Unknown-2“Se una persona il coraggio non l’ha non può certo darselo” scriveva Manzoni sul conto di don Abbondio. Pare infatti che l’ardimento sia una sorta di dono di natura, non acquistabile con gli anni e l’esperienza. Tuttavia, Tomas che sembra un padre di famiglia provetto nasconde questo difettuccio al punto  che un rovescio in montagna lo spinge alla fuga senza premurarsi della sorte di moglie e figli. Questo, in estrema sintesi, il problema denunciato da Forza maggiore, film scandinavo dello svedese Ruben Ostlund, che si spinge ben oltre questa succinta sintesi. La valanga che si abbatte sulla terrazza dell’albergo dove gli ospiti stanno pranzando causa un fuggi fuggi generale nel quale si eclissa lo stesso protagonista. Da lì in avanti, la pellicola sarà un progressivo scavo introspettivo nella figura dell’uomo, chiamato non solo a tentare di vincere la paura o a scoprire se dietro di essa si nasconda un insospettabile disinteresse verso i famigliari.

Unknown-1Il panico è insomma un compagno di vita indissolubile oppure è semplicemente la spia di ciò che si credeva essere amore e vincolo affettivo dal duplice spiraglio di marito e genitore, ma in realtà si rivela un distacco grave, quanto forse oggettivo. Il rebus viene sciolto dopo due ore di dibattito ormai pubblico perché il rifugio di montagna si trasforma ben presto in un ritrovo che ha all’ordine del giorno proprio il tema del coraggio – vero o presunto – di Tomas. S’intreccia così il caso di un adultero in viaggio d’amore con la giovanissima compagna. E il tema trova una sua coniugazione individuale e personale nel ribaltamento del quesito che ha determinato la fuga dell’uomo. Fin troppo facile rispondere che, a parole, tutti avrebbero compiuto atti di eroismo, mentre nella specifica fattispecie i comportamenti prendono pieghe diverse.

UnknownLo scacco è buffo, se così si può dire sul conto di un film, che pesa come un piuma da tre tonnellate e non ha assolutamente alcunché di spiritoso. La cosiddetta valanga che crea il terrore sulla terrazza si rivela più che altro come un piccolo cedimento nevoso che nulla ha in comune con una slavina vera e propria. E ciò è leggibile da vari spiraglio diversi. Un primo interrogativo sembra far cadere tutta l’impalcatura narrativa. Perché mai un rovescio di così contenuta pericolosità dovrebbe causare apprensione… Infatti se è vero che il quarantenne fugge a gambe levate, mettendosi in salvo altrettanto fanno tutti gli ospiti dell’albergo, ai quali è sufficiente entrare all’interno per ripararsi dalla “valanga”. Perché un quesito esistenziale dovrebbe essere conseguenza di una tragedia ridicola…. Il cataclisma non fa cadere neppure una sedia e le vittime non esistono. Esiste solo un malcelato spavento che tuttavia sembra giustificarsi invece da un doppio punto di osservazione.

imagesIn primo luogo, un’eventuale tragedia avrebbe dato la precedenza ai soccorsi, più urgenti rispetto al dibattito. Secondariamente, davanti a una catastrofe, suona perfino imbarazzante domanderà a qualcuno che cosa avrebbe fatto in tale frangente. Forza maggiore si conclude come chi abbia fatto lezione a scuola di coraggio. E il “cuor di leone” marito e padre felice si riscopre davvero maschio esemplare nell’ultima scena in cui la sciata d’addio si conclude in un’avvolgente nebbia che semina gli sportivi e in essa si perde la donna, staccatasi dal gruppetto dei famigliari. Ma sarà angoscia di poco conto. Un Tomas guarito tornerà con la sua “principessa” in braccio. Banale e irreale. Un suggerimento. Se non si ha nient’altro di meglio da fare… ma è quasi impossibile.

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