{"id":6944,"date":"2016-02-14T21:38:28","date_gmt":"2016-02-14T21:38:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=6944"},"modified":"2016-02-14T21:38:28","modified_gmt":"2016-02-14T21:38:28","slug":"la-body-art-storia-e-artefici-larte-del-corpo-in-mostra-a-merano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/02\/14\/la-body-art-storia-e-artefici-larte-del-corpo-in-mostra-a-merano\/","title":{"rendered":"La  \u201cbody art\u201d: storia e artefici.  L\u2019arte del corpo in mostra a Merano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/Valie-Export-Smart-Export-1970_0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6945\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/Valie-Export-Smart-Export-1970_0.jpg\" alt=\"Valie Export, Smart Export, 1970_0\" width=\"261\" height=\"300\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/12-Odinea-Pamici.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6946 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/12-Odinea-Pamici.jpg\" alt=\"12 - Odinea Pamici\" width=\"215\" height=\"300\" \/><\/a>Ecco una mostra che documenta uno spaccato dell\u2019arte degli anni fra il \u201960 e il \u201970, ha per titolo \u201cGESTURES &#8211; Women in action\u201d, e si tiene fino al 10 Aprile 2016 a Merano Arte a Merano. Presenta 40 opere &#8211; fotografie, video, oggetti e collage- che ripercorrono le espressioni pi\u00f9 significative della Body Art femminile dagli anni Sessanta ad oggi. Ma occorre anche dire che la \u201cBody Art\u201d \u00e8 stata un\u2019arte che ha usato il corpo come mezzo espressivo, il corpo come oggetto su cui compiere operazioni o come soggetto che agisce in un luogo e determina eventi. Il movimento part\u00ec dagli Stati Uniti (sostenuto dalla rivista <\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/04-Yoko-Ono-John-Lennon.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6947 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/04-Yoko-Ono-John-Lennon.jpg\" alt=\"04 - Yoko Ono &amp; John Lennon\" width=\"300\" height=\"214\" \/><\/a><\/strong><strong>newyorkese \u201cAvalanche\u201d di W. Sharp) e arriv\u00f2 in Europa attorno al 1968. I suoi pi\u00f9 significativi esponenti sono stati O. M\u00fchl, Gilbert e George, U. L\u00fcthi, B. Naumann, G. Br\u00fcs, H. Nitsch, K. La Rocca, G. Pane, Vito Acconci, e ancora oggi Marina Abramovic. Da quel mondo e di quel mondo di performance della Body e Performance Art, ecco ora in mostra a Merano Arte lavori che esplorano il tema del corpo femminile con Yoko Ono, Marina Abramovic, Valie Export, Yayoi Kusama, Ana Mendieta, Gina Pane, Carolee Schneemann, Charlotte Moorman, Orlan, alle esperienze pi\u00f9 recenti di artiste quali Sophie Calle, Jeanne Dunning, Regina Jos\u00e9 Galindo, Shirin Neshat, Silvia Camporesi e Odinea Pamici.<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/06-Sophie-Calle.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6948\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/06-Sophie-Calle.jpg\" alt=\"06 - Sophie Calle\" width=\"196\" height=\"300\" \/><\/a>Performance effimere legate al qui ed ora dell&#8217;accadimento, oltre che svolte in epoche e contesti socio-culturali specifici, spesso creazioni di natura essenzialmente concettuale, arrivate a noi attraverso riproduzioni in forma fotografica o filmica, oppure oggetti impiegati in occasione delle azioni. La mostra testimonia un percorso artistico da impresa e forsanche sociologico, attraverso il quale le donne protagoniste del movimento della Body Art, hanno mutato profondamente il corso dell&#8217;arte contemporanea.<br \/>\n<strong>L&#8217;abolizione dei confini tra teatro, spettacolo, comunicazione e arte, \u00e8 stata vitale per svelare vari aspetti che riguardavano la condizione della donna nel mondo.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/43723-Marina_Abramovic_Ulay_Impoderabilia_1977_01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6949 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/43723-Marina_Abramovic_Ulay_Impoderabilia_1977_01.jpg\" alt=\"43723-Marina_Abramovic_Ulay_Impoderabilia_1977_01\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a> Con la \u201cBody Art\u201d le donne si sono affermate come grandi protagoniste di questa rivoluzione culturale e la loro presenza nell\u2019arte \u00e8 diventata fondamentale, manifestandosi in molti paesi come scelta politica per la parit\u00e0 di genere proprio negli anni cruciali del movimento femminista. Le loro opere hanno sviluppato un approccio nuovo, facendo dell&#8217;arte un fondamento della comunicazione sociale<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/donne.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6950\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/donne.jpg\" alt=\"donne\" width=\"300\" height=\"135\" \/><\/a><strong>, uno specchio e un laboratorio dei cambiamenti in atto. Il pubblico non pi\u00f9 uno spettatore passivo, ma parte integrante dell&#8217;opera stessa.<\/strong><br \/>\nE veniamo alla mostra. L&#8217;esposizione si sviluppa in senso cronologico, fatta eccezione per l&#8217;androne del museo e la piattaforma dalla quale si ha accesso alle sale, dove \u00e8 esposto il violoncello dell&#8217;artista e musicista americana Charlotte Moorman e il video che mostra la performance in cui l&#8217;artista ha impiegato tale strumento. Sulla grande parete che dal piano terra accompagna i tre piani espositivi, campeggia una grande fotografia di Marina Abramovic.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/28020.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6951\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/28020.jpg\" alt=\"28020\" width=\"300\" height=\"198\" \/><\/a>La prima sala interna propone<strong> una serie di immagini e video di Yoko Ono,<\/strong> <strong>pioniera di questa corrente, gi\u00e0 attiva negli anni Cinquanta nel movimento Fluxus, gruppo che ha posto le premesse per lo sviluppo di questo tipo di sensibilit\u00e0 espressiva.<\/strong> In mostra, il celebre video e alcune fotografie della performance &#8220;Cutpiece&#8221; (1965). Seguono alcune immagini della performance eseguita dall&#8217;artista con il marito John Lennon: &#8220;Bed In&#8221; (1969). Si prosegue con una serie di foto e video di <strong>Marina Abramovic nota per le sue performance estreme, attraverso le quali ha esplorato i limiti della sopportazione corporea, le potenzialit\u00e0 della mente e della concentrazione; inoltre, un video e alcune foto di Mario Carbone della performance &#8220;Imponderabilia&#8221; (1977) realizzata con il compagno e artist<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/07-Gina-Pane.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6952\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/07-Gina-Pane.jpg\" alt=\"07 - Gina Pane\" width=\"239\" height=\"300\" \/><\/a><strong>a Ulay.<\/strong><\/p>\n<p>La seconda sala presenta <strong>la performance &#8220;Blood sign&#8221; (1972) dell&#8217;artista cubana Ana Mendieta, i cui lavori esprimono una ritualit\u00e0 legata alle antiche culture indigene e una forte radice trans-culturale, ma mettono in campo anche un&#8217;espressione vissuta costantemente in solitudine, in cui il corpo si confronta con l&#8217;ambiente e gli elementi naturali. In dialogo con quest&#8217;opera, una fotografia de &#8220;Azione sentimentale&#8221; (1973) di Gina Pane, una delle grandi esponenti della Body Art in Italia. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/10-Marina-Abramovic-Ulay.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-6953 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/10-Marina-Abramovic-Ulay.jpg\" alt=\"10-Marina-Abramovic-Ulay\" width=\"163\" height=\"300\" \/><\/a>Il lavoro della Pane \u00e8 vario e complesso, si esprime attraverso tecniche diverse ed \u00e8 costantemente alla ricerca di un equilibrio dialettico con il pubblico, di un suo coinvolgimento fisico ma soprattutto mentale. <\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217;artista Giapponese YayoiKusama, nota oggi per i suoi dipinti e installazioni dai motivi ossessivi, negli Stati Uniti di fine anni Sessanta \u00e8 stata attiva come performer e artista dagli atteggiamenti os\u00e8 legata al movimento hippie. In mostra vi \u00e8 la fotografia di una performance svolta proprio in questo periodo.<\/strong><\/p>\n<p>Il percorso espositivo continua con un&#8217;opera che ha al centro della sua poetica la protesta femminista contro la sofferenza psichica e fisica subita dalle donne,<strong> quella dell&#8217;artista austriaca Valie Export, pseudonimo attraverso il quale ha voluto negare il cognome paterno e del marito per sostituirlo a una scritta a caratteri cubitali che rimanda alla marca di sigarette austriache &#8220;Export Smart &#8220;.<\/strong> Un&#8217;altra importante artista conosciuta per il suo lavoro sul corpo, sulla sessualit\u00e0 e sui generi, \u00e8 l&#8217;americana Carolee Schneemann. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/01-Yoko-Ono.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6954\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/02\/01-Yoko-Ono.jpg\" alt=\"01 - Yoko Ono\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a>L&#8217;esposizione presenta una serie fotografica che documenta la performance &#8220;Icenaked skating&#8221; (1972), oltre che un&#8217;opera parte della straordinaria serie &#8220;Eye Body&#8221; (1963). Al centro della sala, due grandi fotografie della francese Orlan, famosa per le operazioni di plastica facciale e di chirurgia estetica attraverso le quali ha modificato il proprio corpo rendendolo materiale artistico primario e riflettendo sul tema dell\u2019ibridazione tra natura e tecnologia.<\/p>\n<p>La rassegna prosegue al secondo piano reclamando l&#8217;attenzione del visitatore con la piccola, preziosa fotografia di Sophie Calle: &#8220;Mon ami&#8221; (1984). Le opere dell&#8217;artista francese, dal sapore voyeuristico, esplorano il tema dell&#8217;identit\u00e0 e intimit\u00e0 femminile, interrogandosi sul confine tra esperienza pubblica e privata. <strong>La grande sala al secondo piano, ospita un&#8217;immagine di &#8220;Balkan Baroque&#8221; performance con cui Marina Abramovicha ottenuto il Leone d\u2019oro alla Biennale di Venezia del 1997 e in occasione della quale ha trascorso parecchie ore al giorno seduta in mezzo a una montagna di femori di manzo, raschiando i rimasugli di carne e canticchiando motivi serbi.<\/strong> Un&#8217;altra piccola opera, a fare da contrappunto all&#8217;immagine traboccante della Abramovic, \u00e8 quella di Jeanne Dunning, dalla serie &#8220;Long Hole&#8221; (1994-96). Il lavoro dell&#8217;artista statunitense riflette sulla relazione che ognuno di noi intrattiene con la propria singolare fisicit\u00e0, identit\u00e0 e sessualit\u00e0, esplorando gli aspetti stranianti che emergono da questo confronto. <strong>L&#8217;opera dell&#8217;iraniana Shirin Neshat rivolge invece particolare attenzione al ruolo sociale della donna nelle societ\u00e0 islamiche contemporanee. In mostra \u00e8 una visione oscura e intima, uno still del cortometraggio realizzato dall&#8217;artista nel 2001 intitolato \u201cPulse\u201d(Donne senza uomini).<\/strong> Il percorso espositivo continua con l&#8217;opera &#8220;Il sale della terra&#8221; (2006) della giovane fotografa italiana Silvia Camporesi, che ha saputo creare un universo molto delicato e poetico, abitato da lei stessa come intimista e teatrale. Pi\u00f9 corporea e provocante la triestina Odinea Pamici che con &#8220;Ballo per Yvonne&#8221; (2005) gioca con gli stereotipi femminili, con i simboli del matrimonio e della cucina come spazio consacrato alla donna dalla tradizione.Quest&#8217;ultima sala ospita anche alcune opere della performer guatemalteca Regina Jos\u00e9 Galindo. Nelle sue performance, che definisce \u201catti di psicomagia\u201d, a sottolinearne la portata di carica emotiva e sofferenza, l\u2019artista opera con una gestualit\u00e0 aggressiva sui propri limiti fisici e psicologici, trasformando il proprio corpo nel teatro di un conflitto permanente.<br \/>\n<strong>Ora ritrovare un\u2019epoca, un capitolo dell\u2019arte contemporanea, \u00e8 stata operazione di grande fattura, di significativa intelligenza e storicit\u00e0, e capita molto spesso \u2013 di questi tempi- che tali mostre siano maggiormente visibili in provincia che a Roma o Milano.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ecco una mostra che documenta uno spaccato dell\u2019arte degli anni fra il \u201960 e il \u201970, ha per titolo \u201cGESTURES &#8211; Women in action\u201d, e si tiene fino al 10 Aprile 2016 a Merano Arte a Merano. Presenta 40 opere &#8211; fotografie, video, oggetti e collage- che ripercorrono le espressioni pi\u00f9 significative della Body Art femminile dagli anni Sessanta ad oggi. Ma occorre anche dire che la \u201cBody Art\u201d \u00e8 stata un\u2019arte che ha usato il corpo come mezzo espressivo, il corpo come oggetto su cui compiere operazioni o come soggetto che agisce in un luogo e determina eventi. Il [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/02\/14\/la-body-art-storia-e-artefici-larte-del-corpo-in-mostra-a-merano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[53709,53710,9894,74754,41640,28386,44441,87,28340,17505,35188,28369],"tags":[406706,125091,108294,108108,66822,108292,125090,108291,108293,125093,125092,30623],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6944"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6944"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6944\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6955,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6944\/revisions\/6955"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}