{"id":6248,"date":"2015-11-17T18:46:28","date_gmt":"2015-11-17T18:46:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=6248"},"modified":"2015-11-17T19:56:38","modified_gmt":"2015-11-17T19:56:38","slug":"arte-tra-rigore-e-grazia-santita-e-devozione-il-tesoro-della-compagnia-di-san-benedetto-bianco-nel-seicento-fiorentino-in-mostra-alla-cappella-palatina-di-palazzo-pitti-a-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2015\/11\/17\/arte-tra-rigore-e-grazia-santita-e-devozione-il-tesoro-della-compagnia-di-san-benedetto-bianco-nel-seicento-fiorentino-in-mostra-alla-cappella-palatina-di-palazzo-pitti-a-firenze\/","title":{"rendered":"Arte tra rigore e  grazia, santit\u00e0 e devozione. Il tesoro della Compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento fiorentino in mostra alla Cappella Palatina di Palazzo Pitti a Firenze."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._211.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6260\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._211.jpg\" alt=\"Fig._21\" width=\"396\" height=\"613\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._211.jpg 716w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._211-194x300.jpg 194w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._211-661x1024.jpg 661w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/a>Un tesoro \u201csegreto\u201d finalmente riportato a luce intensa con questa mostra di notevole spessore storico-artistico e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Baldassarre-Franceschini-Cristo-piagato_imagefullwide1-e1447789383874.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6261 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Baldassarre-Franceschini-Cristo-piagato_imagefullwide1-e1447789383874.jpg\" alt=\"Baldassarre-Franceschini-Cristo-piagato_imagefullwide\" width=\"360\" height=\"437\" \/><\/a>notevole storia anche dell\u2019arte e della devozione cattolica e cristiana. Visitarla \u00e8 come andare a novello battesimo. Un nucleo di opere poco conosciute, dipinte da grandi artisti del Seicento fiorentino e accuratamente restaurate, sono restituite alla fruizione del pubblico e esposte in mostra fino a maggio 2016 negli ambienti annessi alla Cappella Palatina di Palazzo Pitti. Realizzata in epoca lorenese per volere di Pietro Leopoldo, la Cappella \u00e8 ancora oggi aperta al culto, ma aperta e visitabile solo in rare occasioni. La mostra costituisce una grande opportunit\u00e0 che vede unirsi il principio della tutela del patrimonio territoriale fiorentino con quello della sua valorizzazione, grazie ai restauri effettuati appositamente e alle nuove sale espositive, anch&#8217;esse recuperate e inserite da oggi nel circuito di visita del Museo degli Argenti.<\/strong><br \/>\n<strong>Il tesoro esposto in mostra proviene quasi interamente dal patrimonio della compagnia di San Benedetto Bianco, che \u00e8 stata una fra le pi\u00f9 importanti e prestigiose aggregazioni laicali fiorentine. Fondata nel 1357 presso il monastero camaldolese di San Salvatore, ma trasferitasi presto (1383) nel convento <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._291-e1447789563895.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6264\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._291-e1447789563895.jpg\" alt=\"Fig._29\" width=\"450\" height=\"642\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Giovanni-Battista-Vanni-San-Benedetto-scaccia-il-demonio-dalla-pietra_imagefullwide-e1447789640607.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6265 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Giovanni-Battista-Vanni-San-Benedetto-scaccia-il-demonio-dalla-pietra_imagefullwide-e1447789640607.jpg\" alt=\"Giovanni-Battista-Vanni-San-Benedetto-scaccia-il-demonio-dalla-pietra_imagefullwide\" width=\"450\" height=\"372\" \/><\/a>domenicano di Santa Maria Novella,la Compagnia entr\u00f2 sotto la stretta influenza spirituale dell&#8217;ordine dei Predicatori e trov\u00f2 inizialmente sede nell\u2019area dell\u2019attuale Chiostro Grande e poi, in via definitiva, in alcuni locali appositamente edificati da Giorgio Vasari nel 1570 all\u2019interno del Cimitero Vecchio. In questa sede rimase fino alla costituzione di Firenze Capitale nell\u2019800, quando il Comune decise di allargare via degli Avelli con l&#8217;abbattimento del recinto cimiteriale di Santa Maria Novella e dei locali di San Benedetto Bianco. La Compagnia continu\u00f2 tuttavia la sua attivit\u00e0 prima in un nuovo oratorio di via degli Orti Oricellari e successivamente presso la parrocchia di Santa Lucia sul Prato, dove si estinse. Uno degli ultimi atti della Compagnia fu la cessione alla Curia arcivescovile di Firenze di tutto il patrimonio artistico che aveva accumulato nel corso dei secoli, tramite commissioni dirette o attraverso donazioni dei confratelli: la maggior parte delle opere d\u2019arte fu depositata durante la Seconda Guerra Mondiale nel Seminario arcivescovile di Cestello e l\u00ec, ancora, si trova tutt\u2019oggi.<\/strong><br \/>\nIl desiderio di rendere sempre pi\u00f9 sontuoso l\u2019oratorio e la sede della confraternita aveva infatti spinto molti confratelli a donare dipinti, oggetti sacri e paramenti; per di pi\u00f9, tra i membri della Compagnia, oltre a componenti <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Cristofano-Allori-San-Benedetto_imagefullwide-e1447789700223.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6266\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Cristofano-Allori-San-Benedetto_imagefullwide-e1447789700223.jpg\" alt=\"Cristofano-Allori-San-Benedetto_imagefullwide\" width=\"384\" height=\"549\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Carlo-Dolci-Ecce-Homo_imagefullwide-e1447789748399.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6267 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Carlo-Dolci-Ecce-Homo_imagefullwide-e1447789748399.jpg\" alt=\"Carlo-Dolci-Ecce-Homo_imagefullwide\" width=\"405\" height=\"512\" \/><\/a>della famiglia dei Medici, nonch\u00e9 teologi, filosofi, letterati e scienziati,vi furono anche <strong>numerosi artisti: Matteo Rosselli, Jacopo Vignali, Carlo Dolci, il Volterrano e Vincenzo Dandini, solo per citarne alcuni. Molti di loro dipinsero per propria devozione alcune opere presentate in mostra che ben esprimono, per lo stile e la scelta dei soggetti raffigurati, la spiritualit\u00e0 penitente di San Benedetto Bianco, testimoniataci dalle opere a stampa e manoscritte del frate correttore Domenico Gori, quali gli Esercizi spirituali ad uso esclusivo dei confratelli, esposti in mostra.<\/strong><br \/>\nIl centro della spiritualit\u00e0 della Compagnia, tanto per l\u2019originaria derivazione benedettina quanto per l\u2019influsso del Gori, era il sacrificio di Cristo, sommo modello di perfezione a cui ci si poteva avvicinare con un lento e faticoso processo di elevazione spirituale, svolto attraverso penitenze e lunghe visualizzazioni interiori. La meditazione frequente di quel mistero doveva sortire nei confratelli l\u2019effetto di una vera e propria \u2018immedesimazione\u2019, al punto da provare gli stessi \u2018affetti\u2019 \u2013 cio\u00e8 i sentimenti \u2013 sperimentati da chi fu presente alla Passione, come la Vergine Maria, san Giovanni e lo stesso Ges\u00f9. Per questo motivo in San Benedetto Bianco erano presenti diverse immagini che ripercorrevano le tappe principali della Passione ed esortavano continuamente i confratelli alla mortificazione spirituale e corporale di se stessi.<br \/>\n<strong>Il Cristo sul Calvario, gli strumenti della Passione e la Croce erano i soggetti pi\u00f9 rappresentati. Nel ricetto d\u2019ingresso, Vincenzo Dandini aveva dipinto una pala d\u2019altare con \u201cl\u2019Orazione di Ges\u00f9 nell\u2019orto\u201d, poi sostituita nel 1646 da un dipinto dello stesso autore raffigurante \u201cCristo caduto sotto la croce\u201d. Il soggetto della prima pala fu rivisitato poco dopo da Matteo Rosselli in un affresco situato nella testata di una loggetta che fiancheggiava il cortile interno della Compagnia, denominato appunto \u2018orto\u2019, in una stretta analogia con l\u2019Orto degli ulivi dove Cristo diede principio alla propria agonia. In una stanza situata dietro la chiesa principale e dove erano collocati i confessionali, venne posta nel 1653 la tela che qui \u00e8 attribuita ad Agostino Melissi, raffigurante la \u201cFlagellazione di Cristo alla Colonna\u201d, il cui soggetto va inteso in rapporto alla pratica della \u2018disciplina\u2019 \u2013 cio\u00e8 l\u2019autofustigazione \u2013 che i confratelli praticavano in quell\u2019ambiente (la corda sul primo piano del dipinto la richiama esplicitamente).<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._22.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6263\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._22.jpg\" alt=\"Fig._22\" width=\"452\" height=\"797\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._22.jpg 662w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._22-170x300.jpg 170w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Fig._22-581x1024.jpg 581w\" sizes=\"(max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/><\/a><strong>Oltre che con i dipinti presenti in Compagnia, il tema della Passione veniva divulgato mediante piccoli quadri o immagini a stampa \u2013 ad esempio \u201cl\u2019Ecce Homo\u201d di Carlo Dolci o il \u201cCristo piagato\u201ddel Volterrano, artisti entrambi membri di San Benedetto Bianco \u2013 destinati spesso a confratelli amici, per uso privato e domestico, come continui richiami visivi a rivolgere il pensiero al sacrificio amoroso del Cristo, e al suo patimento, atto di redenzione per l\u2019umanit\u00e0.<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Cappella-Palatina_imagefullwide-e1447789849703.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6269 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Cappella-Palatina_imagefullwide-e1447789849703.jpg\" alt=\"Cappella-Palatina_imagefullwide\" width=\"309\" height=\"396\" \/><\/a>La donazione pi\u00f9 importante ricevuta dalla Compagnia \u00e8 la serie di otto tele a soggetto biblico che il confratello Gabriello Zuti si era fatto dipingere per la propria abitazione nella seconda met\u00e0 degli anni Quaranta del XVII secolo, e che lasci\u00f2 a San Benedetto Bianco alla propria morte nel 1680. Si tratta di un ciclo unico, con capolavori di alcuni fra i maggiori artisti del Seicento fiorentino, i cui soggetti tratti dal Vecchio Testamento \u2013 scelti con l\u2019ausilio di qualche dotto confratello \u2013 alludevano ad eventi precisi della vita familiare dello Zuti, segnata indelebilmente dalla tragedia della peste del 1630. Ricordiamo \u201cGiacobbe ed Esa\u00f9, di Lorenzo Lippi, Giaele e Sisara\u201d di Ottavio Vannini, \u201cRitrovamento di Mos\u00e8\u201d di Jacopo Vignali, \u201cGeroboamo e il profeta Achia\u201d di Vincenzo Dandini, \u201cRipudio di Agadi\u201d di Giovanni Martinelli, \u201cGuarigione di Tobia\u201ddi Mario Balassi, \u201cSusanna e i vecchioni\u201ddi Agostino Melissi, \u201cLot e le figlie\u201d di Simone Pignoni.<br \/>\n<strong>Una menzione in pi\u00f9 meritano le due tavole di Cristofano Allori (che l\u2019odierno restauro ha meritoriamente riportato alla vita, arrestando i danni subiti nell\u2019alluvione del 1966), raffiguranti San Benedetto e San Giuliano: esse erano in origine unite a formare la grande pala che schermava le reliquie collocate nell\u2019enorme altare-reliquario della Compagnia e che, grazie ad un meccanismo di corte, poteva essere scenograficamente alzata per la loro ostensione. <\/strong><br \/>\n<strong>Nel percorso espositivo della mostra \u201cIl rigore e la grazia\u201d, dedicata alla Compagnia di San Benedetto Bianco, \u00e8 compresa la visita alla Cappella Palatina del piano terreno di Palazzo Pitti.<\/strong> Al pari delle sale contigue, questo ambiente faceva parte di un appartamento che lungo i secoli aveva ospitato diversi esponenti d<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Matteo-Rosselli-San-Giovanni-evangelista_imagefullwide-e1447789899990.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6270\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2015\/11\/Matteo-Rosselli-San-Giovanni-evangelista_imagefullwide-e1447789899990.jpg\" alt=\"Matteo-Rosselli-San-Giovanni-evangelista_imagefullwide\" width=\"356\" height=\"738\" \/><\/a>ella casata medicea, compreso Cosimo III che \u2013 prima di diventare granduca nel 1670 \u2013 vi aveva soggiornato con la consorte Marguerite-Luise d\u2019Orl\u00e9ans. In questa occasione volte e pareti degli ambienti erano state affrescate con quadrature, immagini allegoriche ed imprese araldiche da Jacopo Chiavistelli e collaboratori come Francesco Bettini, Cosimo Ulivelli e Agnolo Gori.<br \/>\nNel 1765, per volont\u00e0 del granduca Pietro Leopoldo di Lorena, la sala grande dell\u2019appartamento terreno fu trasformata in cappella palatina con il progettodegli architetti Giuseppe Ruggieri e Niccol\u00f2 Gaspare Paoletti. L\u2019ambiente, voltato a botte, ospita un altare costruito nel 1785 su disegno di Sante Pacini, in cui sono stati riadattati alcuni commessi in pietre dure delle botteghe granducali che erano stati realizzati nel Seicento per l\u2019altare della Cappella dei Principi in San Lorenzo: nel paliotto, l\u2019Ultima Cena tra le personificazioni della Fede e della Carit\u00e0; nel ciborio sopra la mensa eucaristica, l\u2019Adorazione dei magi tra le figure di Sant\u2019Atanasio e San Giovanni Crisostomo.<br \/>\nAlla ristrutturazione lorenese spetta anche la decorazione ad affresco, affidata al pittore neoclassico Luigi Ademollo, che effigi\u00f2 nelle pareti maggiori della cappella le due scene affollate e teatrali dell\u2019Entrata di Cristo a Gerusalemme e della Crocifissione; mentre di pi\u00f9 antica provenienza medicea \u00e8 lo stupendo Crocifisso in avorio collocato sull\u2019altare, scolpito da Lorenz Rues (la Maddalena in bronzo \u00e8 un\u2019aggiunta di Antonio Raggi), che il cardinale Flavio Chigi aveva donato al granduca Cosimo III nel 1692.<br \/>\nUn elemento importante dell\u2019arredo della cappella \u00e8 l\u2019organo, collocato nella cantoria che si eleva sopra l\u2019ingresso, costruito nel 1855 da Odoardo Landucci su progetto di Antonio e Michelangelo Ducci.<br \/>\nLa mostra, come il catalogo edito da Sillabe, \u00e8 a cura di Alessandro Grassi, Michel Scipioni, Giovanni Serafini, ed \u00e8 promossa dal Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 culturali e del turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citt\u00e0 di Firenze, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Firenze, Pistoia e Prato, il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, e Firenze Musei. <strong>Ai lettori,agli studiosi e agli estimatori d&#8217;arte dico, non lasciatevi sfuggire questa mostra. Visitarla \u00e8 come rigenerarsi alla fede cristiana.\u00a0 Non \u00e8 poco credetemi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un tesoro \u201csegreto\u201d finalmente riportato a luce intensa con questa mostra di notevole spessore storico-artistico e notevole storia anche dell\u2019arte e della devozione cattolica e cristiana. Visitarla \u00e8 come andare a novello battesimo. Un nucleo di opere poco conosciute, dipinte da grandi artisti del Seicento fiorentino e accuratamente restaurate, sono restituite alla fruizione del pubblico e esposte in mostra fino a maggio 2016 negli ambienti annessi alla Cappella Palatina di Palazzo Pitti. Realizzata in epoca lorenese per volere di Pietro Leopoldo, la Cappella \u00e8 ancora oggi aperta al culto, ma aperta e visitabile solo in rare occasioni. 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