Te l’ho promesso: ti porterò su Elysium… Porqué non olvidas nunca donde vienes..

 

I sogni, chissà perché, stanno sempre lassù. Nel cielo. In un’altra galassia. Lontano, ma tanto vicino. Anche i paradisi stanno lassù. Nel cielo. In un’altra galassia. Irraggiungibili sempre, ma solo per alcuni. Gli eletti hanno l’ingresso riservato. I più ricchi tra i ricchi. Ricchi contro poveri. Belli contro brutti. Puliti contro sporchi. Sani contro ammalati. Ma soprattutto cittadini contro clandestini.

E da questo si capirà che Elysium, film del regista sudafricano di etnia bianca Neill Blomkamp, pur essendo fantascientifico, mira in alto. Molto in alto. Non solo perché Elysium, l’agognato pianeta celeste mecca e meta privilegiata di una misera umanità di pezzenti, sottosviluppata e sofferente, sta lassù in alto. Ma anche perché l’approdo a quell’Elysium rimanda un po’ ai tanti Elysium che stanno dentro e fuori di noi. E il nostro inevitabile e immancabile sentirci un po’ sempre clandestini e illegali anche a casa nostra. Noi che puntiamo a livelli migliori e spesso ne siamo respinti. Noi che vogliamo ospedali tecnologicamente più avanzati. Ma sono i costi a imporci rinunce che valgono morte. Noi che cerchiamo il lavoro perfetto e scopriamo che c’è sempre un eletto a soffiarci il posto. E a farci sentire un po’ immigrati. Un po’ clandestini. Un po’ boat people. Paradigma e simbologia vivente di quell’Elysium per noi scontato che è la nostra terra. Per chi approda a Lampedusa. Itaca di tanti Ulisse senza trono né regina. Itaca perduta. Itaca proibita. Detta con Blomkamp, un piccolo grande Elysium.

E il clandestino è respinto. Cacciato. Rigettato in quel mare – metaforico o reale – di assoluta travolgente disperazione. A proteggere l’Elysium dell’altra galassia c’è uno scudo celeste che distrugge le astronavi entrate in quell’orbita. Ma ogni tanto qualche navicella impazzita sfugge al controllo. E su Elysium si spara per cacciare quegli intrusi. Brutti, sporchi e cattivi. Max è un Matt Damon maledetto. Il più maledetto di tutti. Deve arrivare su Elysium per potersi curare e guarire dalle radiazioni che un datore di lavoro senza scrupoli ha lasciato che subisse. In cambio di un pugno di spiccioli. Pur di sopravvivere in un’umanità che muore. E’ il 2154 in una Los Angeles che assomiglia alla più scalcinata baraccopoli del sud del mondo.

Max ha una compagna di giochi con una bambina, malata di un’inguaribile leucemia che solo su Elysium può essere curata. Da piccoli avevano sognato una nave spaziale che li portasse lassù. E lui glielo aveva promesso. L’aveva giurato. Ma Elysium è un paradiso blindato. Un approdo vietato. Passaporti elettronici impressi sulla carne e codificati su chip senza il quale le miracolose macchine che restituiscono l’integrità fisica non funzionano. Il pianeta dei sogno è dominato da un’arcigna donna senza scrupoli, una Jodie Foster che ha imparato perfettamente l’arte della perfidia. Delacourt non teme di uccidere. Eliminare ministri fantoccio. Ordire colpi di stato. Assoldare il peggior sicario perché laggiù spari all’impazzata su quegli straccioni prima che si impossessino dei segreti per arrivare su Elysium.

Eppure Max l’aveva promesso. E gli occhi di quella bambina malata, che racconta le favole al guerriero assetato di sangue, commuovono anche i pezzenti trasformati in robot. L’assalto finale è un combattimento senza scampo. E senza tregua. Per la classe operaia, la conquista del paradiso ha un prezzo altissimo come alta e lontana è l’orbita in cui Elysium si specchia. Indomito Narciso.

Blomkamp ha spiegato di aver voluto girare questo film per ricordare che gli Elysium sono fra noi. E città in cui roccaforti ricchissime convivono con ghetti poveri rischiano di trasformarsi in ciò che il film mostra senza reticenze. Come accaduto in Sudafrica. Come accaduto ovunque le fratture sociali scatenino la guerra tra chi non può e chi vuole invece barricarsi nel proprio piccolo paradiso circondato di mura alte. E cocci aguzzi di bottiglia. Elysium a forma di città. Isole. Paesi. Interi stati. Gli infiniti Elysium dai quali spesso veniamo respinti anche noi e sentiamo crescere il desiderio di conquistarli. Costi quel che costi. L’allegoria non è originalissima, nell’ambito di pellicole al sapor di fantascienza. Ma vivaddio le lame rotanti, i marziani e gli omini verdi sono in naftalina. E francamente non se ne sente nostalgia.

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