Proverbio ceceno: quando un’orsa decide di divorare il suo cucciolo, prima lo rigira nel fango. Ecco, con noi, i russi hanno fatto lo stesso.

 

 

Spesso, la guerra smette perfino di essere se stessa. Ne ha troppo orrore. E ripugnanza. Si allontana dallo specchio. Rifiuta di guardarsi. E di riflettersi. Di osservare una realtà più brutta dei peggiori lineamenti di se stessa. Odora di ripulsa al vedere in che cosa è capace di trasformare un uomo e in che cosa invece la sopravvivenza è capace di rendere gli esseri umani.

SEA2The search di Michel Hazanavicius è un film di contrasti e contrapposizioni violente. Attraversato da quattro storie, tre delle quali attorcigliate e unite intorno a un unico asse, rappresenta i poli opposti di perenni dualità. Vita e morte è forse soltanto il più appariscente di essi cui si affiancano binomi dalle differenti tonalità tematiche. Come tra russi e ceceni che investe la prospettiva di due etnie vicine e lontanissime al tempo stesso. Slave le une, caucasiche le altre. Ortodosse le prime, musulmane le seconde. Organiche all’obbedienza governativa oppure a quella di un dio. E perciò fonte di un’altra interpretazione, anch’essa rigorosamente duplice. I tutori dell’ordine contro i presunti attivisti del terrorismo. E su quest’ultimo binario si compie la più ardua fra tutte le generalizzazioni, madre e padre al tempo stesso di ogni forma di odio. Il Bene contro il Male. E, in particolare, il teorema che Hazanavicius tenta di smontare secondo cui i ceceni sarebbero tutti attentatori e complottisti.

Il motivo subisce un ulteriore approfondimento da una nuova forma contrappositiva – civili e soldati – che si coniuga con quella sospesa fra adulti e bambini, lati diversi della stessa medaglia sociale, origine inevitabilmente di considerazioni di carattere opposto. La popolazione e i militari sono l’effetto dell’oppressore che schiaccia il sofferente. Il disarmato davanti al proiettile. Il debole – almeno fisicamente – rispetto al prevaricatore. Al tracotante. Il combattente può costringere e tenere in pugno. Obbligare a eseguire la propria volontà. Umiliare. Calpestare. Perfino troncare vite. Il cittadino inerme ha spesso sulla propria responsabilità altre vite fragili. I genitori hanno la tenera età dei figli. Questi ultimi, la tutela dei più piccini. Fino al grado di partenza, il neonato. Gente che nulla può. L’agricoltore. La madre. Il pio. Sono e restano in balìa del truculento. Un fucile. Un apprendista criminale. Entrato come uomo nell’esercito e allevato e trasformato in un repressore crudele.

z7Un vecchio e un bambino è un bel bottino. Ti sei sverginato”

Pietà assente. Il russo Kolia ha scalato la graduatoria verso l’abisso. E da uomo si è trasformato nel mostro che colpisce. Picchia a sangue il commilitone per guadagnarsi la stima dei “nonni”. Impara a uccidere. Un vecchio e un bambino. Appunto. Tipologie di chi non c’entra. Non conosce il terrorismo. E’ troppo anziano per essere una minaccia. E’ troppo piccolo per essere una minaccia. Ma sugli ultimi si spara con maggior soddisfazione e senza rischi. Mancare il bersaglio è impossibile. Il soldato raggiunge e oltrepassa la frontiera della propria abiezione. Uccide. E rapina. Sciacallo che spoglia e divora perfino i propri stessi morti. Le vittime della propria parte. Li denuda di orologi. Soldi. Ricchezze sotto ogni declinazione. Perfino una macchina da presa con la quale registrare questo “paese di merda”. Oltraggio e insulto. Mescolato a un filmato ricordo che puzza di strage.

z6“Siamo briciole della Storia”

Adulti e bambini. L’innocenza e il dramma consolidato nel cuore. Il piccolo “adottato” dall’attivista per i diritti umani e civili. Sotto lo sguardo vigile della direttrice dell’orfanotrofio. La ragazza che cerca il fratellino sparito dopo l’eccidio della sua famiglia. Adulti guardinghi. Bambini traumatizzati. Perdono la parola e la riconquistano quando decidono di voler tornare a vivere. E fra il piccino Hadji e il volto delle organizzazioni umanitarie Carole, cade ogni barriera. Anche linguistica. Si sgretola travolta dall’onda inarrestabile del buon cuore che a sua volta si arresta sulla soglia di una sospirata ricongiunzione familiare. Grandi e piccini come uomini e donne. Modi diversi di vedere la salvezza. E concepire l’adozione. Carole (Bérénice Bejo) è una donna di 35 anni, senza fidanzato o aspettative personali. Prendere sotto la propria tutela Hadji è una scelta di vita che trasforma un’attivista della solidarietà umana e sociale in un esempio sulla ridotta scala personale. La direttrice dell’asilo (Annette Bening), autoritaria e austera, è il volto della legge. Di come occorre fare. A prescindere dal sesso. E da ogni impulso di maternità, vera o mediata dal tempo. E di una protezione a sua volta diversa da quella offerta da un uomo.

z2The search prende spunto da un film di Fred Zinneman del 1948 dove una donna ebrea, sopravvissuta ai campi di concentramento, si era messa alla disperata ricerca del figlio, a sua volta trovato e liberato da un soldato americano. Il tessuto di questa trama viene trasposto ai giorni nostri in una guerra rimasta sconosciuta e inconoscibile come quella in Cecenia nel 1999. Il terzo millennio festeggiato da un millenario massacro. E il teorema che tutti questi contrasti e contrapposizioni finiscono per enfatizzare è che in fondo la guerra fa orrore anche a se stessa. E non è il conflitto a rendere peggiori gli uomini, quanto lo sono invece le circostanze. In questa prospettiva Kolia diventa l’odioso criminale che conclude le riprese filmando una regione devastata da chi, come lui, ha fatto terra bruciata alle sue spalle. In fin dei conti è l’uomo ad essere l’artefice del proprio destino anche quando finisce per diventare un criminale. Lo stesso paradigma di Full metal jacket (1987) di Stanley Kubrick su come l’esercito può costruire delinquenti. Dal Vietnam alla Cecenia. Dagli americani in anni di guerra fredda ai russi post sovietici. Cronache di evi storici diversi. E spettrali denominatori comuni.

z5IL RETROSCENAThe search è film che cattura. Le due ore e mezza di durata scorrono veloci a sorpresa per un’opera che assomiglia terribilmente a un documentario, pur non essendolo. Interamente girato su pellicola, senza l’uso del digitale, né di tutti gli effetti cui il cinema spesso si affida, è il ritratto di un nuovo dualismo anche nella parte recitativa. Accanto ad attori professionisti – come la Bejo moglie del regista nella vita e Annette Bening che ha sposato Warren Beatty e incarna la sinistra americana in un film francese dal titolo inglese – c’è una folta schiera di dilettanti reclutati in Georgia, teatro delle riprese. E’ il caso del piccolo Abdul-Khalim Mamatsuiev (Hadji) che ha stretto un’inossidabile amicizia con il regista, noto per la sua meticolosa cura dei dettagli fino a far ripetere infinite volte la stessa scena. Mentre Michel Hazaanvicius, che aveva scelto quel bambino di nove anni per i suoi lineamenti sofferti, sentiva l’eco di quello stupore di bambino: “Micheeeeeel, ancora…”. E dilettante era anche la sorella maggiore di Hadji, Zukhra Duishvili (Raïssa) alla quale Hazanavicius, scegliendola, ha chiesto se le fosse interessata fare l’attrice. la ragazza, 17 anni, lo ha folgorato: “No affatto. Credo che sia un film doloroso. ma qualcuno dovrà farlo. E voglio farlo io”.

IL CONSIGLIO – Per chi fosse interessato e avesse opportunità di scelta, sarebbe utile vedere The search in versione originale sottotitolata in italiano. Nel film si parla russo, ceceno, francese e inglese e, per capirne uso e necessità, è necessario assistere a una copia non doppiata. In questo caso infatti non si percepirebbero le differenze e le difficoltà di comprensione fra alcuni personaggi in certi frangenti come ad esempio nel rapporto tra Carole e il piccolo Hadji.

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