{"id":9559,"date":"2017-04-05T21:29:08","date_gmt":"2017-04-05T21:29:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=9559"},"modified":"2017-04-05T21:29:08","modified_gmt":"2017-04-05T21:29:08","slug":"spartaco-schiavi-e-padroni-a-roma-un-capitolo-dellimpero-e-della-civilta-romana-in-una-superba-mostra-a-roma-allara-pacis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/04\/05\/spartaco-schiavi-e-padroni-a-roma-un-capitolo-dellimpero-e-della-civilta-romana-in-una-superba-mostra-a-roma-allara-pacis\/","title":{"rendered":"\u201cSpartaco. Schiavi e padroni a Roma\u201d. Un capitolo dell\u2019impero e della civilt\u00e0 romana in una superba mostra a Roma all\u2019Ara Pacis. ."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image-e1491427094517.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9560\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image-e1491427094517.jpg\" alt=\"image\" width=\"347\" height=\"325\" \/><\/a>Il pi\u00f9 grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto \u00e8 quello di Roma antica<\/strong>. Un\u2019intera economia \u00a0basata sullo sfruttamento di una \u201cmerce\u201d cara e redditizia quanto deperibile, l\u2019essere umano. La societ\u00e0, l\u2019economia e l\u2019organizzazione dell\u2019antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi cos\u00ec avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacit\u00e0 e della forza lavoro di milioni di individui privi di libert\u00e0, diritti e propriet\u00e0. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza <strong>tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50\/60 milioni di individui. <\/strong>Di grande interesse storico, archeologico, estetico e culturale la mostra appena aperta dal titolo \u201c<em><strong>Spartaco. Schiavi e padroni a Roma\u201d<\/strong><\/em>, ospitata dal <strong>Museo dell\u2019Ara Pacis<\/strong> fino al 17 settembre 2017, promossa da <em>Roma Capitale<\/em>, <em>Assessorato alla Crescita culturale<\/em> &#8211;<em> Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali <\/em>con l\u2019organizzazione di <em>Z\u00e8tema Progetto Cultura.<\/em> L\u2019esposizione \u00e8 ideata da <em><strong>Claudio Parisi Presicce<\/strong><\/em> e <em><strong>Orietta Rossini<\/strong><\/em>. La curatela scientifica \u00e8 di <em>Claudio Parisi Presicce<\/em>, <em>Orietta Rossini <\/em>e <em>Lucia Spagnuolo<\/em>. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-9561 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image1.jpg\" alt=\"image1\" width=\"411\" height=\"536\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image1.jpg 537w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image1-230x300.jpg 230w\" sizes=\"(max-width: 411px) 100vw, 411px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Grazie a un <em>team<\/em> di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessit\u00e0 del mondo degli schiavi nell\u2019antica Roma a partire dall\u2019ultima grande rivolta guidata da <strong>Spartaco<\/strong> tra il 73 e il 71 a.C. Divenuto gladiatore, Spartaco fu protagonista della celebre ribellione della scuola di gladiatori di Capua. Raccolse intorno a s\u00e9 una moltitudine di schiavi, ma anche di poveri e di disperati, che trasform\u00f2 in un vero esercito, tenendo testa per ben tre anni all\u2019esercito romano. Terrorizz\u00f2 Roma e il suo <em>establishment<\/em>, che gli invi\u00f2 contro le legioni di Crasso, quelle di Pompeo e quelle di Lucullo. Finalmente fu sconfitto e cadde combattendo in armi. Il suo corpo non fu mai trovato, ma 6000 dei suoi compagni di ribellione furono crocefissi sulla via Appia, lungo tutta la strada tra Roma e Capua. I diversi ambiti della schiavit\u00f9 ai tempi di Spartaco sono raccontati attraverso <strong>11 sezioni<\/strong> che raccolgono <strong>circa 250 reperti<\/strong> <strong>archeologici<\/strong> affiancati da una selezione di <strong>10 fotografie<\/strong>. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image78.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-9562\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image78.jpg\" alt=\"image78\" width=\"340\" height=\"551\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image78.jpg 432w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image78-185x300.jpg 185w\" sizes=\"(max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a>Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da <strong>installazioni audio e video<\/strong> che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Chiudono il percorso i contributi forniti dalla <strong>Organizzazione Internazionale del Lavoro<\/strong> (<em>ILO<\/em>, <em>International Labour Organization<\/em>), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell\u2019eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavit\u00f9 legate al mondo del lavoro.<\/p>\n<p><strong>I reperti archeologici provengono da 5 musei della Sovrintendenza Capitolina, da molti musei italiani<\/strong> (<em>Museo Civico di Castel Nuovo &#8211; Maschio Angioino<\/em>, <em>Napoli<\/em>; <em>Fondazione Brescia Musei &#8211; Museo di Santa Giulia<\/em>; <em>Museo Archeologico dei Campi Flegrei<\/em>, <em>Baia (NA)<\/em>; <em>Museo Archeologico Nazionale<\/em>, <em>Napoli<\/em>; <em>Servizio Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Messina<\/em>; <em>Museo Nazionale di Capodimonte<\/em>, <em>Napoli<\/em>; <em>Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps<\/em>, <em>Terme di Diocleziano e Palazzo Massi<\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image55-e1491427289345.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-9563 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image55-e1491427289345.jpg\" alt=\"image55\" width=\"338\" height=\"225\" \/><\/a><em>mo<\/em>; <em>Soprintendenza Archeologica di Pompei<\/em>; <em>Gallerie Estensi<\/em>, <em>Modena<\/em>; <em>Accademia di S. Luca<\/em>,<em> Roma<\/em> e <strong>alcuni importanti musei stranieri<\/strong> (<em>Musei Vaticani<\/em>; <em>Galleria Tretyakov<\/em>, <em>Mosca<\/em>;<em> Museo del Louvre<\/em>, <em>Parigi<\/em>; <em>Museo Archeologico Nazionale<\/em>, <em>Madrid<\/em>; <em>Museo Romano &#8211; Germanico<\/em>, <em>Colonia<\/em>). Le <strong>10 fotografie<\/strong> \u2013 di <em>Lewis<\/em> <em>Hine<\/em>, <em>Philip<\/em> <em>Jones<\/em> <em>Griffith<\/em>, <em>Patrick<\/em> <em>Zachmann<\/em>, <em>Gordon<\/em> <em>Parks<\/em>, <em>Fulvio<\/em> <em>Roiter<\/em>, <em>Francesco<\/em> <em>Cocco<\/em>, <em>Peter<\/em> <em>Magubane<\/em>, <em>Mark<\/em> <em>Peterson<\/em>, <em>Selvaprakash<\/em> <em>Lakshmanan<\/em> \u2013 che affiancano il percorso espositivo, rappresentano altrettante forti denunce visive, realizzate da maestri della fotografia di documentazione, che in tempi recenti hanno voluto osservare con il proprio sguardo e la propria macchina fotografica alcune forme di schiavismo dell\u2019epoca post-industriale e contemporanea. Ancora oggi, infatti, sono circa 21 milioni gli esseri umani che, secondo stime ufficiali, possono essere definiti vittime della <em>new slavery<\/em>.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/61535-01-e1491427342877.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9564\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/61535-01-e1491427342877.jpg\" alt=\"61535-01\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>La mostra \u00e8 costruite per sezioni, veri capitoli visivi. <\/strong>Bench\u00e9 la schiavit\u00f9 sia esistita da tempi remoti in tutte le civilt\u00e0, sono stati i romani a dare vita all\u2019organizzazione di un sistema schiavistico capillare sorto a seguito della conquista di intere popolazioni e territori immensi, che funzionarono come bacino di rifornimento di manodopera schiavile. <strong>Senza gli schiavi<\/strong>, motore silenzioso e quasi invisibile dell\u2019impero, <strong>difficilmente si sarebbe sviluppato il latifondo a cultura intensiva<\/strong>, il <strong>commercio<\/strong> non avrebbe potuto distribuire merci su scala globale solcando numerose rotte, cos\u00ec come <strong>l\u2019industria tessile<\/strong>, le <strong>fabbriche<\/strong> dei laterizi, la produzione industriale della <strong>ceramica<\/strong> e le imprese estrattive di <strong>cava<\/strong> e di <strong>miniera<\/strong> non avrebbero potuto far fronte ai consumi delle grandi concentrazioni urbane sorte intorno al Mediterraneo. Persino il settore <strong>divertimento<\/strong> e <strong>tempo libero<\/strong> \u2013 teatro, circo e terme \u2013 non avrebbe potuto sopravvivere senza una larga percentuale di lavoro schiavile. Il percorso dicevo si snoda attraverso undici sezioni, a partire da \u201c<em><strong>Vincitori e vinti\u201d<\/strong><\/em>, in cui si racconta l\u2019et\u00e0 delle conquiste e la riduzione in schiavit\u00f9 di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare; \u201c<em><strong>Il sangue di Spartaco\u201d<\/strong><\/em>, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco, episodio che segna la fine sanguinosa delle guerre sociali e sancisce l\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019economia schiavile. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image66.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-9565\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image66.jpg\" alt=\"image66\" width=\"528\" height=\"351\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image66.jpg 990w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/04\/image66-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 528px) 100vw, 528px\" \/><\/a>La terza sezione \u00e8 dedicata al <em><strong>Mercato degli schiavi<\/strong><\/em>, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma. La condizione degli <em><strong>Schiavi domestici<\/strong><\/em> \u00e8 l\u2019argomento della quarta sezione che evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici, godendo, talvolta, addirittura della stima e dell\u2019affetto del padrone. Nella quinta sezione, <em><strong>Schiavi nei campi<\/strong><\/em>, si tratta dell\u2019agricoltura, contesto sicuramente pi\u00f9 svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l\u2019uso delle catene nei campi.\u00a0 Ancora peggiore poteva essere la situazione delle schiave, esaminata nella sesta sezione <em><strong>Schiavit\u00f9 femminile e sfruttamento sessuale<\/strong><\/em>, per le quali la prostituzione era cos\u00ec frequente da renderne necessaria la proibizione per legge. Ci\u00f2 nonostante, talvolta le schiave-amanti potevano acquisire ruoli di rilievo nella vita familiare. Esistevano poi i <em><strong>Mestieri da schiavi<\/strong><\/em> (settima sezione), alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di <em>infamia<\/em>, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori. Accanto a questi, per\u00f2, altri mestieri \u2013 oggi stimati, come quello del medico e del chirurgo \u2013 erano esercitati da schiavi, molto spesso greci, di particolare cultura e abilit\u00e0.<br \/>\nL\u2019ottava sezione \u00e8 dedicata agli <em><strong>Schiavi bambini<\/strong><\/em>, del cui impiego nell\u2019economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche. Il loro numero cresce al termine delle grandi conquiste con l\u2019aumento delle nascite tra gli schiavi che vivono stabilmente nelle case dei padroni. La nona sezione, <em><strong>Schiavi nelle cave e miniere<\/strong><\/em>, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell\u2019impero. La decima sezione, <em><strong>Una strada verso la libert\u00e0<\/strong><\/em>, \u00e8 dedicata alla \u201c<em>manumissio\u201d<\/em>, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi pi\u00f9 meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libert\u00e0. Si trattava comunque di una pratica diffusa e unica nella storia della schiavit\u00f9 tanto che gli schiavi liberati, i <strong>liberti<\/strong>, potevano divenire a pieno titolo cittadini romani, con tutti i diritti connessi e poche limitazioni, che peraltro scomparivano per la generazione successiva. Con questa logica, paradossale, il sistema schiavistico romano metteva in moto un vero e proprio ascensore sociale su base, almeno teoricamente, meritocratica. L\u2019ultima sezione, <em><strong>Schiavit\u00f9 e religione<\/strong><\/em>, esplora il rapporto della schiavit\u00f9 con alcuni aspetti del culto ufficiale romano, per poi soffermarsi sugli effetti dell\u2019affermazione del Cristianesimo in et\u00e0 costantiniana.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il pi\u00f9 grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto \u00e8 quello di Roma antica. Un\u2019intera economia \u00a0basata sullo sfruttamento di una \u201cmerce\u201d cara e redditizia quanto deperibile, l\u2019essere umano. La societ\u00e0, l\u2019economia e l\u2019organizzazione dell\u2019antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi cos\u00ec avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacit\u00e0 e della forza lavoro di milioni di individui privi di libert\u00e0, diritti e propriet\u00e0. 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