{"id":20,"date":"2017-02-24T18:12:24","date_gmt":"2017-02-24T17:12:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/?p=20"},"modified":"2017-02-24T18:12:24","modified_gmt":"2017-02-24T17:12:24","slug":"al-mare-col-teppistello-kilchoman-machir-bay","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/2017\/02\/24\/al-mare-col-teppistello-kilchoman-machir-bay\/","title":{"rendered":"Al mare col teppistello Kilchoman Machir Bay"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei clich\u00e9 pi\u00f9 difficili da estirpare \u00e8 quello che lega automaticamente un sorso di whisky<strong> torbato<\/strong> ad un camino in salotto. C&#8217;\u00e8 la diffusa credenza che\u00a0versarsi un dito di single malt di Islay (l&#8217;isola scozzese patria mondiale della torba) sia la chiave per venire catapultati in una dimensione parallela fatta di casotti di caccia, focolari crepitanti e plaid di tartan sulle ginocchia. Un passepartout liquido e suggestivo verso paradisi da baronetti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/port_askaig_harbour_1280x859.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-26\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/port_askaig_harbour_1280x859-300x201.jpg\" alt=\"port_askaig_harbour_1280x859\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/port_askaig_harbour_1280x859-300x201.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/port_askaig_harbour_1280x859-1024x687.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/port_askaig_harbour_1280x859.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci sono malti\u00a0torbati che in un salotto si sentono a disagio come un punk in una sala da th\u00e9. E che si troverebbero meglio magari sulla banchina di un vecchio porto, bevuti con in sottofondo lo sciabordio di pescherecci fuligginosi. Uno di questi teppisti in bottiglia \u00e8 il <strong>Kilchoman Machir Bay<\/strong>, che noi Gente di Spirito incline ai soprannomi abbiamo ribattezzato amichevolmente &#8220;Tenero Marmittone&#8221;. Tenero perch\u00e9 dietro la torba ha un&#8217;anima morbidissima; ma tenero anche perch\u00e9 \u00e8 stato un regalo di Natale, e quando si sente il rumore del liquido nel pacchetto e si scarta compulsivamente, scoprendo poi che ci manca nella collezione, \u00e8 sempre una gioia come con le figurine&#8230;<\/p>\n<p>Prima di giocare un po&#8217; con la nostra bottiglia, per\u00f2, piccolo ripasso. Kilchoman \u00e8 una delle distillerie pi\u00f9 alla moda in questi anni. Singolare abbinare il termine &#8220;moda&#8221; a una distilleria che si definisce &#8220;farm&#8221;, ovvero <strong>&#8220;fattoria&#8221;<\/strong>. Eppure succede che la neonata azienda (solo 11 anni di attivit\u00e0) sia\u00a0diventata un&#8217;icona. Come \u00e8 successo? Innanzitutto il fatto che, nel 2005, \u00e8 stata la prima distilleria ad essere fondata su Islay dopo 124 anni: una specie di miracolo, tipo i parti di dieci gemelli. E poi per meriti acquisiti: sono infatti gli unici sull&#8217;isola (e tra i pochi in Scozia) a curare ancora in prima persona tutte le fasi della produzione, dal maltaggio allo stoccaggio e perfino la coltivazione dell&#8217;orzo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchomanfarmdistillery.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-27\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchomanfarmdistillery-300x141.jpg\" alt=\"kilchomanfarmdistillery\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchomanfarmdistillery-300x141.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchomanfarmdistillery.jpg 550w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ora, chi sia capitato su Islay &#8211; una vasta distilleria galleggiante travestita da isola &#8211; sa benissimo che l&#8217;idea di &#8220;coltivare&#8221; qualcosa che non siano delle sbronze epiche \u00e8 quantomeno improbabile in un ambiente cos\u00ec ostile. Eppure loro lo fanno. Nella Rockside Farm seminano e raccolgono il cereale che poi grazie al proprietario e master distiller Anthony Willis diventa single malt. Il Machir Bay \u00e8 uno degli imbottigliamenti ufficiali, prende il nome dalla spiaggia sulla costa occidentale dell&#8217;isola ed \u00e8 una release annuale: ogni dodici mesi un&#8217;edizione nuova. Questa del 2015 \u00e8 invecchiata 6 anni: 5 anni e mezzo in botti ex-bourbon e sei mesi in botti ex-sherry Oloroso. Il risultato \u00e8 un ossimoro in bicchiere. E dopo le presentazioni, \u00e8 il momento di conoscerlo meglio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchoman_machir-bay.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchoman_machir-bay-227x300.jpg\" alt=\"kilchoman_machir-bay\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchoman_machir-bay-227x300.jpg 227w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/gentedispirito\/files\/2017\/02\/kilchoman_machir-bay.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Colore: paglierino chiaro, con riflessi nocciola e verdi<\/p>\n<p>Olfatto: una sniffata e il primo pensiero \u00e8: Giovent\u00f9 bruciata.\u00a0 Al naso infatti c&#8217;\u00e8 tutta la forza dello spirito poco invecchiato, resa ancor pi\u00f9 ruspante da un fumo intenso, di legno verde, a cui seguono note catramose e grasse. Al di l\u00e0 della spessa coltre di torba, per\u00f2, spira un piacevole venticello marino di iodio e si intravede un bivio: una via fresca e quasi agra, scorza di limone che con l&#8217;aggiunta d&#8217;acqua diventa quasi gazzosa; e una seconda via pi\u00f9 calda e dolce, con profumi di vaniglia e frutta (banana, buccia di mela). Un naso impegnativo ma multidimensionale.<\/p>\n<p>Gusto: il teppista aggressivo non ti lascia mai la prima mossa. Cos\u00ec basta un sorso e vieni aggredito con una sberla\u00a0inaspettata dopo le smancerie dei profumi. In bocca cenere, carne sul barbecue ormai spento e di nuovo una zaffata di salmastro. L&#8217;alcol \u00e8 ben integrato con una bella pepatura insolita per un whisky cos\u00ec giovane. Poi per\u00f2 il teppista si ammorbidisce, ti chiede scusa. Una pacca sulle spalle e in bocca spunta una dolcezza fresca di caramella alla frutta e di crema all&#8217;uovo (eh, le botti di sherry&#8230;). Ultima suggestione: un che di astringente, come di limone e zenzero.<\/p>\n<p>Finale: lungo come un molo nella nebbia. Fumo di diesel, smog\u00a0e una nota balsamica (menta? eucalipto?) accanto a fave di cacao amaro<\/p>\n<p>La Gente di Spirito al &#8220;torbatello&#8221; \u00e8 affezionata. E&#8217; un ragazzaccio che sa quel che vuole, ha ancora i segni dell&#8217;acne in faccia ma parla come un adulto. Ha un&#8217;armatura possente di torba e un&#8217;anima &#8220;sal y limon&#8221;, fresca e iodata. E&#8217; divisivo, costale ed estremo, ma \u00e8 ben bilanciato. E&#8217; un quadro di Munch, abbastanza espressionista ma mai sgradevole, un vortice quieto. Non \u00e8 uno di quegli Ardbeg feroci che ti afferrano alla gola e ti fanno sentire un bearserker (un orso mannaro scandinavo). No, il Machir Bay sa anche convincerti con una dolcezza di vaniglia e frutta, un&#8217;aria &#8220;grassa&#8221; che soddisfa, una lunghezza che appaga.<\/p>\n<p><strong>Kilchoman Machir Bay (2015)<\/strong><br \/>\n<strong>Scozia, isola di Islay<\/strong><br \/>\n<strong>NAS (et\u00e0 non specificata)<\/strong><br \/>\n<strong>46 gradi<\/strong><br \/>\n<strong>50 euro<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Uno dei clich\u00e9 pi\u00f9 difficili da estirpare \u00e8 quello che lega automaticamente un sorso di whisky torbato ad un camino in salotto. C&#8217;\u00e8 la diffusa credenza che\u00a0versarsi un dito di single malt di Islay (l&#8217;isola scozzese patria mondiale della torba) sia la chiave per venire catapultati in una dimensione parallela fatta di casotti di caccia, focolari crepitanti e plaid di tartan sulle ginocchia. Un passepartout liquido e suggestivo verso paradisi da baronetti. 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