{"id":41109,"date":"2026-05-16T20:14:24","date_gmt":"2026-05-16T20:14:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41109"},"modified":"2026-05-16T20:15:51","modified_gmt":"2026-05-16T20:15:51","slug":"canto-napoli-e-la-mostra-che-emilio-isgro-dedica-alla-citta-di-napoli-esposizione-al-museo-di-capodimonte-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/05\/16\/canto-napoli-e-la-mostra-che-emilio-isgro-dedica-alla-citta-di-napoli-esposizione-al-museo-di-capodimonte-napoli\/","title":{"rendered":"\u201cCanto Napoli\u201d \u00e8 la mostra che Emilio Isgr\u00f2 dedica alla citt\u00e0 di Napoli. Esposizione al Museo di Capodimonte\/ Napoli"},"content":{"rendered":"<p><em><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Emilio-Isgro-Canto-Napoli-foto-allestimento-credits-Museo-e-Real-Bosco-di-Capodimonte-e1778962275212.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-41110\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/05\/Emilio-Isgro-Canto-Napoli-foto-allestimento-credits-Museo-e-Real-Bosco-di-Capodimonte-e1778962275212.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"443\" \/><\/a>&#8220;Canto Napoli\u201d<\/strong><\/em><strong>\u00a0\u00e8 la mostra che\u00a0Emilio Isgr\u00f2\u00a0dedica alla citt\u00e0 di Napoli,<\/strong> un progetto inedito curato da\u00a0<strong>Eike Schmidt<\/strong>, Direttore del\u00a0<strong>Museo e Real Bosco di Capodimonte<\/strong>, visitabile fino \u00a0al 29 settembre 2026 nelle sale 81-83-84 del secondo piano.<\/p>\n<p>Artista concettuale e pittore &#8211; ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista &#8211; il Maestro Emilio Isgr\u00f2 (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) \u00e8 uno tra i maggiori protagonisti dell&#8217;arte contemporanea internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della\u00a0<em>Cancellatura<\/em>\u00a0come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa tecnica divenuta ormai suo metodo distintivo applicato su materiali testuali di grande variet\u00e0 (dai\u00a0<em>Promessi Sposi<\/em>\u00a0a\u00a0<em>La Bibbia<\/em>, dall&#8217;<em>Odissea<\/em>\u00a0alla Costituzione italiana fino alla prossima &#8216;cancellazione&#8217; dell&#8217;Enciclica\u00a0<em>Laudato si&#8217;<\/em> iniziata con Papa Francesco e proseguita con Leone XIV), \u00e8 qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana.<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0<em>corpus<\/em> delle partiture di alcuni tra i pi\u00f9 celebri brani del repertorio partenopeo \u00e8 sottoposto cos\u00ec a una rigorosa operazione di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi, custoditi nelle partiture.<\/strong> Le complesse e deliziose figure retoriche che attraversano la canzone napoletana diventano cos\u00ec traccia e fondamento di un ulteriore segno che l&#8217;artista vi sovrappone con rinnovata intensit\u00e0 poetica. Non tutte le parole (e le celebri frasi che hanno fatto sognare, e amare, intere generazioni dall&#8217;Ottocento ad oggi) sono infatti cancellate da Isgr\u00f2: il risultato finale appare simile ad un componimento ermetico che affasciner\u00e0 ogni tipo di visitatore.<\/p>\n<p><strong>Le venticinque canzoni scelte spaziano da\u00a0<em>&#8216;O sole mio<\/em>\u00a0(versi di Giovanni Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella duplice versione chiara e scura, a\u00a0<em>Voce &#8216;e notte<\/em>\u00a0di Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis (1904) e a\u00a0<em>Reginella<\/em>\u00a0(scritta nel 1917 da Libero Bovio), passando per\u00a0<em>Maruzzella<\/em>\u00a0di Renato Carosone (1954), fino a\u00a0<em>Resta cu&#8217;mme<\/em>\u00a0con musica di Domenico Modugno (1957) che scriver\u00e0 anche\u00a0<em>Tu si&#8217; na cosa grande<\/em>\u00a0(1964) e all&#8217;ormai classica\u00a0<em>Napul&#8217;\u00e8<\/em>\u00a0di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque popolarissimi:\u00a0<em>Te voglio bene assaje<\/em>\u00a0(1839 testo di Raffaele Sacco, musica attribuita a Donizetti),\u00a0<em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>\u00a0(1880 testo di Peppino Turco, musica di Luigi Denza),\u00a0<em>Torna a Surriento<\/em>, (1894 di G.De Curtis),\u00a0<em>I&#8217; te vurria vas\u00e0<\/em>, (1900 di Russo-di Capua),\u00a0<em>Comme facette mammeta<\/em>\u00a0(1906 di Capaldo-Gambardella),\u00a0<em>Nin\u00ec Tirabusci\u00f2<\/em>\u00a0(1911 di Califano-Gambardella),\u00a0<em>&#8216;O surdato &#8216;nnammurato<\/em>\u00a0(1915 di Califano &#8211; Cannio),\u00a0<em>Santa Lucia<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Santa Lucia luntana<\/em>\u00a0(1919 di E.A. Mario),\u00a0<em>Scalinatella<\/em>\u00a0(1948 di Buonagura-Cioffi),\u00a0<em>Anema e core<\/em>\u00a0(1950 di Tito Manlio &#8211; D&#8217;Esposito),\u00a0<em>Luna Rossa<\/em>\u00a0(1950 di De Crescenzo-Vian),\u00a0<em>Malafemmena<\/em>\u00a0(1951, A.De Curtis in arte Tot\u00f2),\u00a0<em>Guaglione<\/em>\u00a0(1956 di Nisa a Fanciulli),\u00a0<em>Nun \u00e8 peccato<\/em>\u00a0(di Ugo Calise successo anni 60 di Peppino di Capri),\u00a0<em>A Canzuncella<\/em> (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole). Accanto alle scritture musicali\u00a0 <em>riarrangiate<\/em>\u00a0da Isgr\u00f2, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le opere bidimensionali.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abLe api e le formiche musicali di Isgr\u00f2 sono emanazioni della mente dell&#8217;artista &#8211; nota\u00a0<\/em><strong><em>Eike Schmidt<\/em><\/strong><em>\u00a0nel suo saggio curatoriale &#8211; segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se per\u00f2 le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta, un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera\u00bb.<\/em>&#8230;\u00a0La mostra \u00e8 allestita in prossimit\u00e0 della sala dedicata al presepe napoletano, espressione tipica della cultura figurativa settecentesca. Le partiture cancellate sono realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno. In questo contesto, l&#8217;intervento di Isgr\u00f2 si colloca in un dialogo serrato fra tradizione e ricerca concettuale.<\/p>\n<p><em>\u00abQuesto nuovo progetto nasce, s\u00ec, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di pi\u00f9 ostinato: il desiderio di restituire centralit\u00e0 alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l&#8217;arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro\u00bb<\/em>\u00a0spiega\u00a0<strong>Isgr\u00f2<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;artista, da sempre attento alla musica, tema molto presente nei suoi sessant&#8217;anni di attivit\u00e0, definisce la canzone napoletana &#8216;profondamente democratica&#8217;. Tiene insieme un gigante come Salvatore Di Giacomo ma anche autori considerati &#8216;minori&#8217; che funzionano meravigliosamente.\u00a0<em>\u00abIn questo tempo anche gli artisti napoletani possono essere esposti al rischio dell&#8217;omologazione, ma difficilmente vi cedono, perch\u00e9 qui l&#8217;arte si respira ovunque. Quando sento un posteggiatore suonare il mandolino, non vedo sottocultura, mi chiedo piuttosto da dove venga quella musica. E la risposta \u00e8 chiara, viene da Pergolesi, dalla grande tradizione del San Carlo, da Paisiello. Da siciliano, non posso dimenticare che chi voleva studiare e fare musica, come lo stesso Vincenzo Bellini, doveva andare a Napoli, a San Pietro a Majella\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Sul tema della Cancellatura l&#8217;artista aggiunge:\u00a0<em>\u00abPer me la Cancellatura \u00e8 figlia diretta della filosofia siculo-greca, una grecit\u00e0 che riguarda anche Napoli. \u00c8 la continuazione delle posizioni da un lato dei sofisti &#8211; nulla esiste e anche se esistesse non si potrebbe conoscere &#8211; e dall&#8217;altro della filosofia socratica, quella che pone continue domande. Pongo ostacoli davanti alla canzone napoletana, o davanti a testi e immagini, per suggerire al pubblico di ingaggiare un percorso conoscitivo. Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perch\u00e9 l&#8217;arte non \u00e8 mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>La mostra sar\u00e0 accompagnata da un catalogo edito da Treccani, con prefazione del Presidente Massimo Bray, il saggio di Eike Schmidt,\u00a0<em>\u00abLa danza delle formiche\u00bb<\/em>, e i seguenti contributi: Bruno Cor\u00e0,\u00a0<em>\u00abEmilio Isgr\u00f2: canzoni che cantano la Cancellatura\u00bb<\/em>; Michele Bonuomo,\u00a0<em>\u00abIl canto muto di Emilio Isgr\u00f2\u00bb<\/em>; Marco Bazzini,\u00a0<em>\u00abIsgr\u00f2 e la musica\u00bb<\/em>; Laura Valente,\u00a0<em>\u00abCustodire le tracce\u00bb<\/em>; Stefano Causa,\u00a0<em>\u00abL&#8217;alfabeto Morse della canzone napoletana\u00bb<\/em>; Maria Laura Chiacchio,\u00a0<em>\u00abOltre la Cancellatura, la poesia\u00bb<\/em>; Luciana Berti,\u00a0<em>\u00abAl margine delle<\/em> <em>note. Intervista a Emilio Isgr\u00f2\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Canto Napoli\u201d\u00a0\u00e8 la mostra che\u00a0Emilio Isgr\u00f2\u00a0dedica alla citt\u00e0 di Napoli, un progetto inedito curato da\u00a0Eike Schmidt, Direttore del\u00a0Museo e Real Bosco di Capodimonte, visitabile fino \u00a0al 29 settembre 2026 nelle sale 81-83-84 del secondo piano. Artista concettuale e pittore &#8211; ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista &#8211; il Maestro Emilio Isgr\u00f2 (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) \u00e8 uno tra i maggiori protagonisti dell&#8217;arte contemporanea internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della\u00a0Cancellatura\u00a0come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. 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