Vissero tutti felici e contenti. E si tradirono molto

 

 

 

 

 

Confessa che anche tu, bambina di un tempo che fu, il principe azzurro te lo sei immaginato così. Perfettamente idiota in quella tuta di raso scintillante. A suo finto agio su un cavallo bianco lavato con Dash, ma in realtà con una voglia matta di tirare giù tutti i santi dell’empireo. E quel sorriso vuoto appiccicato sulle labbra, neanche fosse la miglior pubblicità di un collante per dentiere. Effeminato più che maschio. Anni luce dal macho spaccatutto.

E confessa che sì, quel cretino, un po’ di pena te l’ha anche fatta, quando hai pensato che a un disgraziato – al mondo – doveva pur capitare l’ingrato compito di recitare in quei panni pietosi. Poi ti sarai anche detta che il principe azzurro – quello delle fiabe, per intenderci – non poteva certo essere un tale decerebrato. Distributore di baci di plastica a qualsiasi narcolettica scema sia improvvisamente caduta in trance, ignara della triste fine di quel sonno… da favola. Il bacio di plastica, appunto. Degno di un incubo fattosi vita. E hai pensato che no, in fondo in fondo, lui il principe azzurro era un mito. E doveva essere diverso.
Poi ti sei accorta che in realtà i maschietti sono tutti un po’ così. Metà lumaconi con antenne dolci che si muovono per fare tenerezza. E metà principi azzurri, idioti deambulanti in tutina di raso celeste e sorriso stampigliato con la pressa. Hai continuato a cercare, pensando che forse uno diverso sarebbe spuntato fuori in tanto piattume. E quando lo hai trovato hai deciso che no… quello era davvero unico. Troppo unico anche per te, fatina impenitente. E così eccoti lì, con la tua bacchetta magica spezzata e gli occhi bassi. A chiedere. E chiedere. E chiedere. Senza capirci più nulla. Perché forse non c’è nulla da capire in una vita che non è una fiaba.

Il tuo principe azzurro può essere anche quello che rifiuti, ma non si decide ad andarsene. E te lo ritrovi sempre lì attorno. Addosso. A scodinzolare per affetto. Più vero, nei suoi abbai e nei suoi ringhi, di quell’affettazione scema in quel raso odioso. Cara principessina, ogni tanto arrenditi perché la tua ricerca forse è finita prima di cominciare. E magari è amore vero. Senza sorrisi di plexiglas e baci in scatola. Senza occhi melensi ma con sguardo lubrico. Insomma, senza.

Quando meno te lo aspetti, ultima fatica di Agnès Jaoui è la beffa di tutte le favole e forse per questo avrebbe potuto intitolarsi in mille altri modi. Tutti giusti. Se la ride del principe che, per l’occasione, sveglia la bella addormentata a suon di schiaffoni. E se la ride di quell’altra cretina di Cenerentola, che qui diventa un cenerentolo, in fuga a mezzanotte, per tornare da mammà. A lei resta una scarpa di quelle orrende calzature da uomo, stringate con la cucitura alta un centimetro e la pelle nera liscia… Modelli che perfino tuo nonno ultrasecolare schifava sdegnato. Troppo vecchie pure per lui. E le aveva declinate senza cortesia. Se la ride della principessa che fa la schizzinosa e si è lasciata con il principe mezz’ora prima della recita. Quando arriva il momento del bacio suonano occhiate di sfida. Grugniti di rabbia. E bacchette magiche con le pile scariche. Se la ride di specchi che non rispondono più a domande imbarazzanti. “Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” Massì, certo. Il chirurgo estetico. Maxillo facciale, per la precisione. Gonfia di qua. Correggi di là. Cancella la ruga. Ingentilisci il nasino. “Chi è la più bella del reame?”. E chi vuoi che sia… Quella che ha i soldi per il chirurgo e quando passa davanti allo specchio fa una smorfia. Tiè, specchio delle mie… brame.

E se la ride della superstizione. La data predetta dalla medium di turno. Morirai il… Vita d’inferno e impegni rinviati. Sai,  mi dispiace ma il 14 marzo pomeriggio non posso. Ho un altro appuntamento. Come spiegare… Insomma, non posso. E dalle 23.59 del 13 è tensione pura. Ogni cosa potrebbe essere l’ultima. Anche il lavoro diventa un’insidia se di mestiere sei un istruttore di scuola guida. Che fai… Guida l’allievo o guidi tu… Poi è sempre la solita vecchia storia. Arriva il 15 e ti volti indietro a guardare quanto sei stato scemo a crederci. Intanto hai perso, nell’ordine: figlio, compagna, ex moglie, tempo e denaro. E la pietosa, commendevole consolazione di vicini e conoscenti. Finisce come dice il film. “Vissero tutti felici e contenti. E si tradirono moltissimo”.

Perché è proprio la fedeltà ad uscire a pezzi da questa pellicola dal titolo identico a un film del 2004 di Garry Marshall, il regista di Pretty woman, Se scappi ti sposo e, udite udite, Principe azzurro cercasi. Favole monotematiche. Principesse schizzinose per prìncipi deficienti. Coppie azzeccatissime, per carità. Ma da loro può nascere solo un figlio. Il tradimento. Che tutto è, ma non amore.

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