{"id":6227,"date":"2015-11-11T22:31:00","date_gmt":"2015-11-11T22:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=6227"},"modified":"2015-11-11T22:31:00","modified_gmt":"2015-11-11T22:31:00","slug":"bruno-di-bello-allo-studio-marconi-di-milano-con-frattali-e-digital-art-matematica-e-geometria-ne-disegnano-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/11\/11\/bruno-di-bello-allo-studio-marconi-di-milano-con-frattali-e-digital-art-matematica-e-geometria-ne-disegnano-il-mondo\/","title":{"rendered":"Bruno di Bello allo Studio Marconi di Milano con Frattali e Digital Art. Matematica e Geometria ne disegnano il mondo."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170748.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6228\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170748.jpg\" alt=\"02032011170748\" width=\"378\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170748.jpg 378w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170748-189x300.jpg 189w\" sizes=\"(max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Maxverde-e1447280346424.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6230 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Maxverde-e1447280346424.jpg\" alt=\"Maxverde\" width=\"414\" height=\"414\" \/><\/a>Alla Fondazione Marconi ecco la mostra di \u201cBruno Di Bello. Frattali ed Altro\u201d con un ciclo di opere realizzate dall\u2019artista negli ultimi cinque anni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Al pianoterra della sede espositiva sono esposte una serie di nuove opere, inoltre studi e successive variazioni sui cinque grandi trittici eseguiti nel 2010 per la mostra tenutasi al Museo MAC di Niteroi a Rio de Janeiro.Ecco quanto dice Bruno Di Bello: \u201cQuando ho ricevuto le foto e la pianta del museo, disegnato da Oscar Niemeyer sono rimasto affascinato dalla bellezza di quest\u2019opera, vero gioiello architettonico e mi \u00e8 subito balenata l\u2019idea di usare i segni che sulla pianta indicavano le cinque pareti e le colonnine per il primo dei miei trittici. La sala esagonale, centrata sul cerchio della vetrata esterna, mi ha ricordato la forma delle innumerevoli sale della immaginaria \u201cBiblioteca di Babele\u201d cos\u00ec descritta da Jorge Luis Borges: un esagono con cinque pareti e un lato aperto d\u2019ingresso. (Coincidenza o citazione?) Esattamente la sala del museo per la quale ho immaginato i miei cinque trittici. \u00c8 nato cos\u00ec With Oscar il primo dei trittici in mostra, con una serie di variazioni in cui i segni delle pareti disunite tra di loro, punteggiate dalle colonnine che sorreggono la struttura superiore, dialogano con i miei segni derivati dalla geometria dei frattali nelle varie soluzioni esposte in questa mostra\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Queste astrazioni digitali rappresentano una sorta di profondo rinnovamento rispetto alle sperimentazioni artistiche di Bruno Di Bello degli anni precedenti e alla tradizione della fotografia \u201coff camera\u201d.<\/strong><br \/>\nNascono in seguito a una lunga pausa di riflessione durante la quale l\u2019artista,che gi\u00e0 dalla fine degli anni Ottanta aveva pionieristicamente sostituito la sua camera oscura con hardware e software digitali, ha modo di dedicarsi allo studio delle nuove tecnologie e in particolare della fotografia digitale che gli permette di diventare nel frattempo padrone di conoscenze nel campo delle tecniche di creazione ed elaborazione dell\u2019immagine al computer.<br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170834-e1447280298505.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6229\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170834-e1447280298505.jpg\" alt=\"02032011170834\" width=\"392\" height=\"391\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170820.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6232 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170820.jpg\" alt=\"02032011170820\" width=\"378\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170820.jpg 476w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170820-238x300.jpg 238w\" sizes=\"(max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170813-e1447280482933.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6233 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170813-e1447280482933.jpg\" alt=\"02032011170813\" width=\"435\" height=\"425\" \/><\/a>In queste opere Di Bello realizza un universo virtuale che scaturisce da un modello matematico, nel quale per\u00f2 \u00e8 lui stesso a intervenire per decidere quale variabile introdurre nel processo automatico di generazione e proliferazione iconica. A partire dagli anni Novanta, avendo conosciuto le teorie del matematico Beno\u00eet Mandelbrot, l\u2019artista si avvicina allo studio della geometria dei frattali. Mandelbrot, alla fine degli anni Settanta, aveva immaginato che le forme della natura che si ritenevano frutto del caso (la bellezza delle orchidee, la frastagliatura delle coste, la forma delle nuvole\u2026) fossero descrivibili da una geometria scaturita da un calcolo matematico che, con un complesso sistema di equazioni risolvibile al computer, ricreasse forme simili.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Matematica e geometria dei frattali hanno ormai applicazione nei pi\u00f9 vari campi dello scibile: dalla cartografia alla previsione dei movimenti di borsa, dalla progettazione architettonica all\u2019astrofisica, ma a Di Bello \u00e8 venuto in mente che nella storia dell\u2019arte ogni volta che cambia la geometria cambiano l\u2019architettura e l\u2019arte e che gi\u00e0 dagli anni Cinquanta i musicisti usano strumenti elettronici per le loro composizioni e dai Settanta gli architetti sostituiscono tecnigrafo e matita con i computer.<\/strong> Persino Paul Klee \u2013 riferimento costante nell\u2019opera dell\u2019artista \u2013 si interrogava molti anni prima con vari esperimenti ed esercizi, sui rapporti tra la geometria e le forme della natura nelle lezioni che teneva al Bauhaus. Il filosofo Mario Costa ha aggiunto questo sul lavoro dell\u2019artista: \u201cBruno Di Bello ha capito che il massimo dell\u2019aseit\u00e0 dell\u2019immagine, dovuto alla sua natura logica e dunque mentale, coincide con il massimo di quanto egli \u00e8 andato cercando per tutta la sua vita. Ha capito cio\u00e8 che le immagini digitali non rimandano a nessun soggetto e a nessuno oggetto, che non hanno referente alcuno e che devono esse stesse essere trattate come dei referenti, cio\u00e8 come delle nuove cose con le quali misurarsi sul piano dell\u2019estetico\u201d.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170801-e1447280529815.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6234 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/02032011170801-e1447280529815.jpg\" alt=\"02032011170801\" width=\"367\" height=\"361\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note biografiche<br \/>\n<strong>Bruno Di Bello \u00e8 nato a Torre del Greco nel 1938. Dopo gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli inizia a esporre e, con Biasi, Del Pezzo, Fergola, Luca e Persico,d\u00e0 vita al Gruppo \u201958. Tra i meriti di questa giovane formazione c\u2019\u00e8 quello di aver stabilito un contatto diretto con le coeve vicende milanesi, grazie soprattutto al periodico \u201cDocumento Sud\u201d, ideale corrispettivo di \u201cAzimuth\u201d.<\/strong> Dopo le prime mostre di gruppo alla Galleria San Carlo e alla Galleria Minerva di Napoli, nel 1960 Di Bello ottiene una prima personale alla Galleria 2000 di Bologna. Nel \u201965 inizia a inserire la fotografia nei suoi lavori, nel \u201966 ha la prima personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio, nel 1967 comincia a usare direttamente la tela fotosensibile e si trasferisce a Milano. L\u2019anno seguente espone con il gruppo della Mec-Art, teorizzata da Pierre Restany.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/ATT0-e1447281016705.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6236\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/ATT0-e1447281016705.jpg\" alt=\"ATT0\" width=\"429\" height=\"321\" \/><\/a>Di Bello indaga sulle possibilit\u00e0 di scomposizione dell\u2019immagine, sulle icone dei protagonisti delle avanguardie storiche e dei propri miti artistici (Klee, Duchamp, Man Ray, Mondrian e i costruttivisti russi) sviluppando cos\u00ec un\u2019idea di arte come riflessione sulla storia dell\u2019arte moderna.<br \/>\nEspone per la prima volta a Milano da Toselli nel \u201969 e nel \u201970 alla Galleria Kuchels, Bochum, alla Galleria Wsp\u00f2lczesna, Varsavia e alla Galleria Bertesca di Genova e alla Biennale di Venezia. Dal 1971 inizia la collaborazione con lo Studio Marconi:un\u2019installazione composta da 26 telefotografiche con la scomposizione dell\u2019intero alfabeto. Vi esporr\u00e0 ancora nel \u201974, nel \u201976, nel \u201978 e nell\u201981. Dai primi anni Settanta sulle sue tele fotografiche compaiono parole e concetti, che, scomponendosi e ricomponendosi, animano un gioco di perdita e di ritrovamento del significato. Nel \u201974 espone alla Galleria Art in Progress a Monaco e alla Kunsthalle di Berna, nel \u201975 alla Galleria M\u00fcller di Stoccarda e all\u2019I.C.C. di Anversa, nel \u201977 alla Galleria Lucio Amelio di Napoli e al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Espone nel \u201978 alla Galleria Rondanini di Roma e nell\u2019estate 1980 realizza un grande lavoro per il Festival di Spoleto. Altri lavori degli anni Settanta\/Ottanta sono eseguiti disegnando sulla tela sensibile direttamente con il raggio di luce di una torcia elettrica, e negli anni Ottanta Di Bello sperimenta un nuovo modo di usare la tecnica fotografica, giustapponendo tra la fonte luminosa e la tela figure umane e oggetti che proiettano su quest\u2019ultima le loro ombre, sviluppando poi la tela fotosensibile con larghe pennellate di rivelatore come in Apollo e Dafne nel terremoto, eseguito per la collezione Terrae motus allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi- Grand Palais, ora in permanenza presso la Reggia di Caserta. A partire dagli anni Novanta Di Bello si dedica allo studio di nuove tecnologie operando ricerche sulle immagini sintetiche, la fotografia digitale e le nuove geometrie visualizzabili al computer. Espone i nuovi lavori alla Galleria Gi\u00f2 Marconi nel 2003, nel 2004 alla Plurima di Udine, nel 2005 a Napoli alla Fondazione Morra e nel 2008 alla Galleria Elleni di Bergamo. Nel 2010 la Fondazione Marconi gli dedica una grande antologica. Per l\u2019occasione esce la monografia Bruno Di Bello -Antologia, edita da Silvana Editoriale per la VAF-Stiftung di Francoforte, a cura di Volker Feierabend con testi di Michele Bonuomo, Mario Costa, Marco Meneguzzo e Angela Tecce. Nel 2011 ha una personale al Museo MAC di Niteroi a Rio de Janeiro, mostra che ha avuto un esordio al Museo della Certosa di Capri e un seguito al PAN &#8211; Palazzo delle Arti, a Napoli. Le tre mostre nascono per iniziativa dell\u2019associazione Arteas, animata da Maurizio Siniscalco, con la consulenza del critico Mario Franco.<br \/>\nNel 2011 tiene una \u201clectio magistralis\u201d al Politecnico di Milano nel corso di Alberto Aschieri ed espone il suo Grande vetro 2 del \u201975 alla mostra dei lavori del corso di \u201cProgettazione Architettonica 3\u201d nel patio del Politecnico. Bruno Di Bello vive e lavora a Milano.<br \/>\nPrincipali collezioni pubbliche: Landes museum Joanneum, Graz \u2013 Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam Museum Ostwall Dortmund &#8211; Rufino Tamayo Museum, Mexico City &#8211; Galleria dell\u2019Accademia, Napoli &#8211; Galleria Nazionale, Parma &#8211; Gallerie d\u2019Italia, Milano &#8211; Museo d\u2019Arte Moderna di Bologna &#8211; Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (collezione Feierabend) &#8211; Museo della Reggia di Caserta &#8211; Museo del Novecento, Museo Madre, Napoli.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla Fondazione Marconi ecco la mostra di \u201cBruno Di Bello. Frattali ed Altro\u201d con un ciclo di opere realizzate dall\u2019artista negli ultimi cinque anni. 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