-Mark non ha un soprannome, vuol dire che è in gamba. Come lo chiamavi quell’altro, Avis…

-Mark non è un donatore di reni.

-Già, pensavo ad altri organi…

 

L’ha fatta grossa il re di cuori. E non si è fermato a collezionare fanciulle. Ha preteso di più. Come credenziali ha offerto un celibato inesistente e ha promesso fiori. D’arancio, ovviamente. Ma il diavolo che sempre fa le pentole, ma molto meno bene gli vengono i coperchi, un giorno era distratto. E’ bastata un’innocente bugia perché parte di una scomodissima verità cominciasse a venire a galla. Poi, si sa, le disgrazie spuntano come ciliegie – cioè a grappoli – e il gioco è fatto. Nel caso del re di cuori, però, di disgrazia non si può certo parlare perché il cretino se l’è costruita con le sue mani una trappola inghiotti fedifraghi.

E allora diciamolo. Una moglie ci può stare. Ma fingersi single e promettere le nozze a due amanti due sembra ardito e provocatorio. Se nel contempo l’ardimentoso idiota tenta pure di intestare alla dolce ignara consorte pericolosi conti offshore alle Bahamas, sottraendo denaro alla sua azienda e sperando che la mogliettina abbia un’avvenire dietro le sbarre… Beh chi troppo in alto va cade sovente. E, nel caso del re di cuori, gli è toccato scendere dal trono. Ma la caduta fa sempre più fragore della scalata e, nello specifico, il destino vuole  che le protagoniste della disavventura d’amore, tutte cornificate e adeguatamente incavolate, stringano un’insolita e imprevedibile amicizia nella dinamica della concorrenza femminile al cuore maschile e decidano di unire le forze per cuocere a fuoco lento l’imbecille.

Mark perde tutto, ma questa non è una notizia. Tutte contro lui di Nick Cassavetes è la classica commedia newyorkese dove c’è un rampantino che vuole sesso, soldi e potere. Insomma tutto. E finisce deriso e senza nulla. Scarse pretese moralistiche, qualche risata e gran pezzi di figliole, visto che il re di cuori aveva scelto due amanti con immenso buongusto, ciondolando fra la splendida bionda californiana Cameron Diaz e la modella da schianto Kate Upton. Due fanciulle che, nel terzetto femminile del cast, sono le uniche non sposate nemmeno nella realtà. Leslie Mann, la moglie, invece è tale anche nella vita, avendo sposato il regista Judd Apatow, con il quale ha anche lavorato in 40 anni vergine e Molto incinta. Per l’occasione il suo fascino è stato decisamente contenuto in forme di abbigliamento poco provocanti e più consone al ruolo di casalinga disperatissima, inegnuissima e debolissima salvo rivelarsi una frizzante intelligenza come inventrice di prodotti e strategie commerciali bancarie.

Tutte contro lui non ha grandi pretese se non quello di lasciar trascorrere due ore scarse in completo relax e non mostra certo preziosità cinematografiche se non in una sola occasione, quando Cameron Diaz esce in strada con l’inconsolabile consorte che ha appena scoperto il tradimento e, con un fischio, chiama un taxi per far riportare a casa quella donna decisamente in difficoltà. Il gesto è a suo modo una citazione del celebre gesto che Audrey Hepburn – in una scena dal sapore mitico e affascinante – girò per Colazione da Tiffany di Blake Edwards in cui pone rimedio allo scarso successo del suo accompagnatore nel trovare un’auto e ricorre al classico richiamo con le dita in gola, decisamente per nulla femminile benché straordinariamente efficace.

 

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