{"id":8019,"date":"2016-07-27T22:09:00","date_gmt":"2016-07-27T22:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=8019"},"modified":"2016-07-27T22:09:00","modified_gmt":"2016-07-27T22:09:00","slug":"sol-lewitt-uno-dei-fondatori-dellarte-concettuale-in-mostra-a-milano-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/07\/27\/sol-lewitt-uno-dei-fondatori-dellarte-concettuale-in-mostra-a-milano-2\/","title":{"rendered":"Sol LeWitt uno dei fondatori dell\u2019arte concettuale in mostra a Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463479137.85.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8020\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463479137.85.jpg\" alt=\"ee_1463479137.85\" width=\"351\" height=\"351\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463479137.85.jpg 351w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463479137.85-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463479137.85-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/FOTO-015-e1469656647448.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-8021 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/FOTO-015-e1469656647448.jpg\" alt=\"FOTO%20015\" width=\"319\" height=\"282\" \/><\/a>Lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano<\/em><\/strong><strong><em> (c.so Monforte 23) dedica una mostra a Sol LeWitt, artista americano (Hartford, 1928 &#8211; New York, 2007) tra i pi\u00f9 influenti della seconda met\u00e0 del Novecento, uno dei padri fondatori dell\u2019arte concettuale. <\/em><\/strong><em>I suoi lavori sollecitano prima di tutto la mente dell\u2019osservatore piuttosto che il suo occhio o le sue emozioni e si definiscono concettuali nella misura in cui \u00e8 l\u2019idea a presiedere all\u2019esecuzione dell\u2019opera.<\/em><\/p>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392605.53.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8022\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392605.53.jpg\" alt=\"ee_1463392605.53\" width=\"242\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392605.53.jpg 242w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392605.53-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a>L\u2019esposizio<\/em><\/strong><strong><em>ne propone 34 opere su carta &#8211; gouache, disegni, acquerelli &#8211; e tre progetti per i famosi Wall Drawing, i suoi murales, che rappresentano la sua cifra espressiva pi\u00f9 alta e riconoscibile. Aveva scritto l\u2019artista: \u201c M<\/em><\/strong><strong><em>i piacerebbe produrre qualcosa che non\u00a0 mi vergognerei di mostrare a Giotto\u201d. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Il disegno e la pittura murale sono i due poli attorno ai quali si sviluppa la produzione dell\u2019artista a partire dal 1968.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392570.43.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-8024 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392570.43.jpg\" alt=\"ee_1463392570.43\" width=\"348\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392570.43.jpg 390w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392570.43-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392570.43-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a>\u00c8 in questo periodo che LeWitt argomenta come l\u2019idea sia la componente fondamentale della sua arte, ponendo l\u2019esecuzione e l\u2019oggetto come secondari. \u00c8 infatti significativo che la realizzazione dei Wall Drawing sia lasciata ai suoi assistenti, e il risultato finale sia presentato insieme al progetto esecutivo, esposto a fianco del murales per aiutare l\u2019osservatore a comprenderne l\u2019idea di base e la conseguente complessit\u00e0 di sviluppo.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392627.15.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8023\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392627.15.jpg\" alt=\"ee_1463392627.15\" width=\"218\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392627.15.jpg 218w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/07\/ee_1463392627.15-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a> E\u2019 vitale ricalcare come a Sol LeWitt\u00a0 interessava ribadire che era il pensiero\u00a0 -e non solo- ad\u00a0 anticipare la realizzazione e la produzione ma questa poi lo doveva contenere come un soffio vitale, un \u00e8lan vital da catturare lo spettatore. <\/em><strong><em>Le opere presenti in mostra ricostruiscono di fatto l\u2019evoluzione creativa di LeWitt<\/em><\/strong><em>, da alcuni esempi di quella rigorosa e schematica moltiplicazione di un cubo di base (Cube Without a Cube, 1982, matita su carta, 56&#215;56 cm) o di un rettangolo (Folded Paper, 1971, carta piegata, 15&#215;30 cm) che svelano in bianco e nero il principio delle sue note sculture a griglie modulari, fino alle <strong>grandi figure di solidi geometrici irregolari che anche nell\u2019uso astratto e matematico del colore si ricollegano alla pittura di Piero della Francesca (Geometric Figure, 1997, gouache su carta, 152,9&#215;173 cm), per finire con molti significativi esempi delle famose linee colorate ondulate o aggrovigliate che sono alla base di importanti interventi pubblici come quelli per l\u2019Ambasciata Americana alla Porta di Brandeburgo a Berlino o per la Metropolitana di Napoli.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Sol LeWitt nasce nel 1928 ad Hartford (Connecticut, USA) da una famiglia di ebrei russi. Dopo le scuole superiori, nel 1949, si diploma in Arte alla Syracuse University. Nel 1953 si trasferisce a New York, dove frequenta una nota scuola per illustratori e in seguito lavora come grafico presso l\u2019architetto cino-americano I.M. Pei. Dopo essersi occupato per alcuni anni di editoria d\u2019arte illustrata, inizia a insegnare presso importanti scuole d\u2019arte, diviene collaboratore al MoMa di New York e verso la fine degli anni Sessanta insegna alla New York University e alla School of Visual Arts. La prima parte della sua produzione artistica degli anni Sessanta \u00e8 di taglio Minimalista, incentrata sulla figura geometrica del cubo che l\u2019artista ritiene essere \u201cmancante di aggressivit\u00e0, base per ogni funzione pi\u00f9 complessa\u201d, quindi modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilit\u00e0 e combinazioni. Nel 1967, dopo aver partecipato alla mostra tenuta al Jewish Museum di New York, stila il manifesto \u201cParagraphs on Conceptual Art\u201d nel quale dichiara che il compito dell\u2019artista \u00e8 quello di formulare unicamente il progetto, mentre l\u2019attuazione dell\u2019opera \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 minore che pu\u00f2 essere delegata ad altri. A partire dagli anni Settanta l\u2019artista inizia a creare i Wall Drawing, muri dipinti costituiti da moduli geometrici disposti l\u2019uno accanto all\u2019altro a sviluppare un disegno progettuale capace di mutare o adattarsi in base alla struttura che li accoglie. Caratterizzano gli anni Ottanta, invece, le cosiddette Strutture Modulari e Forme Complesse, che dimostrano lo stretto legame che unisce il disegno e le forme tridimensionali e la loro natura di strumenti di misurazione dell\u2019ambiente. I lavori di Sol LeWitt sono stati esposti presso i pi\u00f9 prestigiosi musei, spazi pubblici e privati del mondo, come il MOMA di New York, la Tate Gallery di Londra, la Kunsthalle di Berna, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Geementemuseum dell\u2019Aja, la Kunsthalle di Berna, il Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea di Torino, Palazzo delle Esposizioni di Roma, oltre che a Documenta 4 e Documenta 5, alla Biennale di Venezia e alla Rassegna Minimal Art I al Mus\u00e8e d\u2019Art Contemporain di Bordeaux. Nel 2000 il San Francisco Museum of Modern Art gli dedica una delle pi\u00f9 importanti e complete retrospettive, ospitata successivamente al Museum of Contemporary Art di Chicago e al Whitney Museum of American Art di New York.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0Carlo Franza<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (c.so Monforte 23) dedica una mostra a Sol LeWitt, artista americano (Hartford, 1928 &#8211; New York, 2007) tra i pi\u00f9 influenti della seconda met\u00e0 del Novecento, uno dei padri fondatori dell\u2019arte concettuale. I suoi lavori sollecitano prima di tutto la mente dell\u2019osservatore piuttosto che il suo occhio o le sue emozioni e si definiscono concettuali nella misura in cui \u00e8 l\u2019idea a presiedere all\u2019esecuzione dell\u2019opera. 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