{"id":248,"date":"2019-11-28T13:47:26","date_gmt":"2019-11-28T12:47:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/?p=248"},"modified":"2019-11-28T16:26:24","modified_gmt":"2019-11-28T15:26:24","slug":"scopri-la-verita-nascosta-tra-le-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/2019\/11\/28\/scopri-la-verita-nascosta-tra-le-parole\/","title":{"rendered":"Scopri la verit\u00e0 nascosta tra le parole"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_251\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/files\/2019\/11\/Dizionario-neolinguaCOP-1024x640.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-251\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-251\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/files\/2019\/11\/Dizionario-neolinguaCOP-1024x640-300x188.jpg\" alt=\"Il &quot;Grande Fratello&quot; di Orwell, esempio di neolingua\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/files\/2019\/11\/Dizionario-neolinguaCOP-1024x640-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/furlan\/files\/2019\/11\/Dizionario-neolinguaCOP-1024x640.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-251\" class=\"wp-caption-text\">Il &#8220;Grande Fratello&#8221; di Orwell, esempio di neolingua. In cui le parole significano il contrario di ci\u00f2 che proclamano.<\/p><\/div>\n<p>Ben prima che arrivasse il politicamente corretto con le sue fantasiose ipocrisie si parlava di metalinguaggio. Delle parole, cio\u00e8, con cui imbellettiamo la dura realt\u00e0; come una ottantenne che vuole sembrare una ventenne a forza di cipria, rossetto e fard. Rimane, per\u00f2, un retrogusto sgradevole. Insomma, ci sentiamo presi in giro. Oppure di neolingua: la lingua artificiale e di regime immaginata da George Orwell nel suo capolavoro <em>1984<\/em>, che dice l&#8217;esatto contrario della verit\u00e0. Per cui il Ministero della Verit\u00e0 si occupava di occultarla, il Ministero della Pace di fare la guerra, il Ministero dell&#8217;Amore di sopprimere il dissenso..<br \/>\nDa ragazzi, quando ci chiedevano se una ragazza era carina e non volevamo essere offensivi, rispondevamo che era simpatica. Cio\u00e8 un ciospo. E quando la ragazza ci diceva che le serviva una pausa di riflessione capivamo che la storia era bell&#8217;e finita. Se, invece, ci spiegava che ci teneva tanto alla nostra preziosissima amicizia, capivamo che non c&#8217;era trippa per gatti. E ci tornava alla mente la canzone di Max Pezzali &#8220;La regola dell&#8217;amico&#8221;: &#8220;La regola dell&#8217;amico non sbaglia mai \/ Se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente, mai \/ Non vorrai rovinare un cos\u00ec bel rapporto&#8221;.<br \/>\nOggi, da adulti, sappiamo che se ci dicono che qualcuno ha un carattere forte significa che \u00e8 un arrogante. Un prepotente. Un dittatore. E se diciamo che \u00e8 un tipo, vuol dire che \u00e8 perlomeno bizzarro. Se non mezzo matto.<br \/>\nLa politica &#8211; a parte lodevolissime eccezioni &#8211; \u00e8 il regno dell&#8217;ipocrisia: si dice il contrario di quello che si fa. Tutti parlano di ridurre le tasse, ma quasi nessuno lo fa sul serio. Anzi, semmai aumentano&#8230; Tutti assicurano di voler sfoltire la foresta burocratica, ma nessuno l&#8217;ha mai fatto davvero. Tutti si dicono servitori del popolo sovrano, ma torna in mente la retorica dei regimi comunisti: tutti, da quelli defunti dell&#8217;Est Europa a quelli ancora vivi della Corea del Nord, della Cina e di Cuba, si dicono democratici e popolari. Democratici: quindi uno vale uno. E popolari: quindi il popolo decide. Anche se sappiamo benissimo che l&#8217;unico uno che conta \u00e8 il capopartito. Chi fa parte della sua cricca conta qualcosina,\u00a0 mentre tutti gli altri contano zero. E il popolo serve solo per applaudire, in piazza, chi sale sul palco dichiarando di fare tutto per lui.<br \/>\nPer questo quando sento un politico che si riempie la bocca di parole come popolo, democrazia, sovranit\u00e0 sento puzza di bruciato. Preferirei uno che dicesse la verit\u00e0: &#8220;Votatemi perch\u00e9 non so fare nulla nella vita e\u00a0riesco a campare solo se mi votate e occupo uno scranno ben remunerato&#8221;; oppure &#8220;Votatemi perch\u00e9 voglio prendere il potere per fare i miei porci comodi, e magari per appagare il mio ego e finire sui telegiornali&#8221;. Ma se un politico dicesse tutta la verit\u00e0, quanti voti prenderebbe? Zero!<br \/>\n&#8220;Vulgus vult decipi, ergo decipiatur&#8221;: il popolo vuole essere ingannato, pertanto inganniamolo, sosteneva\u00a0500 anni fa il Cardinale Carlo Carafa. Se il mondo girava cos\u00ec allora, figuriamoci oggi, all&#8217;epoca dei deep fake.\u00a0 Mia madre mi ha mostrato, esterrefatta, un video in cui Berlusconi dichiara che bisogna bombardare a tappeto l&#8217;Africa con\u00a0ordigni atomici per risolvere il problema dell&#8217;emigrazione degli africani verso l&#8217;Europa. &#8220;Mamma, guarda che Berlusconi ha detto ben altro, e quella \u00e8 una bufala creata al computer!&#8221; le ho assicurato. &#8220;Ma no, \u00e8 proprio lui, con il suo viso e la sua voce! Non posso non credere ai miei occhi e alle mie orecchie!&#8221; ha ribattuto, indispettita. E non c&#8217;\u00e8 stato verso di farle cambiare idea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ben prima che arrivasse il politicamente corretto con le sue fantasiose ipocrisie si parlava di metalinguaggio. Delle parole, cio\u00e8, con cui imbellettiamo la dura realt\u00e0; come una ottantenne che vuole sembrare una ventenne a forza di cipria, rossetto e fard. 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