“Non sono una persona socievole…”

 

 

 

 

 

Traumi ed emozioni. Azzerate. Sdoppiamento di personalità. Delinquenza al confine con la malavita organizzata. Ma la mafia italo-americana, direttamente in primo piano, in realtà non è nemmeno una comprimaria di The iceman, il film dell’israeliano Ariel Vromen che, nel 2012, era già passato in anteprima fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e poi a Capri. Un preludio che aveva anticipato l’uscita nelle sale statunitensi, avvenuta a maggio 2013, ma rimasto un episodio isolato. Nel tempo. E nei cinema.

The iceman è la storia vera di Richard Kuklinski, il sicario più spietato della scena criminale americana, responsabile di un numero indefinito di delitti che variano tra cifre esorbitanti quanto mai realmente accertate. Le stime considerano che abbia assassinato non meno di 33 persone e non più di 250, ma la media della polizia considera che la forbice si estenda fra 40 e 100 omicidi. Forse il dato reale non lo ha mai conosciuto nemmeno lo stesso Kuklinski, morto nel 2006 a 71 anni, nel carcere di Trenton State. Non si esclude che sia stato a sua volta assassinato dalla mafia, con qualche complicità dietro le sbarre, per paura che rivelasse i nomi dei mandanti, finendo per incastrare qualche pezzo importante dell’onorata società.

Kuklinski, figlio di un polacco e di una donna irlandese, era cresciuto in una famiglia dove la violenza regnava incontrastata e lui stesso, come i suoi tre fratelli, era spesso bersaglio dell’ira del padre quando non si sfogava contro la moglie. In questo retroterra nasce l’uomo che ha terrorizzato gli Stati Uniti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, attraversandoli completamente e lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. “The iceman” è il soprannome che venne affibbiato dall’opinione pubblica a quell’assassino di ghiaccio, cui non tremavano mai le mani. Ricercato per anni fu arrestato nel dicembre 1987 e sottoposto a un processo in cui non si pentì mai di aver ucciso, conservando rimorso solo nei confronti della sua famiglia. Condannato a due ergastoli, gli venne risparmiata la sedia elettrica perché, fra i numerosissimi delitti a lui attribuiti, nessuno ha avuto testimoni oculari.

Tuttavia inquadrare la storia di The iceman all’interno del filone dei film sulla mafia equivale a limitarne lo spessore. Benché non si tratti di un capolavoro, il valore aggiunto è determinato dallo scavo sul protagonista. Kuklinski non è altro che un moderno dottor Jekyll e mister Hyde. Se da un lato sorprende la quantità dei suoi efferati omicidi con una varietà insospettabile di modalità, una turpe conservazione di cadaveri nel congelatore e una spietata  freddezza, dall’altro lato risulta quasi inspiegabile l’autentico sdoppiamento di personalità che riuscì a portare avanti nei decenni. Al di là di quello che può semplicisticamente essere considerata una doppia vita, Kuklinski fu una persona a due volti in maniera decisamente più profonda e allarmante.

Marito amorevole e padre devoto fu per la sua famiglia molto più che un uomo esemplare. La moglie e i figli – tre nella realtà, due nel film – non seppero né intuirono mai nulla della losca e disgustosa attività del genitore e soltanto dopo il suo arresto appresero il lato oscuro della sua esistenza. Un uomo tanto mite fra le mura di casa si trasformava in un assassino con un solo codice d’onore. Mai uccidere donne e bambini. Tuttavia resta incomprensibile – ed è materia per psichiatri, più che per psicologi – stabilire come sia possibile che un uomo così convintamente devoto, attento, amorevole, premuroso e assiduo nei confronti dei familiari potesse essere al tempo stesso così spudorato, implacabile e feroce nella sua attività di sicario. Alla famiglia l’uomo rivolse il suo pensiero nell’interrogatorio del giudice, ma non la rivide mai più dopo la sua incriminazione.

IL RETROSCENA – Michael Shannon – già visto in Revolutionary road – è stato scelto in maniera singolare per interpretare Richard Kuklinski. Il regista lo ha infatti incontrato occasionalmente a una festa per gli Oscar e gli ha raccontato il progetto che aveva in mente. Shannon non consceva né la storia, né il personaggio ma se ne innamorò. Passarono due anni e la coppia Vromen-Shannon si rivide casualmente in un bar. Il cineasta gli anticipò che, a breve, avrebbe cominciato le riprese del film e il giorno precedente al primo ciak, Shannon bussò a casa Vromen. In realtà questi aveva bluffato perché l’indomani sarebbero iniziate solo le prove. Shannon partecipò e si rivelò la persona giusta. Curiosa anche la scelta femminile. Winona Ryder, discussa star che in passato fu condannata alla sorveglianza per cleptomania, per rispettare il cono d’ombra in cui visse Barbara Pedrici, moglie italoamericana di Kuklinski nella realtà, ha omesso di leggere ampie parti della sceneggiatura proprio per apparire più ingenua in ciò che avrebbe dovuto ignorare per meglio impersonare il ruolo di quella donna che conobbe soltanto il volto buono del marito, fino al giorno in cui venne trascinato alla sbarra per omicidio plurimo.

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