{"id":42683,"date":"2026-10-23T20:52:42","date_gmt":"2026-10-23T20:52:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42683"},"modified":"2026-10-23T20:52:42","modified_gmt":"2026-10-23T20:52:42","slug":"sorella-arte-san-francesco-tra-medioevo-e-contemporaneo-la-mostra-al-museo-darte-lercaro-e-al-museo-civico-medievale-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/23\/sorella-arte-san-francesco-tra-medioevo-e-contemporaneo-la-mostra-al-museo-darte-lercaro-e-al-museo-civico-medievale-di-bologna\/","title":{"rendered":"Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo. La mostra al Museo d\u2019arte Lercaro e al Museo Civico Medievale di Bologna"},"content":{"rendered":"<p><em>Bologna, ottobre 2026<\/em> &#8211; In occasione dell\u2019ottavo centenario della morte di san Francesco d\u2019Assisi (1226-2026), i <strong>Musei Civici d\u2019Arte Antica<\/strong> del <strong>Settore Musei Civici<\/strong> del <strong>Comune di Bologna<\/strong> e la <strong>Fondazione Museo d\u2019arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS<\/strong> promuovono la mostra <strong><em>Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo<\/em><\/strong>, a cura di <strong>Mark Gregory D\u2019Apuzzo<\/strong>, <strong>Pasquale Fameli, Giovanni Gardini <\/strong>e <strong>Fabio Massaccesi<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto articolato in due sedi espositive e percorsi complementari &#8211; al <strong>Museo Civico Medievale<\/strong> dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027 (inaugurazione venerd\u00ec 16 ottobre 2026 ore 17.30) e al <strong>Museo d\u2019arte Lercaro<\/strong> gi\u00e0 aperto dal 17 settembre scorso e fino al 17 gennaio 2026 &#8211; sottolinea lo<strong> storico, e ancora oggi vitale, legame del francescanesimo con Bologna<\/strong>, uno dei principali centri di elaborazione e di irradiazione nell\u2019Italia medievale, testimoniato dalla presenza nelle collezioni museali cittadine di numerose opere provenienti dalla locale basilica consacrata al Poverello di Assisi o che riportano l\u2019effige del santo, venerato in epoca medievale tra i protettori della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il percorso mette a confronto opere di artisti del XIII e XIV secolo con artisti quali <strong>Lucio Fontana, Alberto Burri, Ettore Spalletti, Giuseppe Penone, Floriano Bodini, Sidival Fila, Maurizio Osti, Aldo Borgonzoni<\/strong> e altri protagonisti dell&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p><em>Sorella arte <\/em>non propone una sintesi fra Medioevo e contemporaneo, ma un modo nuovo di metterli in relazione. \u00c8 negli accostamenti, pi\u00f9 che nelle singole opere, che il visitatore \u00e8 invitato a costruire il proprio percorso di lettura, riscoprendo la complessit\u00e0 della figura di san Francesco e la straordinaria capacit\u00e0 delle immagini di continuare a generare significati.<\/p>\n<p><strong>Due epoche, due musei, una sola mostra<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esposizione, nata dalla prima collaborazione tra i Musei Civici d\u2019Arte Antica e la Fondazione Museo d\u2019arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS, valorizza il rilevante patrimonio conservato nelle collezioni cittadine e regionali, riunendo opere provenienti dal Museo Civico Medievale e dal Museo d\u2019arte Lercaro, oltre che da una rete di prestatori che include: <strong>Pinacoteca Nazionale di Bologna<\/strong>, <strong>MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna<\/strong>, <strong>Collezioni Comunali d&#8217;Arte<\/strong> (Bologna), <strong>Biblioteca Comunale dell\u2019Archiginnasio<\/strong> (Bologna), <strong>Archivio del Convento di san Francesco <\/strong>(Bologna), <strong>Antichissima e Nobilissima Compagnia Militare dei Lombardi in Bologna<\/strong>, <strong>Pinacoteca Comunale di Faenza<\/strong>, <strong>Museo Diocesano di Faenza<\/strong>, <strong>Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza<\/strong> e <strong>Patrimonio Artistico del Gruppo Unipol<\/strong>.<\/p>\n<p>Muovendo dal racconto delle stimmate tratto dalla <em>Leggenda Maggiore<\/em> di san Bonaventura da Bagnoregio, in cui Francesco non porta pi\u00f9 l\u2019immagine del Crocifisso solo nella mente ma anche nel corpo, la mostra indaga il tema dell\u2019<strong>immagine<\/strong> come esperienza che supera la dimensione puramente mentale o rappresentativa per farsi <strong>luogo di trasformazione e di relazione con il visibile<\/strong>. Pensate come strade alternative di uno stesso itinerario, le due sezioni suggeriscono modalit\u00e0 concettualmente opposte di connettere le arti visive e i temi della cultura francescana che convergono sullo stesso terreno, riaffermando il valore rispettivamente storico e interpretativo delle immagini.<\/p>\n<p>Nella sede del <strong>Museo Civico Medievale<\/strong>, il percorso indaga i pi\u00f9 diretti riflessi storici, iconografici e devozionali, ricostruendo la presenza francescana a Bologna tra XIII e XV secolo e l\u2019influenza sulla cultura visiva cittadina. A partire dal passaggio di san Francesco in citt\u00e0 (stando alla <em>Compilatio Assisiensis<\/em>) e dal progressivo insediamento della comunit\u00e0 minoritica (da Santa Maria delle Pugliole fino alla nascita della Provincia di Romandiola guidata da Antonio da Lisbona, futuro sant\u2019Antonio di Padova, fino alla costruzione della monumentale basilica di san Francesco tra il 1236 e il 1263), <strong>croci dipinte, affreschi, codici miniati e oggetti di uso quotidiano<\/strong> testimoniano una concezione dell\u2019immagine profondamente legata alla devozione e alla partecipazione del fedele, in cui la visione \u00e8 chiamata a coinvolgere l\u2019esperienza sensibile e lo spazio della percezione.<\/p>\n<p>La sede del <strong>Museo d\u2019arte Lercaro<\/strong> declina al presente alcuni nodi concettuali emersi nel percorso medievale e i temi portanti della narrazione francescana attraverso dialoghi e accostamenti capaci di attivare nuove relazioni di senso, riflettendo al contempo sullo statuto dell\u2019immagine e sulle facolt\u00e0 della rappresentazione. Nel dibattito critico sull\u2019arte contemporanea sono stati avanzati riferimenti a san Francesco in merito all\u2019opera di Alberto Burri e alla poetica dell\u2019Arte Povera. Attraverso questo percorso si intende invece dimostrare possibilit\u00e0 pi\u00f9 estese, che vanno oltre le specificit\u00e0 materiali e concettuali dei singoli pezzi. La maggior parte delle opere esposte non assumono la figura di san Francesco come riferimento iconografico o tematico n\u00e9 implicano necessariamente una dimensione figurativa o corporea, ma diventano dispositivi critici capaci di mettere in tensione le modalit\u00e0 del vedere e del significare. \u00c8 proprio dalla relazione tra le immagini, accostate a prescindere dal loro contesto storico o culturale, che scaturisce l\u2019evocazione di alcuni temi francescani, dalla povert\u00e0 alla carit\u00e0, dall\u2019esperienza delle stimmate all\u2019amore per le creature.<\/p>\n<p>Pur ricollegandosi idealmente alla celebrazione cittadina dell\u2019ottavo centenario della nascita di san Francesco, promossa nel 1983 dall&#8217;allora sindaco Renato Zangheri e da fra Nazareno Fabbretti, che individu\u00f2 una storica \u00absvolta culturale\u00bb nel passaggio di Francesco a Bologna, con la predica in piazza Maggiore il 15 agosto 1222 (o 1223, secondo la recente proposta avanzata dallo storico Massimo Giansante), <em>Sorella arte<\/em> sposta il baricentro da una portata puramente documentaria a quella visiva e interpretativa, utilizzando le opere d\u2019arte come veri e propri luoghi di relazione e interpretazione. L\u2019esposizione non si propone, dunque, come una semplice celebrazione storica, ma come una vera e propria<strong> sfida metodologica<\/strong>: far dialogare opere di epoche tra loro lontanissime attraverso uno scambio mirato di oggetti, con la presenza di alcune opere contemporanee nel percorso medievale e di opere medievali nella sezione contemporanea. \u00a0La pluralit\u00e0 di approcci al tema francescano viene tracciato attraverso una grammatica espositiva che sovverte il principio di una lettura diacronica, stilistica e strettamente teologica per invitare a leggere le immagini medievali e contemporanee come campi attraversati da questioni comuni legate alla visione, al senso e alla possibilit\u00e0 stessa dell\u2019immagine.<\/p>\n<p><strong>La sezione espositiva al Museo Civico Medievale\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il percorso tracciato nel Lapidario del Museo Civico Medievale introduce la figura storica di san Francesco attraverso alcune sue rappresentazioni iconografiche ed evoca la relazione tra la presenza francescana a Bologna e la vitalit\u00e0 della scena artistica cittadina.<\/p>\n<p>Ad accogliere i visitatori, introducendo il legame tra il santo e la citt\u00e0 felsinea, \u00e8 il busto in pietra policroma scolpito intorno al 1390 dagli scultori e architetti veneziani <strong>Jacobello <\/strong>e<strong> Pier Paolo Dalle Masegne<\/strong>, parte del gruppo scultoreo di sette elementi raffiguranti la Giustizia e i santi patroni di Bologna che un tempo occupava gli oculi della facciata del Palazzo della Mercanzia. Realizzata dagli stessi maestri dell\u2019ancona marmorea della basilica di san Francesco, la scultura richiama insieme il ruolo assunto dal santo nella coscienza religiosa e civile di Bologna e la memoria della grande basilica minoritica, uno dei principali cantieri del gotico italiano.<\/p>\n<p>I due disegni progettuali realizzati dall&#8217;architetto <strong>Edoardo Collamarini<\/strong> dell&#8217;abside e della facciata nord della basilica di san Francesco (1889), che vi sono accostati, ne evocano la monumentalit\u00e0, restituendo il fondale storico ideale del primo nucleo del percorso.<\/p>\n<p>Nel confronto con le sculture di <strong>Farpi Vignoli <\/strong>(<em>San Francesco e il lupo<\/em>, 1971-72), <strong>Louis Albert Carvin<\/strong> (<em>Gazzelle<\/em>, 1900-15) e <strong>Floriano Bodini <\/strong>(Colomba, 1970-80), la figura dei Dalle Masegne apre al tema della fraternit\u00e0 universale delle creature, una delle una delle intuizioni pi\u00f9 originali della spiritualit\u00e0 di Francesco. Il lupo, le gazzelle e la colomba invitano a estendere lo sguardo dalla protezione della citt\u00e0 al legame fra tutti gli esseri viventi.<\/p>\n<p>Il percorso si sofferma quindi sul definitivo radicamento del culto francescano nell\u2019identit\u00e0 civica di Bologna. Ne sono testimonianza gli <em>Statuti della Societ\u00e0 dei Merciai <\/em>miniati da<strong> Nicol\u00f2 di Giacomo di Nascimbene<\/strong> detto <strong>Nicol\u00f2 da Bologna<\/strong>, la cui decorazione del frontespizio \u00e8 affidata ad un vivace e tenero riquadro con la <em>Vergine col Bambino in trono tra i santi Michele Arcangelo, Paolo, Pietro, Petronio e Francesco<\/em> (1360) e lo splendido <strong>calamaio<\/strong> in maiolica di manifattura faentina (fine XV sec.), caratterizzato dalla ricca decorazione plastica e pittorica che raffigura i quattro santi protettori di Bologna e la citt\u00e0 turrita. Accanto a san Petronio, san Domenico e san Procolo, Francesco entra stabilmente nel novero dei patroni cittadini, traducendo la protezione celeste nell\u2019immagine stessa della comunit\u00e0 urbana.<\/p>\n<p>Nella Bologna del XIII secolo i francescani sono stati tra gli attori decisivi del rinnovamento della pittura locale, contribuendo alla definizione di un linguaggio pi\u00f9 diretto e coinvolgente della raffigurazione della Croce, centrale nella biografia del santo. Le croci dipinte legate agli insediamenti minoritici attestano infatti la fortuna del tema e in questo contesto si colloca il<em> Crocifisso con la Madonna, san Giovanni e Cristo redentore<\/em> attribuito ad anonimo maestro bolognese vicino al<strong> Maestro dei Crocifissi Francescani<\/strong>, che costituisce il fulcro del percorso. L&#8217;opera documenta la precoce ricezione a Bologna della rivoluzione figurativa di Giunta Pisano, incentrata sulla drammatica iconografia del<em> Christus patiens<\/em> (il Cristo esanime e inarcato nel dolore).<\/p>\n<p>Attorno a questo capolavoro si sviluppa un intenso dialogo con il contemporaneo. Invitano alla contemplazione la luce e il colore del bozzetto del <em>Frontespizio<\/em> (2011) illustrato da <strong>Ettore Spalletti <\/strong>per il <em>Nuovo Evangeliario Ambrosiano<\/em>, voluto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e tuttora in uso nel Duomo di Milano, mentre il celebre taglio nel <em>Concetto spaziale<\/em> (1960) di <strong>Lucio Fontana<\/strong> assume il valore simbolico di una ferita che introduce al tema delle stimmate.<\/p>\n<p>La sezione centrale \u00e8 dedicata proprio al compimento spirituale di Francesco: l\u2019impressione delle sacre stimmate avvenuta sul monte La Verna nel settembre del 1224. La straordinaria fortuna visiva dell&#8217;episodio \u00e8 documentata da tre preziosi codici miniati &#8211; l\u2019<strong>Antifonario 533<\/strong> di provenienza francescana (inizio XIV sec.), la Matricola e Statuti della Compagnia delle Laudi (1329) di <strong>Lando di Antonio<\/strong> e il Graduale ms 526 (1280-1285) del <strong>Maestro della Bibbia di Gerona<\/strong>, fino al <em>San Francesco riceve le stimmate <\/em>(1958) del maestro novecentesco<strong> Aldo Borgonzoni<\/strong>. A questi si affianca la ricerca di <strong>Maurizio Osti<\/strong> con <em>Most High Lords<\/em>, originale rilettura grafica del<em> Cantico delle Creature<\/em> nella traduzione di Ezra Pound (1993).<\/p>\n<p>L&#8217;ultima parte propone una meditazione sulla Passione e sulla devozione mariana, pilastri dell&#8217;ordine minoritico. A distanza di settantasei anni, torna ad essere esposta a Bologna il capolavoro <em>Madonna con Ges\u00f9 Bambino e santi<\/em> (inizio XIV sec.) del giottesco <strong>Giovanni da Rimini<\/strong>, capostipite della scuola riminese. La raffinata tavola fu in precedenza esposta nella <em>Mostra della pittura bolognese del Trecento<\/em>, presentata nel 1950 alla Pinacoteca Nazionale di Bologna a cura dell&#8217;Associazione Francesco Francia e diretta da Roberto Longhi, con la collaborazione di giovani studiosi tra i quali Francesco Arcangeli, Cesare Gnudi e Gian Carlo Cavalli.<\/p>\n<p>Il percorso si chiude con un sorprendente richiamo filologico e spirituale: accostata al dittico (1320 circa) del<strong> Maestro di San Nicol\u00f2 degli Albari<\/strong>, che inserisce i santi Francesco, Antonio di Padova e Ludovico di Tolosa nel programma della <em>sequela Christi<\/em>, \u00e8 l&#8217;opera del 2020 <em>Senza titolo (Velluto rosso)<\/em> di <strong>Sidival Fila<\/strong>, artista e frate minore francescano, realizzata recuperando la fodera originale del retro dell&#8217;<em>Incoronazione della Vergine<\/em> di Simone di Filippo. La lacerazione del tessuto di Fila ricompone idealmente i temi della ferita, della Passione e dell&#8217;intero itinerario espositivo.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Bologna, ottobre 2026 &#8211; In occasione dell\u2019ottavo centenario della morte di san Francesco d\u2019Assisi (1226-2026), i Musei Civici d\u2019Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e la Fondazione Museo d\u2019arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS promuovono la mostra Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo, a cura di Mark Gregory D\u2019Apuzzo, Pasquale Fameli, Giovanni Gardini e Fabio Massaccesi. 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