{"id":6735,"date":"2016-01-21T13:03:03","date_gmt":"2016-01-21T13:03:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=6735"},"modified":"2016-01-21T13:03:03","modified_gmt":"2016-01-21T13:03:03","slug":"kazimir-malevic-e-il-miracolo-suprematista-nella-dittatura-di-stalin-alla-gamec-di-bergamo-una-grande-mostra-per-il-centenario-del-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/01\/21\/kazimir-malevic-e-il-miracolo-suprematista-nella-dittatura-di-stalin-alla-gamec-di-bergamo-una-grande-mostra-per-il-centenario-del-movimento\/","title":{"rendered":"Kazimir Malevic e il miracolo suprematista nella dittatura di Stalin. Alla Gamec di Bergamo una grande mostra per il centenario del movimento."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/04_Malevic_Ragazze-in-un-campo-1928-29-e1453380485761.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6736\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/04_Malevic_Ragazze-in-un-campo-1928-29-e1453380485761.jpg\" alt=\"04_Malevic_Ragazze-in-un-campo-1928-29\" width=\"478\" height=\"409\" \/><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/index3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6737 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/index3.jpg\" alt=\"index\" width=\"186\" height=\"271\" \/><\/a>\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Per il centenario del Suprematismo in Russia, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97249.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-6739 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97249.jpg\" alt=\"97249\" width=\"342\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97249.jpg 506w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97249-240x300.jpg 240w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a>movimento costola del Futurismo italiano, ecco la mostra \u201cKazimir Malevi\u010d\u201d al Gamec di Bergamo, nata in collaborazione con il Museo Russo di Stato di San Pietroburgo. A cent&#8217;anni dall&#8217;esposizione \u201cThe last exhibition of Futurist painting 0.10\u201d, tenutasi nell&#8217;allora Pietrogrado dal dicembre 1915 al gennaio 1916, ecco che anche in Italia si \u00e8 voluto celebrare il &#8220;mito del suprematismo\u201d in una mostra che, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97250.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-6740\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97250.jpg\" alt=\"97250\" width=\"470\" height=\"497\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97250.jpg 550w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97250-284x300.jpg 284w\" sizes=\"(max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/a>non casualmente, \u00e8 accostata da un progetto educativo dall&#8217;eloquente titolo &#8220;Tutti pazzi per Malevi\u010d\u201d<\/strong>. Infatti in occasione della mostra, si \u00e8 inteso costruire una rete di collaborazioni, riunite in un network d\u2019eccellenza. Il progetto, supportato dall\u2019Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, \u00e8 parso, anzi \u00e8 stato, un investimento culturale di qualit\u00e0 sulla Citt\u00e0, che ha visto la GAMeC capofila di una nuova modalit\u00e0 progettuale, mirata alla valorizzazione delle risorse che questa importante mostra ha messo in campo, producendo un effetto di riverbero reciproco tra gli enti coinvolti. Ogni partner \u00e8 stato invitato a pensare a una o pi\u00f9 attivit\u00e0 collegate ai temi \u2013 storici, culturali, filosofici, formali \u2013 trattati dalla mostra: il contesto storico di riferimento (la Russia della prima met\u00e0 del Novecento), l\u2019arte astratta, le avanguardie, la cultura e la letteratura russa, le forme geometriche, la cucina, al fine di proporre un\u2019offerta culturale esaustiva ed eterogenea.<\/p>\n<p>La mostra a cura di Evgenija Petrova vicedirettore del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo e Giacinto di Pietrantonio, guida il visitatore lungo le tappe fondamentali della storia artistica di Malevi\u010d, includendo opere che (datazioni, retrodatazioni e ogni altro riferimento) dal 1906 arrivano agli anni Trenta staliniani. Kazimir Malevi\u010d, infatti, \u00e8 un artista dalle molteplici sfaccettature; dopo un esordio simbolista e neoimpressionista, che riconsiderava le conquiste dell\u2019arte affermatesi a Parigi verso la fine del XIX secolo, ha abbracciato lo sviluppo del Cubofuturismo, movimento che sintetizzava le conquiste del Cubismo francese di Braque e Picasso e del Futurismo italiano di Balla e Boccioni. Il suo \u00e8 stato un percorso iniziale comune ad altri artisti russi suoi coetanei, quali Kandinskij, con cui partecip\u00f2 alle prime collettive d\u2019avanguardia.<br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/images12.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6738\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/images12.jpg\" alt=\"images1\" width=\"188\" height=\"268\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/Malevic_Testa_di_contadino-590x443.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6741 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/Malevic_Testa_di_contadino-590x443.jpg\" alt=\"Malevic_Testa_di_contadino-590x443\" width=\"590\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/Malevic_Testa_di_contadino-590x443.jpg 590w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/Malevic_Testa_di_contadino-590x443-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><\/a>Il percorso espositivo si apre con il periodo simbolista di Malevi\u010d, dai dipinti raffiguranti paesaggi con filari di alberi del 1906, al famoso autoritratto con fiocco rosso del 1907, che sembra non ignorare la lezione dei Fauves. Questi lavori saranno messi in relazione con quelli, cronologicamente precedenti, del maestro simbolista Il\u2019ja Repin, e con quelli contemporanei di Natalija Gon\u010darova, Il candeggio del lino (1908), e di Michail Jakovlev, Boschetto sacro (Figure femminili nel giardino. In preghiera) (1904-1907). Si continua con un\u2019approfondita sezione relativa agli anni Dieci, all\u2019inizio dei quali \u2013 precisamente nel 1913 \u2013 Malevi\u010d redige, insieme ad altri artisti, il Manifesto del Primo Congresso Futurista. A questo periodo risale lo spettacolo \u201cVittoria sul Sole\u201d, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevi\u010d con Michail Matju\u0161in e Aleksej Kru\u010d\u00ebnych, nella quale sono visibili i tratti distintivi del Suprematismo, con un primo accenno al Quadrato nero. Tale opera, rappresentata ed esposta una sola volta nel 1913, \u00e8 stata filologicamente ricomposta sui disegni originali di Malevi\u010d \u2013 presenti in mostra \u2013 sulla musica e sui testi ritrovati negli archivi, dove erano stati sepolti durante gli anni del regime, e sulle poche immagini fotografiche esistenti. La mostra accoglie il video dello spettacolo e la ricostruzione di 19 costumi di scena.<\/strong><br \/>\n<strong>A questo periodo appartengono i celebri dipinti, tutti esposti, quali Vacca e violino (1913), Ritratto perfezionato di Ivan Kljun (1913), Composizione con la Gioconda (1914) e alcuni disegni degli stessi anni messi a confronto con le tele Piccoli russi (Ucraini) (1912) di David Burljuk, Ciclista (1913) di Natalija Gon\u010darova e altre ancora. Seguono gli anni in cui, in occasione dell\u2019Ultima Mostra Futurista 0.10 del 1915, Malevi\u010d lancia il Suprematismo, con l\u2019intenzione di affermare il predominio della pura sensibilit\u00e0 dell\u2019arte che trover\u00e0 applicazione non solo in pittura, ma anche in architettura e design, soprattutto a livello di sperimentazione e modellistica. In questa sezione si potranno ammirare capolavori come Quadrato Rosso (1915) e i coevi Suprematismo (1915-1916) o ancora la sua opera pi\u00f9 riconosciuta, il \u201cQuadrato nero\u201d, insieme a \u201cCerchio nero\u201d e \u201cCroce nera\u201d (1923). Gli anni Venti rappresentano un periodo di massima espansione teorica per Malevi\u010d, che abbandona \u201cil pennello arruffato per la penna aguzza\u201d e si dedica a scritti, appunti, disegni.<\/strong> \u00c8 in questa decade che \u00e8 concentrato il nucleo suprematista che rivela una ricerca molto pi\u00f9 avanzata rispetto a quella che trapela dalle opere di altri colleghi,quali Ritratto di un filosofo (1915) di Ljubov\u2019 Popova o Composizione non-oggettiva (Suprematismo) di Ol\u2019ga Rozanova. Sono esposte, inoltre, alcune icone russe del XV e XVI secolo, che documentano quanto Malevi\u010d abbia tratto ispirazione da esse.<br \/>\nAccanto alle opere pittoriche di Malevi\u010d in mostra sono presentati anche esempi della sua produzione legata al design e all\u2019architettura, a testimonianza dell\u2019idea d\u2019arte totale d\u2019avanguardia volta a eliminare i confini tra arte e vita. Tra questi, i plastici Architekton degli anni Venti che trasmettono l\u2019utopia della citt\u00e0 futura immaginata all\u2019epoca, le pitture smaltate su porcellana e le tele-progetto per tessuti dal decoro suprematista, che Malevi\u010d realizza a partire dal 1919, gli acquerelli Tribuna per oratori e Modello per un dipinto murale (1920) e i bozzetti per gli abiti suprematisti (1923). Le opere suprematiste, pur costituendo il nucleo centrale della mostra, non esauriscono l\u2019indagine sull\u2019evoluzione artistica di Malevi\u010d, che giunge fino al 1934, un anno prima della sua morte.<br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/imm-cop-Malevic-800x400-e1453380738902.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6742\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/imm-cop-Malevic-800x400-e1453380738902.jpg\" alt=\"imm-cop-Malevic-800x400\" width=\"400\" height=\"200\" \/><\/a>Il percorso espositivo prosegue investigando altri due periodi, in cui \u00e8 possibile ravvisare la progressiva stalinizzazione della Russia che sottopose a censura artisti e intellettuali e che li spinse ad abbracciare i dettami del realismo socialista. A questa costrizione Malevi\u010d, obbligato a rimanere in Russia, risponde dapprima con un\u2019arte figurativa, accostando geometriche zone di colore volte a formare uomini e donne manichino, memori dei costumi teatrali da lui disegnati nel 1913, e in cui le teste, ovali senza volto, segno dell\u2019annullamento dell\u2019individuo in att<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97251.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6743 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97251.jpg\" alt=\"97251\" width=\"303\" height=\"632\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97251.jpg 303w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/01\/97251-144x300.jpg 144w\" sizes=\"(max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/><\/a><\/strong><strong>o in quegli anni, ricordano in parte i manichini di de Chirico, artista che Malevi\u010d teneva <\/strong><strong>in considerazione secondo i ricordi del suo allievo Konstantin Rodzdestvenskij. Quella di Malevi\u010d \u00e8 una ricerca che non si concede completamente ai dettami del regime; al contrario, il Suprematismo \u00e8 ancora in molti casi evidente. Un esempio \u00e8 rappresentato dall\u2019opera <\/strong><strong>Casa rossa (1932), in cui la parete che regge il tetto altro non \u00e8 se non un rimando al \u201cQuadrato rosso\u201d.<\/strong><br \/>\nLa mostra accoglie, infine, un importante nucleo di opere realizzate nei suoi ultimi anni di vita, composto da una quindicina di oli in cui \u00e8 possibile vedere come, pur sotto assedio della dittatura, la sua pittura continui a mostrare una potenza espressiva innovativa, particolare che appare evidente dalla relazione degli stessi soggetti trattati contemporaneamente da altri artisti, quali Corsa (1932-1933) di Aleksandr Dejneka, Esercitazioni del Komsomol (1932-1933) di Aleksandr Samochvalov o Fantasia (1925) di Kuzma Petrov-Vodkin.<br \/>\nUna forza creatrice e inventiva che appare nell\u2019ultima sezione, con il ritorno a un \u201crealismo\u201d i cui temi, in particolare la classe operaia e contadina, ma soprattutto ritratto e autoritratto, sono stati al centro della riflessione di Malevi\u010d sin dai primi lavori; ma tale scelta esulava completamente da qualsiasi interesse di tipo politico e propagandistico. Interesse quest\u2019ultimo che influenz\u00f2 molto la sua vita, tanto da essere accusato di formalismo e costretto a subire la confisca di opere, l&#8217;allontanamento dell&#8217;ambiente artistico e persino l&#8217;arresto. <strong>Non dimentichiamo che Malevi\u010d fu riscoperto solamente nel corso degli anni Sessanta, assieme agli altri artisti &#8220;dimenticati\u201d delle avanguardie, per interesse di artisti non conformisti e di collezionisti e studiosi stranieri. Negli ultimi anni della sua vita, Malevi\u010d realizzava figure immerse in un clima irreale e in un mondo assoluto, fatto di soli orizzonti, colori netti e forme geometriche, come in \u201cCasa rossa\u201d, opere successivamente rilette quali silenti gridi di accusa alla politica sovietica che non permetteva alcuna libert\u00e0 all&#8217;arte.<\/strong><br \/>\n<strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/01\/21\/kazimir-malevic-e-il-miracolo-suprematista-nella-dittatura-di-stalin-alla-gamec-di-bergamo-una-grande-mostra-per-il-centenario-del-movimento\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[80688,66803,66558,9894,53794,41640,28386,44441,87,17505,35188,64,28369,19],"tags":[59480,108157,108158,108159,53900,108151,108154,108155,108156,406586,5321,100999],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6735"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6735"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6735\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6746,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6735\/revisions\/6746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6735"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6735"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6735"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}