{"id":42531,"date":"2026-10-03T21:16:19","date_gmt":"2026-10-03T21:16:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42531"},"modified":"2026-10-03T21:16:19","modified_gmt":"2026-10-03T21:16:19","slug":"klimt-schiele-kokoschka-e-il-corpo-nellarte-contemporanea-la-mostra-al-muvec-di-mestre-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/03\/klimt-schiele-kokoschka-e-il-corpo-nellarte-contemporanea-la-mostra-al-muvec-di-mestre-venezia\/","title":{"rendered":"Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell\u2019arte contemporanea. La mostra al MUVEC di Mestre\/Venezia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/12.Piero-Manzoni_ScultureViventi-scaled-e1791061545389.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42532\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/12.Piero-Manzoni_ScultureViventi-scaled-e1791061545389.jpg\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"697\" \/><\/a>Parafrasando il celebre motto (<em>Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit\u00a0\u00a0(Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libert\u00e0)<\/em> iscritto sul<strong> Palazzo della Secessione a Vienna<\/strong>, il <strong>corpo <\/strong>diventa il luogo in cui prendono forma le inquietudini, i desideri e le trasformazioni della modernit\u00e0, dal secolo scorso fino alla nostra contemporaneit\u00e0. \u00c8 questo il punto di partenza della mostra <em>Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell\u2019arte contemporanea<\/em>, ideata da Fondazione Musei Civici di Venezia per il nuovo museo dell\u2019arte contemporanea<strong> MUVEC di Mestre<\/strong>, visitabile\u00a0 fino <strong>\u00a0al 14 febbraio 2027<\/strong>.<\/p>\n<p>Dall&#8217;avanguardia visiva della Secessione viennese, con <strong>Gustav Klimt, Egon Schiele<\/strong> e <strong>Oskar Kokoschka<\/strong>, alle esperienze del <strong>\u201critorno all\u2019ordine\u201d degli anni Venti e Trenta<\/strong>, fino alle <strong>rivoluzioni degli anni Sessanta e Settanta e alla Body Art,<\/strong> il corpo passa dall\u2019essere soggetto della rappresentazione a diventare materia, strumento e linguaggio dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Partendo da <em>Giuditta II<\/em> di Gustav Klimt, conservata a <strong>Ca\u2019 Pesaro<\/strong>, la mostra presenta <strong>47 opere tra dipinti, disegni, grafiche, sculture e fotografie<\/strong>, provenienti da importanti musei e fondazioni, tra cui il <strong>Museo Nacional Thyssen-Bornemisza <\/strong>di Madrid, lo <strong>Sz\u00e9pm\u0171v\u00e9szeti M\u00fazeum <\/strong>di Budapest, il <strong>Leopold Museum<\/strong> di Vienna, la <strong>Oskar Kokoschka Foundation <\/strong>di Vevey, le <strong>Gallerie dell\u2019Accademia <\/strong>di Venezia, il <strong>Getty Research Institute<\/strong> di Los Angeles e la <strong>Fondazione Piero<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/06.-Kokoschka-Pieta-e1791061600848.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42535 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/06.-Kokoschka-Pieta-e1791061600848.jpg\" alt=\"\" width=\"565\" height=\"837\" \/><\/a> Manzoni<\/strong> di Milano.<\/p>\n<p><em>Una nuova mostra per il nuovo museo: Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell\u2019arte contemporanea riporta a Mestre i grandi maestri del Novecento per raccontarne le influenze e, attraverso il linguaggio dell\u2019arte, interrogare il nostro tempo &#8211; <\/em><strong>introduce Mariacristina Gribaudi, Presidente di Fondazione Musei Civici di Venezia<\/strong> <em>&#8211;\u00a0 Oggi questi artisti diventano protagonisti della Casa delle Contemporaneit\u00e0, con un messaggio importante: MUVEC \u00e8 un presidio culturale per i cittadini e per tutti, un luogo in cui l\u2019attivit\u00e0 dei Musei Civici di Venezia pu\u00f2 dare vita a nuove esperienze dedicate alla citt\u00e0 e ai suoi residenti e, allo stesso tempo, offrire a tutti i visitatori mostre e progetti di respiro internazionale. Un luogo dove sperimentare, dove stare, dove tornare, dove imparare. La mostra<\/em>\u00a0 &#8211; prosegue Gribaudi &#8211;<em> prende avvio da un tema forte e universale, il corpo, affrontato attraverso il confronto tra la Vienna di inizio Novecento e la ricerca artistica contemporanea. Un dialogo che attraversa epoche e linguaggi e che ci invita a riflettere su questioni ancora profondamente attuali: l\u2019identit\u00e0, la libert\u00e0 e il modo in cui l\u2019arte \u2013 e, pi\u00f9 in generale, il mondo \u2013 guarda alla persona. \u00c8 attraverso questo confronto tra passato e presente che MUVEC si propone come uno spazio vivo, aperto alla ricerca e alla contemporaneit\u00e0: un museo capace di custodire la memoria e, nello stesso tempo, di generare nuove domande, nuove prospettive e nuovi modi di abitare la cultura.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa mostra segna un passaggio importante per il MUVEC: \u00e8 il primo appuntamento espositivo di questa portata e di livello internazionale da quando la Casa delle Contemporaneit\u00e0 ha aperto le sue porte &#8211; <\/em><strong>dichiara il sindaco<\/strong> <strong>Simone Venturini<\/strong><em> &#8211; Ma soprattutto d\u00e0 concretezza a un progetto ancora pi\u00f9 ampio: il Distretto della Cultura di Mestre. Da oggi alcuni tra i principali luoghi culturali mestrini iniziano a dialogare, a far circolare pubblici, idee e produzioni e a costruire insieme una nuova narrazione della citt\u00e0. Il MUVEC e il Candiani, il Toniolo, la VEZ, l\u2019Emeroteca dell\u2019Arte, M9 e Forte Marghera fanno gi\u00e0 parte di una rete che pu\u00f2 crescere ancora, anche attraverso progetti come quelli dell\u2019ex De Amicis e dell&#8217;ex Palaplip. I luoghi e i progetti non mancano: la chiave per Mestre \u00e8 riqualificare i suoi spazi e riempirli di contenuti all\u2019altezza del loro potenziale. \u00c8 cos\u00ec che possiamo plasmarne l\u2019identit\u00e0, collegandola al passato per disegnarne il futuro.<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/04.-Klimt_donna-sdraiata_Budapest-e1791061641968.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-42536\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/04.-Klimt_donna-sdraiata_Budapest-e1791061641968.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"371\" \/><\/a>Mostre e iniziative di questo livello contribuiscono a rafforzare l\u2019offerta culturale, l\u2019attrattivit\u00e0 di Mestre e il suo ruolo all\u2019interno del panorama culturale contemporaneo. Una citt\u00e0, infatti, cresce anche attraverso la capacit\u00e0 di creare occasioni di incontro, confronto e partecipazione intorno alla cultura <\/em>\u2013<strong> dichiara l\u2019assessore alla Cultura, Paolo Romor<\/strong>, presente all\u2019inaugurazione della mostra, insieme a <strong>Costanza Melchiori Presidente della Commisione Cultura del Comune di Venezia<\/strong> &#8211; <em>In questa prospettiva, il MUVEC rappresenta una nuova importante risorsa per Mestre: uno spazio capace di ospitare progetti di qualit\u00e0, dialogare con le altre realt\u00e0 culturali del territorio e avvicinare pubblici diversi all\u2019arte contemporanea. Vogliamo continuare a lavorare in questa direzione, mettendo in rete luoghi, competenze e progettualit\u00e0 e valorizzando gli spazi culturali della citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>A partire dal <strong>corpo<\/strong>, la mostra propone una rilettura delle trasformazioni dell\u2019arte del secolo scorso. \u00c8 proprio nella Vienna di inizio Novecento che questa dimensione emerge con particolare evidenza, all\u2019interno di una societ\u00e0 piena di contraddizioni e di una cultura che si interroga sulla nevrosi e sul <strong>rapporto tra corpo, personalit\u00e0, inconscio e sessualit\u00e0<\/strong>. Filosofia, psicoanalisi, antropologia, letteratura e arti visive partecipano a una stagione di profondo rinnovamento, nella quale vengono messi in discussione i confini e le definizioni di normalit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Guardando la Giuditta II di Klimt, il capolavoro delle collezioni civiche veneziane la cui acquisizione fu fortemente voluta dal primo Direttore di Ca&#8217; Pesaro, Nino Barbantini &#8211;<\/em> <strong>ricorda<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/11.Gina-Pane-Azione-sentimentale-e1791061744405.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42537 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/11.Gina-Pane-Azione-sentimentale-e1791061744405.jpg\" alt=\"\" width=\"562\" height=\"165\" \/><\/a> Elisabetta Barisoni, Dirigente Area Musei, Responsabile di Ca Pesaro e Museo Fortuny, Responsabile MUVE a Mestre<\/strong> &#8211;<em> non vediamo solo l&#8217;oro della monumentale cornice e le infinite decorazioni che punteggiano il dipinto; vediamo anche e soprattutto un corpo di donna. Da questa riflessione siamo partiti per affrontare uno dei temi pi\u00f9 importanti del XX secolo, e della nostra contemporaneit\u00e0, cio\u00e8 la fisicit\u00e0, il corpo, amato ma anche scavato, inciso, analizzato ed esposto nella sua difformit\u00e0 dai tre protagonisti della Secessione e da l\u00ec in poi mai pi\u00f9 dimenticato. Dagli anni Venti e Trenta, quando le dittature cercavano di normalizzarlo, comprimerlo,\u00a0 reprimerlo, il corpo passa al secondo dopoguerra, negli anni Sessanta e Settanta, e ritorna\u00a0 al centro della visione; non pi\u00f9 un corpo ritratto e studiato ma un corpo vissuto e usato come mezzo per un messaggio poetico e politico in Yves Klein, Piero Manzoni, Ana Mendieta e Gina Pane.<\/em><\/p>\n<p>La Secessione viennese, con<strong> Gustav Klimt<\/strong> come primo Maestro, con <strong>Egon Schiele e Oskar Kokoschka<\/strong> tra i suoi geniali seguaci, apre uno squarcio sul reale dal quale non si potr\u00e0 pi\u00f9 retrocedere, se non attraverso il cosiddetto \u201critorno all\u2019ordine\u201d. Nei primi anni del Novecento, la figura umana diventa infatti uno dei luoghi nei quali si manifesta la crisi della societ\u00e0 borghese e insieme la possibilit\u00e0 di una nuova libert\u00e0 del corpo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/01.-Klimt-Gustav_Giuditta-II-e1791061774105.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42538\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/01.-Klimt-Gustav_Giuditta-II-e1791061774105.jpg\" alt=\"\" width=\"587\" height=\"1280\" \/><\/a>In <strong>Gustav Klimt<\/strong> questa trasformazione trova una delle sue espressioni pi\u00f9 radicali. Le donne monumentali dei dipinti e le figure femminili dei disegni diventano corpi coscienti, erotici, figure sicure e padrone di s\u00e9 stesse. \u00c8 il caso di <em><strong>Giuditta II<\/strong><\/em>, capolavoro del 1909 conservato nelle collezioni di Ca\u2019 Pesaro: una figura moderna, nervosa, anticlassica, volitiva e presente. La Giuditta di Klimt segna il passaggio verso una nuova immagine della donna e da qui prende avvio il viaggio nel corpo del Novecento.<\/p>\n<p>L\u2019inquietudine che emerge in Klimt viene pienamente raccolta da <strong>Egon Schiele<\/strong>, che conduce le donne sontuose del Maestro verso la realt\u00e0, in uno schianto tragico e poetico con il quotidiano. In Schiele il corpo umano emerge monumentale ma mutilato, traumatizzato, sospeso. Le figure diventano reali, scarne, isolate e alienate, talvolta malate e sofferenti. Il segno tagliente dei disegni e degli acquerelli restituisce l\u2019ansia esistenziale della vita moderna, facendo della fisicit\u00e0 il luogo nel quale emergono desiderio, disagio e consapevolezza della morte.<\/p>\n<p><strong>Oskar Kokoschka<\/strong> porta invece la figura verso una dimensione espressionista nella quale il vero soggetto delle opere diventa l\u2019inconscio. I corpi sono attraversati da dissonanze cromatiche e posizioni innaturali; la deformazione del reale diventa lo strumento per esprimere i processi mentali inconsci che agiscono sull\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Tra avanzamenti e arretramenti, il corpo attraversa gli anni tra le due guerre in un <strong>confronto serrato tra modernit\u00e0 e ritorno all\u2019ordine<\/strong>. I regimi autoritari che si instaurano in Europa elaborano modelli di un <strong>uomo nuovo e di una rinnovata umanit\u00e0<\/strong>: corpi maschili atletici, armonici, classici, non toccati da malattia, devianza o malessere; corpi femminili legati alla maternit\u00e0, al focolare domestico e alla patria. Le differenze e le difformit\u00e0 &#8211; tutto quanto si discosta dal canone &#8211; vengono respinte.<\/p>\n<p>In Italia, tuttavia, il \u201critorno all\u2019ordine\u201d sfugge spesso alle definizioni di propaganda e restituisce una sottile inquietudine. Nelle opere di<strong> Felice Casorati<\/strong>,<strong> Guido Cadorin <\/strong>e <strong>Mario Sironi <\/strong>il corpo, reinterpretato secondo proporzioni classiche e con l\u2019eco dell\u2019antico, \u00e8 isolato in un clima di sospensione lirica. Le figure dimesse, gli sfondi neutri, gli sguardi malinconici e il trattamento nervoso dei corpi restituiscono l\u2019immagine di una giovent\u00f9 inquieta e attonita, nella quale sopravvivono le verit\u00e0 dell\u2019inconscio che la Secessione viennese aveva svelato.<\/p>\n<p>Il rapporto tra corpo e <em>logos,<\/em> tra fisicit\u00e0 e logica, tra conscio e inconscio, trova una violenta negazione negli anni della guerra, nel ricordo dei corpi sciolti, atomizzati, distrutti e annientati dagli orrori della Seconda guerra mondiale. Negli anni<strong> Cinquanta <\/strong>gli artisti devono recuperare la capacit\u00e0 di rappresentare il corpo e di credere nuovamente nella sua volont\u00e0 significante, fino a ritrovarne un nuovo senso nel decennio successivo.<\/p>\n<p>Le istanze dell\u2019arte di rottura degli anni <strong>Sessanta <\/strong>\u2013<strong> dal Nouveau R\u00e9alisme all\u2019Arte Concettuale, dalla performance alla Body Art <\/strong>\u2013 recuperano la centralit\u00e0 del corpo traendo nuova linfa dalla lezione, brillante e al contempo tragica, della Vienna di inizio secolo. Il corpo non \u00e8 pi\u00f9 soltanto soggetto: diventa mezzo del messaggio, supporto e strumento, mentre arte e vita non sono pi\u00f9 separate e il gesto diventa fatto autonomo ed espressivo.<\/p>\n<p>Le Antropometrie di<strong> Yves Klein<\/strong> e le<em> Impronte<\/em> e <em>Sculture viventi <\/em>di<strong> Piero Manzoni <\/strong>costituiscono il vero incipit di questo nuovo rapporto tra corpo e opera. Sperimentale e ironica in Manzoni, mistica in Klein, la questione del corpo entra direttamente nello spazio dell\u2019arte e trasforma l\u2019artista e il pubblico in opera.<\/p>\n<p>Nella Body Art il corpo diventa anche mezzo politico e luogo di esperienza e di confronto. Nelle opere di<strong> Ana Mendieta<\/strong> e <strong>Gina Pane<\/strong>, il corpo dell\u2019artista viene usato come supporto e strumento; pelle, sangue, dolore, nudit\u00e0 e modificazione fisica entrano nel linguaggio dell\u2019arte. La fisicit\u00e0 diventa cos\u00ec il luogo della catarsi delle proprie paure e un messaggio politico e poetico sulla condizione della donna, sull\u2019uso strumentale del <strong>corpo femminile<\/strong>, sulla rimozione del desiderio e sull\u2019abolizione delle definizioni univoche. Il corpo inteso come disagio, come rimosso incomunicabile, corpo da modificare o cambiare in modo reale o virtuale, corpo come luogo della lotta della psiche con s\u00e9 stessa, come segno di sanit\u00e0 e perfezione e insieme come simbolo di rivoluzione, attraversa la seconda met\u00e0 del Novecento e arriva fino ai nostri giorni. Carne e sangue, poesia e gioco, archetipo e attualit\u00e0: corpi fluidi e corpi rifatti, corpi posseduti e corpi idealizzati, corpi mascherati e corpi contratti compongono il nostro immaginario visivo quotidiano.<\/p>\n<p>A pi\u00f9 di un secolo dalla Secessione viennese, il motto \u201cAd ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libert\u00e0\u201d trova cos\u00ec una nuova declinazione: <strong>ad ogni epoca il proprio corpo, ad ogni corpo la propria libert\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Parafrasando il celebre motto (Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit\u00a0\u00a0(Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libert\u00e0) iscritto sul Palazzo della Secessione a Vienna, il corpo diventa il luogo in cui prendono forma le inquietudini, i desideri e le trasformazioni della modernit\u00e0, dal secolo scorso fino alla nostra contemporaneit\u00e0. \u00c8 questo il punto di partenza della mostra Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell\u2019arte contemporanea, ideata da Fondazione Musei Civici di Venezia per il nuovo museo dell\u2019arte contemporanea MUVEC di Mestre, visitabile\u00a0 fino \u00a0al 14 febbraio 2027. 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