Quando una persona chiede il permesso di essere libera, vuol dire che non è libera dentro

 

 

 

 

E’ stato un periodo felice, ma non ce ne siamo accorti. Daniele Luchetti guarda così  a quegli anni Settanta, fatti di ribellione a ogni schema. Liberazione sessuale. Femminismo pulsante. Anticonformismo strisciante. E perfino profumo di amore saffico. Sapori ante litteram di un millennio ancora lontano da venire. Era il nostro ieri. Tra mini minor e dyane. Telefoni a rotella e pongo. Cineprese in super8 e rullini in negativo. Il mondo dell’arte era costellato di maledetti in cerca di maledizione. Ed happy hour erano solo due parole inglesi. Come tante.

Anni felici è un tuffo nei ricordi. Come eravamo, formato famiglia Luchetti. Ed è soprattutto il tuffo del regista nel suo personalissimo passato. Papà artista a caccia di trasgressioni. Da artista vero. E come gli artisti veri, colpiti da una maledizione se n’è andato giovane, troppo giovane. Aveva appena passato il mezzo secolo. La mamma era donna che non amava l’arte ma l’artista. Un po’ come accade ai protagonisti del film, Kim Rossi Stuart (Romanzo Criminale e Vallanzasca di Michele Placido) e Micaela Ramazzotti (La prima cosa bella di Paolo Virzì e Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone). Moglie e marito descritti per immagini e dalla voce – oltre che dagli occhi di Dario – il figlio maggiore che racconta come può andare a rotoli il matrimonio di mamma e papà, due tipi dolci ma che tanto diversi non potrebbero essere.

E il film trasuda emozioni da anni Settanta a ogni fotogramma. Tra storia sociale e oggetti di uso comune. Il referendum che legalizza il divorzio è citato espressamente dal bambino che domanda ai genitori  se hanno deciso di separarsi “ora che si può”. E la liberazione sessuale emerge nitidamente dai tanti topless della comunità femminista ora più libera. Nei costumi, letteralmente. Nei gesti, metaforicamente. Nelle decisioni, autoritariamente. E tra canti, balli e seni al vento, su una spiaggia della Provenza, di nascosto dai bambini al seguito, spunta un amore improvviso. Di quella che ti capisce ma è del tuo stesso sesso. L’amica Helke (la Martina Gedeck di Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck)  che alla Serena non più serena offre una chiave di lettura dei suoi guai e un sentimento vero.

“Quando vuoi bene, vuoi bene. Che importa se è del tuo stesso sesso” spiega lei ormai emancipata al marito in crisi. Amanti e tradimenti smascherati. Confessati. Usciti dall’ombra. Le amiche del suo lui. Nude in mostra. Corpi firmati da un artista che imponeva le mani imbrattate per la delusione del critico stroncatore. Che legge nel sacrificio di Serena disposta a spogliarsi davanti a tutti – figli compresi – per lasciarsi firmare il corpo e compiacere ai desideri di un artista che fingeva di voler coinvolgere il pubblico. Arte schizofrenica. Arte fraintesa. Assalto insulso di cromosomi possessivi di corpi ma non di anime. Le stesse che si confidano frodi corporali, ma non sentimentali. Amiche di lui. Amica di lei. Complicità e ambivalenza.

Anni felici non sa di omosessualità in nessuna forma. Ogni gesto è fine a se stesso e a rompere gli schemi. Di qualsiasi sia la natura. E per questo si spezzano matrimoni. Si spezza l’arte. Si spezza il gusto dell’Eros. Si spezza il rapporto difficile con una madre burbera che non conosce come si consola un figlio. E lo calpesta, convinta – come troppi genitori – di provocare la benefica reazione. Si spezza perfino il filo invisibile che lega Dario alla vita quando, dopo aver vomitato tutto il suo disgusto in faccia a quei litigiosi genitori, si tuffa in un putrido mare. Senza riemergere.

Apparentemente.

Si rompono vincoli ma non amori, insomma. Il sentimento non soccombe nemmeno davanti al divorzio fresco di trionfante referendum. L’artista rompe i suoi stessi schemi. I suoi stessi pensieri. Trova il plauso critico. Perde una moglie ma mantiene un amore. Tutto cambia per restare immancabilmente invariato. La morale gattopardesca di Tomasi di Lampedusa riemerge in questo sottobosco artistico trasversale che trova in Roma la sua patria e in Milano la sua alternativa. Anni felici è rievocazione, essenzialmente. Déjà vu. Ma poesia, a suo modo. E autobiografia. Sguardo al passato. Paradigma. Il parametro Luchetti su scala nazionale.

[youtube Na0Gol6w56I nolink]

Tag: , , , ,