{"id":8515,"date":"2016-11-03T23:50:18","date_gmt":"2016-11-03T23:50:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=8515"},"modified":"2016-11-03T23:50:18","modified_gmt":"2016-11-03T23:50:18","slug":"fogli-barocchi-disegni-bolognesi-tra-600-e-700-a-bologna-la-galleria-maurizio-nobile-presenta-sia-disegni-celebri-che-inediti-preziosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/11\/03\/fogli-barocchi-disegni-bolognesi-tra-600-e-700-a-bologna-la-galleria-maurizio-nobile-presenta-sia-disegni-celebri-che-inediti-preziosi\/","title":{"rendered":"\u201cFogli barocchi. Disegni bolognesi tra \u2018600 e \u2018700\u201d. A Bologna la Galleria Maurizio Nobile presenta  sia disegni celebri che inediti preziosi."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/immagine.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8516\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/immagine.jpg\" alt=\"immagine\" width=\"331\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/immagine.jpg 331w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/immagine-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 331px) 100vw, 331px\" \/><\/a>\u00a0vedere questa mostra tutta legata al disegno \u00e8 cosa illuminante, preziosa e storica certo, ma se ne esce con un accertamento della bellezza da far tremare i polsi. Con l\u2019arrivo dell\u2019autunno la <strong>Galleria Maurizio Nobile di Bologna <\/strong> celebra l\u2019arte bolognese con una mostra dedicata al disegno, dal tritolo \u201c<strong><em>Fogli Barocchi. Disegni bolognesi tra Seicento e Settecento\u201d<\/em><\/strong>. La mostra \u00e8 a cura di <strong>Marco Ricc\u00f2mini<\/strong> e si apre sabato 5 novembre in via Santo Stefano 19\/a, nella sede bolognese della galleria, rimanendo aperta fino al 23 dicembre 2016.<\/p>\n<p>Ripercorrendo la felice stagione del disegno del <strong>Barocco bolognese<\/strong>, la mostra presenta una ricca selezione di circa <strong>30 disegni<\/strong> dei pi\u00f9 famosi ed importanti pittori che hanno lavorato nel panorama bolognese tra Seicento e Settecento. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/06_-Franceschini-Marcantonio-Flora-Zefiro-penna-inchiostro-bruno-e-acquerello-grigio-su-carta-colorata.-tif-e1478216004965.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-8518 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/06_-Franceschini-Marcantonio-Flora-Zefiro-penna-inchiostro-bruno-e-acquerello-grigio-su-carta-colorata.-tif-e1478216004965.jpg\" alt=\"06_-Franceschini-Marcantonio-Flora-Zefiro-penna-inchiostro-bruno-e-acquerello-grigio-su-carta colorata. tif\" width=\"453\" height=\"352\" \/><\/a>Attraverso un\u2019attenta e lunga ricerca storiografica e critica sono proposti al pubblico <strong>disegni inediti<\/strong> e scoperte interessanti, oltre ad opere e lavori gi\u00e0 noti agli studiosi . Con il Seicento e in particolare con l\u2019ascesa dei <strong>Carracci<\/strong>, si inaugura a Bologna una grande stagione di riforma dell\u2019arte che restituisce al disegno una posizione di centralit\u00e0 nella creazione artistica. Il disegno diventa non solo un esercizio per perfezionare la mano dell\u2019artista, non solo un mezzo con cui lasciare sulla carta una prima idea d<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/03_-Gaetano-Gandolfi-Venere-e-Adone-morto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-8517\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/03_-Gaetano-Gandolfi-Venere-e-Adone-morto.jpg\" alt=\"03_-Gaetano-Gandolfi-Venere-e-Adone-morto\" width=\"342\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/03_-Gaetano-Gandolfi-Venere-e-Adone-morto.jpg 676w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/11\/03_-Gaetano-Gandolfi-Venere-e-Adone-morto-213x300.jpg 213w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a>ell\u2019opera, ma anche un mezzo d\u2019indagine e di comprensione della realt\u00e0. Tra gli eredi di questo approccio c\u2019\u00e8 sicuramente Giovanni Francesco Barbieri noto come il <strong>Guercino<\/strong> (Cento 1591 &#8211; Bologna 1622). In mostra sar\u00e0 esposto un suo disegno raffigurante un <strong><em>Vecchio<\/em> <\/strong>ritratto a mezzo busto. Se una parte della produzione grafica dell\u2019artista documenta un vivo interesse per i temi e i soggetti anche pi\u00f9 umili della realt\u00e0 quotidiana indagata in presa diretta dal vero, mai il Guercino appare cos\u00ec crudamente <strong>indagatore della realt\u00e0 umana<\/strong>. Per carica emotiva e introspettiva che emana la figura questo disegno \u00e8 accostabile a un vero e proprio ritratto. La realizzazione di un disegno aveva naturalmente anche lo scopo di preparare l\u2019opera pittorica finale. \u00c8 questo il caso di due fogli di grande formato, presenti in mostra, di due importanti protagonisti dell\u2019arte bolognese dai temperamenti molto diversi tra loro, a cavallo tra i due secoli: <strong>Marcantonio Franceschini<\/strong> (Bologna 1648 &#8211; 1729) e <strong>Francesco Monti<\/strong> (Bologna 1685 &#8211; Brescia 1768). Primo allievo del Cignani, lavor\u00f2 lungamente con il maestro e con Quaini che divenne poi suo inseparabile aiutante, soprattutto a partire dagli anni \u201870 quando la sua fama gli procur\u00f2 importanti commissioni anche dall\u2019estero e fu \u201ccorteggiato\u201d da molti sovrani europei. Agli anni \u201890 risalgono i primi incarichi per il <strong>principe Adamo Giovanni di Liechtenstein<\/strong>. Proprio per una delle tele del suo palazzo di Rorhau nei pressi di Vienna \u00e8 preparatorio il foglio, in mostra, raffigurante \u201c<strong><em>il Trionfo di Flora e Zefiro\u201d<\/em><\/strong>. Questo e altri dipinti furono eseguiti in sostituzione della decorazione ad affresco, richiesta in prima istanza, e che non fu possibile realizzare per l\u2019ostinato rifiuto del Franceschini di trasferirsi a Vienna. <strong>Francesco Monti<\/strong> fu allievo di <strong>Sigismondo Caula<\/strong> a Modena e nel 1703 entr\u00f2 nello studio di Gian Gioseffo Dal Sole, che allora rappresentava l\u2019erede della lezione carraccesca contro l\u2019accademismo di Marcantonio Franceschini. Nella sua bottega pot\u00e9 conoscere il giovane <strong>Donato Creti<\/strong>, avvicinandosi cos\u00ec alla tendenza pi\u00f9 aggiornata della cultura pittorica felsinea, quella di Giuseppe Maria Crespi e Antonio Gionima. Il disegno in mostra rappresenta \u201c<strong><em>l\u2019incontro di Cristo con la Samaritana al Pozzo\u201d<\/em><\/strong>, tradotto in pittura, con alcune varianti rispetto alla prova grafica, nel dipinto oggi conservato alla Galleria Estense di Modena.<\/p>\n<p>Non mancano due fogli di <strong>Donati Creti, detto il Ragazzino<\/strong> (Cremona 1671 &#8211; Bologna 1749). Il primo, con la \u201c<strong><em>Testa di vecchio barbuto di profilo\u201d<\/em><\/strong><em>,<\/em> \u00e8 cosa giovanile e di forte carattere, sebbene si tratti, come spesso accade, di una testa ideale. L\u2019altro \u00e8 uno splendido \u201c<strong><em>Ecce Homo\u201d<\/em><\/strong>, legato in qualche maniera ai suoi fogli eseguiti al tempo del restauro dell\u2019affresco di Ludovico Carracci nell\u2019Oratorio dei Filippini a Bologna (1731). A questi si affiancano due disegni di <strong>Domenico Maria Fratta<\/strong> (Bologna 1696 &#8211; 1763), di Creti forse il miglior allievo, assai dotato sia nell\u2019incisione sia nel disegno. Il primo \u00e8 di <strong>soggetto tassesco<\/strong>; l\u2019altro, con un \u201c<strong><em>Paesaggio arcadico\u201d<\/em><\/strong>, imita nello stile e nel soggetto i fogli sognanti del suo maestro. E\u2019 realizzato da <strong>Giuseppe Varotti<\/strong> (Bologna 1715 &#8211; 1780) \u201c<strong><em>l\u2019episodio dell\u2019Antico Testamento di Agar e l\u2019Angelo\u201d. <\/em><\/strong>Allievo del padre Pier Paolo, Giuseppe Varotti fu disegnatore e bozzettista esponente di spicco del cos\u00ec detto <strong>Barocchetto bolognese<\/strong> che lentamente riportava entro canoni di misurata leggerezza le ricche soluzioni estetiche del Barocco.<\/p>\n<p>Sono poi presenti in mostra alcuni fogli dei <strong>Gandolfi.<\/strong> <strong>Ubaldo<\/strong> (San Matteo della Decima, Bologna 1728 &#8211; Ravenna 1781) e <strong>Gaetano<\/strong> (San Matteo della Decima, Bologna 1734 &#8211; Bologna 1802), formati entrambi all\u2019Accademia Clementina. Del primo, che ebbe un\u2019importante carriera ben oltre le \u201cmura cittadine\u201d, sono presenti alcuni disegni a carattere mitologico e un inedito \u201c<strong>Studio di nudo maschile\u201d<\/strong>. Di Gaetano Gandolfi, che dopo un viaggio di formazione a Venezia dove si aggiorn\u00f2 sulle novit\u00e0 stilistiche dell\u2019epoca divenne uno degli esponenti di punta della pittura bolognese, sono presenti numerosi fogli, tra i quali una bellissima serie raffigurante quattro episodi tratti dalle <strong>Metamorfosi di Ovidio<\/strong>. Si tratta di prove grafiche tarde che vedono lo stile del maestro \u201cneobarocco\u201d virare verso un recupero pi\u00f9 deciso dell\u2019eredit\u00e0 classica, sia nella scelta dei soggetti che nelle inflessioni neoclassiche dello stile. Coetaneo di Gaetano, ma pittore diversissimo per formazione e stile, <strong>Pietro Giacomo Palmieri <\/strong>(Bologna 1737 &#8211; Torino 1804) sar\u00e0 presente in mostra con una coppia di grandi fogli firmati e datati 1789, raffiguranti \u201c<strong><em>Scene campestri\u201d<\/em><\/strong>, genere amato dall\u2019artista. Il secolo si conclude con una ricca selezione di disegni di <strong>Felice Giani<\/strong> (San Sebastiano Curone 1758-Roma 1823), pittore formatosi a Bologna presso Gaetano Gandolfi e figura di spicco del Neoclassico. Tra le tante opere sar\u00e0 esposto un piccolo foglio inedito della sua giovinezza che ritrae una madre in un interno domestico intenta a leggere un libro al suo bambino. La mostra inoltre presenta un\u2019assoluta novit\u00e0: \u201cstrizzando l\u2019occhio\u201d alle grandi manifestazioni internazionali come il <em>Salon du Dessin<\/em> di Parigi, la galleria Maurizio Nobile ha allestito una \u201c<strong>stanza dedicata ai disegni anonimi\u201d.<\/strong> <strong>L\u2019iniziativa permette di esporre opere bellissime, ma che ancora non hanno trovato un autore. <\/strong>L\u2019idea \u00e8 stata quella di stimolare l\u2019interesse dei collezionisti, conoscitori, giovani studiosi e storici dell\u2019arte, solleticando la curiosit\u00e0 e l\u2019insaziabile passione di chi ama e apprezza l\u2019arte. A noi storici il compito di procedere con le \u201cattribuzioni\u201d.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0vedere questa mostra tutta legata al disegno \u00e8 cosa illuminante, preziosa e storica certo, ma se ne esce con un accertamento della bellezza da far tremare i polsi. 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