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I mali della guerra – qualunque guerra – non finiscono neppure in tempo di pace. Ne sa qualcosa l’ispettore Mattei, instancabile acchiappa-delinquenti in più o meno accertate banlieue francesi, ma mai arreso alla misteriosa morte del figlio in Afghanistan. La verità ha un sapore amaro che spesso non giustifica ma sempre spiega e, nella sua sconcertante affermazione, insegna addirittura a comprimere odi e rancori, seppur senza cancellarli. Mattei lo sperimenta sulla propria pelle in quella forsennata rincorsa a un crudele e infallibile cecchino che sembra incarnare tutti i peggiori attributi del mondo. Anche una volta assicurato alla giustizia, quel tiratore resta l’incarnazione dell’asettica crudeltà. Non che non lo sia, tuttavia a ogni cosa esiste una spiegazione. Perfino all’indole individualmente assassina di quello sconosciuto.

Il cecchino di Michele Placido, ennesima regia criminal del commissario Cattani, è film pasticciato che sotto la solita overdose di sangue a fiumi e proiettili che piovono dal cielo e spuntano da ogni angolo della terra, soddisferà la sete di plasma umano degli appassionati del genere. Poliziesco a sfondo noir l’ispettore Mattei è alla caccia del terribile e temibile Vincent che copre, con la sua perizia di impallinatore professionista, i complici in fuga dopo una rapina. L’assassino è la primula rossa perennemente inseguita dal poliziotto che nell’occasione viene a sapere la dinamica della morte del figlio. A ucciderlo non sarebbe stato Vincent, suo compagno di missione, come l’agente aveva sempre creduto ma le conseguenze di un litigio fra i due. E, sul coltello nelle mani del figlio sarebbe caduto il ragazzo, al culmine dell’aggressione.

L’accidentalità del caso e del gesto sarà poi il motivo che nello scontro finale faccia a faccia con l’eminenza grigia e occulta di quella banda spingerà Mattei e Vincent, l’uno di fronte all’altro, a risparmiare gli ultimi colpi. Riemerge insomma il vecchio tema del collegamento tra i veterani di guerra e la loro vita – fisica e mentale – una volta terminata la missione dell’esercito. Il nesso fra la follia che sopraggiunge nella psiche di chi combatte (il figlio di Mattei) e quella che travolge la lucidità del reduce (Vincent) si specchia nei mali di una società odierna che indulge alla corruzione purché essa sia fonte di cospicue somme di denaro. Il medico che esercita la professione in clandestinità per ottenere i soldi sporchi dei banditi ne è esempio fulgido e la sua costante presenza sullo schermo – quasi ossessiva e pervasiva – assomiglia all’incubo e alla minaccia che la sua attitudine rappresenta oggigiorno. Il film non è memorabile, va detto, se non per Violante Placido, forse alla prima pellicola in cui riesce a terminare le riprese, senza restare completamente nuda davanti all’obiettivo.

 

ENGLISH VERSION – VERSIONE INGLESE

 

War’s evils – whatever war – don’t end even in time of peace. French police inspector Mattei know it very well. Tireless killer-buster in more or less verified french banlieue and never surrendered for his son’s death in Afghanistan, Mattei finds that truth has a bitter flavour which often does not justify but always teach, in its bewildering statement, how to press hatred without delete it. Mattei tries personally in this breathless run to catch a cruel and successful sharpshooter who seems to have all the worst skills a man could have. Even in jail, that criminal remains the embodiement of cruelty. Anyway, everything has an explanation, the killing nature of this unknown man as well.

The lookout by Michele Placido, last direction of inspector Cattani,  is a caothic movie  that under the well known overdose of blood and guns raining from heaven and growing up from everywhere, will satisfy human blood thirst of this genre fans. In this thriller noir, Mattei is looking for the terrible and harmful Vincent who helps, as a perfect gunman, his friend escaping after a robbery assault. He is always on run but Mattei learns, in this occasion,  what has happened to his son when he died. It wasn’t his comrade in arms, Vincent’ fault as the policeman always believed, but it was the consequence of a hard fight. His son felt down on the knife he tooks in his hands at the top of the attack.
The fortuity of this terrible event will be probably the reason why anybody, face to face in the last challenge, will not shot any other gun after killing the brain of the robbery band. It comes out the famous subject  between war veterans and their life – phisic and mental – once army mission is over. The link to madness that come on minds of those who fight (Mattei’s son) and that which obscures survivor’s awareness (Vincent) is the portrait of nowadays’ evils where corruption rules over a society with a very deep feeling for money. The doctor who works outlaw to be paid with a lot of dirty money is a clear example and his constant obsessive presence looks like a nightmare that every day threatens lives. This is not an unbelieveable movie, except for Violante Placido, maybe at her first film in carreer, where she comes to end without remaining completely naked in front of the camera.

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