{"id":12,"date":"2017-01-27T19:10:04","date_gmt":"2017-01-27T18:10:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/?p=12"},"modified":"2017-01-27T19:10:04","modified_gmt":"2017-01-27T18:10:04","slug":"laphroaig-quarter-cask-ovvero-quando-al-giornale-entro-il-whisky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/2017\/01\/27\/laphroaig-quarter-cask-ovvero-quando-al-giornale-entro-il-whisky\/","title":{"rendered":"Laphroaig Quarter Cask, ovvero quando al Giornale entr\u00f2 il whisky"},"content":{"rendered":"<p>Siamo cresciuti al Giornale con in mente un undicesimo comandamento non scritto: &#8220;<strong>La birra si beve al pub, non in redazione<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che giusto, la saggezza dei colleghi esperti va sempre tenuta in considerazione. Non \u00e8 che uno pu\u00f2 pigliarsi un kebab con una Tennent&#8217;s Super alle dieci di sera e fare il turno di notte con la prospettiva di appisolarsi mentre partono i primi missili contro Gheddafi&#8230; Occorre moderazione e una professionale morigeratezza di costumi.<\/p>\n<p>Per\u00f2 vale anche quando i computer si spengono? Quando finiscono le nottate eccezionali, quando il giornale va in rotativa e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fare, le pagine sono chiuse e in via Negri 4 si rimane in uno sparuto manipolo di nottambuli?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-14\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/IMG_1251-300x225.jpg\" alt=\"IMG_1251\" width=\"407\" height=\"305\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/IMG_1251-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/IMG_1251-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/IMG_1251.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/p>\n<p>Ecco, in quel momento, dopoil triplice fischio del proto, un po&#8217; ci pensi: magari avessimo un drink. Un antistress, qualcosa di rilassante, un palliativo al logorio della vita giornalistica da sorseggiare tra colleghi, i piedi sul tavolo come nei film americani&#8230;<\/p>\n<p>Cos\u00ec &#8211; pur senza sfoggiare quei look da &#8220;Tutti gli uomini del presidente&#8221; &#8211; nel giugno 2016 abbiamo ceduto alla tentazione. In una domenica elettorale. La sera in cui Sala e la Raggi vinsero il primo turno alle Comunali, al Giornale entr\u00f2 clandestina una bottiglia di <strong>Laphroaig Quarter Cask<\/strong>. Erano le due e mezza e le rotative erano appena partite quando il tubo bianco si apr\u00ec con un bel rumore gioioso e ne usc\u00ec la bottiglia. Un dito a te, uno a me, uno al collega degli Interni, uno al capo, uno al segretario rimasto fino all&#8217;ora delle streghe. Un profumo di anestetico e legna bruciata in tutto lo stanzone che ha spazzato via la fretta, l&#8217;ansia dello spoglio, i &#8220;muoviti con quella didascalia che dobbiamo chiudere!&#8221;.<\/p>\n<p>E da l\u00ec, a noialtri umili maniscalchi di titoli e articoli, \u00e8 venuta l&#8217;idea che guida questo altrettanto umile blog: proviamo a parlare di quel che assaggiamo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, un po&#8217; da maestrini senza diploma (d&#8217;altronde ci sono i ministri dell&#8217;Istruzione senza laurea&#8230;), da appassionati superalcolici, senza pretese di scientificit\u00e0. Cos\u00ec, come una chiacchiera tra amici, lettori compresi.<\/p>\n<p>Quindi impossibile non partire da quel Laphroaig che tanto ci ha fatto bene in quella sera di giugno. Che a dire il vero si addice pi\u00f9 a un novembre padano da nebbia fitta e camini accesi nella via silenziosa, ma va bene ist\u00e8s&#8230;<\/p>\n<p>Prima di tutto una premessa: chi scrive non \u00e8 un adoratore del dio Laphroaig, protettore dei cultori della torba. Anzi, al primo incontro lo ha pure un po&#8217; bestemmiato, che gli pareva di aver bevuto per sbaglio l&#8217;acqua dove il suo collega spegne i mozziconi. Errori di giovent\u00f9 e inesperienza, in realt\u00e0 il dio Laphroaig ha un suo bel perch\u00e9. Eppure noi Gente di Spirito lo avevamo sempre un po&#8217; snobbato: &#8220;S\u00ec, il 10 anni&#8230; per carit\u00e0, si fa bere, ma c&#8217;\u00e8 di meglio&#8221;. Questo s\u00ec che \u00e8 vero. Per esempio c&#8217;\u00e8 di meglio il Quarter Cask. Che un amico intenditore severo ma giusto ha definito: &#8220;L&#8217;unico Laphroaig bevibile a meno di 100 euro&#8221;.<\/p>\n<p>Noi che siamo meno\u00a0autorevoli, ci limitiamo a dire che il fatto di essersi addormentato per imprecisati anni in barili pi\u00f9 piccoli del solito (i quarter cask, appunto: grandi la met\u00e0 di un hogshead, contengono 125 litri) ha fatto bene al whisketto. Lo ha fatto maturare prima e gli ha cambiato i connotati. Come un pischello che se ne va in Erasmus e torna a casa tutto compito e consapevole del mondo. Ecco perch\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-15\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/Laphroaig-Quarter-cask-300x300.jpg\" alt=\"Laphroaig Quarter cask\" width=\"356\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/Laphroaig-Quarter-cask-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/Laphroaig-Quarter-cask-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/01\/Laphroaig-Quarter-cask.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><\/p>\n<p>Colore: un bell&#8217;oro zecchino con riflessi ramati<\/p>\n<p>Olfatto: subito una zaffata di barbecue, con pi\u00f9 legna bruciata che fumo; poi la classica garza medicinale del Laphroaig, quella che ti catapulta in un ambulatorio anche se sei in ciabatte sul divano di casa. A seguire vaniglia, toffee e frutta gialla matura, ma anche una nota oleosa di diesel. Il legno d\u00e0 un&#8217;idea di sigaro, forse un refolo di menta. E della cola. S\u00ec s\u00ec, cola. E per fortuna senza rum, che la cola col rum \u00e8 da incivili diciamocelo<\/p>\n<p>Gusto: immediatamente caramellato, ed \u00e8 questa la novit\u00e0. Le braci e la cenere non \u00e8 che spariscano eh, per\u00f2 \u00e8 come se una dolcezza ingombrante si facesse strada a spallate, buttando gi\u00f9 l&#8217;armadietto delle medicine. Liquirizia ripiena, quella degli ambulanti al mercato. Poi erbe, forse delle olive nere, di sicuro quel tannino di quercia che arriva dai parecchi anni passati cheek-to-cheek col legno.<\/p>\n<p>Finale: legnoso e lungo, alla carne affumicata e alla liquirizia aggiunge un tocco salino<\/p>\n<p>Insomma, il nostro primo amico di avventura alla fine ci \u00e8 piaciuto, anche perch\u00e9 \u00e8 costruito per piacere, un po&#8217; come la Raggi&#8230; Anche se &#8211;\u00a0con una gradazione di 48\u00b0 &#8211; ha pi\u00f9 carattere della sindaca di Roma. Per 35 euro\u00a0\u00e8 un compagno di serate onesto, complesso a sufficienza e ruffiano il giusto. Mitiga un po&#8217; l&#8217;anima grezza del Laphroaig e la tarocca un po&#8217;, ma lo fa con genuina bonariet\u00e0. In questo somiglia pi\u00f9 a un leghista della seconda ora, uno che ha archiviato i fazzoletti verdi e il dialetto ma non rinnega le sue lotte di sempre.\u00a0Intransigente ma presentabile.<\/p>\n<p><strong>Laphroaig Quarter Cask<\/strong><br \/>\n<strong>Scozia, isola di Islay<\/strong><br \/>\n<strong>NAS (et\u00e0 non specificata)<\/strong><br \/>\n<strong>48 gradi<\/strong><br \/>\n<strong>35 euro<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Siamo cresciuti al Giornale con in mente un undicesimo comandamento non scritto: &#8220;La birra si beve al pub, non in redazione&#8220;. Pi\u00f9 che giusto, la saggezza dei colleghi esperti va sempre tenuta in considerazione. 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