-Se il tuo allenatore non ti fa giocare, tu cosa fai… Gli bruci la ma..

-La mamma

-Ma no, la mamma… La macchina.

 

Amici per la pelle. Testa sulle nuvole per un matrimonio all’orizzonte. Testa nel pallone per quella speranza mai nascosta di giocare nel Milan. E sangue che ribolle contro le ingiustizie arbitrali. Dal Real Zapponeta all’Ac Milan. Calcio e vita. In mezzo, di tutto un po’. Un amico politically correct con un’insegnante per quasi moglie. Uno zio bislacco che stravede per un pappagallo. Una fidanzata a Roma e il cuore a Milano, dove abita quel sogno di calcare le mai tanto bistrattate zolle di San Siro. Passando per Amsterdam, dove droga sesso e poco rock ‘n roll, intersecano vie fatte di carrozzelle, biciclette e canali. Finendo per tornare al paesello. Tutti felici e poco vincenti. In un mosaico che si aggiusta da sé. Nel modo più scontato che si possa immaginare, pur tuttavia ridicolo assai.

In estrema sintesi Amici come noi di Enrico Lando, prima prova comico-cinematografica del duo Pio & Amedeo, nati artisticamente come inviati del programma tv “Le Iene”, è tutto qui. Un canovaccio frequentato. Anzi frequentatissimo. Zero originalità se non per quei riferimenti a Checco Zalone, conterraneo dei due foggiani, in tante movenze e in altrettante idee. Tuttavia meno efficaci del simpatico barese re indiscusso del botteghino, unico italiano ad aver trovato una miniera d’oro nella crisi. Zero originalità se non per quei balletti che infarciscono le riprese e fanno tanto Bollywood. Apertura e chiusura di Amici come noi è proprio un’improvvisata danza entrambe le volte in chiesa, luogo per antonomasia lontano dallo spettacolo. E solo la seconda volta tanta allegria è giustificata. Nel primo caso, proprio nelle scene iniziali la cornice è quella di un funerale, trasformato in una festa con tanto di dj e lacrime corrette in sorrisi.

Il finale è smaccatamente bollywoodiano con scenografie danzanti a due schiere uomini e donne sul sagrato della chiesa dove si è celebrato il matrimonio che fa da filo conduttore delle vicende del film. Pio e Amedeo sono divertenti, simpatici anche se occasionalmente si arrendono a cadute di stile che lambiscono un’ inutile volgarità. Paradossale ovviamente il decalogo anti fair play calcistico che strappa più di una risata e farebbe venir voglia alle autorità arbitrali di squalificare a vita qualche curva. Si mettano pure l’animo in pace, il Real Zapponeta non ha il problema di riempire gli spalti. Quindi…

Per il resto, rimane poco al di là del buonismo che riporta i fidanzati divisi da uno scherzo da addio al celibato particolarmente caricato. E tutto è bene quel che finisce bene.

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