Tra cronaca e cinema corre una linea che si chiama pericolo. Il rischio di non riuscire a rispettare i fatti. O quello di cedere troppo alla finzione narrativa. O infine ancora quello di trasformare un evento di cronaca non nera, ma nerissima, in un semplice giallo. Frase che, cromaticamente, fa a pugni ma che rappresenta un’insidia attuale, sia che i fatti si riferiscano all’attualità oppure a ieri. Sia che riguardino il nostro Paese o invece una realtà decisamente più lontana.

In questo scacco si inserisce Devil’s knot – Fino a prova contraria di Atom Egoyan, regista noto per Il viaggio di Felicia, Ararat e False verità, che stavolta porta alla ribalta un fatto realmente accaduto nell’Arkansas in un pomeriggio qualunque. Nella fattispecie il 5 maggio 1993. Tre bambini vengono uccisi in un bosco, conosciuto con il sinistro nome di “tana del diavolo”, a cui il film si ispira per il titolo originale, poi scelleratamente tradotto, nella versione italiana, in Fino a prova contraria. Tuttavia, all’atto pratico, una giustificazione non lontana dal plausibile, per battezzare il titolo italiano, esiste. Il caso di quel triplice delitto infatti non fu mai risolto. A tutt’oggi, dopo più di vent’anni, i presunti responsabili di allora sono in semilibertà ma il dubbio assillante è un altro. Chi ha veramente ucciso quei tre bimbi…

Le responsabilità dell’omicidio vennero attribuite ad alcuni giovani che avevano tutti i requisiti possibili per essere i potenziali assassini, ma le prove oggettive non apparivano sufficienti ad incriminarli senza ombra di ragionevole dubbio. Il fatto che poi fossero satanisti non faceva che conferire loro il perfetto physique du role per essere accusati di infanticidio. Nulla si è mai saputo invece di un misterioso personaggio che, nella serata di quel 5 maggio, entrò in un fast food per cambiarsi di abiti inzuppati di fango e sangue, riuscendo a dileguarsi e a far perdere le proprie tracce per sempre. I rilievi della polizia lasciarono fin troppo a desiderare e nessuno pensò mai a sottoporre a un esame del Dna i campioni di quel plasma di cui lo sconosciuto aveva imbrattato le pareti dei bagni del locale.

Oggi questa storia rivive nel film di Egoyan che non ha la pretesa di imprimere una svolta radicale a quel tremendo fatto di cronaca della provincia americana. Né oggi sarebbe più possibile, visto che il losco individuo sfuggito alle maglie degli inquirenti non ha neppure ipotetiche generalità, dietro alle quali nascondersi. L’attualità dell’argomento – le sevizie e le violenze verso gli adolescenti – ne fa un film culto per i tempi d’oggi. In realtà la pellicola di Egoyan mostra buchi considerevoli e un’eccessiva indulgenza nella vulgata giuridica più accreditata che vede i satanisti, all’epoca intorno ai 17 anni di età, negli assassini presunti dei tre bambini. Le indagini non erano certo di pertinenza del regista, tuttavia un maggior scavo sarebbe stato più auspicabile delle solite concessioni alle scene di disperazione di madri e padri inconsolabili e assetati di vendetta. Con annessi e connessi drammi familiari di separazioni e quant’altro.

Devil’s knot – Fino a prova contraria mostra evidenti incongruenze nel non sottolineare, a così tanti anni di distanza dai fatti, il caso di malagiustizia e in buona sostanza l’ennesimo crimine irrisolto. Al di qua e al di là dell’oceano. La soluzione – non soluzione di questo dramma americano non è spiegato nel dettaglio, ma affidato a didascalie conclusive a fine film. I tre accusati sono stati liberati il 19 agosto 2011 dopo aver patteggiato con il giudice, in base all'”Alford plea”, una clausola giuridica dei codici americani in cui l’imputato, pur dichiarandosi completamente innocente, accetta di riconoscersi colpevole perché fiducioso sul fatto che il giudice potrà un giorno motivare con prove gli addebiti a proprio carico.

Il caso dei bambini uccisi, oltre ad aver suscitato molto clamore e commozione negli Stati Uniti, ha solleticato a più riprese la fantasia di Hollywood. Almeno tre i documentari prodotti, ispirati ai fatti di West Memphis nell’Arkansas. Paradise lost: the child murders at Robin Hood hills del 1996. Paradise lost 2: revelations di quattro anni dopo, nel 2000. E infine il più famoso, West of Memphis, del gennaio 2012. In quest’ultimo, per la prima volta si avanzano accuse contro il patrigno di una delle piccole vittime. Ma nulla si è aggiunto alla cronaca e alla storia giudiziaria. E il cinema di Egoyan glissa.

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