Due mani che si stringono. E’ il nostro simbolo. Aiutarci.

 

 

 

 

 

E’ Storia. Vera. Forse non a tutti notissima, benché recente. E’ una storia di diversità. Nell’accezione più innocente della parola. Perché tra la comunità gay-lesbica e la categoria dei minatori sono ben pochi i fattori in comune. Eppure, nella discussa era Thatcher, con i primi alla ricerca di un riconoscimento dei loro diritti civili e i secondi in sciopero per protestare contro migliaia di licenziamenti, almeno un denominatore comprendeva entrambi. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che gli unici a tendere la mano ai minatori, eccezion fatta per congiunti e familiari, fossero proprio loro. Gli omosessuali. Dignitosi. Compiti. Decisi. Mai sopra le righe. Mai pagliacceschi come tanta vulgata li ha descritti, togliendo loro ogni dignità. E in ossequio a un’idea, hanno fatto quello che nessuno si era sognato di fare in quei mesi. Aiutare gli uomini che si erano rifugiati nelle viscere della terra.

Pride di Matthew Warchus, regista inglese tra i più famosi in patria per i molti allestimenti teatrali e noto al cinema solo per Inganni pericolosi datato 1999, ripercorre quelle vicende e quelle difficoltà. Le difficili collette nelle strade da quei ragazzi “diversi” che si beccavano più sputi che penny. Ma nonostante questo riuscirono a raggranellare soldi per provocare lo stupore dei minatori. Uomini veri, gente che non ne voleva certo sapere che il proprio machismo ricevesse spiccioli da chi non sapeva bene su quale sponda militare. Se maschile. O femminile. Finì che non si caccia chi porta doni e le due parti fecero amicizia. Dapprima nel gelo del maschilismo gallese che nulla voleva saperne di gay o altro. E nulla chiedeva in termini di sostegno. Ma al grido di “Maggie out” pretendeva solo di detronizzare l’odiata lady Margaret.

Non ci riuscirono. Dopo un anno di mobilitazioni dovettero tornare a lavorare, pur scongiurando le estreme conseguenze di quelle lettere di massa che il primo ministro voleva imporre. E ricambiarono. Regalando alla comunità gay-lesbica il proprio appoggio per acquisire gli agognati diritti. Boicottati dagli omosessuali pagliacceschi da gay pride e respinti in ultima fila nel corteo, la sezione che aveva sostenuto la difesa dei minatori fu risospinta in prima fila proprio dagli “uomini delle cave”. All’appuntamento giunsero truppe cammellate sotto forma di interminabili e giganteschi pullman in cui i minatori caricarono anche le loro famiglie. E i gay “seri” sfilarono in testa al corteo dei gay perditempo. Il film è Storia. Vera. Ma la Storia vera è andata oltre. Quello che il film non mostra è la vittoria omosessuale. Perché quando la discussione sui diritti gay approdò in Parlamento, l’arena politica si spaccò a metà. Due spicchi speculari. Perfettamente identici. Restava a doversi esprimere un solo organismo del corpus socio-politico. Il sindacato dei minatori. E i gay videro riconosciuti i loro diritti. Correva la metà degli anni Ottanta.

Pride, presentato fuori concorso a Cannes, è un film che sfugge a tutte le categorie, ma ha il grande merito di creare emozione. Perché la comunità omosessuale viene trattata con rispetto. Senza cadute di stile. Senza ammiccamenti. Senza coloriture scadenti. Ma soprattutto per il grande merito del regista di aver saputo davvero raccontare le sensazioni di chi visse in prima persona le difficoltà di quello scontro. Sia dalla parte dei minatori davanti a quel fronte singolare di insospettabili nuovi amici. Sia dalla parte gay-lesbica una volta che l’attrito ebbe fine. La pellicola suscita benevolenza e simpatia. Mai compassione per nessuno, nemmeno nei frangenti più critici. E il perimetro della dignità è tracciato forse proprio da questo concetto. Senza alterare la Storia. Senza forzare i fatti. Senza tentare una spiegazione di parte. Semplicemente. Britannicamente. Quello che è accaduto. Lo dimostrano i protagonisti anch’essi realmente vissuti. Come Siân James, prima donna deputata nelle file laburiste al Parlamento inglese proveniente da Swansea. O il leader del movimento omosessuale che tanto accanimento offrì nell’appoggio ai minatori. Morì prematuramente di Aids, mentre altri protagonisti tuttora occupano a vario titolo la scena sociale e politica. E un ruolo attivo fu anche delle mogli dei minatori che vissero in trincea quei giorni faticosi. Frammenti di storia recente che la mente dimentica e il cinema rispolvera.

 

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