Di “11 settembre” la storia ne ricorda tre. Due di loro hanno una matrice: l’Islam. Il terzo fu un golpe. Cominciamo dal più recente, quello che ricordiamo tutti. New York ferita al cuore. Attaccata e colpita alle Twin towers da aerei kamikaze che i “martiri” dell’Islam le avevano scagliato contro. La Grande Mela ha vacillato, ma a soccombere è stato Osama Bin Laden che di quel commando assassino fu l’odioso profeta. Nel 1973 fu un colpo di stato. Il generale Augusto Pinochet prese il potere in Cile e il presidente Salvador Allende morì in circostanze misteriose. A chiarire se fu suicidio o omicidio si arrivò solo negli anni ’90, quando una riesumazione del cadavere consentì agli esperti di accertare che Allende si uccise da solo.

Nel 1683 in 300mila soldati sotto diversi gonfaloni uniti dalla fede di Allah si presentarono davanti alle mura di Vienna, per attaccare il baluardo della cristianità. Kara Mustafà, visir di quell’esercito, voleva sfondare la capitale asburgica  e scendere fino a Roma facendo di San Pietro una moschea. Approfittando dei taciti buoni uffici di Luigi XIV che, pur cattolico, incoraggiò il sultano, offrendogli  la propria non belligeranza, sicuro che una sconfitta asburgica gli avrebbe riservato il ruolo di unico referente della cristianità e del papato, Costantinopoli spedì quell’esercito a saccheggiare una Vienna già indebolita dalla recente guerra dei trent’anni.

Doveva essere uno scontro senza storia. Finì che l’inetto Leopoldo I d’Asburgo fu sorprendentemente “salvato” dal re polacco Jan Sobieski, noto come Giovanni III. Temendo che lo sfondamento turco avrebbe significato un pericolo per il proprio Paese, Sobieski scese a difendere quel baluardo prima che fosse tardi. E Dio vinse la sua partita con Allah.

Tecnicamente ebbero ragione i tartari che affiancarono le truppe islamiche e avvertirono il visir di presidiare i monti davanti alla capitale. Ma Kara Mustafà non credette, diede ordini diversi e, dopo una prima fase a lui favorevole, Sobieski poté sorprendere i turchi alle spalle e respingere l’assalto musulmano. Oggi quelle vicende lontane e per larga parte poco note del primo assalto dell’Islam alla cristianità, in una data-simbolo del terrore occidentale, ritornano nel film “11 settembre 1683”, sceneggiato da Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore attento ai temi dell’antichità. Renzo Martinelli che ha filmato la cronaca Vajont – La diga del disonore (2001), lo sport Carnera – The walking mountain (2008) ma da sempre è innamorato di temi storici con la strage di Porzus (1997) e Barbarossa (2009) si dedica ora a un argomento cui lo storico inglese John Stoye ha dedicato un libro, “L’assedio di Vienna”.

La pellicola mostra l’impronta chiara di Martinelli, una regia che tradisce la tecnica cara alla pubblicità e ai videoclip, ricca di effetti  e trucchi, che dà l’idea di sperperare una miniera di citazioni cinematografiche  che potevano essere usate con maggior sapienza e attenzione. Riferimenti alle epiche battaglie oceaniche di 300, ai bui primi piani dei francescani de Il nome della Rosa, a certo machismo da Braveheart cui alludono anche i campi allargati sui leggendari combattimenti  sono molto più che bagliori di 11 settembre 1683.

I temi sono fra i più attuali, lo scontro fra la cristianità e l’Islam attraverso una battaglia che ha il sapore della resa dei conti, non per nulla su di essa s’incentra l’attesa e la conseguenza dell’evento bellico. Il risvolto sentimentale, sottolineato dal legame amoroso fra la popolana muta e un turco emigrato, allude ai vincoli del cuore che superano le confessioni. “Anche per noi musulmani spesso la fede non basta” le ripete  lui che, pur amandola, la tradisce per poi crollare in battaglia. E’ storia di tutte le età e di tutte le religioni. Di conflitti e cuori che battono. Nonostante.

I riferimenti all’attualità non mancano. Soprattutto in apertura con la carta geografica da cui progressivamente si arriva alla localizzazione della trama. Una tecnica che ricorda Burn after reading dei fratelli Coen, con il quale 11 settembre nulla ha da spartire.  Tuttavia, esplicativo è il messaggio che accompagna queste immagini. “L’Europa del 1683 presenta analogie inquietanti con quella attuale: stanca, senza voglia di combattere, impegnata, piuttosto che nella difesa delle proprie radici, in beghe di fazioni. Aveva smarrito la sua identità. Come oggi”. In tutto questo la figura chiave è frate Marco d’Aviano descritto in modo contraddittorio, summa di santità, che fa il miracolo restituendo la vista a un cieco, ma subito dopo invita i soldati cristiani a “uccidere ogni creatura vivente”. Un’esortazione che mal si adatta al profilo di un santo ma che comunque scalda i cuori di chi uscirà dal cinema tranquillizzato. Dio vince sempre contro Allah.

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VERISIONE INGLESE – ENGLISH VERSION

9/11 is a crucial day, but world history reminds us that we had for three times 9/11 as a topic date.  Two of them have the same actor: Islam. The third one was a putsch. We all remember the latest one. New York  hurted , attacked to the twin towers by kamikaze plane that muslim martyrs threw it against. The Big Apple teetered, but the loser was Osama Bin Laden, the hateful prophet of that killing commando. In 1973 it was a governative putsch. Augusto Pinochet got the power in Chili and the president Salvador Allende was found mysteriously dead. Only in the Nineties was clear that it was the consequence of a suicide.

In 1683 three hundred thousand of turkish soldiers came towards Vienna walls to take war to a christian symbol. Visir Kara Mustafa, who guided that army, was intended to destroy the city, opening the way to Rome where he dreamed to turn Saint Peter cathedral into a mosque. He relied on the French catholic king, Louis XIV, who encouraged sultan to attack and gave him his help refusing to fight for the Asburgic king Leopold I. If Leopold would have lost, he surely would have been got as the only one friend of the pope. The sultan agreed to take war, sure that Vienna would have easily conquered because extremely weak cause of the recent “Thirty years war”.

It should have been an easy battle, in sultan’s desires, but surprisingly, Leopold was “saved” by polish king, Jan Sobieski, better known as John III. He frightened that a Turkish success would have been dangerous also for Poland and he decided to fight in defense of Vienna.  So God defeated Allah.

Tecnically the tartars were in right. By the muslim side, they suggested Kara Mustafà to occupy the mountain in front of the city. Visir did not agree with that point of view and gave different orders. After a first half smiling to the muslim, Sobieski’s army took them from shoulders and stopped the assault. Nowadays those facts lost in the past in a symbolic dreadful day for Western world are the topics of a new Italian film by Renzo Martinelli, 11th September 1683, inspired on a script by Valerio Massimo Manfredi, archeologist and writer fond of ancient history. Martinelli directed film about chronicle (Vajont – La diga del disonore), sport (Carnera – The walking mountain) and history (Porzus, Barbarossa). Now his efforts are oriented to an argument an english historian, John Stoye, wrote a book about: “The siege of Vienna”.

The film has the clear track of Martinelli, a film maker inspired to advertisement and videoclip by technical perspective, rich of tricks but with a lot of cinematographic quote that could be used with more attention. The epic battles of 300, the dark close up of the monks  of The name of the rose, such machismo from Braveheart are much more than glares in 11th  september 1683. The themes are linked to actuality, the clash between cristianity and Islam is quite similar to a showdown. Sentimental implications seen through the love of a deaf and dumb woman for a Turkish man is a portrait of an heart bond that overtake different faiths. “Even for us, muslim, trust is not enough sometime” he said. Then he betrays her, finally dies in the battle. Is the story of every age and religion. Is the story of conflicts and pulsing heart.

Modernity is not forgotten. In the film opening a geographic map, focused in wide screen gets – step by step – to the local point where the plot take place. The same idea of Burn after reading  by brother Coen which 11th  september 1683 has nothing to share with. Anyway director voice is clear: “In 1683 Europe is quite similar to Europe now: tired, lazy to fight, with great efforts in quarrelling but not in defending her origins. Europe lost her identity. The same as nowadays”.  The leading role is the monk Marco d’Aviano, described in conflicting way, expression of holiness who does miracles giving back sight to a blind man but, after a while, invite cristian soldiers to “kill every living creature” which is not exactly what a saint should say. Anyway, audience get out of the cinema with an hopeful  heart. Against Allah, always wins God.

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