{"id":42628,"date":"2026-10-15T20:51:01","date_gmt":"2026-10-15T20:51:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42628"},"modified":"2026-10-15T20:51:01","modified_gmt":"2026-10-15T20:51:01","slug":"guardare-fino-al-cielo-e-la-mostra-che-highline-sviluppa-a-milano-in-galleria-vittorio-emanuele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/15\/guardare-fino-al-cielo-e-la-mostra-che-highline-sviluppa-a-milano-in-galleria-vittorio-emanuele\/","title":{"rendered":"Guardare fino al cielo \u00e8 la mostra che Highline sviluppa a Milano in Galleria Vittorio Emanuele"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Highline_Guardare-fino-al-cielo_IMG-1-e1792097082431.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42629\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Highline_Guardare-fino-al-cielo_IMG-1-e1792097082431.jpg\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"381\" \/><\/a>Dal 7 ottobre al 2 novembre 2026, nella Sala degli Orologi e lungo lo Skybridge di HIGHLINE Milano, un\u2019installazione di Stefano Cozzi, Letizia Prestipino e Giovanni Zof invita a rallentare lo sguardo e a interrogarsi su come immagini, luoghi e memoria costruiscano il nostro modo di vedere. Il progetto \u00e8 sostenuto dall\u2019Istituto Italiano di Fotografia, dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, da Fondazione EOS \u2013 Edison Orizzonte Sociale e da Quattrox4.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Milano, 7 ottobre 2026<\/em> &#8211; \u201cQuanto pi\u00f9 da vicino si guarda una parola, tanto pi\u00f9 lontano essa guarda a sua volta\u201d. \u00c8 da questa riflessione di Karl Kraus che prende avvio <strong>\u201cGUARDARE FINO AL CIELO\u201d, la nuova mostra di HIGHLINE Milano <\/strong>(<a href=\"https:\/\/highlinegalleria.it\/\">highlinegalleria.it\/<\/a>) a cura di Carla Gerbino,<strong> visitabile dal 7 ottobre al 2 novembre 2026.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Non solo una riflessione, ma anche <strong>una domanda essenziale <\/strong>che d\u00e0 origine alla mostra: <em>Come riconosciamo ci\u00f2 che vediamo? Quando un\u2019immagine diventa riconoscibile e in che modo ci\u00f2 che<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Highline_Guardare-fino-al-cielo_IMG-2-e1792097105148.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42630 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Highline_Guardare-fino-al-cielo_IMG-2-e1792097105148.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"371\" \/><\/a> vediamo contribuisce a costruire la nostra identit\u00e0 e la nostra memoria?<\/em><\/p>\n<p>Il progetto evolve dall\u2019incontro tra <strong>la pittura di Letizia Prestipino, le immagini in movimento di Stefano Cozzi e la composizione musicale di Giovanni Zof<\/strong>, in un\u2019installazione che mette in relazione linguaggi differenti per indagare il ruolo delle immagini nella costruzione dell\u2019identit\u00e0 e della memoria.<\/p>\n<p>Nella sua fase di avvio, la video installazione e il progetto espositivo sono stati oggetto di progettazione attiva insieme a<strong> Ginevra Addis<\/strong>, Adjunct Professor e storica dell\u2019arte, nell\u2019ambito del corso di laurea magistrale in Economics and Management of Art, Culture and Entertainment &#8211; Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore (UCSC) e,\u00a0 secondo una diversa declinazione, nel laboratorio BIODIVERSIT\u00c0, ARTE CONTEMPORANEA E TURISMO SOSTENIBILE, parte del Corso di Laurea Triennale in Scienze del Turismo e Comunit\u00e0 Locale &#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca (UNIMIB). Il laboratorio ha esplorato la convergenza tra estetica artistica contemporanea e biodiversit\u00e0 nelle istituzioni culturali, indagando il ruolo dell\u2019arte nella valorizzazione degli ecosistemi e considerando la biodiversit\u00e0 sia una norma ambientale sia un elemento dell\u2019identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p>All\u2019interno della Sala degli Orologi, spazio storico della Galleria Vittorio Emanuele II, trasformato da HIGHLINE in un luogo dedicato all\u2019arte contemporanea, il visitatore \u00e8 invitato a intraprendere un percorso nel quale le immagini non si offrono immediatamente allo sguardo, ma emergono progressivamente attraverso dettagli, stratificazioni, sovrapposizioni e frammenti. In questo contesto, la mostra assume un significato particolare: <strong>guardare dall\u2019alto non significa soltanto vedere di pi\u00f9, ma vedere diversamente<\/strong>.<\/p>\n<p>Il percorso di <strong>\u201cGUARDARE FINO AL CIELO\u201d si articola in tre nuclei di ricerca<\/strong>, intesi non come sezioni separate ma come passaggi di una stessa esperienza, che accompagnano il visitatore attraverso una riflessione progressiva sulla natura dello sguardo. Il progetto mette in relazione <strong>percezione, presenza e memoria<\/strong>, seguendo un movimento che conduce dall\u2019incertezza del riconoscimento alla consapevolezza di essere parte stessa di ci\u00f2 che osserviamo, fino alla dimensione mutevole del ricordo.<\/p>\n<p>La soglia tra nitido e indistinto si confonde nelle opere di Prestipino, rilette dallo sguardo fotografico di Cozzi attraverso l\u2019attenzione al dettaglio; per poi passare il testimone alla presenza di persone, performer e passanti negli spazi della Galleria Vittorio Emanuele II e di Piazza Duomo, colti nel loro rapporto con lo spazio e con lo sguardo di chi li osserva; concludendo, infine, con la memoria, intesa come una dimensione nella quale immagini e frammenti del passato continuano a modificarsi nel presente.<\/p>\n<p>Prima di accedere alla mostra \u201cGUARDARE FINO AL CIELO\u201d, sullo Skybridge di Highline Milano \u00e8 possibile ammirare <strong>il progetto fotografico realizzato dagli studenti dell\u2019Istituto Italiano di Fotografia<\/strong> Mauro Abbatescianna, Gian Luigi Bonaccorti e Benni Giammari, con il contributo di <strong>Lomography<\/strong>. Attraverso la fotografia analogica e la tecnica della doppia esposizione, gli autori reinterpretano la Galleria Vittorio Emanuele II e lo skyline di Milano, creando immagini in cui realt\u00e0, astrazione e casualit\u00e0 si incontrano.<\/p>\n<p><em>\u201cGUARDARE FINO AL CIELO\u201d nasce come un invito a rallentare lo sguardo e a lasciare che le immagini abbiano il tempo di trasformarsi davanti a noi. Guardare significa avvicinarsi, allontanarsi, mettere in relazione ci\u00f2 che appare con ci\u00f2 che ricordiamo. In questo spazio tra presenza e distanza, l\u2019immagine non \u00e8 mai definitiva, ma continua a restituire qualcosa di nuovo a ogni osservazione. \u00c8 una riflessione che dialoga con l\u2019aura di Walter Benjamin e che trova nella Sala degli Orologi un luogo particolarmente significativo: uno spazio un tempo dedicato a scandire il tempo della citt\u00e0, oggi restituito a un\u2019esperienza diversa, quella del tempo necessario per guardare davvero.\u201d<\/em> &#8211; dichiara <strong>Carla Gerbino di Highline Milano, curatrice del progetto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dal 7 ottobre al 2 novembre 2026, nella Sala degli Orologi e lungo lo Skybridge di HIGHLINE Milano, un\u2019installazione di Stefano Cozzi, Letizia Prestipino e Giovanni Zof invita a rallentare lo sguardo e a interrogarsi su come immagini, luoghi e memoria costruiscano il nostro modo di vedere. Il progetto \u00e8 sostenuto dall\u2019Istituto Italiano di Fotografia, dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, da Fondazione EOS \u2013 Edison Orizzonte Sociale e da Quattrox4. \u00a0Milano, 7 ottobre 2026 &#8211; \u201cQuanto pi\u00f9 da vicino si guarda una parola, tanto pi\u00f9 lontano essa guarda a sua volta\u201d. \u00c8 da questa riflessione di Karl Kraus che prende [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/15\/guardare-fino-al-cielo-e-la-mostra-che-highline-sviluppa-a-milano-in-galleria-vittorio-emanuele\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,9894,10357,269293,44441,87,93497,28340,13306,17505,9895],"tags":[603083,603081,80262,249,355195,603082],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42628"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42628"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42628\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42632,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42628\/revisions\/42632"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42628"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42628"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42628"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}