{"id":42676,"date":"2026-10-22T21:16:08","date_gmt":"2026-10-22T21:16:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42676"},"modified":"2026-10-22T21:16:08","modified_gmt":"2026-10-22T21:16:08","slug":"francesco-clemente-il-primato-del-disegno-nelle-opere-1975-1980-la-mostra-al-camec-della-spezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/22\/francesco-clemente-il-primato-del-disegno-nelle-opere-1975-1980-la-mostra-al-camec-della-spezia\/","title":{"rendered":"Francesco Clemente. Il primato del disegno nelle Opere 1975-1980.  La mostra al CAMeC della Spezia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-42677\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"719\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD.jpg 945w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD-240x300.jpg 240w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD-819x1024.jpg 819w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2026\/10\/c-74Tw0KZYZD-768x960.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/a>Il CAMeC, Centro d\u2019Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, presenta fino al 29 marzo 2027 \u201c<em><strong>Francesco Clemente. Opere 1975-1980. Il primato del disegno\u201d<\/strong><\/em>, la prima mostra mai dedicata in Italia agli anni cruciali della formazione e dell\u2019affermazione di uno dei protagonisti dell\u2019arte internazionale degli ultimi cinquant\u2019anni. Con questa mostra, il CAMeC inaugura \u201cOltreconfine. Arte italiana 1968-1989\u201d, progetto ideato da Arturo Galansino e articolato in una trilogia di mostre curate da Francesco Guzzetti e dedicate a figure fondamentali dell\u2019arte italiana del secondo Novecento. Dopo Francesco Clemente, il programma proseguir\u00e0 con Alighiero Boetti e Salvo, attraverso progetti accomunati da una forte vocazione alla ricerca e dalla volont\u00e0 di esplorare aspetti meno noti e fornire nuove prospettive sulle opere e sui percorsi di questi grandi artisti italiani, anche attraverso la presentazione di lavori raramente o mai esposti fino ad ora. La mostra presenta <strong>oltre 30 opere tra disegni, fotografie e dipinti<\/strong>, molte delle quali mai pi\u00f9 esposte dagli anni della loro realizzazione, provenienti da importanti collezioni private e da prestigiose raccolte istituzionali, tra cui la Collezione Maramotti di Reggio Emilia e la Collezione Luigi e Peppino Agrati \u2013 Intesa Sanpaolo.<\/p>\n<p>Nato a Napoli nel 1952, <strong>Francesco Clemente \u00e8 uno dei protagonisti dell\u2019arte contemporanea internazionale<\/strong>. Nomade per vocazione, ha vissuto a Roma negli anni Settanta, per poi trasferirsi a New York all\u2019inizio del decennio successivo. Ancora oggi, si divide tra gli Stati Uniti e l\u2019India, che ha frequentato fin dagli esordi attraverso lunghi soggiorni, rimanendo profondamente affascinato dalla cultura e dalla spiritualit\u00e0 orientali. Esponente di punta della Transavanguardia italiana, ha anticipato il ritorno alla figurazione e alla pittura che ha segnato il passaggio tra anni Settanta e Ottanta in Europa e negli Stati Uniti. L\u2019esposizione ripercorre la produzione artistica di Francesco Clemente dal 1975 al 1980. Si tratta di un <strong>periodo<\/strong> <strong>decisivo della sua ricerca<\/strong>, di intensa sperimentazione, durante il quale, dopo un ampio uso della fotografia, il disegno si afferma come medium privilegiato del suo linguaggio, favorendo l\u2019evoluzione che, tra anni Settanta e Ottanta, consolida il ruolo di Clemente come pioniere della rinascita della figurazione a livello internazionale. Il titolo dell\u2019esposizione indica la <strong>centralit\u00e0 della tecnica del disegno\u00a0<\/strong>nella pratica di Clemente, ma identifica anche un momento decisivo nella costruzione della sua identit\u00e0 artistica: l\u2019approdo a una figurazione ricca di stratificazioni culturali e profondamente soggettiva che contribuir\u00e0 al rinnovamento della pittura internazionale.<\/p>\n<p>La mostra restituisce un <strong>momento di straordinaria accelerazione della ricerca di Clemente<\/strong>: dalle mostre presso la Galleria Sperone tra Roma e Torino tra 1975 e 1976, in cui fotografia e disegno si uniscono e sovrappongono, fino ai monumentali autoritratti e ai primi dipinti a olio del biennio 1979-80. Alcune opere successive al 1980 prolungano lo sguardo oltre i limiti cronologici dell\u2019esposizione, mostrando la persistenza e la trasformazione nel tempo di temi e modalit\u00e0 operative elaborati in questi anni. Riunendo nuclei di opere presentate in alcune mostre fondamentali di quegli anni, la mostra permette di ricostruire una <strong>fase ancora poco indagata del lavoro di Clemente<\/strong> e ripercorrere la costruzione di un vocabolario visivo destinato a caratterizzare tutta la sua produzione successiva. Parte integrante della mostra \u00e8 una <strong>selezione di fotografie<\/strong> che documentano la figura e la ricerca di Clemente intorno a quel periodo, da un primo ritratto di Elisabetta Catalano del 1976 fino ad alcune riprese dell\u2019artista al lavoro e in posa a Chennai (India) e nel suo studio di SoHo a New York, dove si trasferisce dal 1981. Grazie alla collaborazione con importanti fotografici e archivi fotografici italiani e internazionali, le fotografie accompagnano il visitatore alla scoperta del lavoro dell\u2019artista documentandone luoghi e momenti significativi<\/p>\n<p><strong>Il percorso espositivo<\/strong>, La mostra si concentra su un momento preciso e decisivo della ricerca di Francesco Clemente: gli anni compresi tra il 1975 e il 1980 rappresentano per l\u2019artista una stagione di intensa sperimentazione, nella quale mette progressivamente a punto temi e modalit\u00e0 operative che resteranno centrali nella sua produzione successiva. Sono gli anni in cui Clemente prende posizione all\u2019interno di una scena artistica ancora dominata dall\u2019arte povera e dall\u2019arte concettuale. Pur condividendone la critica alle istituzioni politiche e culturali del tempo, Clemente prende progressivamente le distanze e afferma il valore della soggettivit\u00e0, della memoria, dell\u2019immaginazione e del nomadismo come valori fondamentali della sua ricerca. La sovrapposizione deliberata di riferimenti proveniente da epoche e luoghi lontani denuncia una dimensione visiva fatta di simbolismi personali e slanci poetici, in cui emerge subito il rapporto <strong>con la spiritualit\u00e0 indiana e lo Zen<\/strong>, studiati attraverso molte letture e i continui viaggi che, dal 1973, l\u2019artista compie in India, soggiornandovi a cadenza regolare e per lunghi periodi. Lo studio della cultura indiana, le collaborazioni continue con artisti e artigiani locali, la visita a luoghi come la Societ\u00e0 Teosofica di Chennai, influiscono sull\u2019elaborazione di un repertorio visivo simbolico e transculturale, con cui l\u2019artista manifesta il suo atteggiamento nomade.<\/p>\n<p>Nel 1975, sebbene disegni gi\u00e0 da anni, Clemente espone soprattutto fotografie, un medium centrale nelle ricerche artistiche del tempo. Nella mostra alla Galleria Sperone di Roma, dedicata alla guida spirituale indiana R.P. Kaushik, presenta sequenze fotografiche nelle quali elementi semplici e riconoscibili vengono sottratti al loro contesto e trasformati in immagini enigmatiche. Ne sono esempio le <strong>serie <\/strong><em><strong>T\u00e8<\/strong><\/em><strong>, restaurate in occasione della mostra al CAMeC,<\/strong> e <em>Le pazienze<\/em>, nelle quali asimmetria, vuoto e incompletezza introducono gi\u00e0 riferimenti alle filosofie orientali. L\u2019anno successivo segna un ulteriore passaggio. Con <em><strong>La casetta morale<\/strong><\/em>, Clemente costruisce un assemblaggio di fotografie e oggetti nel quale associazioni inattese e simboli personali mettono in discussione le convenzioni dello sguardo. Nella mostra <em><strong>Pitture barbare<\/strong><\/em> nel dicembre 1976, fotografia e disegno convivono in uno spazio di libere associazioni, dove cultura alta e popolare, immagini sessuali, riferimenti spirituali e frammenti della vita quotidiana si mescolano rifiutando ogni interpretazione univoca. Tra il 1977 e il 1978 Clemente torna in maniera sempre pi\u00f9 decisa ai mezzi espressivi tradizionali. Matita, pastello, acquerello, tempera e inchiostro su carta diventano strumenti attraverso i quali figure provenienti dalla cultura alta e popolare, riferimenti autobiografici e forme simboliche possono incontrarsi liberamente. Nei lavori noti come <em><strong>Emblemi<\/strong><\/em>, realizzati in questo periodo, il tema dell\u2019identit\u00e0 e del doppio prende forma attraverso coppie di segni che si rispecchiano e si completano reciprocamente.<\/p>\n<p>Il <strong>disegno<\/strong> si afferma cos\u00ec come il medium pi\u00f9 congeniale a una ricerca fondata sulla soggettivit\u00e0, sull\u2019invenzione e sulla manualit\u00e0. Tecnica immediata e insieme profondamente radicata nella tradizione artistica, permette a Clemente di far convivere immagini interiori, riferimenti culturali e percezioni del corpo senza sottoporli alla necessit\u00e0 di una narrazione univoca. \u00c8 in questa pratica che si definiscono alcuni dei caratteri fondamentali del suo linguaggio, destinati a permanere fino a oggi.<\/p>\n<p>Sul finire del decennio il cambiamento si fa ancora pi\u00f9 evidente. Nel 1979, l\u2019artista realizza a Roma monumentali autoritratti su carta a inchiostro. Il corpo diventa un luogo di confine, sottoposto a trasformazioni e distorsioni attraverso le quali cercare nuove prospettive da cui osservare il mondo. Nel 1980 la sua immagine si moltiplica nei primi piccoli dipinti a olio su tela, mentre il confronto con la tradizione lo porta a sperimentare anche l\u2019affresco. Nello stesso anno Clemente tiene la sua prima personale a New York e partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, in un momento in cui una nuova generazione internazionale di artisti riporta la pittura e la figurazione al centro del dibattito contemporaneo.<\/p>\n<p>A completare il percorso, alcune <strong>opere successive al 1980<\/strong> mostrano come immagini, temi e soluzioni elaborati nel quinquennio 1975-1980 abbiano continuato a riemergere e trasformarsi nel lavoro dell\u2019artista, mettendo in luce la profonda coerenza e insieme la continua capacit\u00e0 di rinnovamento di una ricerca che prosegue fino a oggi.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il CAMeC, Centro d\u2019Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, presenta fino al 29 marzo 2027 \u201cFrancesco Clemente. Opere 1975-1980. 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