{"id":8794,"date":"2016-12-16T23:56:23","date_gmt":"2016-12-16T23:56:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=8794"},"modified":"2016-12-16T23:56:23","modified_gmt":"2016-12-16T23:56:23","slug":"luoghi-e-vedute-di-roma-nellottocento-dal-paesaggio-classico-alla-pittura-dal-vero-alla-galleria-berardi-di-roma-capolavori-di-artisti-dellottocento-italiano-ed-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2016\/12\/16\/luoghi-e-vedute-di-roma-nellottocento-dal-paesaggio-classico-alla-pittura-dal-vero-alla-galleria-berardi-di-roma-capolavori-di-artisti-dellottocento-italiano-ed-europeo\/","title":{"rendered":"Luoghi e vedute di Roma nell\u2019Ottocento. Dal paesaggio classico alla pittura dal vero. Alla Galleria Berardi di Roma  capolavori di artisti dell\u2019Ottocento italiano ed europeo."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/88f6e8ff-9bd9-435d-bb0e-aab1a9b102f6.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-8795\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/88f6e8ff-9bd9-435d-bb0e-aab1a9b102f6.jpg\" alt=\"88f6e8ff-9bd9-435d-bb0e-aab1a9b102f6\" width=\"372\" height=\"486\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/88f6e8ff-9bd9-435d-bb0e-aab1a9b102f6.jpg 765w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/88f6e8ff-9bd9-435d-bb0e-aab1a9b102f6-230x300.jpg 230w\" sizes=\"(max-width: 372px) 100vw, 372px\" \/><\/a>Quanti letterati e artisti fin dalla fine del Settecento\u00a0 in quella lunga tradizione del Grand Tour si siano avventurati in Italia, \u00e8 da tempo attestato.<\/strong> Nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento a Roma vennero \u00a0messi a punto i principi del paesaggio classicista, direttamente ispirato ai prototipi seicenteschi di Claude Lorrain. Questo vero e proprio paesaggio-architettura, sempre ordinato da una o pi\u00f9 quinte arboree, con piccole figure in primo piano e un lento digradare verso l&#8217;orizzonte, sar\u00e0 preso di mira e sperimentato da maestri italiani e stranieri. <strong>Ora a Roma \u00e8 stata ordinata presso la Galleria Berardi Antiquariato una mostra di vasta portata storica e non solo, perch\u00e9 la bellezza dei dipinti e dei paesaggi selezionati ne lascia subito intendere la \u00a0cornice e la portata; ha per titolo \u201cLuoghi e Vedute di Roma nell\u2019Ottocento\u201d.<\/strong> \u00a0A \u00a0proposito del paesaggio-architettura, di cui si diceva prima, ecco che in mostra, esemplare \u00e8 la grande tela dello svizzero Johann Jakob Frey \u201c<em>Veduta di Roma da Monte Mario\u201d<\/em>. Il modus operandi per fissare in queste grandi tele le sensazioni derivate dal vero era costituito dagli studi all&#8217;aria aperta realizzati ad olio, su piccole tele o pi\u00f9 spesso su carta, secondo un metodo messo a punto in Francia da Camille Corot e quindi importato in Italia dall&#8217;olandese Anton Sminck van Pitloo. In esposizione, cammeo degli studi compiuti dal vero, \u00e8 il piccolo olio su carta di Ippolito Caffi raffigurante \u201c<em>Interno del Colosseo con fuochi di bengala\u201d.<\/em> Di l\u00ec a poco sar\u00e0 <strong>Massimo Taparelli D&#8217;Azeglio a teorizzare tale metodo di lavoro:<\/strong> <strong>\u201cDipingevo dal vero in tele di bastante grandezza, cercando di terminare lo studio, o quadro sul posto, senza aggiungere una pennellata a casa\u201d (D&#8217;Azeglio 1867).<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/b21db76e-a5a2-4233-9612-4ea8df16e4f4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-8797\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/b21db76e-a5a2-4233-9612-4ea8df16e4f4.jpg\" alt=\"b21db76e-a5a2-4233-9612-4ea8df16e4f4\" width=\"580\" height=\"370\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/b21db76e-a5a2-4233-9612-4ea8df16e4f4.jpg 627w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2016\/12\/b21db76e-a5a2-4233-9612-4ea8df16e4f4-300x191.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a>Sempre lungo la prima met\u00e0 del secolo compare per la prima volta nel repertorio della pittura di paesaggio il soggetto delle paludi pontine, di cui \u00e8 presente in mostra un&#8217;affascinante opera del gallese Penry Williams. Un intento spiccatamente documentario invece \u00e8 quello che emerge dal dipinto di Vincenzo Giovannini raffigurante \u201c<em>Pio IX che lascia Roma sulla via Flaminia\u201d<\/em>. Il successivo passo \u00e8 stata la pittura dal vero sperimentata da Nino Costa, che con l&#8217;amico George Mason ha cominciato \u00a0a battere la campagna romana dipingendo -e sono parole del pittore romano- \u201cove d&#8217;uopo stare con i piedi nelle pozzanghere\u201d. <strong>Gli effetti atmosferici del \u201crealismo intellettuale\u201d operato da Costa e da Mason, presto associati nella cosiddetta \u201cScuola Etrusca\u201d, sono stati \u00a0poi fondamentali per il successivo sviluppo del realismo toscano. \u201c<em>I popolani nella pineta di Ostia Antica\u201d <\/em>pu\u00f2 essere considerato un manifesto programmatico della Scuola Etrusca.<\/strong> <strong>Contemporaneamente a Nino Costa numerosi pittori stranieri iniziano a ritrarre i luoghi pi\u00f9 affascinanti di Roma, sollecitati da un sempre pi\u00f9 fiorente mercato, abbandonando il linguaggio realista a favore di una pi\u00f9 immediata tecnica para-impressionista. Ricordiamo tra le diverse opere in mostra \u201c<em>L&#8217;arco di Tito\u201d<\/em> di Theodor Groll, \u201c<em>Il Tevere a Ponte Sant&#8217;Angelo con San Pietro sullo sfondo\u201d <\/em>del tedesco Carl Wuttke, e \u201c<em>Sulla via Appia\u201d<\/em> di Franz Richard Unterberger.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ora vi dico che non dovete assolutamente dimenticare di vedere la mostra se siete\u00a0 gi\u00e0 \u00a0a Roma, o se avete programmato di andarci, \u00a0fatene una tappa di arte e cultura, vi arricchir\u00e0 non poco. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quanti letterati e artisti fin dalla fine del Settecento\u00a0 in quella lunga tradizione del Grand Tour si siano avventurati in Italia, \u00e8 da tempo attestato. Nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento a Roma vennero \u00a0messi a punto i principi del paesaggio classicista, direttamente ispirato ai prototipi seicenteschi di Claude Lorrain. Questo vero e proprio paesaggio-architettura, sempre ordinato da una o pi\u00f9 quinte arboree, con piccole figure in primo piano e un lento digradare verso l&#8217;orizzonte, sar\u00e0 preso di mira e sperimentato da maestri italiani e stranieri. 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