{"id":42640,"date":"2026-10-17T18:22:23","date_gmt":"2026-10-17T18:22:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42640"},"modified":"2026-10-17T18:22:23","modified_gmt":"2026-10-17T18:22:23","slug":"storie-e-geografie-temporali-nei-testimoni-di-sophia-ko-alla-building-gallery-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/17\/storie-e-geografie-temporali-nei-testimoni-di-sophia-ko-alla-building-gallery-di-milano\/","title":{"rendered":"Storie e geografie temporali nei \u201cTestimoni\u201d di Sophia Ko alla Building Gallery di  Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/XX-e1792260687251.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42641\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/XX-e1792260687251.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"390\" \/><\/a>La BUILDING<\/strong> <strong>GALLERY<\/strong> a Milano, fino al 23 dicembre 2026, presenta <em><strong>Testimoni<\/strong><\/em>, una mostra personale dell\u2019artista georgiana <strong>Sophie Ko<\/strong> (Tblisi, 1981) \u2013 rappresentata dalla galleria \u2013 a cura di <strong>Federico Ferrari<\/strong>. A sei anni di distanza dalla sua partecipazione all\u2019esposizione <em>Materie, Spazi,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-07-17-144903.png\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42642 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-07-17-144903.png\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-07-17-144903.png 628w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-07-17-144903-300x215.png 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a> Visioni<\/em> (2020), <strong>BUILDING<\/strong> dedica all\u2019artista una importante personale proponendo, nei tre piani espositivi della galleria, una panoramica compiuta del suo lavoro grafico, pittorico, scultureo e installativo.<\/p>\n<p><strong>In questa occasione, Sophie Ko presenta per la prima volta al pubblico un <em>corpus<\/em> di circa sessanta opere, che ripercorrono i temi e i linguaggi che caratterizzano la sua ricerca.<\/strong><\/p>\n<p>Quella di Sophie Ko \u00e8 una pratica complessa, orientata a un confronto radicale con la tradizione della storia dell\u2019arte, reso possibile da un approccio formale estremamente raffinato, e capace di coniugare un finissimo lavoro sui materiali, con una poetica delicata e quasi ascetica. Le opere inedite presentate negli spazi espositivi di <strong>BUILDING<\/strong> <strong>GALLERY <\/strong>segnano il punto pi\u00f9 avanzato di un percorso avviato quindici anni fa con le prime<em> Geografie temporali<\/em>. Pigmento puro, foglia d\u2019oro, corteccia d\u2019albero \u2014 supporto sul quale sono dipinti gli occhi, <em>Testimoni<\/em> (2026), che popolano il primo piano \u2014, bronzo per le presenze scultoree e resti di immagini bruciate che l\u2019artista chiama \u201cresti incombusti\u201d, appartenenti alla serie <em>Waldg\u00e4nger <\/em>(2013): sono questi i materiali su cui si fonda la grammatica visiva di Sophie Ko, scelti per la loro capacit\u00e0 di custodire e, insieme, minacciare la forma. Un\u2019opera scultorea in marmo bianco,\u00a0<em>Grembo\u00a0<\/em>(2026),\u00a0dialogante con il pigmento puro de\u00a0<em>Il sangue di Demetra\u00a0<\/em>(2026), esalta\u00a0la tensione tra materia e forma, tra destino e origine, su cui l\u2019intera mostra si costruisce. Come accade nelle\u00a0<em>Geografie temporali<\/em>, che da anni caratterizzano la sua ricerca, anche qui la materia resta soggetta alla forza di gravit\u00e0: si sposta, frana, si ridistribuisce, cos\u00ec che ogni opera continui silenziosamente a mutare anche una volta esposta \u2014 un procedimento che rovescia il gesto pittorico tradizionale, poich\u00e9 non si aggiunge colore ma si dispone materia instabile, lasciando che sia il tempo stesso a comporne, o scomporne, l\u2019immagine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/CC-3-e1792260825196.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42644\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/CC-3-e1792260825196.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"372\" \/><\/a>Il tema della memoria e della stratificazione delle dimensioni temporali, da sempre al centro della ricerca dell\u2019artista, trova qui una soluzione inedita, scandita in tre movimenti \u2014 uno per ciascun piano della galleria. Seguendo le tracce misteriose e frammentarie di un passato che rimanda in modo esplicito al <em>Polittico dell\u2019Agnello Mistico<\/em> (1426-1432) dei fratelli van Eyck e alla dimensione onirica e mitologica di Morfeo, il visitatore attraversa, al primo piano, una foresta di occhi dipinti su corteccia d\u2019albero e inseriti su tavole a foglia d\u2019oro, insieme a presenze vegetali in bronzo che, pi\u00f9 che lasciarsi osservare, sembrano<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/CC-2-e1792260881864.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42645 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/CC-2-e1792260881864.jpg\" alt=\"\" width=\"482\" height=\"321\" \/><\/a> osservare a loro volta.<\/p>\n<p>Il percorso transita cos\u00ec al secondo piano, verso un culmine in cui la <em>Morte del Sole, della Luna e caduta delle stelle<\/em> (2026) \u2014 nuovo riferimento alla storia dell\u2019arte, in particolare al miniaturista quattrocentesco Cristoforo de Predis \u2014 trova il proprio compimento enigmatico e spaesante in una serie di <em>Geografie temporali<\/em> dalle forme circolari ed ellittiche, capaci di riconsegnare la storia e le sue contraddizioni pi\u00f9 stridenti a una dimensione eterna.<\/p>\n<p>Il riferimento al <em>Polittico dell\u2019Agnello Mistico<\/em> non \u00e8 soltanto iconografico. L\u2019opera dei van Eyck, con la sua struttura ad ante che si aprono rivelando registri narrativi e simbolici differenti, offre a Sophie Ko un modello strutturale prima ancora che tematico: come il polittico di Gand, anche <em>Testimoni<\/em> si costruisce per soglie successive, in cui ogni piano della galleria agisce come un\u2019anta che, aprendosi, rivela un nuovo grado di visione. Allo stesso modo, il richiamo a Cristoforo de Predis \u2014 autore lombardo di cicli a soggetto astronomico ed escatologico \u2014 introduce in mostra un immaginario cosmico e apocalittico, in cui la caduta degli astri diventa metafora di un tempo che si consuma e, insieme, si rigenera.<\/p>\n<p>L\u2019intera mostra si muove, attraverso i diversi piani espositivi e le loro differenti espressioni formali, tra due fuochi che, come nel quadro ellissoidale con cui il percorso espositivo si chiude al secondo piano, fanno sprofondare lo sguardo in una dimensione temporale indefinita -di cui siamo chiamati a essere partecipi in qualit\u00e0 di \u201ctestimoni\u201d-per poi elevarlo di fronte alla sospensione del tempo e all\u2019eterna perfezione delle forme, che restituisce al visitatore il suo indistruttibile testimone.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/C10-e1792260912380.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42646\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/C10-e1792260912380.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"392\" \/><\/a>Sul lavoro di Sophie Ko si \u00e8 soffermata pi\u00f9 volte la critica italiana. Riccardo Venturi ha descritto le sue <em>Geografie temporali<\/em> come corpi in perenne franamento, sospesi tra l\u2019atto della creazione e quello della distruzione; altri interpreti hanno invece insistito sulla dimensione quasi devozionale del suo procedere, che trasforma il pigmento in reliquia e la cornice in teca. \u00c8 in questo solco \u2014 tra memoria, materia e tempo \u2014 che si inserisce <em>Testimoni<\/em>, portando alle estreme conseguenze una ricerca che da sempre rifiuta la staticit\u00e0 dell\u2019immagine per restituirle, invece, la sua natura di evento.<\/p>\n<p><strong><em>Testimoni<\/em> rappresenta dunque una tappa ulteriore nel percorso di Sophie Ko, ricca di novit\u00e0 rispetto alle precedenti: non una retrospettiva, ma una multiforme composizione di opere nuove, capace di ripercorrere \u2014 trasvalutandoli \u2014 i momenti migliori di una traiettoria artistica e intellettuale che giunge cos\u00ec a piena maturit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>In occasione della mostra sar\u00e0 pubblicato il catalogo, che raccoglier\u00e0 un testo del curatore Federico Ferrari, un\u2019intervista all\u2019artista e i contributi di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze, e Daniela Ferrari, curatrice e conservatrice presso il Mart \u2013 Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.<\/p>\n<p><strong>Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano.<\/strong> Al centro della ricerca dell\u2019artista c\u2019e\u0300 il concetto di tempo, che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati \u2013 per lo pi\u00f9 ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri \u2013 e le immagini create. Il mutamento e l\u2019instabilit\u00e0 dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le <em>Geografie temporali<\/em>, ad esempio, costituiscono l\u2019esemplificazione di un\u2019opera eternamente sospesa tra l\u2019atto della creazione e quello della distruzione, in cui l\u2019immagine e\u0300 sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui e\u0300 costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena \u201cun legame fatto di peso, di pressione, di gravita\u0300 e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondit\u00e0, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.\u201d Metafore pregnanti della caducit\u00e0 e mutevolezza dell\u2019esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.<\/p>\n<p>Tra le mostre personali: <em>Manche Freilich m\u00fcssen drunten sterben \/ Some must die below, of course<\/em>, EYES ONLY, Munich (2025); <em>Sophie Ko. Chiaro di Luna<\/em>, a cura di Michela Eremita, Raggio verde 2025, Accademia dei Fisiocritici, Siena (2025); <em>\u00c8 talmente anima, che non \u00e8 anima<\/em>, EAST Galerie, Strasburgo (2025); <em>Sophie Ko: Geografia Temporale<\/em>, a cura di Elena Re, Istituto Italiano di Cultura di Londra, Londra (2024); <em>INTERVENTION Sophie Ko: Temporal Geography<\/em>, Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra (2024); <em>Ai vinti, a cura di Paola Tognon<\/em>, Contemporary Locus, Bergamo (2023); <em>Andature II<\/em>, a cura di Marcella Cangioli e Antonella Nicola, Museo Marino Marini, con Elisabetta di Maggio, Firenze (2022); <em>Alzarono gli occhi e avvertirono il cielo<\/em>, EAST Galerie, Strasburgo (2022); <em>Il resto della terra<\/em>, Galleria de\u2019 Foscherari, Bologna (2016, 2021-2022); <em>La forma dell\u2019oro. 9\/12 Sophie Ko, Metaxu <\/em>(2021), a cura di Melania Rossi, <strong>BUILDING<\/strong> BOX, Milano (2021); <em>Atti di resistenza<\/em>, in <em>Materie, spazi, visioni<\/em>, <strong>BUILDING<\/strong> GALLERY, Milano (2020); Ca\u2019Pesaro \u2013 Galleria Internazionale d\u2019Arte Moderna, Venezia (2019); <em>Sporgersi nella notte<\/em>, Renata Fabbri, Milano (2018) e The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: ERSEL Milano-Torino (2026); GAS-Galleria Andrea Sansovino, (Palazzo Ciocchi di Monte, Chiesa di Santa Chiara, Cisterna rinascimentale), Monte San Savino (2026); MO.CA-Centro per le nuove culture, Brescia (2025); Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo, Parma (2025); Museo storico e Parco del castello di Miramare, Trieste (2024-2025); Fondazione Made in Cloister, Napoli (2024); SAMoCA Museum of Contemporary Art, Ryiadh, Saudi Arabia (2024); Circolo, Milano (2023); Villa Croce Museo d\u2019arte Contemporanea, Genova (2023); BAG. Bocconi Art Gallery, Milano (2022); Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO \u2013 Museo regionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbo\u0300 Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC \u2013 Museo d\u2019Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.<\/p>\n<p>Il curatore Federico Ferrari (Milano, 1969) insegna Estetica presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera. Ha pubblicato molti volumi, tradotti in diverse lingue, di cui quattro con Jean-Luc Nancy. Ha co-fondato la rivista\u00a0<em>Antinomie<\/em>. Il suo lavoro critico e curatoriale si \u00e8 limitato esclusivamente ad artisti con i quali si \u00e8 instaurato un rapporto di &#8220;affinit\u00e0\u00a0elettiva&#8221;, come Claudio Parmiggiani, Giulio Paolini, Nicola Samor\u00ec, Gianni Caravaggio,\u00a0Francisco Tropa, oltre la stessa Sophie Ko.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La BUILDING GALLERY a Milano, fino al 23 dicembre 2026, presenta Testimoni, una mostra personale dell\u2019artista georgiana Sophie Ko (Tblisi, 1981) \u2013 rappresentata dalla galleria \u2013 a cura di Federico Ferrari. 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