{"id":41842,"date":"2026-07-27T20:08:17","date_gmt":"2026-07-27T20:08:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=41842"},"modified":"2026-07-27T20:08:17","modified_gmt":"2026-07-27T20:08:17","slug":"i-paesaggi-da-sogno-di-utagawa-hiroshige-al-mao-museo-darte-orientale-di-torino-uno-dei-capolavori-assoluti-dellarte-giapponese-dellottocento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/07\/27\/i-paesaggi-da-sogno-di-utagawa-hiroshige-al-mao-museo-darte-orientale-di-torino-uno-dei-capolavori-assoluti-dellarte-giapponese-dellottocento\/","title":{"rendered":"I paesaggi da sogno di Utagawa Hiroshige al MAO Museo d\u2019Arte Orientale di Torino. Uno dei capolavori assoluti dell\u2019arte giapponese dell\u2019Ottocento."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/fd29908e-85e3-45ce-b9f9-00feaa589ea4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41843\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/fd29908e-85e3-45ce-b9f9-00feaa589ea4.jpg\" alt=\"\" width=\"552\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/fd29908e-85e3-45ce-b9f9-00feaa589ea4.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/fd29908e-85e3-45ce-b9f9-00feaa589ea4-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/fd29908e-85e3-45ce-b9f9-00feaa589ea4-768x509.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 552px) 100vw, 552px\" \/><\/a>Il\u00a0<strong>MAO Museo d\u2019Arte Orientale<\/strong>\u00a0di Torino presenta fino al 29 novembre 2026 \u00a0la mostra\u00a0<strong><em>Paesaggi da sogno \/ Dreamscapes<\/em><\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>dedicata alla celebre serie<strong>\u00a0<em>Le 53 stazioni della T\u014dkaid\u014d<\/em>\u00a0di Utagawa Hiroshige<\/strong>, uno dei capolavori assoluti dell\u2019arte giapponese dell\u2019Ottocento, di propriet\u00e0 di\u00a0<strong>UniCredit<\/strong>.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo riunisce una\u00a0<strong>selezione di 36 stampe<\/strong>\u00a0con l\u2019intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e \u201ccinematografica\u201d di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni\u00a0<strong>oggetti e alle forme della cultura materiale<\/strong>\u00a0che hanno accompagnato e reso possibile <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/c458d50e-a192-4970-937f-2eaf3e77398e.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41844 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/c458d50e-a192-4970-937f-2eaf3e77398e.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/c458d50e-a192-4970-937f-2eaf3e77398e.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/c458d50e-a192-4970-937f-2eaf3e77398e-300x197.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/c458d50e-a192-4970-937f-2eaf3e77398e-768x505.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/a>l\u2019esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.<\/p>\n<p>Il progetto \u2013 seconda parte di un percorso gi\u00e0 avviato al MAO nel 2025 \u2013 \u00e8 curato da\u00a0<strong>Laura Vigo, Conservatrice per l&#8217;arte e l&#8217;archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montr\u00e9al<\/strong>\u00a0(MMFA), e si avvale di un\u2019importante collaborazione con i\u00a0<strong>Musei Reali di Torino<\/strong>.<\/p>\n<p>Nelle sale del MAO, le celebri vedute della T\u014dkaid\u014d dialogano con\u00a0<strong>una sella\u00a0<\/strong>(<em>kura<\/em>) in legno laccato con decorazioni in oro e\u00a0<strong>l\u2019album fotografico\u00a0<em>Views of Japan<\/em>\u00a0di Felice Beato<\/strong>, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/4e927b6e-d78b-4f53-aa70-2c21d0116524.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41845\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/4e927b6e-d78b-4f53-aa70-2c21d0116524.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/4e927b6e-d78b-4f53-aa70-2c21d0116524.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/4e927b6e-d78b-4f53-aa70-2c21d0116524-300x111.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/4e927b6e-d78b-4f53-aa70-2c21d0116524-768x283.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 572px) 100vw, 572px\" \/><\/a> della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell\u2019immaginario evocato dalle stampe.<\/p>\n<p>Grazie alla collaborazione con il<strong>\u00a0Museo di Belle Arti di Montr\u00e9al<\/strong>\u00a0(MMFA), l\u2019esposizione adotta un approccio ecologicamente sostenibile alla progettazione, in linea con l\u2019orientamento sviluppato dal MAO negli ultimi anni, volto a\u00a0<strong>valorizzare il pensiero curatoriale e il contributo scientifico per un uso consapevole delle risorse museali<\/strong>. La serie conservata al MAO \u00e8 infatti identica a quella presente nelle collezioni del MMFA: questo consente di realizzare una <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx200-e1785182086771.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41846 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx200-e1785182086771.jpg\" alt=\"\" width=\"552\" height=\"362\" \/><\/a>mostra in cui non sono le opere a viaggiare, ma la prospettiva curatoriale e l\u2019apparato di mediazione museale che la accompagnano. Il progetto si avvale dei contenuti didattici sviluppati dal museo canadese in occasione della presentazione della serie nel 2024, proposta con la medesima chiave interpretativa basata sulla vita sociale ed economica di questi oggetti culturali effimeri al tempo in cui furono prodotti. Attraverso le tecniche di comunicazione verbale ispirate alla Visual Thinking Strategy, la narrazione riesce a rendere pi\u00f9 accessibili \u2013 e pertinenti \u2013 contenuti scritti complessi al pi\u00f9 grande numero di lettori.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41847\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165.jpg\" alt=\"\" width=\"562\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165.jpg 1334w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165-300x196.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165-1024x670.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx165-768x503.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 562px) 100vw, 562px\" \/><\/a>Realizzata per la prima volta nel\u00a0<strong>1833<\/strong>\u00a0e pubblicata dalla casa editrice H\u014deid\u014d di Takenouchi Magohachi,\u00a0<strong>la serie riscosse un successo immediato<\/strong>, rivoluzionando il panorama degli\u00a0<em>ukiyo-e<\/em>, le celebri xilografie a blocchi di legno. Stampata in oltre 15.000 copie, la T\u014dkaid\u014d divenne un vero e proprio\u00a0<strong>bestseller dell\u2019epoca Edo<\/strong>,\u00a0<strong>accessibile a tutti<\/strong>: le singole stampe costavano quanto una ciotola di ramen, venivano comprate e presto dimenticate.<\/p>\n<p>Queste immagini furono rivoluzionarie. Non nacquero come opere da museo, ma piuttosto come prodotti editoriali di largo consumo, e fu solo successivamente, durante la seconda met\u00e0 del XIX secolo, che in <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx166-e1785182141867.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41848 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx166-e1785182141867.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"377\" \/><\/a>Occidente vennero riscoperte e consacrate come opere d\u2019arte.<\/p>\n<p>In questo contesto\u00a0<strong>la direzione artistica di Takenouchi Magohachi fu cruciale<\/strong>: non solo nella stampa e distribuzione, ma anche nel concept narrativo e visivo dell\u2019<strong>intera serie<\/strong>,\u00a0<strong>costruita come una sorta di storyboard\u00a0<\/strong><em><strong>ante litteram<\/strong><\/em>, pensato per catturare l\u2019attenzione di un pubblico ampio, assetato di immaginazione e novit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx177-e1785182318689.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41851\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx177-e1785182318689.jpg\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"378\" \/><\/a>Ma cosa rende questa serie cos\u00ec speciale rispetto a tutte le altre?\u00a0<strong>Hiroshige<\/strong>, artista proveniente da una famiglia\u00a0<em>samurai<\/em>, ebbe l\u2019intuizione di\u00a0<strong>trasformare un tema allora gi\u00e0 molto conosciuto<\/strong>\u00a0\u2013 il tragitto lungo la T\u014dkaid\u014d, 490 km di strada che collegavano Edo (l\u2019odierna Tokyo) a Kyoto \u2013 in un\u00a0<strong>racconto visivo capace di mescolare realt\u00e0 e immaginazione<\/strong>. Con un\u00a0<strong>linguaggio visivo accessibile e modernissimo<\/strong>,\u00a0<strong>ispirato all\u2019arte tradizionale giapponese, ma con profonde suggestioni occidentali<\/strong>\u00a0(come la prospettiva centrale, l\u2019ombreggiatura, il formato orizzontale e l\u2019uso del blu sintetico),\u00a0<strong>Hiroshige<\/strong>\u00a0e la sua squadra\u00a0<strong>non si limitarono a rappresentare il paesaggio: lo reinventarono<\/strong>. Ogni stampa diventa cos\u00ec una scena onirica, atmosferica, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx182-e1785182381265.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41852 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx182-e1785182381265.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"383\" \/><\/a>capace di evocare sogni di viaggio e avventura.<\/p>\n<p>La T\u014dkaid\u014d era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da\u00a0<em>daimyo<\/em>, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo\u00a0<strong>il senso del movimento, la vivacit\u00e0 e la variet\u00e0 degli incontri e il fascino di un <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx198.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41856\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx198.jpg\" alt=\"\" width=\"563\" height=\"371\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx198.jpg 528w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx198-300x198.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 563px) 100vw, 563px\" \/><\/a>paese in movimento e in trasformazione<\/strong>. Le sue stampe trasformarono l\u2019ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese \u2013 e in seguito anche a quello occidentale \u2013 un mondo sospeso tra realt\u00e0 e sogno.<\/p>\n<p>Contestualmente all\u2019apertura della mostra,\u00a0<strong>nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, una della serie\u00a0<\/strong><em><strong>Rakuch\u016b rakugai zu<\/strong><\/em>\u00a0(\u201cVedute della capitale e dei suoi dintorni\u201d), di propriet\u00e0 della Fondazione Compagnia di San Paolo, e\u00a0<strong>un\u2019altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo<\/strong>\u00a0(\u201cLe battaglie di Ichinotani e Yashima\u201d), appartenente alla collezione del MAO.<\/p>\n<p>I paraventi, recentemente restaurati, sono\u00a0<strong>raffigurazioni enciclopediche<\/strong>: da un lato le\u00a0<strong>vedute della capitale<\/strong>, in cui\u00a0<strong>luoghi panoramici e monumenti legati alle festivit\u00e0 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx191-e1785182605771.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41857 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx191-e1785182605771.jpg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"378\" \/><\/a>stagionali di Kyoto sono magnificamente immortalati<\/strong>\u00a0\u2014 tra nuvole dorate fluttuanti \u2014\u00a0<strong>dagli artisti della scuola\u00a0<\/strong><em><strong>Kan\u014d<\/strong><\/em>; dall\u2019altro le rappresentazioni della\u00a0<strong>Guerra Genpei<\/strong>, in cui la pittura epica celebra episodi del XII secolo, rielaborati in et\u00e0 Tokugawa come\u00a0<strong>rievocazione del passato guerriero e della continuit\u00e0 del potere dei samurai<\/strong>.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>prima coppia<\/strong>\u00a0di paraventi commemora il\u00a0<strong>corteo dell\u2019imperatore Go-Mizunoo per il festival di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-41859\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171.jpg\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171.jpg 1334w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/07\/Jx171-768x510.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 568px) 100vw, 568px\" \/><\/a>Gion del 6 settembre 1626<\/strong>, mostrando la parte orientale della citt\u00e0 e il festival estivo che domina la vita delle strade da un lato e il castello di Fushimi e la met\u00e0 occidentale della capitale dall\u2019altro. Come i paesaggi da sogno\u00a0di Hiroshige, tra le nuvole si intravedono vedute aeree di altre attivit\u00e0 urbane, sia commerciali che di svago. Tuttavia, a differenza delle democratiche stampe delle\u00a0<em>53 stazioni del T\u014dkaid\u014d<\/em>, queste erano cartografie di lusso che, seppure leggibili da chiunque all&#8217;epoca, sarebbero state\u00a0accessibili esclusivamente a una ristretta \u00e9lite.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>seconda coppia<\/strong>\u00a0rievoca invece\u00a0<strong>alcuni momenti salienti della Guerra Genpei tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo<\/strong>. Bandiere araldiche, samurai a cavallo armati di archi, imbarcazioni all\u2019arrembaggio e alabarde\u00a0che emergono tra nubi dorate animano una scena intensa e drammatica, dove l\u2019esito \u00e8 gi\u00e0 noto: un evento epico, espressione di continuit\u00e0 politica e di casta.<\/p>\n<p>Pur essendo state prodotte in epoca coeva, i paraventi e la serie di stampe esposti rappresentano due punti di vista antitetici: da un lato l\u2019esaltazione del potere, apprezzata dalla ristretta cerchia di nobili e samurai, dall\u2019altro un inno discreto alla vita quotidiana e al movimento, amata e\u00a0<em>consumata<\/em>\u00a0da ampie fasce della popolazione.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il\u00a0MAO Museo d\u2019Arte Orientale\u00a0di Torino presenta fino al 29 novembre 2026 \u00a0la mostra\u00a0Paesaggi da sogno \/ Dreamscapes,\u00a0dedicata alla celebre serie\u00a0Le 53 stazioni della T\u014dkaid\u014d\u00a0di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell\u2019arte giapponese dell\u2019Ottocento, di propriet\u00e0 di\u00a0UniCredit. 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