{"id":42705,"date":"2026-11-01T21:24:41","date_gmt":"2026-11-01T21:24:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=42705"},"modified":"2026-11-01T21:24:41","modified_gmt":"2026-11-01T21:24:41","slug":"sculture-corpi-e-indumenti-nellarte-di-margherita-serra-alla-fondazione-paolo-e-carolina-zani-di-cellatica-bs","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2026\/11\/01\/sculture-corpi-e-indumenti-nellarte-di-margherita-serra-alla-fondazione-paolo-e-carolina-zani-di-cellatica-bs\/","title":{"rendered":"Sculture, corpi e indumenti nell&#8217;arte di Margherita Serra alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica\/BS"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sculture, corpi e indumenti nell\u2019arte di Margherita Serra alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica\/BS<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Un indumento che contiene il corpo, ne sostiene le forme e ne definisce i contorni, oscillando tra costrizione e seduzione, protezione ed esposizione. \u00c8 il <strong>corsetto<\/strong> il protagonista di <em>Stringimi?!<\/em>, la mostra dedicata a <strong>Margherita Serra<\/strong>, ospitata alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica (BS) dal 13 dicembre 2026 al 28 febbraio 2027.<\/p>\n<p>Ideata e coordinata da Massimiliano Capella, con un testo di Martina Corgnati, la mostra presenta <strong>28 corsetti realizzati tra il 2002 e il 2020 in marmo, maiolica, vetro e terracotta<\/strong>, ripercorrendo le diverse declinazioni di una ricerca che, a partire dal 2000, pone al centro dell&#8217;indagine artistica di Serra (Brescia, 1943) questo oggetto emblematico della storia dell&#8217;abbigliamento e della rappresentazione del corpo femminile.<\/p>\n<p>Il titolo <em>Stringimi?!<\/em> racchiude l&#8217;ambivalenza del corsetto: il desiderio di essere accolti e sostenuti convive con il dubbio che la stessa forma possa contenere e limitare. Un&#8217;esclamazione e una domanda che restituiscono la complessit\u00e0 di un oggetto capace di evocare, ancora oggi, significati diversi, tra scelta e convenzione, intimit\u00e0 e rappresentazione.<\/p>\n<p>Per Margherita Serra, il corsetto diventa il punto di partenza di una ricerca che attraversa la storia della femminilit\u00e0 e le possibilit\u00e0 espressive della scultura. L&#8217;artista trasforma un indumento tradizionalmente morbido e flessibile in una presenza solida e permanente: <strong>rende pesante ci\u00f2 che ci si aspetta leggero e pieno ci\u00f2 che dovrebbe essere vuoto<\/strong>. Il corpo scompare, coincidendo con l&#8217;abito, che acquista autonomia e si offre allo sguardo come forma scultorea. Come scrive <strong>Martina Corgnati nel testo<\/strong> che correda la mostra: \u00abEmerge l\u2019evidenza di un nucleo creativo scaturito da un vuoto, l\u2019impronta di un corpo assente che prepara, accoglie e nutre tutte le epifanie che sarebbero arrivate in questi decenni\u00bb.<\/p>\n<p>Il primo corsetto in marmo di Carrara, <em>Femminilit\u00e0 2000<\/em>, nasce in occasione di una mostra antologica e viene acquisito dallo storico marchio italiano di lingerie La Perla. Da quel momento il corsetto diviene un soggetto centrale nella ricerca dell&#8217;artista, che ne esplora le possibilit\u00e0 attraverso materiali e soluzioni formali differenti.<\/p>\n<p>Dopo due anni di studio e sperimentazione, Serra introduce una sottogonna in ferro. Composta da semicerchi metallici sovrapposti, raccordati da stecche verticali e diagonali, la costruzione richiama una gabbia, ma i vuoti e l&#8217;apertura posteriore consentono di attraversarla. Il confine si trasforma cos\u00ec in uno spazio abitabile, nel quale il rapporto tra contenimento e libert\u00e0 rimane aperto.<\/p>\n<p>Il <strong>percorso espositivo<\/strong> segue le trasformazioni della ricerca attraverso i materiali. Accanto alla luminosit\u00e0 del <strong>marmo bianco di Carrara<\/strong>, il <strong>marmo del Portogallo<\/strong> introduce sfumature che vanno dal rosa pallido al cipria e al salmone, richiamando le tonalit\u00e0 dell&#8217;incarnato. Si aggiungono il <strong>marmo nero<\/strong> del Belgio, la <strong>ceramica<\/strong> di Grottole e il <strong>cristallo<\/strong> di Murano, anche nelle varianti bianca e rubino, filigranate e arricchite d&#8217;oro zecchino. La solidit\u00e0 della pietra, la delicatezza del vetro e la ricchezza decorativa della ceramica ampliano le possibilit\u00e0 espressive del corsetto, trasformandolo in una forma autonoma che conserva la memoria del corpo assente. Nel <strong>percorso permanente<\/strong> della Casa Museo Zani, all&#8217;interno del guardaroba, \u00e8 inoltre esposto <em>Il Corsetto per Cleopatra<\/em>, opera in maiolica del 2008. Circondata dalle ante di un paravento cinese laccato della met\u00e0 del XVII secolo, trasformato in una preziosa quinta teatrale, la scultura si ispira al dipinto di Carlo Maratta <em>Cleopatra che scioglie la perla<\/em>, conservato presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma. Il dialogo tra le opere intreccia storia dell&#8217;arte, ornamento e rappresentazione.<\/p>\n<p>Tra sostegno e costrizione, desiderio e limite, i corsetti di Margherita Serra, memori anche delle parole che <strong>Gillo Dorfles<\/strong> ha lasciato sull\u2019artista, capace di: \u00abPiegare il marmo fino a trasformarlo in \u201cbiancheria intima\u201d. Dove il \u201cbianco\u201d \u00e8 ovviamente presente anche nel marmo, mentre \u201cl\u2019intimo\u201d si \u00e8 trasformato in \u201ccorazza\u201d, non pi\u00f9 nascosta sotto la finzione dell\u2019abito, ma consolidata e metamorfosata in contenitore, argine, sostegno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sculture, corpi e indumenti nell\u2019arte di Margherita Serra alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica\/BS \u00a0Un indumento che contiene il corpo, ne sostiene le forme e ne definisce i contorni, oscillando tra costrizione e seduzione, protezione ed esposizione. \u00c8 il corsetto il protagonista di Stringimi?!, la mostra dedicata a Margherita Serra, ospitata alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica (BS) dal 13 dicembre 2026 al 28 febbraio 2027. 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