{"id":7086,"date":"2016-03-08T22:51:09","date_gmt":"2016-03-08T22:51:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=7086"},"modified":"2016-03-08T22:52:24","modified_gmt":"2016-03-08T22:52:24","slug":"larte-e-la-croce-una-grande-mostra-a-lugano-con-artisti-di-chiara-fama-svela-alleuropa-il-mistero-e-la-bellezza-del-simbolo-universale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/03\/08\/larte-e-la-croce-una-grande-mostra-a-lugano-con-artisti-di-chiara-fama-svela-alleuropa-il-mistero-e-la-bellezza-del-simbolo-universale\/","title":{"rendered":"L\u2019Arte e la \u201cCROCE\u201d. Una grande mostra a Lugano con artisti di chiara fama   svela all\u2019Europa il mistero e la bellezza del simbolo  universale."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/01._Burri_Combustione_plastica_64CP3_1964.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7087\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/01._Burri_Combustione_plastica_64CP3_1964.jpeg\" alt=\"01._Burri,_Combustione_plastica_64CP3,_1964\" width=\"401\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/01._Burri_Combustione_plastica_64CP3_1964.jpeg 401w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/01._Burri_Combustione_plastica_64CP3_1964-212x300.jpeg 212w\" sizes=\"(max-width: 401px) 100vw, 401px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/02._Ciaccio_Grande_croce_di_ferro_blu_e_rosa_2010.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-7088 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/02._Ciaccio_Grande_croce_di_ferro_blu_e_rosa_2010.jpeg\" alt=\"02._Ciaccio,_Grande_croce_di_ferro_blu_e_rosa,_2010\" width=\"365\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/02._Ciaccio_Grande_croce_di_ferro_blu_e_rosa_2010.jpeg 446w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/02._Ciaccio_Grande_croce_di_ferro_blu_e_rosa_2010-209x300.jpeg 209w\" sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/a>Con la mostra &#8220;Sulla Croce&#8221; realizzata con il Patrocinio del Vicariato di Roma in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia e della Conoscenza, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta presso lo Spazio -1 di Lugano un allestimento tematico dedicato alla Croce, simbolo universale della sofferenza. Una selezione di opere, provenienti dalla Collezione Olgiati, da prestiti museali e da altre collezioni private, che spaziano dal Seicento ai giorni nostri, attraverso le quali si indaga\u00a0 la complessit\u00e0 e il mistero del simbolo della Croce nell\u2019arte. <\/strong><br \/>\n<strong>Documentata fin dall\u2019antichit\u00e0 pi\u00f9 remota la Croce \u00e8, tra le figure geometriche, il terzo simbolo fondamentale (dopo il cerchio e il quadrato). Nel Cristianesimo ha assunto successivamente diverse raffigurazioni e significati: il Crocefisso, il Cristo, il Verbo, la Seconda Persona della Trinit\u00e0.<\/strong> Tramite un approccio dichiaratamente laico e, al contempo, rispettoso della dimensione del Sacro, l\u2019esposizione propone opere di artisti che, in diverse epoche, con diverse attitudini filosofico-religiose e differenti linguaggi, hanno affrontato il tema della sofferenza umana.<br \/>\nLe opere selezionate per la mostra \u2013 dipinti, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/04._Klein_Ex_voto_Santa_Rita_da_Cascia_1961.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7089\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/04._Klein_Ex_voto_Santa_Rita_da_Cascia_1961.jpeg\" alt=\"04._Klein,_Ex_voto_Santa_Rita_da_Cascia,_1961\" width=\"567\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/04._Klein_Ex_voto_Santa_Rita_da_Cascia_1961.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/04._Klein_Ex_voto_Santa_Rita_da_Cascia_1961-300x202.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/03._Fontana_Deposizione_1956.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-7090 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/03._Fontana_Deposizione_1956.jpeg\" alt=\"03._Fontana,_Deposizione,_1956\" width=\"473\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/03._Fontana_Deposizione_1956.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/03._Fontana_Deposizione_1956-300x248.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 473px) 100vw, 473px\" \/><\/a>fotografie, bassorilievi e sculture \u2013 attraversano tutto il \u2018900 fino ai giorni nostri, con due presenze radicate in un passato influenzato differentemente dalla dottrina cattolica, quello del primo seicento bolognese e quello ticinese di un secolo pi\u00f9 tardi. <strong>Il pregevole dipinto del pittore ticinese Giovanni Orelli \u201cGes\u00f9 dormiente sulla Croce\u201d (1742 ca.) ci introduce ad un\u2019iconografia molto peculiare, un Bambin Ges\u00f9 addormentato come deposto delicatamente sulla Croce, un evidente \u201cmemento mori\u201d dove la drammaticit\u00e0 dell\u2019evento \u00e8 resa ancor pi\u00f9 delicata dal candido incarnato.<\/strong> <strong>Tale sofferta immagine fa da contraltare al \u201cSan Sebastiano alla colonna\u201d del pittore bolognese Ludovico Carracci databile ai primissimi anni del \u2018600. Un dipinto che ci mostra il martire nella sua iconografia classica, prevalentemente concentrata, sul supplizio delle frecce cui il martire venne sottoposto.<\/strong><br \/>\n<strong>Procedendo nel percorso espositivo, un prezioso ambiente vede al suo interno dialogare quattro importanti <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/06._Marino_Prigionierio_1943.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-7091\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/06._Marino_Prigionierio_1943.jpeg\" alt=\"06._Marino,_Prigionierio,_1943\" width=\"463\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/06._Marino_Prigionierio_1943.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/06._Marino_Prigionierio_1943-300x241.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 463px) 100vw, 463px\" \/><\/a>opere di due maestri del \u2019900, Medardo Rosso e Lucio Fontana. Del primo \u00e8 presente in mostra il \u201cBambino ebreo\u201d (1915), struggente e sconsolata testa di bimbo che pi\u00f9 di un ritratto ci appare come uno stato d\u2019animo.<\/strong> Un bambino, l\u2019immagine dell\u2019et\u00e0 della purezza che si presenta al tempo stesso sorgente di vita e immagine che contiene in s\u00e9 una sofferenza futura, ma ancora non data. Una raffigurazione, quella di Medardo Rosso, che incorpora e materializza un sentimento e una visione poetica dell\u2019arte. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/09._Weisz_Lying_Man_2014.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-7092 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/09._Weisz_Lying_Man_2014.jpeg\" alt=\"09._Weisz,_Lying_Man,_2014\" width=\"414\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/09._Weisz_Lying_Man_2014.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/09._Weisz_Lying_Man_2014-300x215.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Di Lucio Fontana, forse l\u2019artista pi\u00f9 originale e complesso del XX secolo, vengono presentate quattro opere, i bassorilievi in terracotta \u201cL\u2019ascensione\u201d (1950-55), \u201cDeposizione\u201d (1956) e il \u201cCristo\u201d (1959) e la scultura in ceramica \u201cTesta di fanciullo\u201d, di circa dieci anni precedente e datata 1948, nella quale il senso del sacro viene alluso in un ritratto di bimbo, estraneo ad ogni tematica religiosa, ma non per questo meno commovente e perfettamente abbinato al Bambino ebreo di Medardo.<\/strong> Le terrecotte di Fontana ci invitano ad andare oltre la materia stessa, come per liberarla di quella forza interiore che spinge fuori, in un\u2019ansia di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/05._Kounellis_Punto_croce_2013.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7093\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/05._Kounellis_Punto_croce_2013.jpeg\" alt=\"05._Kounellis,_Punto_croce,_2013\" width=\"567\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/05._Kounellis_Punto_croce_2013.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/05._Kounellis_Punto_croce_2013-300x167.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/08._Paci_Via_Crucis_2011.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-7094 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/08._Paci_Via_Crucis_2011.jpeg\" alt=\"08._Paci,_Via_Crucis,_2011\" width=\"419\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/08._Paci_Via_Crucis_2011.jpeg 567w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/08._Paci_Via_Crucis_2011-300x180.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/a>infinito, di possibile sconosciuta nuova vita. Sono tre opere che magistralmente pongono di fronte a noi il tema della sofferenza dell\u2019uomo come momento alto di nuove possibilit\u00e0; non con una imposta e circoscritta visione religiosa bens\u00ec andando ad esplorare il tema della materia cos\u00ec importante: per lui come artista, per i fedeli come elemento della dottrina.<br \/>\n<strong>A parete e in dialogo con le sculture di Fontana e Rosso una \u201cCrocefissione\u201d di Alberto Burri, combustione plastica di piccolo formato che restituisce nella sua bidimensionale trasparenza lacerata e soggetta a combustione, tutta la drammaticit\u00e0 dell\u2019atto della Crocefissione<\/strong>. Liberare lo spazio, e allo stesso tempo liberarsi di esso, rompendo e lacerando le forme \u00e8 il messaggio forte di emancipazione di una nuova possibile esistenza attraverso un passaggio di sofferenze e lacerazioni. <strong>Un piccolo <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/07._Rosso__Bambino_Ebreo_1893.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7095\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/07._Rosso__Bambino_Ebreo_1893.jpeg\" alt=\"07._Rosso,__Bambino_Ebreo,_1893\" width=\"480\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/07._Rosso__Bambino_Ebreo_1893.jpeg 480w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/07._Rosso__Bambino_Ebreo_1893-150x150.jpeg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/07._Rosso__Bambino_Ebreo_1893-300x300.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a>oggetto ci pone invece di fronte ad un artista, Yves Klein, la cui religiosit\u00e0, nella sua breve e intensa carriera, ha segnato l\u2019intera opera: lo straordinario \u201cEx voto a Santa Rita da Cascia\u201d (1961), frutto dei pellegrinaggi dell\u2019artista francese al santuario della santa dei casi impossibili. La mostra continua al di l\u00e0 di ogni distinzione cronologica con i due bronzi di Marino Marini il \u201cGiocoliere\u201d (1946) e il \u201cPrigioniero\u201d (1943).<\/strong> Sono gli anni del rifugio in Svizzera a Locarno, e nelle opere di questo periodo, l\u2019artista ha inteso esprimere il ridicolo dell\u2019esaltazione di un uomo che vuol comandare. L\u2019umanit\u00e0 ha paura e l\u2019artista la manifesta in opere come queste, dove la materia va a rompere le proporzioni e a prendere campo, infliggendo alle forme una tensione inaspettata. <strong>Il Prigioniero, malinconica e struggente scultura in bronzo, testimone di efferati e disumani avvenimenti in territorio europeo ci disorienta, quasi generando imbarazzo se pensiamo alla data, quel 1943, quando l\u2019umanit\u00e0 intera finalmente prese coscienza dell\u2019inspiegabile atto di depravazione umana che furono i campi di sterminio nazisti e gli orrori della guerra. Anche il Giocoliere porta ancora il peso di quegli anni bui, e nella sensibilit\u00e0 esperita della forma appare il senso del tragico che si manifesta in una figura echeggiante i lacerati corpi dei cristi crocifissi di gusto tardomedievale<\/strong>. Marino stesso definisce le opere di questo periodo architetture di un\u2019enorme tragedia. <strong>Ecco allora il \u201cLying Man\u201d (Uomo sdraiato, 2014) della scultrice tedesca Paloma Varga Weisz. Pur realizzato a cinque secoli di distanza, esso dialoga idealmente con il martirio di San Sebastiano del Carracci, nudo e trafitto da frecce. Effige della sofferenza del martire, trova sorprendente corrispondenza nella scultura della Weisz: una figura maschile in legno grezzo, supina, in scala al vero, abbandonata su una ruvida coperta.<\/strong> Un\u2019immagine che richiama tragicamente il destino di tanti migranti e profughi, icona della sofferenza che appartiene tristemente alla cronaca del nostro nuovo mondo globale. <strong>Il percorso si chiude con tre artisti del presente: Adrian Paci, Jannis Kounellis e Roberto Ciaccio. Dell\u2019artista albanese Adrian Paci \u00e8 presente la recente serie fotografica Via Crucis (2011). Il tema fondamentale nella narrativa evangelica \u00e8 restituito dall\u2019artista con una stampa fotografica su metallo dal sapore prosaico, nella quale la presenza del sacro \u00e8 diffusa e incarnata dalle relazioni famigliari, dalla scelta dell\u2019artista di chiedere ai membri della sua famiglia e ai suoi 3\/6 amici di essere loro protagonisti delle scene. Un rimando pasoliniano si avverte in questa Via Crucis in termini di un\u2019iconografia di origine plastica che ha le sue radici nella grande tradizione giottesca o nella asciutta ieratica umanit\u00e0 legata all\u2019opera di Masaccio. Due grandi maestri molto cari a Pasolini e allo stesso Paci. Jannis Kounellis e Roberto Ciaccio hanno elaborato il simbolo della Croce secondo personalissimi codici astratti. Entrambi, pur da premesse diverse, organizzano la superficie dell\u2019opera attraverso un\u2019essenziale articolazione delle linee e dei piani in verticali e diagonali. Kounellis orienta in diagonale una grande Croce su di una cruda superficie metallica drammaticamente impreziosita da filamenti, intitolata \u201cPunto croce\u201d e realizzata nel 2013<\/strong>. L\u2019iconografia ferma il supplizio in un\u2019immagine potente e diretta che non lascia spazio ad altro che alla sofferenza che viene evocata. Infine, non ultimo l\u2019artista milanese <strong>Roberto Ciaccio, scomparso prematuramente nel 2014, e a cui questo progetto espositivo in parte si ispira. Nel suo \u201cTrittico per la Croce\u201d (2001), evoca il carattere fantasmatico dell\u2019apparizione, mentre la presenza-assenza dell\u2019immagine palesa un clima di sospensione della Croce.<\/strong> Viene qui annullata la dimensione seriale, tipica della riproduzione grafica, attraverso la scelta della tecnica non replicabile del monotipo.<br \/>\nLa mostra \u00e8 accompagnata da un magazine di approfondimento a cura di Alberto Salvatori con contributi speciali di Remo Bodei, Luigi Fassi e Giovanni Leghissa.<br \/>\nElenco artisti in mostra:<br \/>\n<strong>Alberto BURRI (Citt\u00e0 di Castello, 1915 \u2013 Nizza, 1995)<\/strong><br \/>\n<strong> Ludovico CARRACCI (Bologna, 1555 \u2013 1619)<\/strong><br \/>\n<strong> Giovanni Antonio Felice ORELLI (Locarno, 1706 \u2013 1776)<\/strong><br \/>\n<strong> Medardo ROSSO (Torino, 1858 \u2013 Milano, 1928)<\/strong><br \/>\n<strong> Lucio FONTANA (Rosario di Santa F\u00e9, Argentina, 1899 \u2013 Comabbio, 1968)<\/strong><br \/>\n<strong> Yves KLEIN (Nizza, 1928 \u2013 Parigi, 1962)<\/strong><br \/>\n<strong> Marino MARINI (Pistoia, 1901 \u2013 Viareggio, 1980)<\/strong><br \/>\n<strong> Jannis KOUNELLIS (Pireo, Atene, 1936)<\/strong><br \/>\n<strong> Roberto CIACCIO (Roma, 1951 \u2013 Milano, 2014)<\/strong><br \/>\n<strong> Paloma Varga WEISZ (Mannheim, Germania, 1966)<\/strong><br \/>\n<strong> Adrian PACI (Shkod\u00ebr, Albania, 1969)<\/strong><br \/>\nSpazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati<br \/>\nLa Collezione Giancarlo e Danna Olgiati \u00e8 parte del circuito museale del MASI Lugano, Museo d\u2019arte della Svizzera italiana. La sua sede, Spazio -1, \u00e8 adiacente al centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura e ospita oltre 200 capolavori che spaziano dagli anni Cinquanta del Novecento al presente. La collezione d\u2019arte contemporanea Giancarlo e Danna Olgiati, concessa in deposito alla Citt\u00e0 di Lugano nel 2012, viene proposta al pubblico in allestimenti sempre diversi unitamente a mostre temporanee dedicate all\u2019approfondimento dell\u2019opera di artisti inclusi nella raccolta.<\/p>\n<p><strong>Vi dir\u00f2 che da questa mostra se ne esce con il cuore in pianto, con il dramma della croce ancor vivo dopo duemila e pi\u00f9 anni, con le scene e i drammi dei cristiani ancora oggi perseguitati , con quel simbolo che solo pu\u00f2 reggere e far fronte a tutte le problematiche del continente europeo, dell&#8217;Europa in ansia e in affanno a cui l&#8217;Arte ancora una volta offre una meditazione unica e singolare. Un simbolo da portare in petto e nel cuore, senza vergognarsi di doversi chiamare cristiani.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Con la mostra &#8220;Sulla Croce&#8221; realizzata con il Patrocinio del Vicariato di Roma in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia e della Conoscenza, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta presso lo Spazio -1 di Lugano un allestimento tematico dedicato alla Croce, simbolo universale della sofferenza. Una selezione di opere, provenienti dalla Collezione Olgiati, da prestiti museali e da altre collezioni private, che spaziano dal Seicento ai giorni nostri, attraverso le quali si indaga\u00a0 la complessit\u00e0 e il mistero del simbolo della Croce nell\u2019arte. 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