Non puoi continuare a scappare. Non puoi seppellire la verità nel passato…

 

 

Potrà sembrare strano. Forse stranissimo. Ma l’ennesimo Godzilla della storia del cinema – si cominciò nel 1954 quando Ishiro Honda girò Gojira – ha l’ambizione di lasciare un piccolo ma sincero testamento di emozioni e insegnamenti. Il film giapponese che, per primo, portò sul grande schermo questo famelico gigante che inghiotte pescherecci causando maremoti ad ogni suo movimento, era collegato al tema del nucleare. Il protagonista aveva escogitato una bomba per uccidere Godzilla, ma poi si era lasciato morire per non trasmettere ai suoi eredi i segreti su un ordigno che avrebbe potuto rivelarsi più minaccioso e tragico di quello usato a Hiroshima. E al nucleare si lega l’ultima Godzilla, quella di Gareth Edwards. In mezzo il film di Roland Emmerich, datato 1998 che, nel nome dato a quella mostruosa creatura cita espressamente il capostipite nella sua accezione originale Gojira.

Il mastodonte viene ucciso a colpi di siluri ma la sua riproduzione avviene nientemeno che all’interno del Madison square garden di New York in una di quelle ambientazioni che fanno tanto follia a stelle e strisce. E alchimie metropolitane. Le uova di quel pachiderma primordiale si schiudono nel cuore della Grande Mela. Prima di allora Il re dei mostri, firmato da Honda con Luigi Cozzi e Terry Morse e prima ancora, nel 1967 Il figlio di Godzilla di Jun Fukuda. Per non parlare di Godzilla contro superGodzilla, un film del 1994, ennesima puntata del tormentone. Che, insomma, Godzilla abbia un interminabile numero di figli e figliastri, sconfinati anche nel canale televisivo, è un fatto. E che tutte queste pellicole fossero spesso al confine tra catastrofe e la fantascienza è un altro fatto.

Non che l’attuale Godzilla di Edwards non lo sia. Mezzo Giappone finisce in poltiglia. La costa californiana viene invasa dai mostri. San Francisco è tempestata dall’assalto di questi alieni formato paleontologico. Las Vegas è letteralmente calpestata. Il cataclisma, insomma, ha una genesi precisa che nessuno può negare. Tuttavia a differenza di tante opere dello stesso genere e dei suoi precedenti, l’ultima Godzilla in ordine di apparizione, lascia un’eredità in chi vi assiste. Non è spettacolo fine a se stesso. Spettacolo per lo spettacolo.

Due le tematiche principali che rappresentano l’ossatura narrativa. L’energia nucleare e i suoi risvolti sulla vita dell’umanità. Il rapporto fra l’uomo e la natura. Spunti attualissimi e particolarmente vicini alle coscienze ecologiche e non solo. Sono proprio gli esperimenti nucleari a provocare il risveglio di Godzilla nel film di Edwards. Ma non è solo il mostro assopito da millenni a rialzare la testa, bensì anche Muto, una stirpe di uccelli preistorici dalla voracità insaziabile che attaccano la stessa Godzilla e gli uomini, cibandosi di energia nucleare. Va da sé che davanti a questo esercito da incubo si rende inutile l’uso di qualsiasi bomba. La chimica si arresta. Fallisce. Muto solleva senza esitazione un missile e se lo mangia. Così insomma non si vince la battaglia e le truppe americane danno tutta l’impressione di volerla perdere.

A restituire la pace a città squarciate e semidistrutte sarà proprio Godzilla che troverà il modo di uccidere i volatili prima che possano riprodursi, rischio temuto dagli scienziati, inascoltati dai re degli armamenti e delle strategie belliche. Il nucleare dunque genera mostri. Edwards appare categorico nel lanciare questo messaggio tra i suoi fotogrammi. E se a cibarsene ci si trasforma in orrende creature dei cieli, a utilizzarlo si ripristinano le condizioni in cui avevano prosperato quei mostri agli albori del pianeta, milioni di millenni fa. La condanna è netta. Utilizzando quel tipo di energia e favorendo quelle radiazioni si torna indietro nei secoli in un periodo in cui sul pianeta era assenta ogni forma di vita umana.

E al braccio di ferro fra l’uomo e la natura si collega il secondo tema portante di un film che, sulle prime, sembra povero di argomenti. L’umanità cerca di dominare gli elementi. E’ convinta di poterli mantenere sotto il proprio controllo. di poterli dominare se non condizionare. Saranno invece maremoti e terremoti a sconquassare città e regioni. A distruggere. E a squarciare le viscere della terra da cui lasciar uscire le mostruose creature che poi ne funesteranno i giorni. Eppure l’essere umano si ritiene il padrone di ogni destino. E a pronunciare quello che forse è l’insegnamento principale trasmesso da Godzilla è proprio lo scienziato. “L’arroganza dell’uomo è pensare che la natura sia sotto il suo controllo e non l’esatto contrario”. Un teorema piccino piccino, se si vuole, ma tutt’altro che scontato e a dimostrarlo sono le sequenze conclusive. A sconfiggere i minacciosi volatili sarà proprio il tirannosauro che conserva un fondo di bontà o perlomeno di disinteresse e, dopo aver ucciso i rivali, abbandona la costa per tornare negli abissi dell’oceano.

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