{"id":41787,"date":"2026-07-22T20:06:18","date_gmt":"2026-07-22T20:06:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41787"},"modified":"2026-07-22T20:06:18","modified_gmt":"2026-07-22T20:06:18","slug":"umberto-boccioni-verso-la-liberazione-futurista-la-mostra-al-masi-di-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/07\/22\/umberto-boccioni-verso-la-liberazione-futurista-la-mostra-al-masi-di-lugano\/","title":{"rendered":"Umberto Boccioni. Verso la liberazione futurista, la mostra al MASI di Lugano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/05.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750005431.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41788\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/05.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750005431.jpg\" alt=\"\" width=\"592\" height=\"597\" \/><\/a>Il MASI Lugano Museo d\u2019arte della Svizzera italiana prosegue il ciclo di approfondimenti sulla storia dell\u2019arte del Ticino e delle sue collezioni con un focus dedicato a Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 \u2013 Verona 1916). La mostra offre una sintesi ravvicinata e intensa su una fase decisiva dell\u2019evoluzione artistica di Boccioni, restituendo le tensioni, le incertezze e le contraddizioni immediatamente precedenti alla sua adesione al movimento futurista, di cui fu tra i principali fondatori e teorici. \u201cCerco, cerco, cerco, e non trovo. Trover\u00f2?\u201d annota l\u2019artista in una pagina del suo diario nel marzo 1907: questo interrogativo, che racchiude tutta l\u2019inquietudine di quel periodo, attraversa l\u2019intera mostra come un filo conduttore. Mostra visitabile fino al 24 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Screenshot-2026-07-09-alle-12.31.13.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-41789 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Screenshot-2026-07-09-alle-12.31.13.jpg\" alt=\"\" width=\"416\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Screenshot-2026-07-09-alle-12.31.13.jpg 416w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Screenshot-2026-07-09-alle-12.31.13-220x300.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><\/a>gennaio 2027. <\/strong><\/p>\n<p>Dalle prime prove del 1903-1904 al difficile triennio 1907-1909 fino alle soluzioni formali e compositive del 1911, il progetto espositivo cristallizza quindi la traiettoria artistica di Boccioni, dal progressivo superamento della lezione divisionista con i temi paesaggistici e rurali, alla definizione di un linguaggio nuovo, in grado di dare forma alla modernit\u00e0 e al dinamismo della vita contemporanea. I diversi momenti di questa ricerca sono testimoniati, nella mostra al MASI, da un corpus di quindici lavori: a un nucleo di dipinti prefuturisti, donati alla Citt\u00e0 di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, sostenitore e committente dell\u2019artista durante gli anni milanesi, \u00e8 accostata una puntuale selezione di opere cardine dei primi anni futuristi provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.<\/p>\n<p><strong>Quello dedicato a Umberto Boccioni \u00e8 il terzo e conclusivo appuntamento di un ciclo di mostre-dossier\u00a0<\/strong>che ha visto come protagonisti, negli anni passati, figure chiave della storia dell\u2019arte del Novecento, quali\u00a0<strong>Alexej von Jawlensky<\/strong>\u00a0(2023) e\u00a0<strong>Ernst Ludwig Kirchner<\/strong>\u00a0(2024) e che sono ospitate all\u2019interno della presentazione della Collezione museale.<\/p>\n<p><strong>Il nucleo centrale della mostra al MASI\u00a0<\/strong>\u00e8 contraddistinto da una serie di paesaggi divisionisti datati 1908, provenienti dalle collezioni del Museo e inizialmente acquistati da Gabriele Chiattone direttamente dall\u2019artista. Per il luganese Chiattone, titolare di una stamperia a Milano, Boccioni realizza infatti diversi progetti grafici tra il 1907 e il 1909, anni cruciali del suo percorso, segnati da incertezze economiche e dalla difficile ricerca di un nuovo linguaggio pittorico, a cui avrebbe posto termine solo la svolta futurista nel 1910. Dalle annotazioni del suo diario del 1907 emerge un giovane artista nauseato da quel \u00absentimentalismo moderno\u00bb con i suoi temi rurali \u2013 campi, quiete, casette e boschi \u2013 desideroso invece di dipingere \u00abil nuovo\u00bb e il \u00abtempo industriale\u00bb. Eppure, \u00e8 proprio attraverso quei soggetti che Boccioni cerca inizialmente ancora l&#8217;approvazione del pubblico e della critica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/04.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750159256.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41790\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/04.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750159256.jpg\" alt=\"\" width=\"564\" height=\"631\" \/><\/a>Esemplare, in questo senso, \u00e8 una delle sue prime prove a olio,\u00a0<em><strong>Campagna romana\u00a0<\/strong><\/em><strong>o<\/strong><em><strong>\u00a0Meriggio<\/strong><\/em>, del 1903. Presentata alla LXXIV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Societ\u00e0 Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma, l\u2019opera nasce nel solco del divisionismo e risente ancora della lezione di Giacomo Balla, maestro di Boccioni in quegli anni romani, durante i quali frequenta anche l\u2019Accademia di Belle Arti. Prima della vendita a Chiattone nel 1908, Boccioni interviene per\u00f2 nuovamente sul dipinto con una pennellata pi\u00f9 rapida e decisa, che esalta la brillantezza del colore e sembra segnare un primo, significativo allontanamento dal divisionismo realista del maestro. Nonostante la produzione di questo periodo sia variegata e altalenante, dal profilo dell\u2019utilizzo del colore emerge per\u00f2 un primo cambiamento.<\/p>\n<p>Se nel dipinto\u00a0<em>Campagna lombarda<\/em>\u00a0o\u00a0<em>Sinfonia campestre<\/em>\u00a0del 1908 pennellate di colore puro riproducono in maniera meticolosa e attenta le diverse tipologie di piante e insetti, in altri lavori si insinua infatti una visione diversa dello scorcio paesaggistico. In\u00a0<em>Casolare<\/em>\u00a0(1908), la pennellata filamentosa e vibrante restituisce una visione in movimento del paesaggio, forse colto dal finestrino di un treno. Una sensibilit\u00e0 analoga emerge in\u00a0<em>Contadini al lavoro<\/em>\u00a0o\u00a0<em>Risaiole<\/em>, che presenta un formato disteso e l\u2019orizzonte alto, soluzione cara a Boccioni in quegli anni. La stessa struttura compositiva si ritrova in\u00a0<em>Treno che passa<\/em>\u00a0(1908): qui la sagoma di un convoglio a vapore irrompe nella scena come un\u2019ombra fuggevole e imprime un forte senso di dinamismo, che sembra preludere a successivi temi futuristi.<\/p>\n<p>\u00c8 una ricerca formale, quella di Boccioni, che inizia ad aderire a nuovi temi e soggetti e alle tensioni da cui scaturiscono: \u00e8 la velocit\u00e0 della modernit\u00e0 nascente contro l\u2019immobilit\u00e0 del passato rurale, la pittura della sintesi e dell\u2019idea contro la pittura dal vero. La percezione contro la visione. In questo senso, all\u2019interno del nucleo Chiattone,\u00a0<em><strong>Sera d&#8217;Aprile<\/strong><\/em>\u00a0(1908) merita uno<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/01.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750216715.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41792 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/01.-Boccioni_MASI-Lugano-e1784750216715.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"280\" \/><\/a> sguardo particolare. Il dipinto, un paesaggio brumoso \u201cfatto di memoria\u201d, come scrive l\u2019artista, \u00e8 una precoce veduta della periferia urbana, in cui Boccioni si allontana dall\u2019en plein air per avvicinarsi a una pittura fatta di suggestioni.<\/p>\n<p>Contiene poi gi\u00e0 le premesse di un\u2019energia nuova, anticipatrice delle prime ricerche di impronta futurista lo straordinario\u00a0<em><strong>Nudo di spalle<\/strong><\/em>\u00a0<em>(Controluce)<\/em>\u00a0del 1909, in cui l\u2019artista ritrae la madre Cecilia Forlani di spalle, in un\u2019inquadratura fortemente fotografica. L\u2019ansia compositiva di Boccioni si risolve qui nella totale eliminazione dell\u2019ambientazione di sfondo attraverso la luce, che non solo costruisce e illumina, ma trasfigura il dato visivo in senso poetico.<\/p>\n<p>Nel\u00a0<em><strong>Ritratto femminile<\/strong><\/em>\u00a0(1911) l\u2019integrazione tra figura e sfondo \u00e8 messa invece in atto attraverso il colore: ancora orientato a una pittura fatta di suggestioni pi\u00f9 che di restituzione puntuale del reale, Boccioni ne abbandona per\u00f2 l\u2019uso naturalistico, risolvendo la componente cromatica e gestuale del ritratto in una potente vibrazione dinamica, seppur ancorata al linguaggio divisionista.<\/p>\n<p>Il passaggio da una riflessione sul colore e sulla luce a quella sulla forma e sulle linee di forza \u2013 elementi cardine del vocabolario futurista \u2013 \u00e8 evidente nel dipinto\u00a0<em><strong>Visioni simultanee<\/strong><\/em><strong>\u00a0dello stesso anno<\/strong>.\u00a0 Qui Boccioni si misura con la possibilit\u00e0 di rappresentare simultaneamente \u201cle forme dell\u2019ambiente esterno intessute all\u2019estensione temporale della realt\u00e0 interiore\u201d. \u00c8 una visione che nasce dal confronto con la lezione cubista, scoperta dall\u2019artista durante il soggiorno parigino dell\u2019autunno 1911, e che riflette il clima culturale del tempo, segnato dal progresso scientifico e dalla nuova coscienza della quarta dimensione elaborata da Einstein. I dipinti delle campagne lombarde sono ormai lontani:\u00a0<strong>\u201ca partire dalla fine del 1911 (fino a esaurimento nel 1914), la svolta al Futurismo di Boccioni appare definitivamente compiuta. Con il prosieguo delle ricerche apre nuovi orizzonti trovando, forse, soprattutto in ambito plastico gli esiti pi\u00f9 originali e unici\u201d sottolinea la curatrice Cristina Sonderegger.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il MASI Lugano Museo d\u2019arte della Svizzera italiana prosegue il ciclo di approfondimenti sulla storia dell\u2019arte del Ticino e delle sue collezioni con un focus dedicato a Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 \u2013 Verona 1916). La mostra offre una sintesi ravvicinata e intensa su una fase decisiva dell\u2019evoluzione artistica di Boccioni, restituendo le tensioni, le incertezze e le contraddizioni immediatamente precedenti alla sua adesione al movimento futurista, di cui fu tra i principali fondatori e teorici. \u201cCerco, cerco, cerco, e non trovo. 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