Il rugby è un gioco bestiale giocato da gentiluomini

 

 

 

 

 

 

Desiderio di cambiar vita. O fascino dell’ignoto. Nessun viaggio di un fuggitivo con l’ambizione di sparire. Ma uomini e donne in cerca di qualcosa che hanno perso. O – malauguratamente – ritrovato. Perché da nessuna parte è scritto che obbligatoriamente rende felici ciò che riemerge dall’oblio. Dal passato. O, semplicemente, riemerge. Talvolta è una sciagura a dirottare uomini e donne verso lidi insospettabili. Una ragazza poco più che ventenne. Un poliziotto senza più mordente. Un comico che non fa più ridere. Un rugbista in pensione dietro il bancone di un bar. Un figlio “perduto”. Un vecchio amore rispolverato insieme al sentimento. Per tutti un bivio. E a quel crocevia tutti si daranno lo stesso appuntamento.

E’ buio e piove forte, quella notte. Una corriera accelera. Troppo per i gusti della Stradale e dell’autovelox. Ramanzina e buoni propositi, eppure quel pullman non va molto lontano. Un colpo di sonno fa sbandare l’automezzo che esce fuori strada e s’incendia. Gli agenti se ne accorgono. Uno dei due fa l’eroe e, un attimo prima che le fiamme avvolgano le lamiere contorte, salva una donna. Ma chi è… E perché proprio lei… Intorno a questi interrogativi si dipana una storia destinata a risolversi tragicamente, con il comune denominatore di una ricerca finalizzata al proprio bene da parte di ognuno dei personaggi. Sullo sfondo due ex atleti di rugby che hanno mantenuto il fisico e il mordente. Razza bestiale. Ma gentiluomini, come dice una definizione che il film smentisce.

Nottetempo è il primo lungometraggio di Francesco Prisco, classe 1976 e tanta buona volontà che si vede, ma purtroppo resta un’ambizione. E’ un film sbagliato e raccontato in modo frammentario. La scena del salvataggio della donna, poco prima dell’incendio, è confusa. Si fatica a comprendere a chi viene risparmiata la vita. Il pathos è distribuito male a fronte di un epilogo che, pur nella sua chiarezza disarmante, non conclude effettivamente una trama già fragile di sua natura. Nottetempo è un noir con l’ardire di porre quesiti esistenziali che restano in sospeso. La ricerca dell’anima gemella della ventenne on the road si scontra con l’ira dell’attore rimasto vedovo per colpa di un destino, sul quale egli disegna l’identikit del poliziotto. Quest’ultimo cerca di ricostruire la sua unione con la donna dalla quale ha avuto un figlio, ma che da lui è fuggita per legarsi a un vecchio compagno-rivale della squadra in cui l’agente e il barista militavano insieme.

Nessuno sopravvive a se stesso. Nessuno ottiene ciò che cerca, pur perseguendolo con convinzione. Qualche personaggio è forzatamente paradossale. Il rugbista in pensione che gestisce il bar non perde occasione per mostrare la sua bestialità, pur nascondendosi dietro la citazione disegnata sui muri del suo locale. “Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini”. Ma questa conflittuale antinomia di fondo che contraddistingue Hulk della palla ovale non sembra avere connessione con l’intero film, se non quella – banalissima – di mostrare come la forza bruta spesso prevalga sul cuore e la ragione. Decisamente poco nuova e originale in un film tutt’altro che indimenticabile e imperdibile.

[youtube CUsV4BiOYk0 nolink]

Tag: , , ,