{"id":41063,"date":"2026-05-14T19:48:48","date_gmt":"2026-05-14T19:48:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41063"},"modified":"2026-05-14T19:48:48","modified_gmt":"2026-05-14T19:48:48","slug":"carlo-maria-mariani-e-i-suoi-segni-dei-tempi-al-museo-di-capodimonte-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/14\/carlo-maria-mariani-e-i-suoi-segni-dei-tempi-al-museo-di-capodimonte-napoli\/","title":{"rendered":"Carlo Maria Mariani e i suoi segni dei tempi al Museo di Capodimonte \/ Napoli"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Carlo-Maria-Mariani-I-Segni-dei-Tempi-2019-e1778787955648.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-41065\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Carlo-Maria-Mariani-I-Segni-dei-Tempi-2019-e1778787955648.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"589\" \/><\/a>La donazione del dipinto di\u00a0<strong>Carlo Maria Mariani<\/strong>\u00a0<em>I Segni dei Tempi<\/em>\u00a0(2019) al\u00a0<strong>Museo e Real Bosco di Capodimonte<\/strong>\u00a0da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York), \u00e8 accompagnata da una mostra omaggio (16 aprile &#8211; 14 luglio) dedicata <strong>all&#8217;artista definito &#8220;<em>l&#8217;ultimo degli antichi e il primo dei contemporanei<\/em>&#8221; a cura<\/strong> di\u00a0<strong>Antonio Martino<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Andrea Viliani<\/strong>\u00a0(sala 6, I piano).<em> \u00abLa mostra estiva di Capodimonte<\/em>\u00a0\u2013 dichiara il Direttore del\u00a0<strong>Museo e Real Bosco di Capodimonte<\/strong>,\u00a0<strong>Eike Schmidt<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<em>raccolta nelle<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/mostra-carlo-maria-mariani-al-museo-capodimonte-foto-allestimento-credits-museo-e-realbosco-di-capodimonte-e1778787917317.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-41064 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/mostra-carlo-maria-mariani-al-museo-capodimonte-foto-allestimento-credits-museo-e-realbosco-di-capodimonte-e1778787917317.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"387\" \/><\/a> dimensioni ma densa di significato, celebra la generosissima donazione della tela I Segni dei Tempi (The Signs of the Times, 2019), destinata all&#8217;istituzione napoletana dalla Carlo Maria Mariani and Carol Lane Mariani Foundation di New York e la iscrive entro un orizzonte di significato pi\u00f9 ampio grazie alla presenza di altre sette opere dell&#8217;artista, accostate a una raffinata selezione di oggetti provenienti dalle collezioni del museo. La mostra trae insieme lo spunto e il titolo dal dipinto donato, un&#8217;opera che pu\u00f2 dirsi esemplare della visione artistica di Mariani, in quanto riunisce le due figure sulle quali la sua riflessione si \u00e8 esercitata con maggiore continuit\u00e0 e profondit\u00e0: Raffaello e Marcel Duchamp. Da questo confronto Mariani ha tratto un linguaggio del tutto personale, nel quale l&#8217;eredit\u00e0 formale del classicismo rinascimentale, barocco e settecentesco si congiunge all&#8217;intensit\u00e0 filosofica e intellettuale che, sulla scia del grande artista franco-americano e campione di scacchi, sarebbe venuta a segnare l&#8217;arte concettuale. Inserendo lo Scolabottiglie di Duchamp (1914) entro uno spazio pittorico e figurativo desunto dalla pergola illusionistica della Loggia di Amore e Psiche di Raffaello (1517-1518), nella Villa Farnesina di Agostino Chigi, allora ancora collocata in un contesto suburbano, Mariani rende con particolare evidenza la profonda affinit\u00e0 che lega questi due fari supremi del suo immaginario\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-composizione-5-1989.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-41067\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-composizione-5-1989.jpg\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"491\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-composizione-5-1989.jpg 407w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-composizione-5-1989-249x300.jpg 249w\" sizes=\"(max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/a>La complessa e stratificata ricerca figurativa di Mariani, (Roma, 1931 &#8211; New York, 2021), lo colloca in una posizione autonoma nella storia dell&#8217;arte degli ultimi decenni, tra eredit\u00e0 classica e pensiero contemporaneo. Mariani non era solo un pittore dell&#8217;intelletto, ma un profondo indagatore dei misteri dell&#8217;invisibile, un lettore assiduo delle dottrine di Madame Blavatsky e dei testi teosofici.\u00a0<em>I Segni dei Tempi<\/em>\u00a0\u00e8 considerata l&#8217;opera cardine di uno dei maestri italiani protagonisti dell&#8217;arte contemporanea internazionale.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abNel guardare in &#8216;I Segni dei Tempi&#8217; la figura femminile centrale che sembra sfidare la gravit\u00e0 come un feto nel grembo materno, stretta nei cerchi metallici del porte-bouteilles duchampiano, non si pu\u00f2 non scorgere anche un riferimento alla natura mitologica di Partenope<\/em>\u00a0\u2013 nota\u00a0<strong>Antonio Martino<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<em>Mariani dipinge un corpo che, come la sirena fondatrice, abita il confine tra due mondi. Se Partenope \u00e8 il mito della caduta e della rinascita attraverso l&#8217;acqua, l&#8217;opera di Mariani mette in scena un &#8216;tuffo&#8217; nell&#8217;azzurro metafisico e assoluto del cielo, che \u00e8 il colore stesso dell&#8217;anima di Napoli\u00bb.<\/em>\u00a0Come scrive nel suo saggio Martino\u00a0<em>\u00abMariani non &#8216;guarda&#8217; al passato: egli lo abita. Il suo rapporto con la Magna Grecia non \u00e8 archeologico, ma ontologico. Come un moderno Winckelmann, egli cerca la &#8216;nobile semplicit\u00e0 e quieta grandezza&#8217;, ma lo fa con la consapevolezza di chi ha attraversato le macerie del Novecento. In questo, il suo unic<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-orfeo-1979.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-41068 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-orfeo-1979.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-orfeo-1979.jpg 452w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/carlo-maria-mariani-orfeo-1979-242x300.jpg 242w\" sizes=\"(max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/><\/a>o vero interlocutore \u00e8 Giorgio de Chirico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abMariani, nelle sale di Capodimonte, sembra esservi stato da sempre\u2026: &#8216;io non sono un pittore, io non sono l&#8217;artista: io sono l&#8217;opus&#8217; dichiarava infatti, per indicare che l&#8217;autore si indentifica con la propria opera in cui si condensa tutta la storia dell&#8217;arte passata, presente e futura. Mariani non \u00e8 mai stato, in questo senso, un artista &#8220;anacronista&#8221;, n\u00e9 un artista &#8220;postmoderno&#8221;, ma piuttosto un pittore concettuale e, come tale, un neo-classico della contemporaneit\u00e0\u00bb<\/em>\u00a0spiega\u00a0<strong>Andrea Viliani<\/strong>\u00a0che aggiunge\u00a0<em>\u00abNapoli \u00e8 l&#8217;habitat per cui le opere di Mariani sembrano essere state dipinte fin dall&#8217;inizio, respirando l&#8217;aria densa che si avverte lungo i decumani, tra la Cappella Sansevero e le Sette Opere della Misericordia caravaggesche\u00bb.<\/em>&#8230;\u00a0 Il percorso \u2013 che ha come fulcro il dipinto\u00a0<em>I Segni dei Tempi<\/em>, titolo della mostra \u2013 vuole proporsi come un armonico confronto fra storia e contemporaneit\u00e0, passando per la Magna Grecia, il Rinascimento, il\u00a0<em>Grand Tour<\/em>\u00a0del XVIII-XIX secolo, fino alle avanguardie del XX secolo.<\/p>\n<p>Otto le opere selezionate, tutte provenienti da collezioni private.\u00a0<em>Iper\/ri\/cognizione 2<\/em>\u00a0(1974),\u00a0<em>Orfeo<\/em>\u00a0(1979) ed\u00a0<em>Ercole che riposa<\/em>\u00a0(1976) rinviano alla statuaria classica e alle sue varianti nelle collezioni farnesiane, o alla pittura rinascimentale e alle sue derivazioni nella decorazione neoclassica.\u00a0<em>Composizione 5<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Dopo il bagno<\/em>\u00a0(1989) interrogano la genealogia del moderno in un incontro consapevole con Joseph Beuys e Marcel Duchamp. Un riferimento significativo affiora proprio nell&#8217;opera che d\u00e0 il titolo alla mostra, con l&#8217;inserimento del\u00a0<em>Porte-bouteilles<\/em>\u00a0(1914) duchampiano.<\/p>\n<p><em>Gentil<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Gaia<\/em>\u00a0(1974) sono testimonianza di una performance presso le\u00a0<em>Logge<\/em>\u00a0di Raffaello: tenendo in mano una mela reale di fronte a quella dipinta, l&#8217;artista integra s\u00e9 stesso e la realt\u00e0 che lo circonda nel fregio rinascimentale, evidenziando i motivi cardine della sua visione: le mani, che congiungono pensiero e gesto, e la mela, emblema di unit\u00e0 indivisibile ed eterno presente dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Esposte anche opere della collezione del museo: tre piatti della manifattura Giovine con fiori e frutti del 1818-19 e un bronzetto dell&#8217;Ercole Farnese. Nell&#8217;allestimento due rare edizioni dei volumi &#8216;Marcel Duchamp, Le marchand du sel&#8217;, Rumma Editore, 1969 (Archivio Marcello e Lia Rumma) e &#8216;Joseph Beuys, Tracce in Italia&#8217;, Amelio Editore, 1978 (Archivio Amelio Santamaria).<\/p>\n<p>A cinque anni dalla scomparsa del pittore, la mostra segna il ritorno simbolico dell&#8217;artista a Napoli, dove espose nel 1978 presso lo\u00a0<strong>Studio Trisorio<\/strong>, nello stesso anno in cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugurava una stagione decisiva della propria storia espositiva, accostando il\u00a0<em>Grande Cretto Nero<\/em>\u00a0di Alberto Burri alla\u00a0<em>Flagellazione di Cristo<\/em>\u00a0di Caravaggio. Un episodio destinato a segnare un momento fondativo per la collezione di arte contemporanea del Museo. Nel corso dell&#8217;inaugurazione l&#8217;attrice\u00a0<strong>Paola De Crescenzo<\/strong>\u00a0ha declamato due componimenti della poetessa\u00a0<strong>Teresa Bandettini<\/strong>, nota anche con il nome arcadico di Amarilli Etrusca (Lucca, 11 agosto 1763 &#8211; Lucca, 6 aprile 1837): &#8220;Inno alla bellezza&#8221; e &#8220;Inno alla Grazia Neoclassica&#8221;. La mostra \u00e8 accompagnata dal catalogo \u00c9ditions Lord Byron.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La donazione del dipinto di\u00a0Carlo Maria Mariani\u00a0I Segni dei Tempi\u00a0(2019) al\u00a0Museo e Real Bosco di Capodimonte\u00a0da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York), \u00e8 accompagnata da una mostra omaggio (16 aprile &#8211; 14 luglio) dedicata all&#8217;artista definito &#8220;l&#8217;ultimo degli antichi e il primo dei contemporanei&#8221; a cura di\u00a0Antonio Martino\u00a0e\u00a0Andrea Viliani\u00a0(sala 6, I piano). \u00abLa mostra estiva di Capodimonte\u00a0\u2013 dichiara il Direttore del\u00a0Museo e Real Bosco di Capodimonte,\u00a0Eike Schmidt\u00a0\u2013\u00a0raccolta nelle dimensioni ma densa di significato, celebra la generosissima donazione della tela I Segni dei Tempi (The Signs of the Times, 2019), destinata all&#8217;istituzione napoletana dalla Carlo Maria Mariani and Carol [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/14\/carlo-maria-mariani-e-i-suoi-segni-dei-tempi-al-museo-di-capodimonte-napoli\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,53889,53888,9894,10357,180472,44441,87,35351,17505,35188,28369,51665,4625,409394],"tags":[601280,339729,355195,601868],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41063"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41063"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41063\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41070,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41063\/revisions\/41070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41063"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41063"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41063"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}