Detroit è una città in liquidazione. La criminalità organizzata spadroneggia e interi quartieri sono in mano ai criminali. Frontiera invalicabile dagli onesti. Una metropoli che si spopola. La capitale dell’industria è diventata il cuore del fallimento. Realtà e fantasia si incrociano e si intersecano sul grande schermo e nella vita. Perché la città americana ha realmente attraversato la fase del crac economico tra il 2012 e il 2013, quindi Brick mansions di Camille Delamarre appare davvero il contrappunto in chiave fantasiosa e avventurosa della cronaca recente in ambito americano.

Il film è l’ultimo lavoro di Paul Walker, prima del tragico schianto che gli è costato la vita. Nella pellicola interpreta Damien Collier, un agente che decide di vendicare il padre rimasto ucciso, a quanto è dato credere, proprio nel malfamato quartiere cittadino. Nell’intento si trova al fianco un onesto spregiudicato, Lino, che il quartiere lo conosce bene per averlo attraversato a più riprese in modo non sempre limpidissimo. I due, dotati di un’agilità da funamboli e di una determinazione al di là del sospettabile, riescono a liberare Brick mansion dalle infestazioni della malavita, ma il prezzo da pagare sarà il più spiacevole. La verità si rivelerà diversissima da quanto sembrava di intuire dalle prime scene e i delinquenti veri, quelli che vogliono distruggere Detroit, vestono in giacca e cravatta e sono gli stessi che si piccano l’ardire di voler tutelare la gente perbene.

L’intreccio, insomma, non è di quelli inediti e nuovissimi, falsariga ricorrente per molte pellicole d’avventura anche di questo tenore. Brick mansion piacerà. E’ un invito ai buoni sentimenti e a riportare la peggio sono delinquenti veri. Quelli cattivi sul serio. Con il sorriso sulle labbra, pronti a ferire alle spalle, nascondendosi fra le pieghe dell’ambiguità. Tante macchine fracassate e prodigiosi salti nel vuoto come piace ai ragazzi e ai più giovani. Musica rap e tanta povertà come nei bassifondi di qualsiasi città in cerca di un riscatto impossibile, sotto le redini di quella criminalità che riesce a infiltrarsi nei gangli più sensibili. Brick mansions è liberazione e successo. Affrancamento dalla schiavitù che cambia volto nel corso delle riprese e dei fotogrammi. Piacerà al pubblico più giovane che piangerà eroi perduti come appunto Paul Walker, reso immortale dalla serie Fast & furious e, per atrocità della sorte, morto proprio in un incidente automobilistico.

Chi vorrà svagarsi e magari versare qualche lacrima di nostalgia su un celebre attore, prematuramente scomparso, potrà certamente trovare in un deliquio di buoni sentimenti la sua più opportuna posizione. Brick mansions non pretende nulla, se non offrire una raffica di superuomini vestiti da persone qualunque, incrociare le armi contro una classe politica corrotta e malfamata, incubo di un presente che ha il sapore di giorni infiniti. E realtà onnipresenti in ogni angolo del pianeta.

 

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