{"id":9992,"date":"2017-06-13T17:54:27","date_gmt":"2017-06-13T17:54:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=9992"},"modified":"2017-06-13T17:54:27","modified_gmt":"2017-06-13T17:54:27","slug":"baschenis-a-bergamo-per-il-400-anniversario-della-nascita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/06\/13\/baschenis-a-bergamo-per-il-400-anniversario-della-nascita\/","title":{"rendered":"Baschenis  a Bergamo per il 400\u00b0 anniversario della nascita."},"content":{"rendered":"<p><strong>A distanza di dieci anni, la Fondazione Credito Be<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9993\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index2.jpg\" alt=\"index2\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index2.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a>rgamasco torna quindi sul Baschenis con un progetto pi\u00f9 ambizioso e articolato, celebrandone in anticipo il 400\u00b0 anniversario della nascita, che ricorre nel 2017<\/strong>.<strong>Questa volta sono state radunate ben 18 opere dell\u2019autore, tutte provenienti da collezioni private. Tra queste testimonianze figurative spicca il celeberrimo\u00a0<em>Trittico Agliardi<\/em>, forse l\u2019opera di Baschenis pi\u00f9 monumentale, costituita da tre tele affiancate una all\u2019altra, in cui il pittore si \u00e8 autoritratto mentre suona la spinetta.<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9994\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index1.jpg\" alt=\"index1\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index1.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a>Il\u00a0<em>Trittico<\/em>\u00a0occuper\u00e0 una posizione da solista, all\u2019interno del percorso espositivo, con un allestimento realizzato\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0sul Loggiato di Palazzo Creberg. Il\u00a0<em>Trittico<\/em>\u00a0\u00e8 stato eseguito intorno al 1665 ed \u00e8 costituito da due ali laterali in cui sono raffigurati Baschenis e tre membri della famiglia Agliardi intenti a suonare. Nell\u2019elemento centrale appaiono solo strumenti musicali, realizzati con un virtuosismo fuori dal comune. \u00c8 per questo genere di dipinti che il pittore bergamasco era celebre, ricercato da un collezionismo sofisticato che spaziava da Roma a Venezia, da Torino a Milano. \u00ab<em>Il Trittico \u00e8 un\u2019opera eccezionale per la complessit\u00e0 dell\u2019immagine e per la sua articolazione interna<\/em>\u00a0\u2013 spiega\u00a0<strong>Simone Facchinetti<\/strong>, curatore della mostra insieme ad Angelo Piazzoli \u2013\u00a0<em>Il fuoco centrale \u00e8 una composizione dove tornano tutti gli ingredienti delle migliori nature morte di Baschenis.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9995\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index3.jpg\" alt=\"index3\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index3.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index3-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a> Lo scopo principale \u00e8 quello di meravigliare l\u2019osservatore, stupirlo, impressionarlo, fargli credere che ci\u00f2 che ha di fronte \u00e8 veramente reale, non pura e semplice illusione. Perci\u00f2 la presenza della mosca dipinta sul foglio musicale e il leggero velo di polvere che si \u00e8 depositato sui liuti capovolti. Le stupende ditate disegnate sulla polvere sono la dimostrazione di questo eccesso di virtuosismo\u00bb<\/em>.<br \/>\n<strong>Il nucleo principale della mostra \u00e8 allestito nel Salone Principale, con un percorso espositivo articolato nei generi praticati dal pittore: le nature morte di cucina, gli strumenti musicali e il ritratto. In mezzo a un gruppo selezionato di dipinti figura anche un\u2019opera inedita, mai riprodotta e mai esposta al pubblico prima d\u2019ora. Si tratta del\u00a0<em>Cesto di mele, carciofo, asparagi, un piatto di ciliegie e un garofano bianco<\/em>, appesa a fianco della celeberrima\u00a0<em>Cesta di mele <\/em>(Collezione Poletti), forse la pi\u00f9 straordinaria natura morta di cucina di Baschenis.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9996\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index4.jpg\" alt=\"index4\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index4.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index4-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a><\/strong>Non a caso gli storici dell\u2019arte la mettono generalmente in relazione alla\u00a0<em>Fiscella<\/em>\u00a0di Caravaggio, per spiegare a quale straordinario modello si sarebbe ispirato il pittore bergamasco.<br \/>\n<strong>Sempre in questo primo settore della rassegna emerge la firmata\u00a0<em>Cucina con rami<\/em>, una sorta di stupefacente \u201csinfonia\u201d di rami.<\/strong> Non mancano i soggetti pi\u00f9 amati di Baschenis, ovvero gli strumenti musicali, rappresentati da due vertici del genere: l\u2019incredibile\u00a0<em>Flauto a becco, chitarra, mandora, violino con arco, liuto attiorbato, viola da arco bassa, due fogli con spartito musicale, libri e mela<\/em>\u00a0e il silenzioso\u00a0<em>Liuto, mandora, fogli con notazioni musicali, spinetta, violino con arco, chitarra e pesca<\/em>.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9998\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index5.jpg\" alt=\"index5\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index5.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index5-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a>Le opere di Baschenis volevano principalmente stupire, impressionare, meravigliare l\u2019uomo dell\u2019et\u00e0 barocca. <strong>Ancora oggi il pittore continua a far breccia nell\u2019interesse contemporaneo, grazie all\u2019abilit\u00e0 virtuosistica trasferita ogni volta sulla tela, in un crescendo performativo che lo conduce, dalle prime opere pi\u00f9 semplici e spoglie, fino alle folgoranti composizioni barocche dell\u2019et\u00e0 avanzata.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index6.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9997\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index6.jpg\" alt=\"index6\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index6.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/06\/index6-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Evaristo Baschenis \u00e8 battezzato il 7 dicembre del 1617 col nome del nonno, in S. Alessandro in Colonna, nella cui parrocchia rimarr\u00e0 per tutta la vita. Il padre, Simone, \u00e8 nipote del pittore Simone il Vecchio di Averara. Da un atto patrimoniale del 9 settembre del 1643, Evaristo Baschenis figura per la prima volta con la qualifica di sacerdote: viene indicato, tra l\u2019altro, il luogo del suo domicilio situato in Borgo San Leonardo, in una casa nei pressi della chiesa della Beata Vergine dello Spasimo (oggi Santa Lucia)\u2026 Colpito da paralisi, Baschenis muore il 16 marzo 1677 lasciando i propri beni in eredit\u00e0 ai poveri del Pio luogo del Soccorso. Viene sepolto per volont\u00e0 testamentaria nella Chiesa di Sant\u2019Alessandro in Colonna<\/strong>. Nonostante le ricerche operate, nel tempo, da Capuani, Rosci e, negli ultimi anni, da De Pascale, la biografia di Evaristo Baschenis \u00e8 assai scarna; in particolare, buio fitto si addensa sul periodo della formazione artistica, intorno al quale il silenzio delle fonti \u00e8 pressoch\u00e9 totale. Per fare un esempio, il Tassi, lo storico a lui pi\u00f9 vicino, ne loda il \u201cgenio portato ad una nuova sorta di pittura\u201d, ma, quanto al tema suddetto, si limita a sottolineare \u201cla diligenza ai suoi studi\u201d profusa nell\u2019intento di apprendere \u201cl\u2019arte del disegno\u201d\u2026 Riteniamo del tutto verosimile che Baschenis abbia compiuto un periodo di apprendistato presso qualche bottega. Al riguardo, due saggi apparsi nel catalogo della mostra su Baschenis del 1996, l\u2019uno curato da Marisa Dalai Emiliani (Materiali e congetture per il laboratorio prospettico di Baschenis), l\u2019altro da Sandro Fronza (Il Trattato P. 103 sup. della Biblioteca Ambrosiana), aprono uno spiraglio su un aspetto che, quasi certamente, fu alla base della formazione del pittore: lo studio della prospettiva e del modo di posare gli strumenti musicali, in scorcio, disciplina che ebbe il suo momento pi\u00f9 alto tra la met\u00e0 del \u2019400 e i primi decenni del \u2019500 nelle tarsie lignee dei cori di molte chiese italiane. Alle opere che la letteratura artistica non ha mancato di evidenziare in occasione degli studi sulle espressioni antesignane della natura morta, aggiungiamo alcuni esempi di tarsie facenti parte del coro di S. Giovanni Evangelista a Parma, realizzato entro il 1538: si tratta di un ciclo quantitativamente e qualitativamente notevolissimo per la bellezza plastica dei soggetti (liuti, lire, altri strumenti musicali, partiture), un\u2019autentica rarit\u00e0\u2026 \u201cBaschenis si applic\u00f2 al genere della natura morta, creando una nuova iconografia; in particolare, gli strumenti musicali vengono presentati in un efficacissimo illusionismo spaziale e geometrico che denuncia la conoscenza delle sperimentazioni rinascimentali messe a fuoco nelle tarsie e nei dipinti in cui gli strumenti musicali, alla luce degli ideali umanistici, vengono concepiti come armonioso pendant alla rappresentazione dell\u2019uomo. La lezione dei maestri del passato, assimilata e sublimata nella propria poetica, riemerge splendidamente, quasi un rinascimento rigenerato, nell\u2019opera di Baschenis, attingendo livelli di assoluta originalit\u00e0, in tutto degna dei pi\u00f9 celebrati specialisti del genere\u201d( cos\u00ec nel saggio di \u00a0Ravelli) .<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Franza\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A distanza di dieci anni, la Fondazione Credito Bergamasco torna quindi sul Baschenis con un progetto pi\u00f9 ambizioso e articolato, celebrandone in anticipo il 400\u00b0 anniversario della nascita, che ricorre nel 2017.Questa volta sono state radunate ben 18 opere dell\u2019autore, tutte provenienti da collezioni private. Tra queste testimonianze figurative spicca il celeberrimo\u00a0Trittico Agliardi, forse l\u2019opera di Baschenis pi\u00f9 monumentale, costituita da tre tele affiancate una all\u2019altra, in cui il pittore si \u00e8 autoritratto mentre suona la spinetta. Il\u00a0Trittico\u00a0occuper\u00e0 una posizione da solista, all\u2019interno del percorso espositivo, con un allestimento realizzato\u00a0ad hoc\u00a0sul Loggiato di Palazzo Creberg. 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