{"id":42660,"date":"2026-10-20T20:40:17","date_gmt":"2026-10-20T20:40:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42660"},"modified":"2026-10-20T20:40:17","modified_gmt":"2026-10-20T20:40:17","slug":"luca-bertolo-e-i-cicli-del-nascere-e-del-morire-in-mostra-a-venezia-in-palazzetto-marcello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/20\/luca-bertolo-e-i-cicli-del-nascere-e-del-morire-in-mostra-a-venezia-in-palazzetto-marcello\/","title":{"rendered":"Luca Bertolo e i cicli del nascere e del morire  in mostra a Venezia in Palazzetto Marcello"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-09-10-alle-10.15.25.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-42661\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-09-10-alle-10.15.25.jpg\" alt=\"\" width=\"396\" height=\"503\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-09-10-alle-10.15.25.jpg 396w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/Screenshot-2026-09-10-alle-10.15.25-236x300.jpg 236w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/a>Per la prima mostra ospitata a <strong>Palazzetto Marcello a Venezia (Calle del Dose \u2013 Castello 5882)<\/strong>, <strong>Luca Bertolo<\/strong> (Milano, 1968, vive e lavora a Seravezza) ricomincia dall\u2019inizio. Con <strong>quaranta opere<\/strong>, tra recenti e inedite, allestite al piano nobile e al piano terra dell\u2019edificio, l\u2019artista torna su un tema che aveva gi\u00e0 evocato nella sua pittura, facendo proprie le parole di una poesia di Milo De Angelis: <em>l\u2019inizio ci assale<\/em>. La mostra \u00e8 visitabile fino al 14 febbraio 2027.<\/p>\n<p>Ogni inizio prevede un po\u2019 di coraggio e un po\u2019 di arrendevolezza, l\u2019entusiasmo di un assalto e la disponibilit\u00e0 a lasciarsi assalire. Non si tratta solo del rapporto tra l\u2019artista e una nuova opera. L\u2019inizio \u00e8 una dimensione umana del tempo, \u00e8 il continuo ricominciare i piccoli e i grandi cicli del nascere e del morire, ed \u00e8 l\u2019insorgere e lo sfibrarsi di ogni forma di cultura.<\/p>\n<p>Nelle opere di Bertolo il perpetuo nuovo inizio dell\u2019arte si specchia nella storia attuale, dove qualcosa di tribale sembra essersi affacciato come minaccia e come promessa. Cinque anni fa Capitol Hill fu presa d\u2019assalto da una folla guidata da un uomo che indossava delle corna e una pelle d\u2019orso, noto come lo \u201csciamano\u201d cospirazionista di QAnon.<\/p>\n<p>Recenti studi universitari hanno portato in auge una nuova, vasta, attenzione per la preistoria, mentre alcuni artisti si muovono da qualche tempo in territori capaci di accogliere un pensiero magico, simbolico, desideroso di riconnettersi a una dimensione originaria. Sono i contrastanti volti dell\u2019inizio, dove tracce di trogloditica rozzezza si mescolano all\u2019incanto del primordio. Cos\u00ec una parola come \u201csciamano\u201d pu\u00f2 indicare allo stesso tempo l\u2019orrore della peggiore brutalit\u00e0 politica e alcune delle pi\u00f9 intense espressioni artistiche del nostro tempo.<\/p>\n<p>Una simile ambivalenza si ritrova nelle opere di Bertolo che, insieme a dipinti e disegni, presenta una serie di bastoni realizzata negli ultimi due anni. Non si tratta di eleganti bastoni da passeggio, ma di bastoni sciamanici in cui il gesto primitivo del levigare un ramo raccolto tra i boschi, per farne uno strumento di guerra o di civilt\u00e0, si accompagna con i materiali pi\u00f9 vari, dalle ossa animali a colorati piumini industriali. Sono bastoni dal sapore temporale indecidibile. Arcaici e postmoderni, stanno alla congiunzione tra inizio e fine.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che questa mostra di Bertolo sia la prima di un progetto espositivo a cui si \u00e8 scelto di dare avvio a Venezia, simbolo della pi\u00f9 raffinata estenuazione estetica della civilt\u00e0 occidentale, in costante pericolo di dissoluzione, sotto la minaccia di una fine che \u00e8 nuovo inizio della natura.<\/p>\n<p>Durante il periodo della mostra verr\u00e0 organizzata una serie di incontri con l\u2019artista, la curatrice e altri ospiti, per approfondire alcune tematiche legate al progetto.<\/p>\n<p><strong>PALAZZETTO MARCELLO<\/strong><\/p>\n<p>Palazzetto Marcello \u00e8 un nuovo spazio espositivo nel cuore di Venezia, dove il patrimonio artistico e architettonico dialoga con la ricerca contemporanea. Situato in Calle del Dose, a pochi passi da Campo Santa Maria Formosa, apre alla citt\u00e0 dopo un attento intervento di restauro che ha integrato lo storico palazzo tardo-gotico con la ricerca contemporanea, come nei desideri del collezionista Gianrico Specchio. Per il collezionista, raccogliere opere non \u00e8 un atto formale ma un \u00abpercorso emotivo e umano\u00bb nato dal desiderio di mantenere un dialogo interiore e continuo con l&#8217;arte. La sua raccolta, che tuttavia non sar\u00e0 esposta durante la mostra di Luca Bertolo, va dagli anni Cinquanta alla contemporaneit\u00e0, e prescinde dalle dinamiche di mercato per focalizzarsi sulla capacit\u00e0 di ciascun lavoro di generare una risonanza autentica e uno spazio di contemplazione. In perfetta sintonia con questo pensiero, il progetto di restauro del palazzo ha voluto immaginare la struttura come un organismo vivo, in evoluzione. Il progetto, curato dagli architetti Zamboni e Madinelli dello Studio 91 di Verona, ha riportato alla luce elementi storici occultati, come la pavimentazione originaria in terrazzo veneziano, la trifora monumentale, carte da parati d&#8217;epoca e iscrizioni autografe delle maestranze del passato. L&#8217;integrazione tecnologica rispetta la dimensione storica dell&#8217;edificio attraverso soluzioni reversibili (impianti perimetrali, rame a vista e un soffitto d&#8217;ingresso con mille elementi ceramici artigianali appositamente commissionati). Palazzetto Marcello si propone come un nuovo polo per l&#8217;arte: un luogo aperto e flessibile per mostre temporanee ed eventi, inserito nel tessuto culturale ed espositivo della citt\u00e0 di Venezia.<\/p>\n<p><strong>Credito fotografico<\/strong>: Luca Bertolo, <em>L&#8217;inizio ci assale<\/em>, 2026, acrilico su tela, 190&#215;140 cm. Courtesy l&#8217;artista e SpazioA, Pistoia. Foto Camilla Maria Santini<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per la prima mostra ospitata a Palazzetto Marcello a Venezia (Calle del Dose \u2013 Castello 5882), Luca Bertolo (Milano, 1968, vive e lavora a Seravezza) ricomincia dall\u2019inizio. Con quaranta opere, tra recenti e inedite, allestite al piano nobile e al piano terra dell\u2019edificio, l\u2019artista torna su un tema che aveva gi\u00e0 evocato nella sua pittura, facendo proprie le parole di una poesia di Milo De Angelis: l\u2019inizio ci assale. La mostra \u00e8 visitabile fino al 14 febbraio 2027. Ogni inizio prevede un po\u2019 di coraggio e un po\u2019 di arrendevolezza, l\u2019entusiasmo di un assalto e la disponibilit\u00e0 a lasciarsi assalire. 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