum of Art\u00a0<\/strong>di\u00a0<strong>New York<\/strong>\u00a0ospiter\u00e0 \u201c<strong>Giacometti in the Temple of Dendur<\/strong>\u201d, dal 12 giugno all\u20198 settembre 2026, <strong>un progetto espositivo che mette in relazione le sculture di\u00a0Alberto Giacometti<\/strong>\u00a0<strong>(1901\u20131966)<\/strong> <strong>con uno degli spazi pi\u00f9 emblematici del museo: il Tempio di Dendur. <\/strong>La mostra \u00e8 curata da Stephanie D\u2019Alessandro, curatrice di Arte Moderna \u201cLeonard A. Lauder\u201d e coordinatrice superiore della Ricerca del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met, insieme ad Aude Semat, curatrice associata del Dipartimento di Arte Egizia del Met, ed Emilie Bouvard, curatrice della Fondazione Giacometti di Parigi, che ha co-organizzato la mostra insieme al Met. La rassegna sar\u00e0 allestita nella<strong>\u00a0Gallery 131\u00a0<\/strong>del\u00a0<strong>Met Fifth Avenue<\/strong>, proponendo un confronto diretto tra alcune opere dello scultore svizzero e l\u2019architettura monumentale di origine egizia, oggi collocata all\u2019interno del museo. <strong>L\u2019esposizione presenter\u00e0 complessivamente diciassette sculture: quattordici figure in bronzo e gesso provenienti dalla<\/strong><strong>\u00a0Fondation<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/tempio-dendur-1-1068x800-1-e1778155654735.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-41018 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/tempio-dendur-1-1068x800-1-e1778155654735.jpeg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"435\" \/><\/a> Giacometti<\/strong><strong>, tra cui alcuni gessi policromi raramente esposti, e tre opere appartenenti alle collezioni del Metropolitan Museum.<\/strong> Le opere saranno installate sia all\u2019interno sia attorno al Tempio di Dendur, con l\u2019obiettivo di evidenziare il rapporto tra la ricerca plastica di Giacometti e l\u2019eredit\u00e0 formale e simbolica dell\u2019arte dell\u2019antico Egitto. Il progetto si concentra su una delle costanti della ricerca dello scultore: la rappresentazione della figura umana come presenza fragile, isolata e al tempo stesso persistente nello spazio. Giacometti, nel corso della sua carriera, ha indagato in modo continuo la possibilit\u00e0 della scultura di restituire la condizione esistenziale dell\u2019uomo, sospesa tra solitudine e resistenza. In questa prospettiva, l\u2019arte egizia antica rappresent\u00f2 per lui un riferimento fondamentale, soprattutto per la sua capacit\u00e0 di sintetizzare la forma umana in strutture essenziali e cariche di intensit\u00e0 spirituale. <strong>L\u2019interesse di Giacometti per l\u2019antico Egitto si sviluppa precocemente, a partire dai soggiorni in Italia tra il 1920 e il 1921, quando lo scultore entra in contatto con opere egizie a Firenze e Roma.<\/strong> Le caratteristiche formali di quelle sculture, in particolare la frontalit\u00e0 rigida e la compostezza immobile, lo colpiscono in modo duraturo. Successivamente, trasferitosi a Parigi nel 1922, frequenta con assiduit\u00e0 le collezioni egizie del Louvre, dove approfondisce lo studio della proporzione e della struttura della figura umana, affinando progressivamente il proprio linguaggio artistico. A questo interesse si affianca anche una dimensione teorica e bibliografica. Giacometti acquisisce nel 1920 il volume Egyptian Sculpture di Hedwig Fechheimer (1914), testo che contribuisce a definire la sua visione dell\u2019arte antica come forma dotata di una presenza quasi rituale e simbolica. Successivamente, si confronta anche con Egypt and Western Asiadi Ludwig Curtius (1923), utilizzando le riproduzioni contenute nel volume come strumenti di studio e rielaborazione formale. I suoi taccuini degli anni Venti e Trenta documentano in modo diretto questa assimilazione, mostrando come le figure egizie diventino un punto di partenza per la progressiva riduzione della figura umana a elementi essenziali. All\u2019interno di questo percorso si colloca anche lo sviluppo di opere come Donna che cammina (I) del 1932, in cui la figura, allungata e sospesa, traduce in forma scultorea una tensione tra movimento e immobilit\u00e0. L\u2019opera riflette una concezione della presenza umana intesa come equilibrio instabile, in cui il corpo sembra attraversare lo spazio senza mai stabilizzarsi completamente. <strong>Il Tempio di Dendur, completato intorno al 10 a.C. e dedicato alla dea Iside e ai fratelli divinizzati Pedesi e Pihor, costituisce a sua volta un elemento centrale del progetto espositivo.<\/strong> <strong>Originariamente luogo di culto e di mediazione tra dimensione umana e divina, il tempio \u00e8 stato donato dall\u2019Egitto agli Stati Uniti nel 1965 e assegnato al Metropolitan Museum nel 1967.<\/strong> Dal 1978 \u00e8 installato permanentemente nel museo, dove \u00e8 diventato uno degli spazi pi\u00f9 riconoscibili e visitati. <strong>La scelta di collocare <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/giacometti-1-e1778155704221.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-41019\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/giacometti-1-e1778155704221.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"554\" \/><\/a>le sculture di Giacometti all\u2019interno e in relazione diretta con il tempio mira a riproporre, in chiave contemporanea, il rapporto tra spazio sacro e percezione del visitatore. <\/strong>In epoca antica, il tempio era un luogo di passaggio e di accesso rituale, in cui la presenza divina si manifestava attraverso dispositivi architettonici e cerimoniali. Allo stesso modo, la ricerca di Giacometti si \u00e8 spesso concentrata sul rapporto tra figura e osservatore, tra distanza e prossimit\u00e0, tra visibilit\u00e0 e sottrazione.<br \/>\nLa disposizione delle opere all\u2019interno del tempio segue questa logica spaziale. Donna che cammina (I) \u00e8 collocata nella sala delle offerte, in una posizione che richiama la collocazione delle statue divine nei santuari egizi, prima della loro esposizione al pubblico rituale. Altre figure si dispongono isolatamente o in piccoli gruppi sulla piattaforma rialzata del tempio, richiamando le terrazze dei complessi templari egizi, spazi di accesso intermittente alla dimensione sacra durante le festivit\u00e0. In questo contesto, le opere di Giacometti assumono una relazione diretta con le dinamiche di distanza e accesso che caratterizzano tanto l\u2019architettura egizia quanto la sua ricerca scultorea. Le figure femminili, tra cui lavori del secondo dopoguerra come Donna di Venezia del 1956, contribuiscono a rafforzare la dimensione corale della presentazione, evocando al tempo stesso processioni rituali e aggregazioni formali ricorrenti nell\u2019opera dell\u2019artista. L\u2019intero progetto si inserisce inoltre nella strategia curatoriale del Metropolitan Museum di proporre letture trasversali tra epoche e culture differenti. L\u2019iniziativa anticipa inoltre le linee di sviluppo del futuro Tang Wing for Modern and Contemporary Art, che intende collocare la modernit\u00e0 all\u2019interno di una prospettiva storica globale e continuativa. Il Metropolitan Museum ha annunciato che nel corso della durata dell\u2019installazione saranno organizzati programmi pubblici e attivit\u00e0 collaterali, i cui dettagli verranno comunicati successivamente. \u201cIl Met non \u00e8 solo una collezione di opere straordinarie, ma anche un insieme di luoghi eccezionali per l\u2019esposizione di capolavori seminali. Collocando l\u2019opera di Giacometti in dialogo con il Tempio di Dendur, questa installazione sottolinea quanto profondamente il mondo antico abbia plasmato l\u2019espressione artistica moderna\u201d, ha dichiarato\u00a0<strong>Max Hollein<\/strong>, direttore \u201cMarina Kellen French\u201d e amministratore delegato del Met. \u201cGiacometti in the Temple of Dendur riflette la capacit\u00e0 unica del Met di offrire nuove prospettive mettendo in conversazione opere d\u2019arte di epoche e culture diverse \u2014 un approccio che ispira anche la visione dell\u2019Ala Tang per l\u2019Arte Moderna e Contemporanea del Museo, che aprir\u00e0 nel 2030\u201d.<br \/>\n\u201cGiacometti \u00e8 tornato costantemente al dilemma di come infondere nelle sue opere l\u2019esperienza dell\u2019essere umano\u201d, ha affermato la curatrice\u00a0<strong>Stephanie D\u2019Alessandro<\/strong>. \u201cIl suo costante impegno con l\u2019arte egizia antica non gli ha offerto solo chiarezza formale, ma un modello di come la figura possa incarnare sia l\u2019immobilit\u00e0 che l\u2019intensit\u00e0. Osservate all\u2019interno e intorno al Tempio di Dendur, le sue sculture affinano la nostra comprensione del suo sforzo decennale nel distillare la presenza umana nella sua forma pi\u00f9 essenziale\u201d.<br \/>\n\u201cI templi dell\u2019antico Egitto erano concepiti come dimore sacre per gli dei, dove l\u2019incontro tra le immagini divine e il pubblico avveniva all\u2019esterno del santuario, su terrazze e spazi cerimoniali\u201d, ha spiegato l\u2019altra curatrice<strong>\u00a0Aude Semat<\/strong>. \u201cPosizionare le sculture di Giacometti intorno e all\u2019interno del Tempio di Dendur ci invita a riconsiderare il monumento non solo come un\u2019opera straordinaria di architettura antica, ma come un ambiente sacro vivente. L\u2019installazione mette in primo piano le funzioni spaziali e simboliche originali del tempio, aprendo al contempo un dialogo attraverso i millenni su come la scultura faccia da mediatrice tra presenza e fede\u201d. \u201cFin da giovane, Alberto Giacometti \u00e8 stato profondamente affascinato dall\u2019arte egizia antica, incontrandola nelle collezioni di tutta Europa \u2014 da Firenze e Torino fino al Museo del Louvre \u2014 oltre che attraverso i libri\u201d, ha dichiarato\u00a0<strong>Emilie Bouvard<\/strong>\u00a0della Fondazione Giacometti. \u201cAl contempo naturalistica e altamente simbolica, l\u2019arte egizia risuonava con la sua perenne ricerca di monumentalit\u00e0 e umanit\u00e0. L\u2019opportunit\u00e0 di presentare il suo lavoro in un contesto di tale profonda rilevanza storica e architettonica offre una prospettiva rara e coinvolgente sulla sua intera opera\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019opera do Giacometti : Woman of Venice II, Alberto Giacometti (Swiss, 1901\u20131966), 1956, Painted bronze, Edition: 1\/6, 47 7\/8 in. \u00d7 13 1\/4 in. \u00d7 6 in. (121.6 \u00d7 33.7 \u00d7 15.2 cm), Jacques and Natasha Gelman Collection, 1998 \u00a9 2026 Artists Rights Society (ARS), New York<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il\u00a0Metropolitan Museum of Art\u00a0di\u00a0New York\u00a0ospiter\u00e0 \u201cGiacometti in the Temple of Dendur\u201d, dal 12 giugno all\u20198 settembre 2026, un progetto espositivo che mette in relazione le sculture di\u00a0Alberto Giacometti\u00a0(1901\u20131966) con uno degli spazi pi\u00f9 emblematici del museo: il Tempio di Dendur. 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