{"id":6218,"date":"2015-11-09T22:28:30","date_gmt":"2015-11-09T22:28:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=6218"},"modified":"2015-11-09T22:28:30","modified_gmt":"2015-11-09T22:28:30","slug":"il-mondo-immaginario-di-baruchello-in-mostra-a-londra-alla-galleria-massimo-de-carlo-uno-spettacolo-unico-per-due-anni-di-intenso-lavoro-del-grande-e-vecchio-artista-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/11\/09\/il-mondo-immaginario-di-baruchello-in-mostra-a-londra-alla-galleria-massimo-de-carlo-uno-spettacolo-unico-per-due-anni-di-intenso-lavoro-del-grande-e-vecchio-artista-italiano\/","title":{"rendered":"Il mondo immaginario di Baruchello in mostra a Londra alla Galleria  Massimo De Carlo. Uno spettacolo unico per due anni di intenso lavoro  del grande e vecchio artista italiano."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/baruchello-massimo-de-carlo-london-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6219\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/baruchello-massimo-de-carlo-london-1.jpg\" alt=\"baruchello-massimo-de-carlo-london-(1)\" width=\"523\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/baruchello-massimo-de-carlo-london-1.jpg 523w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/baruchello-massimo-de-carlo-london-1-300x172.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo stupore non finisce mai. Ci vorrebbero ore, giornate intere per guardare, capire, ma soprattutto lasciarsi andare ai mille segni grafici, alle parole, gli abbozzi di segni, i rimandi ad altro, i paesaggi anatomici, le allusioni che indicano qualcosa e poi virano in un\u2019altra direzione, le onde, i passaggi che Gianfranco Baruchello lascia sulle tele di alluminio e che mette al riparo nelle sue scatole.<br \/>\n<strong>L\u2019inaugurazione che c\u2019\u00e8 stata poco tempo fa\u00a0 -e la mostra \u00e8 ancora in corso- presso la sede londinese della Galleria Massimo De Carlo a South Audley Street \u00e8 stata una festa per il grande vecchio Baruch, con presenze italiane da tempo vicine all\u2019artista, tra gli altri: Andrea Viliani e Alessandro Rabbottini del Madre, che ha ospitato un ciclo di video di Baruchello, Vincenzo De Bellis e Edoardo Bonaspetti per la Triennale che un anno fa gli dedic\u00f2 una grande mostra (co-curata da Rabbottini), Francesco Bonami, e poi collezionisti e critici. Vi ero anch\u2019io ed \u00e8 stata credetemi una vernice fuor dal comune. Ma l\u2019inaugurazione \u00e8 stata anche una sorpresa, sebbene chi lo conosce, sa della sua straordinaria capacit\u00e0 di lavoro, l\u2019ossessione per il segno e l\u2019immaginario che si dipana senza sosta da un disegno all\u2019altro, da una tavola all\u2019altra. Ma la sorpresa rimane, per la delicatezza, la raffinata minutezza dei mondi lillipuziani esposti l\u00ec, dinanzi\u00a0 a noi.<\/strong> Che paiono\u00a0 non concludersi mai, ma raccontare, e ancora raccontare tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di raccontabile e oltre.<br \/>\n<strong>La mostra comincia con un trittico situato nella vetrina della galleria che raffigura il corpo femminile: una doppia testa, un doppio busto, due gambe. Elementi doppi perch\u00e9 si schiudono alla vista e rivelano un mondo interiore che Baruchello esplora con attenzione. \u00c8 un trittico bellissimo, bianco, delicatamente solcato dal nero della grafite, con qualche incursione di rosso che segnala i punti pi\u00f9 nevralgici di questo ritratto femminile. Il bianco e nero \u00e8 il leit motiv anche delle scatole presentate al piano di sotto delle galleria, che per la prima volta Baruchello chiude con delle lastre trasparenti su cui disegna e che fanno una leggera ombra ai disegni delle altre cinque pareti della scatola.<\/strong> Pochi colori invece emergono nelle grandi tavole del piano terra. Qui il tema sembra farsi pi\u00f9 astratto e le delicate mappature su alluminio sembrano evocare la modalit\u00e0 del funzionamento del pensiero, una fluidit\u00e0 di immagini e di narrazioni, senza rinunciare a quell&#8217;ironia che accompagna tutta la produzione dell&#8217;artista.<\/p>\n<p><strong>Guardare veramente tutte le opere, fatte in due anni di intenso lavoro, \u00e8 quasi un\u2019impresa forte e significante, anche con la paziente guida di Carla Subrizi, compagna di Baruchello. Ma, credetemi, visionare una mostra cos\u00ec di spessore, cos\u00ec lucida, cos\u00ec italiana e internazionale, \u00e8 cosa fuor dal comune, perch\u00e9 l\u2019artista Baruchello ci consegna il suo mondo, che potrebbe essere anche il nostro se questa societ\u00e0 non fosse cos\u00ec in decadenza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo stupore non finisce mai. Ci vorrebbero ore, giornate intere per guardare, capire, ma soprattutto lasciarsi andare ai mille segni grafici, alle parole, gli abbozzi di segni, i rimandi ad altro, i paesaggi anatomici, le allusioni che indicano qualcosa e poi virano in un\u2019altra direzione, le onde, i passaggi che Gianfranco Baruchello lascia sulle tele di alluminio e che mette al riparo nelle sue scatole. L\u2019inaugurazione che c\u2019\u00e8 stata poco tempo fa\u00a0 -e la mostra \u00e8 ancora in corso- presso la sede londinese della Galleria Massimo De Carlo a South Audley Street \u00e8 stata una festa per il grande [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/11\/09\/il-mondo-immaginario-di-baruchello-in-mostra-a-londra-alla-galleria-massimo-de-carlo-uno-spettacolo-unico-per-due-anni-di-intenso-lavoro-del-grande-e-vecchio-artista-italiano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,9894,53794,41640,28386,44441,87,35351,35224,35266,28308,44684,17505,17494],"tags":[93492,59480,28333,93490,93489,3752,93491],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6218"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6218"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6218\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6221,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6218\/revisions\/6221"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}