Cent’anni per dire basta. Basta a un secolo vissuto tra gioie e dolori. Progetti mancati. O semplicemente desiderati. Basta, senza voltarsi indietro. Così come è la vita, talvolta semplice. Più semplice del previsto e perché no, del prevedibile. Ricca di incertezza e di interrogativi. Basta, senza pensare a che cosa si lascia e perché si lascia quel qualcosa. Basta senza troppe domande, perché forse quel “basta” comprende già tutto. Tutto quello che c’è. Tutto quello che dovrebbe esserci. Tutto quello che sarà. E talvolta scoprire che quel basta costa poco, pochissimo. Saltare giù da un finestra al piano rialzato. Rialzatissimo. Un addio al vecchio ospizio, ricettacolo e nido di angosce formato anagrafe. E volare verso nuove avventure, senza chiedere al mistero di svelarsi. Cioè di negare se stesso. Ma accogliendone le seducenti e travolgenti sorprese.

Per Allan Karlsson quel balzo è facile. Un addio semplice semplice. Alle spalle c’è tanto, una vita lunga un secolo. Incontri con la Storia. E la finzione romanzata. Ma al presente non c’è nulla. Niente di cui possa rimordere la coscienza per averlo lasciato indietro. Così il distacco appare non solo assai meno doloroso, ma estremamente libertario. Un soffio di evasione che anche a cent’anni può rivelarsi tutt’altro che peregrino. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Felix Herngren la storia di un uomo che dopo aver spento candeline lunghe un secolo decide di lasciare la strada segnata per tutti. Un ospizio, anticamera di un passaggio che non sta agli uomini collocare cronologicamente.

E Allan Karlsson, alla carta d’identità, irride con giovanile disincanto. Mette fretta a tutti coloro che coniugano i verbi al futuro. “Faccia presto, ho già cent’anni, io” ripete a volti e voci attonite con il suo tono beffardo e sornione. La burla è doppia, forse tripla. All’interlocutore di turno. All’età. E a se stesso. Certo è che a quel vecchio, scanzonato e divertito, il futuro non interessa. Lo vive, più che affrontarlo. Lo prende con spirito ironico. Ne fa uno strumento del proprio divertimento. E spesso anche di quello altrui. Da quel salto improvviso, Karlsson attraversa mille avventure. I conti in sospeso di una banda di maldestri delinquenti, in cerca di una valigia piena di denaro, autentico filo conduttore di una commedia leggera che coniuga vita lunga e possibilità economiche come nei desideri di ogni vivente.

Ma poco gli interessa se a morire sono gli altri. I rivali. O semplicemente coloro che si mettono di traverso al suo anelito di libertà. E si diverte davanti agli imprevisti della vita rappresentati da un elefante che spunta nel mezzo di una pittoresca villetta nella campagna svedese. E meno ancora viaggiare fino a Bali per incontrare indirettamente il destinatario di quella valigia piena di soldi al “legittimo” proprietario, anch’egli beffato. Karlsson è la personificazione del disordine. Sconvolge vite ed esistenze scontate, come quel salto dalla finestra aveva d’improvviso sconvolto la sua. E’ la faccia benevola del sorridente caos che affolla i giorni e la quotidianità di chiunque. Cammini casuali, spesso. Voluti, talvolta.

Il film mette in scena un soggetto romanzesco opera di  Jonas Jonasson con la leggerezza di una piuma e un umorismo nordico, ignoto e lontano alla platea mediterranea. Nessuna grevità. Nessuna volgarità. Satira surreale che induce al sorriso più che al riso scomposto. Ironia in punta di penna e di macchina da presa, amabile da chi non chiede trivialità e le solite procaci bellezze a buon mercato che attraversano i canovacci di tante, troppe commedie senza senso. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, tuttavia deluderà chi si aspetta una pellicola ricca di significato, etica e morale. Allan Karlsson va preso per quello che è. Un guastafeste, che rovina perfino l’illusione dello spettatore. Si vede lontano anni luce che il protagonista, Robert Gustavfsson, comico acclamatissimo in patria e ripetutamente definito “l’uomo più divertente della Svezia”, è ben lontano dall’età attribuitagli. Deve ancora compiere cinquant’anni e accadrà a dicembre. E qualsiasi centenario salterebbe dalla finestra “rivendendosi” la metà dei suoi anni.

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