{"id":42097,"date":"2026-08-27T20:12:57","date_gmt":"2026-08-27T20:12:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42097"},"modified":"2026-08-27T20:12:57","modified_gmt":"2026-08-27T20:12:57","slug":"astratto-organico-al-museo-gigi-guadagnucci-di-massa-i-protagonisti-della-scultura-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/08\/27\/astratto-organico-al-museo-gigi-guadagnucci-di-massa-i-protagonisti-della-scultura-del-novecento\/","title":{"rendered":"\u201cAstratto organico\u201d: al Museo Gigi Guadagnucci di Massa i protagonisti della scultura del Novecento"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/24moore-e1787861065947.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42099\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/24moore-e1787861065947.jpeg\" alt=\"\" width=\"564\" height=\"376\" \/><\/a>MASSA<\/strong>&#8211; Sino al 7 ottobre 2026 il<strong>\u00a0<\/strong><strong>ospita una nuova mostra di approfondimento sulla scultura del secondo Novecento:<\/strong> \u201c<strong>Astratto Organico<\/strong>\u201d \u00e8 il titolo dell\u2019esposizione, a cura di Mirco Taddeucci e con i testi critici di Kevin McManus, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore. Il progetto, che espone opere di\u00a0<strong>Henry Moore<\/strong>,\u00a0<strong>Agustin C\u00e0rdenas<\/strong>,\u00a0<strong>Antoine Poncet<\/strong>,\u00a0<strong>Alberto Viani<\/strong>,\u00a0<strong>Alicia Penalba<\/strong>\u00a0e<strong>\u00a0Maria Papa Rostkowska<\/strong>, \u00e8 stato inaugurato il 31 luglio scorso dal sindaco Francesco Persiani, il quale ha sottolineato come con la mostra prosegua \u201cil percorso che l\u2019Amministrazione comunale ha scelto di avviare per rafforzare il ruolo del Museo Gigi Guadagnucci e di Villa Rinchiostra come luoghi centrali della vita <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/2.-Exposition-Maria-Papa-Galerie-del-Naviglio-1967-scaled-1-e1787861085377.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42098 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/2.-Exposition-Maria-Papa-Galerie-del-Naviglio-1967-scaled-1-e1787861085377.jpg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"825\" \/><\/a>culturale della citt\u00e0 ma dal richiamo ben pi\u00f9 ampio\u201d, confermando \u201cla volont\u00e0 di costruire una programmazione di qualit\u00e0, capace di portare a Massa progetti di respiro internazionale e di valorizzare, allo stesso tempo, la profonda vocazione artistica del nostro territorio. Il museo non \u00e8 soltanto uno spazio di conservazione, ma un luogo vivo, aperto ai cittadini, alle scuole e ai visitatori, in grado di generare conoscenza, partecipazione e nuove occasioni di crescita culturale\u201d. La selezione di questi grandi artisti non \u00e8 casuale. Prima in Francia poi in Italia, Gigi Guadagnucci entr\u00f2 in contatto con alcuni dei pi\u00f9 grandi maestri a lui contemporanei, durante una stagione di grande vitalit\u00e0 per la scultura mondiale, che spesso si \u00e8 ritrovata ai piedi delle Alpi Apuane, da sempre crocevia di tradizione e modernit\u00e0. Ci\u00f2 che li accomuna non \u00e8 soltanto il rapporto con il territorio toscano, ma una concezione della forma che trova nella natura la propria origine: una forza generatrice da cui derivano volumi, tensioni, cavit\u00e0 e ritmi che conducono la scultura verso l\u2019astrazione. Henry Moore, che nel 1956 ricevette la commissione per Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di Parigi, approd\u00f2 in Versilia l\u2019anno successivo, inaugurando un rapporto profondo con la Toscana. Da Henraux al Bisonte di Firenze, fino alla storica mostra del Forte Belvedere del 1972, questo legame avrebbe accompagnato alcuni dei momenti pi\u00f9 significativi della sua presenza in Italia. <strong>Antoine Poncet<\/strong>, che trov\u00f2 nei marmi apuani il materiale ideale per una scultura fondata sull\u2019equilibrio tra astrazione e purezza delle forme. <strong>Alicia Penalba,<\/strong> con una ricerca dinamica in cui i volumi, ispirati dal mondo vegetale, si aprono allo spazio attraverso slanci e strutture in continua trasformazione. <strong>Alberto Viani,<\/strong> capace di condurre la figura verso forme essenziali e biomorfe, sospese tra corpo e astrazione. <strong>August\u00edn C\u00e1rdenas<\/strong>, che nei laboratori della Versilia svilupp\u00f2 una ricerca scultorea in cui natura e immaginazione si fondono in forme archetipiche e vitali. <strong>Maria Papa Rostkowska<\/strong>, esponente della Nouvelle \u00c9cole de Paris, tra le prime donne ad affermarsi nel mondo della scultura in marmo del dopoguerra in Versilia, svilupp\u00f2 una ricerca fondata sulla sintesi organica delle forme.<br \/>\nL\u2019esposizione si sviluppa attraverso 34 opere, di cui 4 inedite, dei <strong>6 scultori di fama internazionale<\/strong>, tracciando un percorso in cui i volumi tornano a respirare in un\u2019esperienza concreta e poetica. La mostra permette di osservare il rapporto tra forma e spazio come nucleo poetico della scultura di matrice astratto-organica del secondo dopoguerra e nella creazione di un\u2019esperienza che sia in grado di mettere in dialogo artisti di origini e culture diverse. dal Regno Unito all\u2019Argentina, dalla Svizzera alla Francia, dall\u2019Italia a Cuba e alla Polonia. Altrett<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42103\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo.jpg\" alt=\"\" width=\"466\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo.jpg 885w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo-708x1024.jpg 708w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/Penalba-Verso-monte-1976-bronzo-768x1111.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 466px) 100vw, 466px\" \/><\/a>anto variegati sono i materiali delle opere in mostra, spaziando dalla pietra e il bronzo, a bozzetti in gesso, pittura, collage e disegni preparatori, affiancando la scultura al suo disegno ed evidenziando il processo creativo dell\u2019opera \u201cin divenire\u201d. Tutte le opere convergono attorno al pensiero riassunto nel titolo della mostra: un\u2019astrazione che restituisce la vita in forma essenziale, dove le curve, le cavit\u00e0, le carezze di luce e ombra diventano il linguaggio di una natura interiorizzata. Gli artisti presenti delineano un panorama internazionale in cui la forma scultorea si spoglia del proprio peso e sembra appartenere a una stessa geologia poetica tanto moderna quanto ancestrale. \u201cLa scultura del Novecento non procede soltanto per rotture formali, ma attraverso una lenta trasformazione del concetto stesso di figura\u201d, spiega il curatore Mirco Taddeucci. \u201cDopo la crisi del monumento e della rappresentazione mimetica, il corpo, la natura e l\u2019oggetto non scompaiono: vengono ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a presenze sospese tra astrazione e riconoscibilit\u00e0. Astratto organico indaga questo passaggio attraverso <strong>le opere di<\/strong> <strong>Henry Moore, Agust\u00edn C\u00e1rdenas, Alicia Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa Rostkowska.<\/strong> Nel titolo convivono due spinte apparentemente opposte: l\u2019allontanamento dalla figura e la persistenza del vivente. \u00c8 proprio da questa tensione che nasce una parte decisiva della scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi, ma dalla capacit\u00e0 di riconoscere nel corpo umano, nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali, nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una sorgente di energia formale. L\u2019astrazione non nega il reale: lo concentra, lo porta a una soglia pi\u00f9 essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di una curva, l\u2019apertura di una cavit\u00e0, il peso di una massa che si fa organismo, memoria attiva del vivente dentro la forma\u201d.<\/p>\n<p><strong>IL PERCORSO E GLI ARTISTI<\/strong><strong>. <\/strong>La mostra si sviluppa attorno alle principali fonti visive e formali che, nel corso del Novecento, hanno alimentato la scultura di matrice astratto-organica: il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le strutture naturali, il rapporto tra massa, superficie e spazio interno. Il percorso prende avvio all\u2019esterno con Fugue <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/H.-Moore-Reclining-Figure-1976-acquaforte-acquatinta-1-e1787861250877.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42104 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/08\/H.-Moore-Reclining-Figure-1976-acquaforte-acquatinta-1-e1787861250877.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"535\" \/><\/a>Lacustre, scultura monumentale in marmo rosa di Antoine Poncet, collocata come soglia ideale della mostra e in dialogo cromatico con il colore della facciata di Villa Rinchiostra. L\u2019opera introduce alcuni dei temi centrali dell\u2019esposizione: la riduzione della forma naturale a struttura plastica essenziale, la continuit\u00e0 delle superfici, il rapporto tra peso materiale e slancio dinamico.<br \/>\nAll\u2019interno, l\u2019itinerario non procede secondo un ordine rigidamente cronologico, ma per nuclei tematici. Le prime sale mettono in evidenza il passaggio dalla suggestione naturale alla forma autonoma: dalle strutture vegetali ascensionali e alate di Alicia Penalba, esemplificate da Cinq Ailes, fino alla sintesi animale di Maria Papa Rostkowska in Poisson. Nel primo caso, il riferimento all\u2019ala non ha valore descrittivo, ma diventa un principio plastico costruito su spinte verticali che si articolano nello spazio. Nel secondo, la forma animale \u00e8 ricondotta a una presenza plastica essenziale e compatta. <strong>Tra le opere esposte figurano anche un collage e un piccolo bronzo inediti di Alicia Penalba.<\/strong> Accanto a lei, Maria Papa Rostkowska, che in area apuana ha incrociato il percorso di Guadagnucci, testimonia un diverso rapporto con la natura. La presenza di una tela mai esposta permette, inoltre, di ampliare la lettura del suo lavoro oltre la scultura. La <strong>sala dedicata ad Alberto Viani<\/strong> introduce il tema del corpo umano come nucleo di una progressiva sintesi plastica. Nei suoi nudi e nei suoi torsi, la figura non viene negata dall\u2019astrazione, ma trasformata in un organismo formale autonomo. Nudo al sole esprime con particolare chiarezza questa tensione: un corpo non riprodotto attraverso il dettaglio anatomico, ma attraverso la continuit\u00e0 delle superfici, l\u2019equilibrio dei volumi e il rapporto diretto con lo spazio. <strong>Il nucleo pi\u00f9 ampio della mostra \u00e8 dedicato a Henry Moore, la cui presenza costituisce uno dei momenti centrali del percorso.<\/strong> Attraverso studi su carta e sculture come Draped reclining figure, la mostra documenta alcuni dei temi fondamentali della sua ricerca: la figura umana, la tensione tra massa e cavit\u00e0, il dialogo tra anatomia, paesaggio e forme naturali. Il motivo di Reclining figure non \u00e8 soltanto un tema iconografico ricorrente, ma un dispositivo attraverso cui l\u2019artista esplora la relazione tra corpo, spazio e struttura plastica. Nella sala, gli studi su carta permettono di seguire il processo attraverso cui le forme prendono corpo prima della loro traduzione scultorea a fianco a diversi bronzi. Le opere e i documenti esposti ricordano l\u2019artista a quarant\u2019anni dalla scomparsa e sottolineano il suo rapporto con la Toscana e con l\u2019area apuo-versiliese: un legame avviato nel 1956 con la commissione di Reclining Figure per la sede UNESCO di Parigi, di cui ricorrono i settant\u2019anni, e consolidato dal successivo lavoro presso Henraux e Il Bisonte. Il percorso si conclude con Agust\u00edn C\u00e1rdenas, artista cubano formatosi all\u2019Avana e attivo a Parigi dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta. La sua presenza conduce il tema dell\u2019organico verso una dimensione pi\u00f9 arcaica e concentrata: corpi, segni totemici e memorie naturali si traducono in profili essenziali e slanciati, nei quali cavit\u00e0 e aperture partecipano alla costruzione. I gessi esposti, tra cui un bozzetto mai presentato al pubblico, permettono di leggere il momento in cui l\u2019idea si precisa prima del passaggio a marmo, bronzo o legno. La conclusione affidata a C\u00e1rdenas rende cos\u00ec esplicito un ulteriore esito del percorso: non pi\u00f9 la natura come modello riconoscibile, ma come principio generativo di presenze sintetiche e animate.<\/p>\n<p><em>Credito fotografico: Henry Moore in Henraux accanto all&#8217;opera Reclining &#8211; Figure per la sede Unesco di Parigi; Archivio Fotografico Bessi; H. Moore, Reclining Figure, 1976, acquaforte acquaTnta, PH. credit Mirco Taddeucci, Reproduced by permission of The Henry Moore<\/em> <em>FoundaTon<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>MASSA&#8211; Sino al 7 ottobre 2026 il\u00a0ospita una nuova mostra di approfondimento sulla scultura del secondo Novecento: \u201cAstratto Organico\u201d \u00e8 il titolo dell\u2019esposizione, a cura di Mirco Taddeucci e con i testi critici di Kevin McManus, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore. Il progetto, che espone opere di\u00a0Henry Moore,\u00a0Agustin C\u00e0rdenas,\u00a0Antoine Poncet,\u00a0Alberto Viani,\u00a0Alicia Penalba\u00a0e\u00a0Maria Papa Rostkowska, \u00e8 stato inaugurato il 31 luglio scorso dal sindaco Francesco Persiani, il quale ha sottolineato come con la mostra prosegua \u201cil percorso che l\u2019Amministrazione comunale ha scelto di avviare per rafforzare il ruolo del Museo Gigi Guadagnucci e di Villa [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/08\/27\/astratto-organico-al-museo-gigi-guadagnucci-di-massa-i-protagonisti-della-scultura-del-novecento\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59246,80688,59281,53889,53888,74779,53709,53710,66803,66558,9894,10357,44441,87,26,17505,35188,17494,4625,409394],"tags":[602871,602869,602868,602867,456491,108240,456490,602870,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42097"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42097"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42097\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42107,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42097\/revisions\/42107"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}