{"id":7111,"date":"2016-03-11T14:23:14","date_gmt":"2016-03-11T14:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=7111"},"modified":"2016-03-11T14:23:14","modified_gmt":"2016-03-11T14:23:14","slug":"varlin-celebrato-con-una-mostra-a-gualtieri-un-grande-della-pittura-espressionista-ed-esistenziale-autentico-cantore-dellumanita-perdente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/03\/11\/varlin-celebrato-con-una-mostra-a-gualtieri-un-grande-della-pittura-espressionista-ed-esistenziale-autentico-cantore-dellumanita-perdente\/","title":{"rendered":"Varlin celebrato con una mostra a Gualtieri. Un grande della pittura espressionista ed esistenziale,  autentico cantore dell\u2019umanit\u00e0 perdente."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Urinatoio-Parigi-1957.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7112\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Urinatoio-Parigi-1957.jpg\" alt=\"????\" width=\"531\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Urinatoio-Parigi-1957.jpg 531w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Urinatoio-Parigi-1957-300x226.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Giovanni-Testori-1971-1972.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-7113 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Giovanni-Testori-1971-1972.jpg\" alt=\"?????\" width=\"283\" height=\"408\" \/><\/a>Dopo il successo dell\u2019antologica dedicata ad Antonio Ligabue in Palazzo Bentivoglio a Gualtieri (RE), che ha fatto registrare dati particolarmente significativi (oltre 37.000 visitatori e 2.500 cataloghi venduti), la sede espositiva ospita, fino al 10 luglio 2016, una mostra dedicata a Varlin, pseudonimo di Willy Leopold <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Alain-1969.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-7114\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Alain-1969.jpg\" alt=\"?????\" width=\"302\" height=\"629\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Alain-1969.jpg 368w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Alain-1969-144x300.jpg 144w\" sizes=\"(max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/><\/a>Guggenheim (Zurigo, 1900 &#8211; Bondo, 1977), uno fra i protagonisti pi\u00f9 autentici della pittura del Novecento. Curata da Sandro Parmiggiani, la rassegna, realizzata in collaborazione con l\u2019Archivio Varlin di Bondo (Svizzera), \u00e8 la seconda iniziativa organizzata dal Comune di Gualtieri e dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue. Il Salone dei Giganti dell\u2019imponente edificio cinquecentesco di Gualtieri, sito in una delle piazze pi\u00f9 suggestive d\u2019Italia, accoglie 39 opere di Varlin \u2013 33 dipinti e 6 disegni e tecniche miste su carta, provenienti da collezioni private svizzere e italiane. Pochi autori sono stati in grado di unire, nelle loro opere, l\u2019arte e la vita. Com\u2019ebbe modo di ricordare lo stesso Varlin, \u201cnella mia pittura cerco sempre l\u2019umano\u201d<\/strong>. \u00c8 l\u2019umanit\u00e0 dei perdenti, dei miserabili, dei semplici, dei vagabondi, quella che Varlin ritrae, sempre con ironia e con profonda piet\u00e0, attraverso un uso particolare del colore, steso su supporti (tele o tavole di legno) di cui talvolta lascia libere zone della superficie che diventano esse stesse fatto pittorico, e grazie a una gestualit\u00e0 rapida e nervosa, tutte caratteristiche che lo accomunano a un\u2019ascendenza espressionista, in particolare nella pratica ritrattistica, che a Gualtieri si potr\u00e0 cogliere in capolavori come \u201cHeini Gantembein\u201d (1953), \u201cLivia\u201d (1955), il \u201cRitratto di Hans Theler\u201d (1963), il \u201cRitratto del prof. Corbetta\u201d (1973), \u201cLeni\u201d (1973), nel \u201cRitratto di Giovanni Testori\u201d (1971-72) e nell\u2019\u201cEcce homo (autoritratto)\u201d (1967).<strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Signorina-Vacheron-Moda-1958.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7115\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Signorina-Vacheron-Moda-1958.jpg\" alt=\"????\" width=\"400\" height=\"571\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Signorina-Vacheron-Moda-1958.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Signorina-Vacheron-Moda-1958-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Montepulciano-1965-1966.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-7116 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Montepulciano-1965-1966.jpg\" alt=\"?????\" width=\"450\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Montepulciano-1965-1966.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Montepulciano-1965-1966-300x267.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>\u00c8 stato proprio Giovanni Testori a comprendere la grandezza dell\u2019artista, di cui cur\u00f2 la mostra allestita alla Rotonda della Besana a Milano nel 1976; Testori frequent\u00f2 assiduamente Varlin negli ultimi dieci anni di vita dell\u2019artista e lavor\u00f2 a un progetto espositivo, purtroppo mai realizzato, che prevedeva di presentare una triade di grandi protagonisti della pittura europea: Alberto Giacometti, Francis Bacon e Varlin.<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cNessuno, nel nostro secolo &#8211; ricordava Testori -, \u00e8 riuscito come Varlin a esprimere il cuore, il sangue, le ossa, le palpebre, le artriti e i calli della vita (anche sociale, sia ben chiaro); nessuno come lui, \u00e8 stato dalla parti di chi non ha potere alcuno, dalla parte del barbone assoluto, legatissimo e insieme liberissimo clochard\u201d. Nei suoi lavori, gli ambienti e gli spazi sono caratterizzati da uno spazio che Varlin deforma per le sue necessit\u00e0 espressive e psicologiche, e che lo porta a creare delle prospettive malinconiche e vuote, come gi\u00e0 si vede nello stupendo dipinto \u201cLa cattedrale di Friburgo\u201d (1940), colta in una luce che tutto avvolge e impregna, e in opere successive, presenti in mostra, quali \u201cCorridoio a Bondo\u201d e \u201cPiazza Zott a Bondo\u201d (entrambe del 1964), \u201cMontepulciano\u201d (1965-1966), \u201cAtrio della stazione di Montreux\u201d (1966-1968).<\/strong><br \/>\nAccompagna l\u2019esposizione un catalogo Skira, con la riproduzione delle opere in mostra e testi del curatore, Sandro Parmiggiani, di Stefano Crespi, di Luciano Manicardi, monaco di Bose, e di Alain Toubas, oltre a contributi di Giovanni Testori, Roberto Tassi (di cui vengono pubblicati quattro interventi su Varlin, anche per ricordare il ventesimo anniversario della morte del critico parmigiano), Vittorio Sgarbi, Friederich D\u00fcrrenmatt, Mario Botta. La rassegna si avvale della collaborazione della Fondazione Matasci per l\u2019arte di Tenero (Svizzera) e della Compagnia del Disegno di Milano, che da anni promuovono l\u2019opera dell\u2019artista. <strong>Ora ritrovare la mostra di Varlin in atto qui nel nord Italia, \u00e8 stato come ritrovare non solo un amico artista che ha avuto modo di incontrare pi\u00f9 volte ma anche l\u2019amico che lo sostenne storicamente, ossia Giovanni Testori, intellettuale raro per fede, cultura e testimonianza. Non \u00e8 poco, e dopo la visita alla mostra vedrete le naturali saldature su scelte, principi, vita e prospettive; altri tempi, certo, ma soprattutto altre dimensioni, altre visioni storiche ed estetiche.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Dapr\u00e9s-Goya-1970.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7117\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Dapr\u00e9s-Goya-1970.jpg\" alt=\"?????\" width=\"400\" height=\"511\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Dapr\u00e9s-Goya-1970.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/03\/Varlin-Dapr\u00e9s-Goya-1970-235x300.jpg 235w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>Contemporaneamente all\u2019apertura della mostra di Varlin, Palazzo Bentivoglio diventa la sede permanente del Museo Antonio Ligabue, con un primo nucleo di circa 50 opere (che potranno essere visitate fino al 13 novembre 2016), per consolidare l\u2019immagine di Gualtieri come luogo privilegiato per la conoscenza dell\u2019opera dell\u2019artista.<\/p>\n<p><strong>Varlin, pseudonimo di Willy Leopold Guggenheim, nasce il 16 marzo 1900 a Zurigo, gemello di Erna. La sua famiglia appartiene all\u2019alta borghesia ebraica e nel 1912, dopo la morte del padre, si stabilisce a San Gallo. Nel 1923 Varlin si reca a Parigi, dove frequenta l\u2019Acad\u00e9mie Julian e inizia a dipingere intensamente; nel 1930 incontra Leopold Zborowski, mercante d\u2019arte e scopritore di Modigliani e di Soutine, che stipula un contratto con lui e gli consiglia di adottare lo pseudonimo di Varlin (un eroe della Comune di Parigi, che aveva rovesciato la colonna Vend\u00f4me assieme a Courbet), dato che il nome Guggenheim evoca la celebre famiglia americana di magnati. Zborowski muore nel 1932 e nello stesso anno Varlin, quando gi\u00e0 cominciano a scendere le cupe ombre del nazismo, fa ritorno a Zurigo, dove vive con sua madre e sua sorella, in condizioni di vita modeste, giacch\u00e9 la famiglia pi\u00f9 non dispone del proprio patrimonio e il lavoro dell\u2019artista permette a malapena di mantenere tutti, almeno fino agli anni Cinquanta, quando l\u2019opera di Varlin comincia a riscuotere un certo successo.<\/strong> Intanto, nel 1951 il Kunstmuseum di Lucerna espone le sue opere insieme a quelle di Max Gubler; incontra nello stesso anno Franca Giovanoli, che diventer\u00e0 sua moglie dodici anni dopo, nel 1963, andando a vivere a Bondo, in Val Bregaglia. Grazie al medico di Chiavenna Serafino Corbetta, entra in contatto con Giovanni Testori, che ha un approccio innovativo con l\u2019opera di Varlin rispetto a come era stata tradizionalmente recepita in Svizzera: se fino ad allora la critica si era soffermata essenzialmente sulle tematiche della boh\u00e8me, vedendo nei suoi lavori soprattutto il lato ironico, Testori va ben oltre, cogliendone invece il significato tragico, legato alla rappresentazione della solitudine nella quale si svolge l\u2019umana esistenza. Dopo l\u2019esposizione, nel 1976, alla Rotonda di via Besana a Milano, Varlin, da tempo malato, muore nella sua casa di Bondo il 20 ottobre 1977.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo il successo dell\u2019antologica dedicata ad Antonio Ligabue in Palazzo Bentivoglio a Gualtieri (RE), che ha fatto registrare dati particolarmente significativi (oltre 37.000 visitatori e 2.500 cataloghi venduti), la sede espositiva ospita, fino al 10 luglio 2016, una mostra dedicata a Varlin, pseudonimo di Willy Leopold Guggenheim (Zurigo, 1900 &#8211; Bondo, 1977), uno fra i protagonisti pi\u00f9 autentici della pittura del Novecento. Curata da Sandro Parmiggiani, la rassegna, realizzata in collaborazione con l\u2019Archivio Varlin di Bondo (Svizzera), \u00e8 la seconda iniziativa organizzata dal Comune di Gualtieri e dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue. 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