{"id":41042,"date":"2026-05-11T19:42:10","date_gmt":"2026-05-11T19:42:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41042"},"modified":"2026-05-11T19:42:10","modified_gmt":"2026-05-11T19:42:10","slug":"laustriaco-erwin-wurm-espone-corpo-e-oggetto-quotidiano-arte-e-vita-sogni-e-sognatori-al-museo-fortuny-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/11\/laustriaco-erwin-wurm-espone-corpo-e-oggetto-quotidiano-arte-e-vita-sogni-e-sognatori-al-museo-fortuny-di-venezia\/","title":{"rendered":"L\u2019austriaco Erwin Wurm espone corpo e oggetto quotidiano, arte e vita. Sogni e sognatori al Museo Fortuny di Venezia."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Erwin-Wurm-Fortuny__DSC7714_fullsize_photo_-Markus-Gradwohl-3-e1778527904458.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41043\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Erwin-Wurm-Fortuny__DSC7714_fullsize_photo_-Markus-Gradwohl-3-e1778527904458.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"390\" \/><\/a>Il Museo Fortuny presenta un\u2019ampia mostra monografica dedicata a\u00a0<strong>Erwin Wurm<\/strong>\u00a0(Bruck an der Mur, Austria,1954), tra i pi\u00f9 influenti artisti contemporanei, che nel corso della sua carriera ha saputo ripensare profondamente il concetto stesso di scultura: ampliando le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, ponendo il corpo e l\u2019oggetto quotidiano al centro di una riflessione che supera i confini tradizionali tra arte e vita. L\u2019umorismo, strumento fondamentale nella sua pratica, apre a questioni filosofiche e sociali: Wurm mette in scena le tensioni della societ\u00e0 contemporanea, criticando le pressioni del capitalismo e le costruzioni identitarie imposte dall\u2019esterno. Lo spazio liminale tra \u201calto\u201d e \u201cbasso\u201d, tra monumentale e banale, diventa il territorio privilegiato di una realt\u00e0 farsesca e paradossale.<em>\u00a0L\u2019ordinario<\/em>\u00a0&#8211; dichiara Erwin Wurm &#8211;\u00a0<em>\u00e8 cos\u00ec vicino e cos\u00ec familiare a noi che siamo portati a trascurarlo. Guardare l\u2019ordinario dalla prospettiva dell\u2019assurdo e del paradosso ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di vedere qualcosa di diverso, forse pi\u00f9 interessante<\/em>.<\/p>\n<p>Accogliere il suo lavoro tra le sale del Museo Fortuny significa accettare una duplice sfida alla gravit\u00e0: quella fisica, che governa volumi e masse, e quella storica, esercitata dalla stratificazione culturale di uno dei luoghi pi\u00f9 densi di memoria della citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La scultura come esperienza effimera<\/strong>. Dopo gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti e alla Scuola di Arti Applicate di Vienna tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Wurm ottiene riconoscimento internazionale con le celebri\u00a0<em>One Minute Sculptures<\/em>\u00a0(1996\u201397) presentate al secondo piano del Museo dove i visitatori possono interagire direttamente con esse. In queste opere l\u2019artista fornisce istruzioni che invitano il pubblico a eseguire azioni o pose con oggetti di uso quotidiano &#8211; mobili, sedie, bottiglie, libri, maglioni &#8211; trasformando il corpo umano in scultura temporanea. L\u2019opera \u00e8 per sua natura effimera: esiste nel gesto, nella durata di un minuto, e sopravvive nella documentazione fotografica, spesso realizzata con il mezzo istantaneo della Polaroid, vera e propria \u201ctassidermia dell\u2019istante\u201d. Parallelamente, Wurm antropomorfizza oggetti comuni in modi inattesi, come nel caso delle opere\u00a0<em>Dreamers<\/em>, in cui cuscini sovradimensionati sostenuti da arti umani (gambe, braccia, piedi) in posizioni spesso goffe o precarie, si fanno metafora del mondo onirico, esplorando la tensione tra il corpo fisico e la dimensione psicologica dell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p><strong>Presenza e assenza: il corpo come scultura<\/strong>. Il dialogo nel museo si concentra, in particolare, sull\u2019abito come estensione scultorea del corpo. Nelle serie\u00a0<em>Substitutes<\/em>, Wurm presenta indumenti privi di figura umana, monumenti all\u2019assenza o membrane che trattengono l\u2019ultimo gesto di chi li ha abitati. L\u2019analogia \u00e8 con il\u00a0<em>Delphos\u00a0<\/em>di Fortuny, un involucro pronto ad accogliere il corpo, ma privo di struttura autonoma senza di esso. Un confronto emblematico emerge tra lo scialle<em>\u00a0Knossos\u00a0<\/em>di Fortuny e la scultura\u00a0<em>Yikes<\/em>, semplici rettangoli di materia che acquistano significato solo nella relazione con la persona. Il\u00a0<em>Knossos<\/em>\u00a0\u00e8 un dispositivo scenico \u201caperto\u201d, che richiede un gesto creativo per farsi scultura vivente;\u00a0<em>Yikes<\/em>\u00a0congela invece l\u2019istante in cui quel gesto si \u00e8 appena dissolto. In entrambi i casi l\u2019opera esiste nel tempo dell\u2019azione, nel confine tra presenza e assenza.<br \/>\nIn questi termini prende forma il dialogo stravagante con Mariano Fortuny: genio poliedrico -scenografo, inventore, pittore, designer &#8211; Fortuny trasform\u00f2 Palazzo Pesaro degli Orfei\u00a0in un laboratorio totale, dove luce, architettura e tessuto si fusero in un\u2019opera d\u2019arte complessiva. Il Museo Fortuny, oggi, prende forma di una vera e propria \u201csemiosfera\u201d fisica: un ambiente in cui testi, forme e memorie eterogenee collidono generando nuove esplosioni di senso.<\/p>\n<p><strong>Museo Fortuny: un organismo vivente<\/strong>. Entrare a Palazzo Fortuny durante questa mostra, in particolare, significa immergersi in un organismo architettonico vivo, una membrana sensibile dove oggetti e contenitore dialogano in un flusso continuo. L\u2019opera di Wurm si inserisce in questo palinsesto come elemento di destabilizzazione controllata: le sue sculture si piegano, si gonfiano, si contraggono sotto il peso del pensiero e dell\u2019ironia, trasformando il museo in un laboratorio dell\u2019identit\u00e0 contemporanea. Ieri, come oggi.\u00a0 In questo incontro tra la solidit\u00e0 del passato e la precariet\u00e0 del presente, emerge una domanda cruciale: in un mondo in cui siamo costantemente chiamati a \u201cdarci una forma\u201d, cosa rimane di noi quando la posa si scioglie? La mostra invita il pubblico a confrontarsi con questa tensione, riconoscendo nell\u2019essere umano stesso il materiale plastico per eccellenza.<\/p>\n<p><strong>Per le foto: Erwin Wurm Fortuny- photo di Markus Gradwohl\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Museo Fortuny presenta un\u2019ampia mostra monografica dedicata a\u00a0Erwin Wurm\u00a0(Bruck an der Mur, Austria,1954), tra i pi\u00f9 influenti artisti contemporanei, che nel corso della sua carriera ha saputo ripensare profondamente il concetto stesso di scultura: ampliando le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, ponendo il corpo e l\u2019oggetto quotidiano al centro di una riflessione che supera i confini tradizionali tra arte e vita. 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