{"id":4468,"date":"2015-03-01T21:49:51","date_gmt":"2015-03-01T21:49:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=4468"},"modified":"2015-03-01T21:49:51","modified_gmt":"2015-03-01T21:49:51","slug":"kenneth-noland-alla-cardi-gallery-di-milano-artefice-delle-campiture-piatte-dellespressionismo-astratto-e-del-minimalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/03\/01\/kenneth-noland-alla-cardi-gallery-di-milano-artefice-delle-campiture-piatte-dellespressionismo-astratto-e-del-minimalismo\/","title":{"rendered":"Kenneth Noland alla Cardi Gallery di Milano. Artefice delle campiture piatte, dell&#8217;espressionismo astratto e del minimalismo."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6079-433x6502.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-4477\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6079-433x6502.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6079-433x6502.jpg 433w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6079-433x6502-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 260px) 100vw, 260px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6082-200x200.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4475\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6082-200x200.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6082-200x200.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6082-200x200-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6148-650x4082.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4471\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6148-650x4082.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6148-650x4082.jpg 650w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6148-650x4082-300x188.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 Immenso l&#8217;interesse dei collezionisti per la rivisitazione e l&#8217;approfondimento del lavoro artistico di taluni maestri dell&#8217;arte mondiale del Novecento, com&#8217;\u00e8 <strong>il caso della mostra di \u201cKenneth Noland. Opere 1958-1980\u201d, artefice dell&#8217;espressionismo astratto, in corso nella Cardi Gallery, punta di diamante fra le gallerie milanesi. Di grande efficacia paio<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6090-200x200.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-4472\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6090-200x200.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6090-200x200.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6090-200x200-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6128-200x200.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4473\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6128-200x200.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6128-200x200.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/03\/IMG_6128-200x200-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>no i<\/strong> <strong>lavori a campitura \u201cpiatta\u201d<\/strong> ,che vanno bene a significare quel <strong>rapporto<\/strong> <strong>che legava Noland a Clement Greenberg critico statunitense di spessore <\/strong>(1916-1994)- appoggiava infatti il \u201ccolour field\u201d ovvero pittura a campi di colore- ; <strong>quest\u2019ultimo sostenne fin da subito il valore di queste sperimentazioni, faticava tuttavia a trovare in esse un naturale posizionamento<\/strong><strong> nella poetica dell\u2019astrattismo statunitens<\/strong><strong>e degli anni Cinquanta, vedendo il pittore di Asheville pi\u00f9 come <\/strong><strong>un anticipatore delle tendenze \u201canti-pittoriche\u201d<\/strong><strong> degli anni Sessanta che come u<\/strong><strong>n acuto interprete degli sviluppi dell\u2019Espressionismo<\/strong><strong> Astratto<\/strong>. Per Greenberg la non-pittoricit\u00e0 corrispondeva all\u2019estetica dello \u201csharp edge\u201d tutta presa dalle sporgenze e dalle spigolosit\u00e0, a quelle tendenze, ben esemplificate \u2013 oltre che da Noland \u2013 da <strong>Frank Stella <\/strong>(1936), che <strong>acquietavano la pennellata fino a far conferire alla superficie un aspetto essenzialmente grafico e forsanche decorativo.<\/strong> In quest\u2019ottica, qualcosa non quadrava, e <strong>la figura di Noland, in Greenberg, \u00e8 cos\u00ec rimasta irrisolta<\/strong>. <strong>Alcune opere esposte da Cardi, anche quelle non pi\u00f9 recenti, portano a individuare come Noland abbandonava s\u00ec il gusto della pennellata, ma non <\/strong><strong>il trattamento materiale, fisico del colore<\/strong><strong>. <\/strong>C\u2019\u00e8 in lui quel riferimento oggettivo alla forma che <strong>Michael Fried <\/strong>(1939), altro critico e storico dell&#8217;arte statunitense, apprezzava in lui e, soprattutto, in Stella; ma rispetto al collega la natura concettuale, linguistica di questo formalismo era assai pi\u00f9 sfaccettante. <strong>Le superfici di Noland sono sempre in discussione<\/strong>, la relazione supporto-forma<strong> si configura come un&#8217; accensione di sguardi<\/strong>, con possibili e multiple letture, piuttosto che come un reciproco sforzo di sostenibilit\u00e0; se in Stella l\u2019occhio percorre la superficie dai lati al centro e viceversa, <strong>in Noland <\/strong><strong>lo sguardo si frantuma in direzioni diverse<\/strong><strong>, cerca uno sviluppo al di fuori della cornice (potremmo azzardare l&#8217;idea d&#8217;essere stato quasi un anticipatore del Mad\u00ec ),<\/strong> e una foto d\u2019epoca riportata nel bel catalogo che accompagna la mostra, in cui l\u2019artista accosciato \u201ctaglia\u201d uno spazio a losanga da una tela disposta sul pavimento, sembra assecondare questa impressione. <strong>Per Noland, insomma, <\/strong><strong>lo spazio delimitato dalla cornice \u00e8 un confine da superare<\/strong><strong>, e la forma, anzich\u00e9 essere dalla materia, \u00e8 precedente ed eccedente rispetto ad essa. <\/strong>Al piano terra cattura lo sguardo l&#8217;enorme \u201c<em>Via Bound\u201d<\/em> (1970), uno degli \u201c<em>stripes\u201d<\/em> in cui sperimenta per la prima volta l\u2019utilizzo della tela non preparata alla ricerca dell\u2019apparenza pi\u00f9 immateriale della pittura; poi il caratteristico incrocio di linee ortogonali di \u201c<em>Call\u201d<\/em> (1973), tratto dalla serie \u201c<em>Plaid\u201d <\/em>e alcune \u201c<em>Shaped canvases\u201d<\/em>, dove l\u2019asimmetria del supporto esaspera l\u2019astrazione, negando l&#8217;essere proprio del quadro inteso come \u201cfinestra sul mondo\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Alcuni lavori pi\u00f9 tardi, esposti al piano superiore della galleria, &#8211; come un \u201c<em>Target\u201d<\/em> del 1958 che attende sul fondo della sala per catturare lo sguardo a ogni passo con la sua irresistibile combinazione di colori- mostrano poi un <strong>particolare trattamento del colore;<\/strong> una \u201c<em>Shaped canvas\u201d<\/em>, ad esempio, presenta una striscia rossa nella quale la superficie appare increspata, risultando del tutto diversa, dal punto di vista materiale, rispetto alle zone adiacenti. Lo strato di colore non \u00e8 pi\u00f9 solo una campitura<strong> <\/strong><strong>piatta<\/strong><strong> <\/strong><strong>secondo l&#8217;ottica <\/strong> proposta da Greenberg come carattere essenziale della pittura \u201cdi tipo americano\u201d, ma vive per <strong>una matericit\u00e0 tattile \u2013 colore steso su tela grezza- che avvicina l\u2019opera allo <\/strong><strong><em>status <\/em><\/strong><strong>di oggetto<\/strong>. Noland si scosta dunque, parzialmente, dalle ricerche dell\u2019astrazione \u201cpost-pittorica\u201d, e <strong>si avvicina piuttosto ad alcune contemporanee tendenze europee<\/strong> (la <strong>Pittura analitica<\/strong> su tutte), ma soprattutto agli esiti di quelle ricerche, da Rauschenberg a Johns, con le quali aveva avuto familiarit\u00e0 negli anni di formazione al <strong>Black Mountain College<\/strong>, nella sua citt\u00e0 natale. Artista colto, misterico nell&#8217;uso del colore, dove il colore \u00e8 esso stesso sentimento, espressione dell&#8217; inesprimibile e le campiture diventano finestre sul mondo, finestre tra cielo e terra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 Immenso l&#8217;interesse dei collezionisti per la rivisitazione e l&#8217;approfondimento del lavoro artistico di taluni maestri dell&#8217;arte mondiale del Novecento, com&#8217;\u00e8 il caso della mostra di \u201cKenneth Noland. Opere 1958-1980\u201d, artefice dell&#8217;espressionismo astratto, in corso nella Cardi Gallery, punta di diamante fra le gallerie milanesi. Di grande efficacia paiono i lavori a campitura \u201cpiatta\u201d ,che vanno bene a significare quel rapporto che legava Noland a Clement Greenberg critico statunitense di spessore (1916-1994)- appoggiava infatti il \u201ccolour field\u201d ovvero pittura a campi di colore- ; quest\u2019ultimo sostenne fin da subito il valore di queste sperimentazioni, faticava tuttavia a trovare [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/03\/01\/kenneth-noland-alla-cardi-gallery-di-milano-artefice-delle-campiture-piatte-dellespressionismo-astratto-e-del-minimalismo\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[150,59246,53888,53709,53710,41640,28386,44441,87,35266,44626,17505],"tags":[66592,66591,66593,66589,66590,7581,59666],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4468"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4468"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4468\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4479,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4468\/revisions\/4479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}