{"id":42691,"date":"2026-10-25T21:45:46","date_gmt":"2026-10-25T21:45:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42691"},"modified":"2026-10-25T21:45:46","modified_gmt":"2026-10-25T21:45:46","slug":"renata-boero-e-tra-i-protagonisti-di-i-maestri-di-brera-insegnare-larte-in-mostra-a-palazzo-citterio-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/10\/25\/renata-boero-e-tra-i-protagonisti-di-i-maestri-di-brera-insegnare-larte-in-mostra-a-palazzo-citterio-a-milano\/","title":{"rendered":"Renata Boero \u00e8 tra i protagonisti di \u201cI Maestri di Brera. Insegnare l\u2019arte\u201d in mostra a Palazzo Citterio a Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong>E\u2019 l\u2019ora, proprio l\u2019ora di vedere sviluppata finalmente una mostra che consegna l\u2019arte e l\u2019insegnamento di un\u2019artista come Renato Boero al pubblico italiano. Artista di grande ricerca, anticipatrice di temi e problemi che avvolgono la societ\u00e0 contemporanea. La Boero lo ha fatto nella pi\u00f9 importante accademia di Belle Arti del mondo.<\/strong>\u00a0 Che cosa significa insegnare arte senza chiedere agli studenti di seguire le proprie orme? Per Renata Boero, significa trasmettere passione e curiosit\u00e0, offrire strumenti e conoscenze, ma soprattutto aiutare ciascuno a trovare la propria strada. Un principio che dice molto del suo modo di intendere l\u2019arte: una pratica che richiede rigore e conoscenza, ma non accetta modelli precostituiti, una ricerca che si costruisce nel tempo, senza rinunciare all\u2019indipendenza. \u00c8 con questa attitudine che Boero ha attraversato oltre sessant\u2019anni di ricerca, sviluppando un linguaggio personale, difficilmente riconducibile a una singola corrente. Ed \u00e8 anche questa visione a rendere significativa la sua presenza in <strong><em>I Maestri di Brera. Insegnare l\u2019arte<\/em><\/strong>, la mostra curata da Giovanni Iovane e Marina Gargiulo in apertura il 30 ottobre nella Sala Stirling di Palazzo Citterio, a Milano, e visitabile fino al 10 gennaio 2026. L\u2019esposizione nasce <strong>in occasione dei<\/strong> <strong>250 anni dalla fondazione dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera<\/strong> e ripercorre il contributo di artisti che hanno intrecciato la propria attivit\u00e0 creativa con l\u2019insegnamento, facendo dell\u2019Accademia non soltanto un luogo di trasmissione del sapere, ma anche uno spazio di sperimentazione e rinnovamento. Il percorso attraversa diverse generazioni: da <strong>Adolfo Wildt<\/strong>, <strong>Carlo Carr\u00e0<\/strong>, <strong>Arturo Martini<\/strong> e <strong>Achille Funi<\/strong>, protagonisti del passaggio dalla tradizione ottocentesca alla modernit\u00e0, a <strong>Marino Marini<\/strong> e <strong>Gastone Novelli<\/strong>, fino ai linguaggi contemporanei di <strong>Alik Cavaliere<\/strong>, <strong>Luciano Fabro<\/strong>, <strong>Rodolfo Aric\u00f2,<\/strong> <strong>Grazia Varisco<\/strong> e <strong>Renata Boero<\/strong>. Accanto a loro, <strong>Alberto Garutti<\/strong>, <strong>Fausta Squatriti<\/strong>, <strong>Giuseppe Maraniello<\/strong> e <strong>Ugo La Pietra<\/strong> testimoniano l\u2019eredit\u00e0 di un insegnamento capace di incidere sulle generazioni successive.<\/p>\n<p>In questo contesto, Boero rappresenta una ricerca che ha fatto della libert\u00e0 individuale una condizione necessaria del lavoro artistico. \u00abUn cane sciolto\u00bb, si \u00e8 definita lei stessa, spiegando la propria distanza dagli schieramenti e dai movimenti. Non per estraneit\u00e0 al proprio tempo, ma per la necessit\u00e0 di trovare una direzione autonoma, senza lasciare che le categorie critiche finissero per contenere la complessit\u00e0 del suo lavoro.<\/p>\n<p><strong>La natura non si rappresenta, si lascia agire<\/strong>: il punto di svolta della sua ricerca risale agli anni Cinquanta e Sessanta, quando l\u2019esperienza nel laboratorio di restauro di Palazzo Rosso a Genova, al fianco di Caterina Marcenaro, la porta a studiare i pigmenti naturali e le trasformazioni del colore. Da quella scoperta nasce un\u2019indagine che si allontana progressivamente dalla rappresentazione per concentrarsi sulla materia stessa, sulle sue reazioni e sulla memoria che custodisce. Radici, spezie, erbe, cocciniglia, curcuma e ratania non sono semplici strumenti per ottenere determinate tonalit\u00e0 ma materiali vivi, portatori di storie e significati simbolici che intervengono attivamente nella formazione dell\u2019opera. <strong>\u00c8 la natura, con i suoi ritmi e le sue trasformazioni, a diventare parte del processo creativo. <\/strong>Nei <em>Cromogrammi<\/em>, avviati negli anni Sessanta, grandi tele vengono immerse in infusi naturali, piegate secondo griglie regolari e lasciate a contatto con l\u2019aria, gli agenti atmosferici o il terreno. Il colore si deposita, si modifica, reagisce. La piega organizza la superficie, ma non ne determina interamente l&#8217;esito: il tempo entra nell&#8217;opera e ne diventa coautore. Non una pittura che descrive il mondo naturale, dunque, ma un processo che ne accoglie direttamente l&#8217;azione. <strong>Questa ricerca continua negli <em>Specchi<\/em>, nelle <em>Ctoniografie<\/em> e nelle <em>Germinazioni<\/em>, infinite declinazioni di un unico processo, dove le trasformazioni dei pigmenti producono variazioni cromatiche, tracce e<\/strong> <strong>forme organiche e il sotterramento<\/strong> <strong>delle tele intensifica i processi di macerazione e trasformazione della materia.<\/strong><\/p>\n<p>Le esperienze ambientali degli anni Settanta, dai teli disposti tra i ruderi di Righi, sulle alture di Genova, all&#8217;intervento sulla spiaggia dei Cantieri Navali Baglietto di Varazze, portano questa ricerca fuori dallo studio. L&#8217;opera si confronta direttamente con il paesaggio, con l&#8217;architettura e con gli elementi naturali, diventando parte di uno spazio in trasformazione. Il risultato \u00e8 un linguaggio nel quale il colore supera la dimensione visiva per farsi esperienza della materia, del tempo e della memoria. Un lavoro che continua a interrogare il rapporto tra essere umano e natura senza ricorrere a una rappresentazione illustrativa, ma attraverso la possibilit\u00e0 concreta di lasciare che i processi naturali accadano.<\/p>\n<p>La stessa autonomia che caratterizza la ricerca di Boero \u00e8 alla base della sua esperienza didattica a Brera. Per l&#8217;artista, insegnare non significa trasmettere un modello da replicare, ma fornire gli strumenti per costruire un linguaggio personale. La conoscenza della storia dell&#8217;arte, la padronanza dell&#8217;alfabeto pittorico e la disciplina del lavoro sono fondamentali, ma devono accompagnarsi alla curiosit\u00e0 e alla capacit\u00e0 di riconoscere le proprie inclinazioni. \u00abInstillare passione e curiosit\u00e0\u00bb, \u00e8 la sintesi che Boero offre del proprio metodo. Il compito dell&#8217;insegnante \u00e8 cercare di far emergere quella scintilla che pu\u00f2 diventare una bussola, accompagnando lo studente senza sostituirsi alla sua ricerca. Non tutti sono destinati a diventare artisti, osserva, ma un&#8217;esperienza formativa pu\u00f2 comunque contribuire a orientare il percorso di una persona, lasciando un segno che va oltre gli anni trascorsi in Accademia. Non \u00e8 un caso che, parlando del proprio lavoro, Boero insista sulla necessit\u00e0 di evitare le classificazioni. La sua pittura non nasce dall&#8217;adesione a un programma teorico, ma dall&#8217;incontro tra studio, osservazione, intuizione e pratica quotidiana. Allo stesso modo, il suo insegnamento non mira a riprodurre un&#8217;estetica, ma a mettere ciascuno nelle condizioni di scoprire la propria. \u00c8 qui che la sua presenza in <em>I Maestri di Brera. Insegnare l&#8217;arte<\/em> acquista un significato particolare. La mostra celebra il ruolo dell&#8217;Accademia nella formazione degli artisti e nella trasformazione dei linguaggi, ma invita anche a interrogarsi su cosa venga davvero trasmesso da un maestro: non necessariamente uno stile o una tecnica, quanto piuttosto un metodo di ricerca, un&#8217;attitudine, la possibilit\u00e0 di guardare il mondo da una prospettiva autonoma. Nel caso di Renata Boero, questa eredit\u00e0 coincide con un invito a non fermarsi alle tracce gi\u00e0 visibili. Perch\u00e9 l&#8217;arte, come la materia che attraversa il suo lavoro, continua a trasformarsi. E perch\u00e9 insegnare, in fondo, significa anche accettare che chi viene dopo possa trovare una strada diversa dalla propria.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E\u2019 l\u2019ora, proprio l\u2019ora di vedere sviluppata finalmente una mostra che consegna l\u2019arte e l\u2019insegnamento di un\u2019artista come Renato Boero al pubblico italiano. Artista di grande ricerca, anticipatrice di temi e problemi che avvolgono la societ\u00e0 contemporanea. La Boero lo ha fatto nella pi\u00f9 importante accademia di Belle Arti del mondo.\u00a0 Che cosa significa insegnare arte senza chiedere agli studenti di seguire le proprie orme? Per Renata Boero, significa trasmettere passione e curiosit\u00e0, offrire strumenti e conoscenze, ma soprattutto aiutare ciascuno a trovare la propria strada. 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